Pinebook, il notebook low-cost con Allwinner A64

By Matteo Gatti

pinebook

Il pinebook è un notebook low-cost, leggero, non troppo performante ma sicuramente degno di nota.

Pine64 è l’azienda dietro Pine A64, single-board con SoC Allwinner A64 (Cortex-A53) lanciata diversi mesi fa per circa 15$ con una campagna su Kickstarter. L’ultima novità dell’azienda è un computer portatile che utilizza lo stesso processore e supporta praticamente qualsiasi sistema operativo (Android o Linux) che può girare sul Pine A64.

Le specifiche

Il notebook si chiama Pinebook ed è disponibile in due varianti, nessuna delle quali touch: la prima con display IPS da 11.6 pollici HD (1280 x 720 pixel) costa 89 dollari, mentre l’altra con schermo IPS da 14 pollici HD (1280 x 720 pixel) ha un prezzo di 99 dollari.

Queste le specifiche tecniche:

  • SoC – Allwinner A64 quad core ARM Cortex A53 processor @ 1.2 GHz con GPU Mali-400MP2
  • Memoria – 2GB LPDDR3
  • Storage – 16GB eMMC 5.0 flash and micro SD slot fino a 256 GB
  • Display – 11.6″ o 14″ IPS LCD display risol. 1280 x 720 (no touchscreen)
  • Video Output – mini HDMI port
  • Audio – HDMI, 3.5 mm headphone jack, microfono interno e stereo speakers
  • Connettività– WiFi 802.11 b/g/n + Bluetooth 4.0
  • USB – 2x USB 2.0
  • Camera – 1.2 MPx
  • User Input Devices – tastiera QWERTY full size, 5″ touchpad
  • Alimentatore – 5V/3A
  • Batteria – 10,000 mAh LiPo
  • Dimensioni – 352 x 233 x 18 mm
  • Peso– 1.2 kg

Non sono quindi portatili prestanti, adatti ad attività particolarmente pesanti, ma modelli entry-level indicati per l’uso quotidiano e per applicazioni semplici come la lettura della posta, navigazione su Internet, compilazione di fogli di calcolo e di testo, ascolto di musica e poco altro.

La portabilità è sicuramente il più grosso punto a favore di questo prodotto. Però per meno di 100 euro, non si può pretendere di più. Considerando che il Pinebook ha lo stesso processore del Pine A64, dovrebbe poter eseguire qualsiasi distro Linux e versione di Android.

Pinebook non è ancora in vendita, è però possibile registrarsi sul sito ufficiale ed essere avvisati sulla disponibilità.

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[Fonte]

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*GUIDA*: Permessi ROOT e Recovery TWRP su UMI MAX!

By Salvo Cirmi (Tux1)

scatter-loading

Così come per UMI eMAX Mini, sono oggi pronto a mostrarvi un’altra guida completa per ottenere i permessi ROOT su UMI MAX. Grazie a questa guida inoltre, oltre ai permessi ROOT, inserirete anche una bella recovery TWRP su UMI MAX.

Piccola NOTA: Il ROOT può alterare la garanzia in alcuni casi. Informatevi presso il vostro rivenditore per ulteriori informazioni a riguardo.

Download dei file necessari

  • Per iniziare, dato che dovremo lavorare su Root e recovery, cominciate scaricando i driver USB per PC da qui (ed installandoli. Nel caso non ci riusciste, non vi preoccupate: spesso non sono necessari);
  • Passate poi al download di SP FlashTool da qui, il programma con la quale inserirete la recovery TWRP su UMI MAX;
  • Andiamo poi a scaricare la vera e propria recovery TWRP per UMI MAX da qui;
  • Scaricate anche il pacchetto per ottenere i permessi ROOT da qui e copiatelo nella memoria del telefono;
  • Per finire, scaricate anche una ROM per UMI MAX dalla quale estrarre solo il file scatter, che ci interessa per il flash della ROM. Potete ad esempio scaricare questa.
  • Caricate almeno al 40% la batteria prima di procedere, non vorrete certo che si spenga sul più bello.

Inseriamo la Recovery TWRP su UMI MAX!

Per il ROOT, serve la recovery dalla quale flasharlo.

  • Aprite il programma SP FlashTool dal PC e cliccate su Scatter Loading:
  • Selezionate il file scatter che trovate dentro la ROM estratta (di nome MT6755_Android_scatter.txt), deselezionate tutte le spunte tranne Recovery e, cliccandoci su, andate a selezionare il percorso della Recovery TWRP che avete scaricato che volete inserire nel telefono:

  • ora, per inserire la recovery, spegnete il telefono, cliccate su Download e collegate il telefono al PC. Verrà inserita la recovery in pochi minuti:

sp_finish

Facciamo il ROOT su UMI MAX!

E’ arrivato il momento cruciale.

  • Entrate in modalità recovery TWRP. Per farlo, da telefono spento, premete insieme i tasti Accensione e Volume SU (se non va, provate con Volume Giù.

twrp-recovery

  • scegliete Install e scegliete il file ROOT copiato nel telefono in precedenza e date SI. Riavviate il telefono a flash concluso e avrete ROOT e recovery installati su UMI MAX!

Neofetch – le informazioni di sistema, sul terminale, con stile!

By Matteo Gatti

neofetch

I tool che forniscono informazioni consultando il terminale sono i miei preferiti, Neofetch è probabilmente il migliore per quanto concerne i CLI system info tools

Dopo averlo installato e lanciato in un attimo avrete a disposizione tutte le informazioni circa il vostro sistema dal SO al kernel in uso fino all’icon pack.

