Come visualizzare le coordinate GPS di una foto con Gwenview

By Marco Giannini

Nella vita professionale potrebbe nascere la necessità di doversi scambiare foto georeferenziate e di avere la necessità di visualizzare per ogni foto le coordinate GPS presenti nei metadati.
Questa operazione è immediate su Foto di Google o su Windows tramite il visualizzatore di foto integrato in Windows 10.
Se vediamo le foto su KDE tramite Gwenview ci accorgeremo che di default questo non è possibile in quanto Gwenview non ha di suo il supporto nativo alla lettura dei metadati delle coordinate GPS (ha solo il time stamp).
Fortunatamente possiamo risolvere il problema facilmente installando KIPI (KDE Image Plugin Interface), un sistema di plugin comune per le applicazioni KDE che consente, fra le altre cose, di aggiungere a Gwenview la possibilità di leggere e visualizzare le coordinate GPS associate alle foto.
Nel caso di KDE neon questo plugin non è preinstallato ma possiamo installarlo in pochi secondi dando da terminale:

sudo apt install kipi-plugins
Una volta installato basterà chiudere e riaprire Gwenview e cliccare su Di più nel pannello laterale con le Informazioni aggiuntive. Qui basterà spuntare le voci relative alle coordinate GPS.
Ed ecco spuntare fuori le coordinate GPS su Gwenview (PS: un giorno avrò anche io una barca come quella, sempre se riuscirò a diventare schifosamente ricco :D)

Come personalizzare Deppin.

By noreply@blogger.com (Ubuntu Software Libero)

Ecco come si personalizza Deepin.

Storia:

Questa Distribuzione è stata creata nel 2004 e proviene dal sistema hiwix versione 0,1, Hiwix è stata la prima distribuzione Linux cinese basata su Debian.

L’immagine ISO di Hiwix all’epoca occupava meno di 300 MB, la distribuzione era originariamente basata su Morphix, ma successivamente, nel 2005, è stata riscritta basandosi sulla distribuzione Debian, poi nel 2010, su Ubuntu ed in seguito, nel 2015, su Debian (unstable).

Deepin è stata progettata prevalentemente da Wuhan Deepin Technology Co, Ltd, dove viene utilizzata come postazione predefinita.

Ora vediamo come possiamo personalizzarla:

Questa distribuzione si avvicina molto al MacOS ed a Windows, si è evoluta molto negli ultimi anni, persino possiamo personalizzarlo come loro.

Qualunque sia la distribuzione di Linux, è importante che sia sempre aggiornata.

Attualmente le distribuzioni più avanzate, come Linux Deepin, offrono dei meccanismi semplici e interfacce grafiche e sopratutto aggiornare il sistema.

Per quanto riguarda i server software, Linux Deepin ci consente di scegliere il server che vogliamo e possiamo persino testare la velocità del server.

Finalmente lasciamo un piccolo consiglio, al livello della barra inferiore, facendo clic sull’icona principale, è possibile modificare la modalità della barra, la posizione, le dimensioni, lo stato (visibile o invisibile) e la parte Plugin, dove possiamo scegliere se vogliamo vedere la data / ora , suono, potenza e rete.

Deepin

Inoltre, non dimenticare che puoi sempre utilizzare la scorciatoia ALT + TAB per accedere rapidamente alle sue app in esecuzione.

Quindi non resta che provarla, e testarla e vedremo che Deppin la puoi personalizzare come la vuoi tu, ti da molte possibilità che sia un ottima distribuzione per molti utenti.

Logo Deepin

Per saperne di più su Linux=https://www.facebook.com/groups/416785168484322/

 

 

 

Visualizzare file firmati digitalmente su Ubuntu e derivate con Dike 6 Free

By Marco Giannini

Nella vita professionale si ha a che fare con file firmati digitalmente, file aventi estensione p7m (CAdES) o XML (XAdES), che normalmente non possono essere visualizzati sui nostri computer. Per poterli visualizzare abbiamo infatti bisogno di software specifici come il programma che vi mostrerò fra poco.