Scritto in Bash, I tool che forniscono informazioni consultando il terminale sono i miei preferiti, Neofetch è probabilmente il migliore per quanto concerne i CLI system info tools mostra le informazioni di sistema grazie a un logo in ASCII. Funziona anche su Windows, macOS e Android oltre che su Linux.

Inoltre con un po’ di esperienza è possibile andare a personalizzare il tool, ci sono oltre 50 configurazioni da provare.

Installazione su Ubuntu

Nell’immagine sopra potete apprezzare il logo che viene mostrato su Ubuntu e derivate.

Potete aggiungere il PPA e poi installare il tool dando i seguenti comandi:

  • sudo add-apt-repository ppa:dawidd0811/neofetch
  • sudo apt update && sudo apt install neofetch

Oppure scaricare i file per l’installazione mediante GUI.

Per lanciarlo basta dare

  • neofetch

da terminale.

Mentre

  • neofetch –help

vi mostra tutta la lista di comandi eseguibili.

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Come scaricare torrent da Android

By Giuseppe F. Testa

Non è necessario utilizzare il PC per poter scaricare dei torrent! Sulla piattaforma Android sono disponibili numerose app che permettono di scaricare qualsiasi torrent nella memoria interna del telefono o sulla microSD (consigliato). In questa guida vi mostreremo le migliori app gratuite per scaricare torrent da Android.

Se non sapete nulla del protocollo BitTorrent possiamo leggere la nostra grande guida dedicata, disponibile in basso.

Scaricare torrent da Android

µTorrent

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Il client più famoso al mondo è disponibile anche per Android. Offre tutto l’occorrente per poter scaricare velocemente sia tramite file .torrent sia utilizzando i link magnetici (Magnet). Consigliata per chi utilizza lo stesso client anche su PC. Mantiene inalterati i difetti già visti sulla sua controparte fissa: il codice sorgente è chiuso, quindi non è possibile sapere se contiene una componente spia. Contiene pubblicità.

Possiamo scaricare uTorrent dal seguente link.

DOWNLOAD | uTorrent

LibreTorrent

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App completamente open source, quindi preferibile a uTorrent per la libertà offerta nel suo codice (assenza di qualsiasi componente spia). Offre interfaccia Material Design, zero pubblicità, grande velocità di download e supporto a tutte le principali funzionalità per gestire i torrent.

DOWNLOAD | LibreTorrent

Flud

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Flud è un semplice ed elegante client BitTorrent per Android che si pone come principale alternativa a uTorrent su Android. Offre svariate funzionalità: possibilità di specificare priorità di file e cartelle, supporto ai magnet link, supporto NAT-PMP, DHT, UPnP (Universal Plug and Play e supporto µTP (µTorrent Transport Protocol). Interfaccia molto gradevole, anche grazie al Material Design.

DOWNLOAD | Flud

Vuze

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Altra app molto famosa nella sua variante desktop, porta su Android tutte le novità esclusive di cui dispone. Peccato la presenza di funzionalità a pagamento che sicuramente “guastano” il client rispetto ai concorrenti. Interfaccia scarna e non aggiornata.

DOWNLOAD | Vuze

BitTorrent

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Il client che ha dato i natali a tutti gli altri sul desktop è disponibile in versione stabile anche su Android. Considerato una delle migliori app per scaricare torrent da Android, paga gli stessi errori del fratello uTorrent riguardo alla licenza e alla presenza di pubblicità. Interfaccia gradevole.

DOWNLOAD | BitTorrent

aTorrent

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Ultimo client in ordine d’analisi è aTorrent, uno dei primi disponibili su Android al momento della sua massima diffusione. Offre un’interfaccia particolare ma lato funzionalità non si fa mancare proprio nulla. Interfaccia che beneficia del Material Design.

DOWNLOAD | aTorrent

Alternativa allo scaricare torrent da Android

Invece di scaricare i film possiamo guardarli in streaming sfruttando una delle app segnalate nella seguente guida. Molte app sono legali, quindi non rischierete di incappare in problemi giudiziari di nessun tipo.

L’articolo Come scaricare torrent da Android appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Deep Web: cos’è e come entrarci

By Jessica Lambiase

 

Il deep web: un posto così misterioso eppure così affascinante!

La rete Internet al giorno d’oggi può essere considerata, per certi aspetti, una riproduzione digitale “a specchio” di quella che è la situazione reale sul pianeta Terra: in Internet infatti esistono quasi tutte le componenti della vita umana di chi vi naviga, dalla farmacia al negozio online, passando per le fonti di informazioni e per i cosiddetti punti d’incontro.

Ma c’è una parte della vita reale che sembra non appartenere al mondo di Internet: tutti quei posti, comunemente conosciuti come “zone borderline”, in cui l’essere umano tende a lasciare libera la propria (spesso, fortunatamente, latente) natura poco etica e si lascia andare ad azioni non esattamente legali, quali possono essere lo scambio di droghe, il traffico illecito di danaro, informazioni e quant’altro.

La facilità con cui avvengono cose simili nel mondo reale è spesso in diretta proporzione con la scarsa accessibilità fisica del posto scelto per svolgere tali traffici. Più si è nascosti, meglio è. Ed è esattamente questo il motivo per cui, poc’anzi, ho usato la parola sembra.

I più informati sanno perfettamente che Internet è un posto praticamente infinito in cui ogni giorno c’è qualcosa da scoprire e, tornando al discorso principale, in maniera esattamente speculare rispetto alla vita umana anche in rete esiste una zona borderline che ospita, oltre a ciò che deve essere “invisibile” (per sfuggire alla censura, ad esempio), anche tutte quelle cose per cui, nella migliore delle ipotesi, si potrebbe finire tra le sbarre.

La zona di cui vi parlavo si chiama deep web, italianizzato “web invisibile”.

Cosa è il deep web?

Contrapposizione naturale del cosiddetto “surface web” – i nodi della rete Internet alla portata di tutti che usiamo tutti i giorni, il deep web è la zona di Internet volontariamente tenuta nascosta dai motori di ricerca. Da non confondersi con il concetto di dark Internet (che è un sottoinsieme del deep web ma rappresenta “soltanto” una serie di computer semplicemente inaccessibili attraverso la rete), alcune statistiche da parte di analisti meticolosi confermano che oggi il deep web viene principalmente usato per il traffico illegali di droghe ed armi.

 

Non mancano luoghi in cui è possibile smerciare credenziali di carte di credito, account di diversi conosciuti servizi online (Amazon in cima alla lista), dati ed informazioni riservate, dati personali, oggetti rubati e “ferri del mestiere”, senza poi dimenticare le comunità di discussione – che esistono, oh se esistono – popolate da produttori e consumatori. Un mondo nel mondo, come succede anche nelle migliori città “perbene”.

Come vi dicevo prima “anche”, ma “non solo”: data la sua natura, il deep web è anche quel posto in cui dissidenti, sostenitori di cause sociali ed individui simili possono scambiarsi accordi, informazioni e quant’altro sfuggendo agli occhi di censure e di bastian contrari anche non corretti, un luogo usato spesso – soprattutto da chi viene considerato “scomodo” – per difendere la segretezza dei suoi argomenti, la sua identità o addirittura la sua stessa vita.

Quanto è grande il deep web?

A questo non è possibile dare risposta precisa, tuttavia alcune recenti analisi parlano di circa 400 miliardi di documenti complessivi, contro i “soli” 3.9 miliardi di pagine web indicizzate da Google dell’Internet “in superficie”.

Come fa il deep web a rimanere nascosto?

Semplicemente, tutti i nodi appartenenti al deep web cercano di sfuggire il più possibile ai crawler utilizzati dai motori di ricerca. Un crawler è un software che indicizza le pagine web, grazie ad alcune direttive presenti nelle pagine stesse, per renderle disponibili sul motore di ricerca stesso.

Per evitarli vengono usati diversi artifici tecnici, dalla generazione di documenti in maniera dinamica esclusivamente tramite script lato client ad alcune tipologie di captcha non bypassabili – passando per pagine protette da password e prive di link interni ed esterni, che impediscono la buona riuscita della scansione da parte dei suddetti crawler, formando così una zona “isolata”. Per fare un paragone, avete presente le tecniche SEO per l’ottimizzazione in scansione e posizionamento sui motori di ricerca? Bene, lì succede l’esatto contrario.

Il must perché una zona web continui ad essere “deep” è non essere indicizzata in alcun modo ma restare raggiungibile esclusivamente attraverso mirati iter.

Cosa succede se un sito del “deep web” viene scoperto da un motore di ricerca?

I server appartenenti al deep web vengono tirati su e gestiti – come ovunque, aggiungerei – da uomini, ragion per cui l’errore umano è sempre dietro la porta: una sitemap dimenticata da qualche parte o un link di troppo potrebbero portare allo scoperto il server deep. La procedura da seguire è completamente a discrezione di coloro che gestiscono il malcapitato server: i più meticolosi in men che non si dica spariscono senza lasciare tracce rischiando anche di perdere i potenziali introiti che sarebbero scaturiti dal materiale messo a disposizione. Altri – a mio avviso un po’ troppo a cuor leggero – decidono invece di ribassare drasticamente il prezzo del materiale messo a disposizione per cercare di guadagnare il più possibile, prima di sparire.

Una terza categoria di gestori, invece, decide di stringere addirittura dei particolari accordi – dei quali non è il caso discutere – con i gestori di alcuni motori di ricerca. Ma questi sono soltanto esempi, come vi ho già detto i modi di “rispondere” alla risalita in superficie possono essere molteplici.

Come si entra nel deep web?

La rete “superficiale” pullula di guide, tutorial e strumenti accessibili a tutti per “andare a fare un giro” nella parte più nascosta ed intricata del web. Tuttavia esiste una parte di deep web ancora più “deep” alla quale non si accede tramite procedure standard ma usando una combinazione di conoscenze personali, qualità tecniche ed intuito. E, lasciatevelo dire, si dice sia proprio quella la parte a “scottare” di più.

Cosa è il deep web? Infografica

In tutti i casi accedere al deep web – almeno alla parte più “innocua” – è relativamente semplice: basta utilizzare TOR ed un qualsiasi browser (la soluzione migliore è TOR Browser bundle) e recarvi in un sito come The Hidden Wiki, che vi condurrà verso una serie di siti .onion (quindi appartenenti al deep web) dai quali potrete avviare la navigazione. La raccomandazione è sempre la stessa: fate molta attenzione a come vi muovete.

 

 

Cosa si rischia navigando nel deep web?

Non esiste una risposta precisa ma, se vi impelagate in quella parte di deep web piena di dubbia etica e senza legalità, sicuramente “nulla di buono”. Per quanto gli strumenti che vengono offerti per navigare in quella parte di Internet possano “a loro modo” garantire l’anonimato, tenete ben presente che l’unica macchina sicura è una macchina spenta e che, come recita un proverbio molto usato dalle mie parti, l’unica cosa che non può essere scoperta è quella a non essere mai stata fatta».

Un consiglio personale: tenete a bada la vostra curiosità, soprattutto se non siete esperti del mestiere né sapete come muovervi. Vi basti sapere che, qualche tempo fa, diversi gestori di un arcinoto market appartenente al deep web sono finiti in manette.

“Deep search” e “Deep web” hanno qualcosa in comune?