Il programma di cui vi voglio quest’oggi parlare è Dike 6 Free, un software multi piattaforma e gratuito per Windows, macOS e Linux (per Linux viene distribuito solamente il pacchetto in formato deb) gratuito, sviluppato da Infocert, grazie al quale è possibile firmare e visualizzare i documenti firmati digitalmente.
Il pacchetto deb, compatibile con Ubuntu da 16.04 in su, è scaricabile all’indirizzo https://www.firma.infocert.it/installazione/software.php
Una volta installato il programma sarà possibile gestire i file con estensione.
Su KDE, una volta installato il software, sarà possibile aprire i PDF firmati digitalmente direttamente in Okular semplicemente cliccandoci su.
PS: su KDE neon e Kubuntu il software viene aggiunto alle voci in avvio automatico. Se volete disattivare l’avvio automatico di Dike 6 Free su KDE neon e Kubuntu vi basterà andare in Impostazioni di sistemaAvvio e spegnimentoAvvio automatico e qui levare la spunta su Dike.

8 strumenti per creare facilmente la propria Distro GNU/Linux personalizzata

Quando ci sono così tante distribuzioni GNU/Linux là fuori, probabilmente ti starai chiedendo perché uno vorrebbe creare la propria distro invece di usarne una già esistente. Mentre nella maggior parte dei casi una distribuzione già pronta va bene, se si desidera avere una distribuzione che sia cento per cento adattata alle proprie esigenze (o alle esigenze di mamma o papà), potrebbe essere necessario crearla da sola.

Con gli strumenti giusti , creare la tua distro GNU/Linux non è così difficile come sembra, anche se ci vuole del tempo. Ci sono molti strumenti per lo scopo – alcuni di loro sono universali, e alcuni di essi sono distro-specifici. Qui ci sono 8 di loro.

creare-proprio-linux-distro-01-linux-respin

Linux Respin è un fork di Remastersys ora fuori produzione. Anni fa, Remastersys era uno degli strumenti più popolari per creare la tua distro Linux e/o un backup del tuo sistema operativo. Linux Respin non offre tanto quanto Remastersys, ma fa comunque un ottimo lavoro se si utilizza una distribuzione per cui è disponibile. Linux Respin è disponibile solo per Debian, Mint e Trisquel, il che limita la sua popolarità. Quello che non mi piace di questo strumento è la sua documentazione quasi inesistente.

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Linux Live Kit è un altro strumento che puoi utilizzare per creare la tua distro o eseguire il backup del tuo sistema. Preferisce Debian ma per fortuna può essere eseguito anche su altre distribuzioni, a patto che supporti moduli di kernel aufs e squashfs. Linux Live Kit ha un wizard molto breve e dolce su come costruire una distribuzione: basta seguire i passaggi e il gioco è fatto.

creare-proprio-linux-distro-03-ubuntu-imager

Ubuntu Imager è un ottimo strumento per creare la tua distro personalizzata basata su Ubuntu. Non è l’unica applicazione di questo tipo per Ubuntu, ma dal momento che è una buona scelta, ho deciso di menzionarla in questa lista. Non ho intenzione di descrivervela in dettaglio perché abbiamo già un howto molto dettagliato con le istruzioni su installazione e funzionamento, quindi se vuoi usarlo, controlla l’articolo nel link.

creare-proprio-linux-distro-04-linux-da-zero

Se vuoi avere il controllo assoluto su ciò che è incluso nella tua distro e hai molto tempo libero, puoi dare un’occhiata al progetto Linux from Scratch. LFS ha una documentazione molto ampia ed è una grande risorsa di apprendimento su Linux in generale, non solo su come creare la propria distribuzione. Linux from Scratch ti permette di costruire il tuo sistema GNU/Linux personalizzato interamente dal codice sorgente. LFS non è esattamente uno strumento , come il resto in questo elenco, ma puoi ancora usarlo per lo stesso scopo: creare la tua distro Linux (e imparare molto su GNU/Linux nel suo complesso).