Si e no.

Se qualcuno vi ha parlato di deep search accessibile semplicemente tramite internet le cose possono essere soltanto due:

  • è incappato in uno dei nodi del deep web scoperti – o accordatisi – coi motori di ricerca;
  • è incappato in un aggregatore di dati personali tramite l’associazione dei dati “prelevati” da reti sociali (e non) ben conosciute.

Vi abbiamo già parlato del primo caso, analizziamo brevemente il secondo: esistono degli appositi motori di ricerca che scansionano il web in maniera “deep” (profonda) e che, tramite riferimenti incrociati, sono in grado di mettere insieme tutte le informazioni relative ad una combinazione di dati personali (che siano nome, cognome, provenienza geografica e range d’età). In tal caso, di norma la procedura incrociata non ha nulla a che vedere con il deep web del quale abbiamo parlato fino ad ora.

 

Ovviamente, però, la cosa può variare da servizio a servizio.

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Iniziati i saldi autunnali su Steam.

By Matteo Gatti

steam saldi

Sono iniziati i saldi autunnali su Steam. Disponibili fino alle 19.00 del 29 novembre, le promozioni coinvolgono oltre dodicimila titoli.

Tra i più famosi la serie di Just Cause con sconti dal 66% all’83%, la serie di Far Cry con sconti dal 50% al 75%, la serie di Civilization con sconti dal 10% al 92%, e poi ancora Inside a 14,99 euro anziché 19,99, Attack on Titan a 35,99 euro anziché 59,99, Cities Skylines a 6,99 euro anziché 27,99, Quantum Break a 27,74 euro anziché 36,99 e ABZU a 9,99 euro anziché 19,99.

Per chi ama giocare su Linux sono molti i giochi funzionanti sul pinguino acquistabili a prezzo di saldo, su tutti il neo-arrivato Deus Ex: Mankind Divided.

Valve ha poi introdotto per la prima volta gli Steam Awards: sarà possibile votare il proprio gioco preferito e sotto Natale verrà stilata la lista dei giochi preferiti dagli utenti della piattaforma di Gabe Newell.

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Come segnalare notizie false o bufala a Facebook o Google

By Jessica Lambiase

Google e Facebook hanno dichiarato guerra aperta alle notizie false ed alle bufale, con l’intenzione di chiudere i rubinetti dei guadagni per siti che promuovono contenuti del genere. Questa è una conseguenza del trambusto in occasione delle Presidenziali negli Stati Uniti ma, in realtà, si tratta di una piaga che da sempre attanaglia il mondo del web.

Anche noi lettori però possiamo fare la nostra ed aiutare i due colossi della rete a riconoscere e prendere provvedimenti verso siti bufalari, truffaldini o promulgatori di falsi contenuti: di seguito vi mostriamo come segnalare notizie false o bufala a Facebook e Google in un paio di click (o tap, poiché le procedure sono del tutto simili anche da mobile).

PRIMA DI CONTINUARE: vi invitiamo ad accertarvi che le notizie segnalate siano davvero bufale o raccontino il falso prima di procedere; vi esortiamo inoltre a non usare questi strumenti per fini di danneggiamento personale (ad esempio per concorrenza), poiché un cattivo uso degli stessi finisce prima o poi per comprometterne l’efficacia.

Segnalare notizie false o bufala a Facebook

L’arma che abbiamo per segnalare notizie false o bufala a Facebook è già integrata nel social network. La voce “Segnala”, infatti, è pensata – oltre che per contenuti inappropriati, violenti o contro i termini di servizio – anche per far presente a Facebook che un contenuto è falso, truffaldino o altro.

Cerchiamo il post da segnalare sulla timeline e clicchiamo sulla freccetta a destra in sua corrispondenza. Da lì scegliamo Segnala post.

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Ci verrà chiesto di specificare cosa ha il post che non va: rispondiamo che “Non dovrebbe essere su Facebook” e selezioniamo continua.

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Nel pannello successivo specifichiamo che secondo noi è una notizia falsa e clicchiamo su Continua.

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Seguiamo le poche istruzioni finali ed abbiamo finito. La nostra segnalazione sarà analizzata (o almeno dovrebbe esserlo) e valutata. Il nostro consiglio è di invitare più gente possibile a fare la stessa cosa.

Segnalare notizie false o bufala a Google

E’ un po’ nascosta, ma la possibilità di segnalare notizie false o bufala a Google esiste ed aspetta soltanto di essere usata. Se notiamo una notizia falsa tra i risultati di ricerca, copiamo innanzitutto l’indirizzo della notizia falsa, poi scendiamo in fondo alla pagina di ricerca e clicchiamo su Feedback.

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Nel pannello che ci compare mettiamo il segno di spunta su “Invia screenshot” e poi clicchiamo su “Fare click per evidenziare o nascondere dati”.

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Ci comparirà una specie di evidenziatore: usiamolo direttamente sulla pagina di ricerca e selezioniamo la notizia falsa. Possiamo anche nascondere il resto della pagina usando il colore nero. Completato il lavoro clicchiamo su Fine.

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A questo punto scriviamo nel campo di testo ciò che vogliamo far sapere a Google, ad esempio:

La pagina www.sitoweb.com/notiziafasulla contiene una notizia falsa.

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Clicchiamo infine su Invia.

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Come verificare supporto LTE su smartphone cinesi

By Giuseppe F. Testa

Abbiamo visto nel nostro precedente articolo cosa indica la banda 20 (800 MHz) del segnale LTE, come essa sia utilizzata da alcuni operatori di telefonia mobile e come, su alcuni smartphone cinesi, questa banda non sia supportata.Come possiamo nel concreto verificare supporto LTE degli smartphone cinesi sulle linee italiane?

Per scoprirlo basterà utilizzare un servizio Web online, costantemente aggiornato, in grado di fornirci qualsiasi informazione sul supporto LTE di qualsiasi smartphone in commercio, inclusi quelli cinesi.

Verificare supporto LTE

Per effettuare la verifica per il supporto all’LTE italiano portiamoci sul sito FrequencyCheck, disponibile di seguito.

LINK | FrequencyCheck

Dal sito in questione portiamoci nella sezione Browse Device, come indicato nell’immagine disponibile in basso.

frequencycheck-browse-device

Potremo scegliere due voci: All Device e By Brand. Nel primo caso avremo accesso a tutti i device, nel secondo caso potremo scegliere il produttore di smartphone.

Verifica per produttore

Per la nostra prova del servizio abbiamo aperto By Brand e scelto un produttore di smartphone su cui intendiamo effettuare una verifica. Vista la grande richiesta abbiamo effettuato il test sugli Xiaomi.

LINK | Smartphone Xiaomi

xiaomi-brand

Potremo scegliere qualsiasi modello oppure filtrare un modello specifico con il campo Search by name. Per verificare la presenza o meno dell’LTE e del supporto alla banda 20 (800 MHz) basterà aprire la scheda dello smartphone.

LTE 800 MHz assente

Per la prova ho aperto la scheda dello Xiaomi Redmi Note 4 e, nella sezione LTE, è evidente l’assenza del supporto per la banda 20 a 800 MHz. Lo smartphone supporta comunque le altre bande dell’LTE, ma se il nostro operatore usa la banda 20 nella nostra città non potremo sfruttarlo.

xiaomi-redmi-note-4

LTE 800 MHz supportato

Ho ripetuto la verifica con il mio smartphone attuale, Motorola Moto G di terza generazione; nella scheda dello smartphone, alla sezione LTE, è ben evidente il supporto alla banda 20, indicata come B20 (800 DD).

supporto-banda-20Ricerca globale smartphone

Possiamo cercare globalmente qualsiasi smartphone basta utilizzare il nome del prodotto, o meglio ancora, il codice identificativo del modello (nel caso di Motorola Moto G3 è XT1541).

Sono presenti tutti gli smartphone disponibili in commercio.

motorola-moto-g-3rd-gen-2015-lte-8gb-xt1541

Verifica per operatore

Tra gli strumenti a disposizione possiamo verificare anche se il nostro smartphone sarà compatibile con un determinato operatore italiano (Tim, 3, Wind o Vodafone).

Al seguente link possiamo visionare tutte le bande disponibili per gli operatori italiani.

LINK | Bande operatore

bande-italiane-lte

Se invece siamo interessati alla compatibilità di un particolare smartphone, basterà aprire la scheda tecnica dello stesso (come già visto prima) ed utilizzare il tasto Check country/carrier compatibility.

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Filtriamo nel campo in alto inserendo Italy come paese da verificare.

country

Come risposta avremo una scheda con un resoconto davvero dettagliato!

compatibilita-reti

Nel caso dello Xiaomi Redmi Note 4 lo smartphone sarà compatibile al 100% su reti GSM e UMTS, ma su LTE avremo una compatibilità parziale. Per conoscere i dettagli premiamo sul tasto Show details.

Ecco i riscontri.

wind-xiaomi
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tim-xiaomi
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Su rete 3 lo smarphone è 100% compatibile (dove prende LTE ovviamente), mentre sulle altre reti il supporto è presente solo per le frequenze più alte, mancando il supporto alla banda 20 (800 MHz).

Conclusioni

Prima di acquistare un qualsiasi smartphone cinese è fortemente consigliato utilizzare questo sito per verificare supporto LTE, così da sapere in anticipo la compatibilità con le reti 4G italiane. Ottima anche la funzionalità che permette di sapere in anticipo la compatibilità in base all’operatore in uso: non avremo più scuse acquistando un nuovo smartphone cinese.

L’articolo Come verificare supporto LTE su smartphone cinesi appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Confronto smartphone: i parametri di scelta

By Jessica Lambiase

Sembra banale ma, soprattutto per i non addetti ai lavori, fare un confronto smartphone per decidere quale sia il migliore non è così semplice. Ciò accade particolarmente (ma non solo) quando due dispositivi appartengono alla stessa fascia di prezzo, dunque un occhio poco esperto potrebbe ritenerli “la stessa cosa”.

Non sempre è così, perché due smartphone che costano 150€ potrebbero avere delle differenze abissali ed uno potrebbe essere nettamente migliore dell’altro; è ad esempio il caso del confronto smartphone tra Xiaomi Redmi 3 e ZTE Blade V7 Lite, due dispositivi che costano uguale ma che offrono prestazioni molto differenti.

Detto ciò e dato per scontato che il miglior smartphone è sempre quello più adatto a cosa noi dobbiamo farci (ve lo abbiamo spiegato nell’articolo che trovate in alto), andiamo a scoprire quali sono i parametri di scelta per ottenere un confronto smartphone più realistico e soprattutto più utile possibile! Ovviamente daremo per scontato il prezzo, che è probabilmente il parametro di scelta che tutti – ma proprio tutti – siamo in grado di considerare!

Confronto smartphone: parametri di scelta

Dimensione del display e tecnologia

Se abbiamo le mani piccole non ci salterà per la testa di prendere uno smartphone con 6 pollici di display; se invece abbiamo intenzione di lavorarci in qualche modo, di certo non ci accontenteremo di quattro pollici e mezzo! Quindi valutiamo di prendere un display dalle dimensioni più adatte ai nostri scopi.