creare-proprio-linux-distro-05-slax

Se siete alla ricerca di un facile strumento da usare e vi piace Slax, una distribuzione leggera basata su Slackware, siete fortunati perché hanno uno strumento online che è possibile utilizzare per scegliere i moduli che si desidera includere nella vostra distribuzione. Ho usato questo strumento in passato numerose volte quando volevo creare un sistema live leggero per i miei amici e funziona molto bene. Permette di sfogliare le categorie software e scegliere i programmi che si desidera e quindi aggiungierli alla build.

creare-proprio-linux-distro-06-live-magic

Live Magic è un altro strumento Debian per la creazione di distro. Può creare CD , USB e immagini netboot. È molto più semplice da usare rispetto ad altre app presenti in questo elenco, o come ad esempio Remastersys, ma non utilizza il sistema in esecuzione per creare l’immagine. Invece, permette di seguire una procedura guidata e scegliere le opzioni di configurazione man mano che si procede. Il programma estrarrà i pacchetti dai repository e li installerà nell’immagine.

creare-proprio-linux-distro-07-instalinux

La cosa veramente interessante di Instalinux è che ti permette di creare un’immagine ISO online. Sul sito web puoi scegliere su quale distribuzione basarti (es. CentOS, Debian, Fedora, Mint, OpenSUSE, Scientific e Ubuntu ) e su quale versione della distro selezionata, così come per i pacchetti. Instalinux crea una piccola ISO avviabile (circa 30mb) che, all’avvio, avvierà l’installazione e recupererà gli altri pacchetti da Internet. Questo può essere lo strumento più versatile della lista e l’interfaccia web lo rende estremamente semplice da usare. Tuttavia, non fornirà un ambiente desktop live completo.

creare-proprio-linux-distro-08-suse-studio

Per gli utenti SUSE la scelta migliore è SUSE Studio. Un po’ simile a Instalinux, SUSE studio ti consente di utilizzare un’interfaccia web per creare una distribuzione personalizzata o “appliance”. Supera gli altri nei supporti gestiti includendo l’output per CD, DVD, chiavetta USB, disco rigido, VMware, VirtualBox e Xen. Per poterlo utilizzare è necessario aprire un account – questo è semplice perché utilizza Single Sign On e puoi entrare rapidamente con il tuo account Google, Facebook, ecc. È possibile scegliere quale versione di SUSE utilizzare come base, se si desidera o meno la versione server e quale desktop si vuole includere nella build.

Spero che questi strumenti per creare la tua distro Linux ti siano d’aiuto. Il loro livello di complessità (e potenza) varia, ma abbiamo cercato di includere strumenti facili da usare. Oltre a questi 8 in lista, molte delle distro hanno i propri strumenti e alcuni sono stati menzionati qui, quindi se si utilizza una distro diversa, è meglio prima controllare quali strumenti sono disponibili per essa in particolare e poi, se non si è soddisfatti di quello che si trova, provare quelli universali.

fonte: www.maketecheasier.com/6-tools-to-easily-create-your-own-custom-linux-distro/

Lubuntu 18.10 dice addio a LXDE: benvenuto LXQt

By Salvo Cirmi (Tux1)

Incredibile ma (purtroppo, o per fortuna??) Lubuntu 18.10 fa un cambio di rotta impressionante: Lubuntu abbandona LXDE e da il benvenuto al Desktop Environment LXQt. Assurdo eh? Ma a quanto pare è tutto vero.

Walter Lapchynski, del team di sviluppo Lubuntu, ha confermato la notizia, spiegando le motivazioni dietro la difficile scelta. Il Desktop Envionment LXDE, per quanto buono, è basato su GTK ed il suo supporto sta diminuendo sempre di più. Al contrario, LXQt, è sviluppato in Qt ed oltre ad avere un supporto di sviluppo molto avanzato, è più moderno e piacevole da vedere.

Il nuovo Lubuntu.

Due piccioni con una fava insomma.

Altre info sullo sviluppo di LXQt qui.

Ubuntu 18.10: migliora l’integrazione con Android e il consumo della batteria

By Matteo Gatti

ubuntu 18.10 cuttlefish

 

Ubuntu 18.10, come sapete, si chiamerà Cosmic Cuttlefish ovvero la Seppia Cosmica. Gli ingegneri di Canonical sono già al lavoro sulle prime daily builds e nelle scorse ore l’Ubuntu desktop Director Will Cooke ha fornito alcuni dettagli circa le novità che dovremo attenderci in questa nuova release.