Inoltre anche la tecnologia conta: esistono smartphone estremamente economici con display TFT, smartphone con display IPS LCD (anche il display Retina lo è), smartphone con display Triluminos e smartphone con display AMOLED, Super AMOLED e derivati. Ciascuna di queste tecnologie ha i suoi pro ed i suoi contro e, in determinate occasioni, il parametro display può essere un importante fattore di scelta in un confronto smartphone. Abbiamo già parlato dei vari display degli smartphone e delle differenze tra essi in un articolo dedicato.

Farci qualche domanda per comprendere quale tipo di display è adatto a noi è d’obbligo: useremo lo smartphone al sole? Abbiamo bisogno di una qualità video molto alta? Abbiamo bisogno di colori sgargianti? Ci è del tutto indifferente?

Risoluzione del display

La risoluzione del display è un parametro di scelta nel confronto smartphone per due motivi fondamentali: il primo è ovviamente la qualità dell’immagine ed il secondo la durata della batteria. In altre parole: più la risoluzione di un display è alta migliore sarà la resa delle immagini; purtroppo, però, più la risoluzione di un display è alta maggiore sarà il consumo in termini di batteria.

Valutiamo bene questo fattore!

Memoria RAM e CPU

Il quantitativo di memoria RAM è molto importante nel confronto smartphone: a parità di altre componenti, è sempre bene scegliere lo smartphone con un quantitativo di RAM maggiore! Il perché è presto detto: la RAM “aiuta” il processore ad eseguire le varie app, permettendogli di accedere rapidamente ai dati importanti e più usati (la memoria RAM è molto più veloce della memoria interna). Dunque più RAM significa eseguire più app in modo più rapido.

Anche il processore (CPU) può fare la differenza ma qui va fatta una precisazione: a meno che non si tratti di processori estremamente vecchi (ad esempio dual-core a 1 GHz), difficilmente uno smartphone riesce a sfruttarne appieno le potenzialità, anche di quelli non recentissimi. Quindi diciamo che, a meno che non cerchiamo prestazioni estreme, possiamo limitarci ad una rapida ricerca sull’età del processore per usarlo come parametro di scelta per un confronto smartphone.

Memoria interna ed espandibilità

Semplicemente: più la memoria interna è grande, più app e dati potremo memorizzarvi. E se lo smartphone è espandibile, potremo assicurarci di mettere al sicuro i nostri dati personali su una microSD e di aumentare la capacità della memoria. Un buon parametro di scelta per un confronto smartphone, sebbene poco influente per chi usa uno smartphone prevalentemente… “come telefono”.

Numero SIM e connettività

La possibilità di usare due schede SIM è importante soprattutto per chi ha bisogno di avere attivi due numeri contemporaneamente (ad esempio lavoro e personale) senza lo scomodo di portarsi dietro due smartphone diversi. La presenza o meno di dual SIM è importante nel confronto smartphone soprattutto in questi casi, considerando anche la comodità di poter gestire ciascuna SIM in autonomia e di poter differenziare le chiamate entranti ed i messaggi, disattivando anche all’occorrenza l’una o l’altra. Alcuni smartphone sono dotati del cosiddetto “dual SIM ibrido”, ovvero della possibilità di usare sia due SIM oppure una SIM e la microSD.

Anche il tipo di connettività può rappresentare un importante parametro di scelta in un confronto smartphone: se abbiamo un abbonamento LTE/4G è fondamentale che il supporto sia presente, anche se ad oggi la connettività 4G è assente soltanto dagli smartphone di fascia bassissima. Nel confronto smartphone, e soprattutto con quelli cinesi, dobbiamo anche tenere conto della banda LTE supportata e confrontarla con quella del nostro operatore, altrimenti corriamo il rischio di non poterla sfruttare.

Batteria

La durata della batteria influisce ovviamente in un confronto smartphone, tuttavia anche batterie “grosse” possono essere messe in difficoltà da un uso continuo dello smartphone. Espressa in mAh (milliampere-ora), una capacità di batteria maggiore offre di norma più autonomia, anche se nel mondo reale ci sono componenti che possono “rosicchiare” l’autonomia della batteria, oltre al già citato modo d’uso del telefono: questi sono ad esempio la risoluzione del display, il tipo di pannello ed il processore.

Un fattore che a mio avviso è importantissimo nel confronto smartphone è la modalità con cui viene installata la batteria. In alcuni dispositivi essa non è estraibile e può essere sostituita soltanto con un intervento dall’assistenza tecnica; in altri invece è estraibile e possiamo tranquillamente sostituirla da soli al bisogno. Consideriamo questo fattore nel confronto smartphone se siamo particolarmente attenti all’aspetto durata nel tempo; la batteria è uno dei primi componenti a subire l’usura, dunque se è estraibile possiamo anche cambiarla da soli quando, tra qualche anno, la nostra inizierà a cedere.

Fotocamere

Anche le fotocamere possono rappresentare un fattore di scelta cruciale nel confronto smartphone. Ovviamente più la quantità di MegaPixel (o MP) è maggiore, migliore sarà – o almeno dovrebbe essere – l’immagine risultante. Nel mondo reale esistono decine di sfaccettature, specie per quel che riguarda le fotocamere posteriori: presenza o assenza della stabilizzazione ottica (ovvero quel meccanismo che diminuisce l’effetto tremolio), lente singola o doppia, presenza o assenza del flash, funzionalità speciali offerte dal software (perché la lente non è tutto!) ed un po’ di altra roba.

In generale le fotocamere più avanzate sono disponibili soprattutto sui top di gamma mentre, per tutte le altre fasce di prezzo, basta guardare “semplicemente” al numero di MP di esse (sia l’anteriore che della posteriore) ed alla presenza o assenza del flash (alcune fotocamere anteriori ne hanno uno a disposizione).