Diverse novità che saranno (quasi) certamente pronte entro la final release sono in sviluppo da tempo ma non sono state inserite in Ubuntu 18.04 che, in quanto LTS, è incentrato sulla stabilità.

Ubuntu 18.10: le novità

Gli sviluppatori hanno davanti qualche mese per raffinare gli ultimi dettagli. Le novità che saranno implementate in Cuttlefish sono molteplici.

Sarà possibile sbloccare il portatile mediante un lettore per le impronte digitali, verrà migliorata l’integrazione con l’Android-app KDE Connect.

Vi abbiamo poi parlato del nuovo installer sul quale stanno lavorando gli ing. di Canonical. Soprannominato ‘Ubiquity NG‘ (‘NG’ dovrebbe stare per next-gen) dovrebbe essere basato su tecnologie di ultima generazione quali MAAS ed Electron. Cooke ha dichiarato che difficilmente sarà pronto in soli sei mesi ma ci stanno lavorando.

Una delle novità più interessanti è certamente l’ottimizzazione del consumo della batteria grazie al tweaking di alcuni parametri a basso livello del kernel. Snap riceverà diverse migliorie a partire dal supporto per XDG Portals (presto, inoltre, dovrebbe arrivare Chromium in formato Snap).

Infine Ubuntu 18.10 beneficerà di tutte le novità che saranno implementate in GNOME 3.30 (del quale seguiremo tutto il ciclo di sviluppo). La final release di Cuttlefish è attesa per il 18 Ottobre 2018.

 

Vi ricordiamo che seguirci è molto semplice: tramite la pagina Facebook ufficiale, tramite il nostro canale notizie Telegram e la nostra pagina Google Plus. Da oggi, poi, è possibile seguire il nostro canale ufficiale Telegram dedicato ad Offerte e Promo!

Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

 

L’articolo Ubuntu 18.10: migliora l’integrazione con Android e il consumo della batteria sembra essere il primo su Lffl.org.

Come aggiornare Ubuntu a 18.04 LTS Bionic Beave

Ubuntu Bionic BeaverCome aggiornare Ubuntu a 18.04 LTS Bionic Beave

Aggiornare un’installazione esistente di Ubuntu a Bionic Beaver 18.04

distribuzioni

È necessaria un’installazione Ubuntu 16.04 LTS o 17.10 esistente.

Requisiti

Un’installazione esistente di Ubuntu 16.04 LTS o 17.10 con privilegi di root.

Difficoltà

Facile

Convenzioni

# – richiede che i comandi di linux siano eseguiti con i privilegi di root direttamente come utente root o usando il comando sudo
$ – richiede che i comandi linux dati vengano eseguiti come utente regolare non privilegiato

introduzione

L’ultima versione di Ubuntu, 18.04, segna un’opportunità sia per gli utenti LTS che per le persone nella precedente versione 17.10 di aggiornare Ubuntu e sfruttare le ultime funzionalità. Grazie al processo di aggiornamento di Debian, dovrebbe essere relativamente semplice aggiornare sia Ubuntu 16.04 a 18.04 (entrambi LTS) o aggiornare Ubuntu 17.10 a 18.04 LTS Bionic Beaver.
Nota anche che puoi controllare la tua versione di Ubuntu seguendo la nostra guida su questo argomento: Come controllare la versione di Ubuntu

Esegui il tuo aggiornamento di Ubuntu

Prima di fare qualsiasi cosa, assicurati che il tuo sistema sia già aggiornato.Eseguire un aggiornamento completo di Ubuntu e aggiornare con Apt.