Garanzia

Anche la garanzia è un importante fattore di scelta per il confronto smartphone! Dobbiamo infatti sempre considerare l’eventualità che il nostro dispositivo potrebbe avere problemi e che, quindi, potremmo aver bisogno di assistenza tecnica ed interventi hardware. In tal senso la garanzia è fondamentale: disporre di una garanzia Italia anziché di una Europa semplifica di molto le cose, inoltre è necessario aver chiaro che tipo di garanzie offrono sia il produttore che lo store. Se siamo completamente impreparati faremmo meglio a dare un’occhiata all’articolo in basso!

Sistema operativo

Abbiamo lasciato per ultimo il sistema operativo poiché, tante volte, nel confronto smartphone si dà per scontato che si mettano da un lato e dall’alto due dispositivi dotati di Android, visto lo strapotere ed il dominio di mercato del robottino verde.

Per i non addetti ai lavori questo però può non essere così… “scontato” e a loro è dedicato questo paragrafo: di seguito cercheremo di sintetizzare i pro e i contro dei tre sistemi operativi per smartphone più presenti sul mercato: Android, iOS e Windows 10 Mobile.

Android

Domina il mercato, è flessibile e adattabile a tutte le fasce di dispositivi, estremamente personalizzabile e, soprattutto, fa gola agli sviluppatori. Questo vuol dire che per Android sono disponibili milioni e milioni di app e che, quando un servizio deve sviluppare la sua (ad esempio un Home Banking), Android gode quasi sempre della corsia preferenziale per via della sua diffusione.

Android è abbastanza semplice da usare e può essere personalizzato dai produttori, che possono modificare le ROM (ovvero le varie “versioni” dei sistemi operativi) aggiungendo nuove funzionalità o rendendo più facilmente raggiungibili quelle presenti. L’unica pecca di Android sono gli aggiornamenti: fatta eccezione per i dispositivi Google e pochi altri, la distribuzione di essi è spesso confusa e molto sfalsata, poiché dipende fortemente anche da produttori ed operatori.

iOS

iOS è il sistema operativo che possiamo trovare solo e soltanto negli iPhone (parlando di smartphone). E’ un sistema operativo poco personalizzabile e con delle precise dinamiche d’utilizzo “imposte” da Apple; la poca possibilità di personalizzazione, però, ha come grande vantaggio l’estrema semplicità di apprendimento e di utilizzo. Le app per iOS non mancano e, spesso, i maggiori gestori e fornitori di servizi (ma non solo) le sviluppano in parallelo con quelle per Android.

Il grande punto di forza di iOS sono gli aggiornamenti: Apple è molto attenta al suo sistema operativo e lo aggiorna periodicamente; trattandosi di un OS dedicato solo ad una stretta cerchia di dispositivi, inoltre, gli aggiornamenti arrivano contemporaneamente per tutti (a meno di non possedere un iPhone ritenuto fuori supporto).

Windows 10 Mobile

Windows 10 Mobile è ancora una “scommessa”: nato da una costola di Windows 10, è un sistema operativo dotato di grosse potenzialità che, a causa di un ecosistema relativamente povero (almeno rispetto ai suoi concorrenti), vengono poco sfruttate. Ad oggi le dinamiche di funzionamento sono molto simili a quelle di Windows 10 desktop e la distribuzione degli aggiornamenti è una “via di mezzo” tra quella di Android (troppo dispersiva) e quella di iOS (estremamente precisa), tuttavia il più grande handicap di Windows 10 Mobile è la mancanza di app ed il relativamente scarso interesse da parte degli sviluppatori. Affidarsi a questo sistema operativo ha comunque un suo perché, con la speranza che l’unificazione della piattaforma di sviluppo con quella di Windows 10 possa portare un giorno i suoi frutti.

Confronto smartphone: Come fare

Grazie alla nostra sezione “Schede Tecniche” potremo confrontare due o più smartphone contemporaneamente affiancandone le schede tecniche per notare immediatamente analogie e differenze!

Farlo è semplice: accediamo alla nostra sezione Schede Tecniche, cerchiamo la scheda del primo smartphone da confrontare e clicchiamo sulla piccola icona “VS”.

comp-1

Ci apparirà la finestra del comparatore:

comp-2

Nell’apposito campo di ricerca digitiamo ora il nome del secondo smartphone da confrontare e selezioniamolo dalla lista.

comp-3

Clicchiamo poi su Compara. Il risultato sarà simile a quello che vediamo in basso!

Confronto smartphone

L’articolo Confronto smartphone: i parametri di scelta appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Emulare Android: la soluzione migliore per app e giochi

By Salvo Vosal

Dopo la nostra guida all’installazione di Android su PC, eccoci a parlare di un’ altra valida soluzione per usare le vostre app Android su computer. Oggi parleremo di come emulare Android. Gran parte degli emulatori Android di fatto sono istanze di Android x86 variamente modificate fatte girare su macchina virtuale.

Android x86 è stato il progetto che ha completato il porting di Android sui PC basati su architettura x86. Grazie al loro lavoro adesso sono possibili versioni di Android che girano nativamente su computer, con un enorme vantaggio in termini di prestazioni.

Una macchina virtuale è un programma che emula il comportamento di una macchina reale, assegnando e gestendo le risorse del PC (capacità computazionale del processore, porzione di memoria RAM, porzione di memoria di massa, accesso alle periferiche) per crearne all’interno un doppione virtuale capace di lavorare come una macchina indipendente.

Usare un emulatore ha notevoli vantaggi ed è indicato sopratutto se si vogliono usare giochi ed app Android. Di solito sono facili da installare, vengono eseguiti all’interno del sistema operativo e quindi non c’è bisogno di un riavvio per cambiare sistema, inoltre spesso hanno delle ottimizzazioni per i giochi come la possibilità di mappare i comandi con i tasti della tastiera e la possibilità di emulare i sensori.

Virtualizzare ha però uno svantaggio importante: le prestazioni, difficilmente un Android virtualizzato girerà fluidissimo come se fosse eseguito su macchina reale.

Per eseguire una installazione semplice di Android su un PC:

Emulare Androis su PC

Remix Os Player

Remix Os Player è una delle migliori soluzioni per l’emulazione di Android su PC: si basa sull’ottimo Remix OS, un progetto di cui abbiamo già parlato, e che sta facendo degli ottimi progressi.

Remix Os Player è l’emulatore con la versione di Android più aggiornata. Offre delle buone prestazioni e un’interfaccia perfettamente adatta all’uso su PC. Potete scaricare Remix Os Player da questa pagina (per adesso il sito di Jide ha qualche problema è probabile che verrà risolto presto).

remix-os-player_02

I requisiti di Remix Os Player sono:

  • Sistema: Windows 7 o successivi
  • Processore: Intel i3 o superiore (con VT) nessun supporto per processori AMD
  • RAM: 4 GB
  • Spazio su disco fisso: almeno 8 GB

MEmu

MEmu è probabilmente uno degli emulatori più veloci e stabili. L’interfaccia è perfettamente identica a quella che avreste su un tablet Android. Ha i permessi di root già attivi, è completamente gratuito, senza pubblicità e non richiede nessuna registrazione su Google Play.

Potete scaricare MEmu direttamente dal sito ufficiale del progetto.

memu

I requisiti di MEmu sono:

  • Sistema: Windows XP o successivi
  • Processore: Intel i3 o superiore (con VT), supporto per processori Amd sempre con virtualizzazione
  • RAM: 1-2 GB
  • GPU: con supporto alle OpenGL 2.0 e successivi
  • Spazio su disco fisso: almeno 3 GB

Nox App Player

Nox app player è uno dei programmi per emulare Android più performanti. Purtroppo non è basato su una versione molto aggiornata di Android ma resta una valida opzione. Nox è già stato trattato sulle nostre pagine perché era un’ottima soluzione per giocare Pokémon Go su Pc. Se vi interessano i giochi Nox è indubbiamente la soluzione migliore perché offre una perfetta simulazione dei sensori, la possibilità di mappare i tasti e le prestazioni.

Potete scaricare Nox App Player facilmente da questo indirizzo.

I requisiti di Nox sono:

  • Sistema: Windows 7 o successivi, e Mac
  • Processore: A partire da 2.2 Ghz
  • RAM: 2 GB
  • GPU: con 1 GB di memoria video
  • Spazio su disco fisso: almeno 3 GB

Bluestacks 2

Bluestacks 2 è stato il primo emulatore di Android su PC e Mac, è ancora uno dei prodotti più famosi anche se non è l’emulatore Android migliore da molto tempo. Purtroppo è molto peggiorato col tempo e ad oggi è inzeppato di pubblicità e app inutili.

Se volete concedergli una possibilità potete trovarlo a questo link.

I requisiti di Bluestacks 2 sono:

  • Sistema: Windows, e Mac
  • Processore: A partire da 2.4 Ghz
  • RAM: 2 GB
  • Spazio su disco fisso: almeno 4 GB

I nostri consigli

E’ difficile consigliare un emulatore Android perfetto per tutti, molto dipende dalle esigenze e dalla macchina che avete a disposizione.

Se avete una macchina potente allora Remix Os player è una soluzione che vi consiglio di provare, almeno per avere un assaggio di un sistema davvero molto valido e di un versione di Android davvero diversa dal solito.

Se il vostro PC non è molto potente ma avete una buona scheda grafica con almeno un GB di memoria video dedicata, allora Nox app player sarà sicuramente l’emulatore che girerà meglio sulla vostra macchina.

Se invece avete un processore potente, ma una scheda video mediocre, allora sicuramente MEmu sarà la soluzione più indicata per voi.

Non consigliamo a nessuno Bluestacks 2, visto che sono disponibili soluzioni gratuite prive di pubblicità decisamente più performanti.

Come si installano?

Tutti e quattro le soluzioni per emulare Android su PC si installano in modo sostanzialmente analogo, quindi illustreremo la procedura per un emulatore Nox ritenendola esemplificativa anche per le altre tre.

RemixOS Player, Nox, Memu richiedono o funzionano meglio se vengono attivate nel BIOS le istruzioni VT (Virtualization Technology) del processore (di solito sono disabilitate di fabbrica).

A questo punto potete scaricare l’eseguibile di Nox dal sito dello sviluppatore. Basta cliccare su DOWNLOAD sulla pagina.

Scaricato l’eseguibile, basta un doppio click per avviare l’installazione.

nox-installazione

Nella finestra cliccate su Install per proseguire.

Si avvierà l’installazione, non dovrebbe durare a lungo. A installazione finita potrete cliccare su Start per avviare l’emulatore.

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Il primo avvio è normalmente più lungo del normale. Ad avvio completato vi troverete di fronte alla home di un dispositivo Android con una barra a lato con i controlli.

Potrete sistemare le impostazioni andando nell’apposito menu dell’emulatore: si accede cliccando sulla piccola icona a forma di ingranaggio posta in alto a destra.

nox-settings

A questo punto avete finito, potete installare le apps che preferite ed eseguire senza difficoltà.

La nostra guida su come emulare Android è finita e speriamo che l’abbiate gradita: fateci sapere quale emulatore preferite!

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