 $ sudo apt update 
 $ sudo apt upgrade
 $ sudo apt dist-upgrade

Ciò contribuirà a garantire che la differenza tra i pacchetti sia la più piccola possibile. Sarà anche il modo in cui Canonical ha probabilmente testato l’aggiornamento da sé, quindi è meno probabile che incontri dei bug. Infine, prima di iniziare l’aggiornamento di Ubuntu a LTS 18.04 potresti anche voler rimuovere tutti i pacchetti non più necessari usando:

 $ sudo apt autoremove

Come aggiornare Ubuntu The Ubuntu Way

Ubuntu ha sviluppato il proprio modo automatico di aggiornamento tra le versioni. Scrive essenzialmente l’approccio tradizionale di Debian. In questo modo, puoi configurarlo per l’aggiornamento e andare via. Ubuntu gestirà il resto.

Gli aggiornamenti dalla 17.10 non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la pubblicazione della 18.04.Gli aggiornamenti da 16.04 LTS non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la versione 18.04.1 prevista a fine luglio.Non ci sono opzioni di aggiornamento offline per Ubuntu Desktop e Ubuntu Server.

SOURCEwiki.ubuntu.com

Se vuoi seguire questa strada, dovrai prima installare un pacchetto. Quindi, fallo.

  $ sudo apt installa update-manager-core 

Al termine, esegui l’utilità di aggiornamento di Ubuntu.

  $ sudo do-release-upgrade 

Se lo fai troppo presto, ti dirà che non è stato No
new release fou
nd. In tal caso, e a proprio rischio, aggiungere il flag -d alla fine del comando per forzare l’aggiornamento. Per maggiori informazioni leggere la sezione “Nessuna nuova versione trovata” di seguito.

  $ sudo do-release-upgrade -d 


Ubuntu ti farà un paio di domande su come vuoi gestire l’aggiornamento e inizierà l’aggiornamento del tuo sistema.

  • Nessuna nuova versione trovata

Come già accennato sopra, gli aggiornamenti dalla 17.10 non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo il rilascio della 18.04 e gli aggiornamenti dalla 16.04 LTS non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la versione 18.04.1 prevista per fine luglio 2018.

Di conseguenza, il tuo tentativo di aggiornamento potrebbe generare un messaggio No
new release found
durante il tentativo di aggiornare il tuo sistema Ubuntu usando il comando sudo
do-release-upgrade
. In questo caso leggi le seguenti sezioni.

Aggiornamento da Ubuntu 16.04 LTS

Inizia eseguendo il comando sudo
do-release-upgrade
. Se ricevi il messaggio No
new release found
hai quattro opzioni:

  • Il primo e raccomandato approccio è semplicemente aspettare. Gli aggiornamenti diretti da Ubuntu 16.04 LTS a Ubuntu 18.04 LTS saranno probabilmente non disponibili fino a fine luglio 2018.

Forza l’aggiornamento diretto usando l’-d. In questo caso sudo
do-release-upgrade -d
aggiornamento da Ubuntu 16.04 LTS a Ubuntu 18.04 LTS. Nel caso in cui si riceve un messaggio “Aggiornamenti alla versione di sviluppo sono disponibili solo dall’ultima versione supportata.“, Assicurarsi che il comportamento predefinito dell’upgrade release sia impostato su lts in /etc/update-manager/release-upgrades.

  • Passare prima alla versione 17.10 modificando normal il comportamento predefinito dell’upgrade release nel /etc/update-manager/release-upgrades. Quando è pronto, eseguire di nuovo il comando sudo
    do-release-upgrade
    . Una volta che il tuo sistema è stato aggiornato a Ubuntu 17.10, segui la procedura di aggiornamento da Ubuntu 17.10 a Ubuntu 18.04, mantenendo il comportamento dell’upgrade release impostato sunormal.

  • Usa la modalità Debian descritta qui sotto per aggiornare il tuo sistema Ubuntu 16.04.

Aggiornamento da Ubuntu 17.10

Inizia eseguendo il comandosudo
do-release-upgrade
.Nel caso in cui si riceve il messaggioNo
new release found
, assicurarsi che l’aggiornamento di versione predefinito sia impostato sunormale rieseguire il comandosudo
do-release-upgrade
.

Come aggiornare Ubuntu The Debian Way

Cambia le tue fonti

Se hai selezionato il tradizionale percorso Debian, dovrai modificare il file/etc/apt/sources.liste sostituire il nome della tua versione precedente conbionic.Quindi, se sei il 16.04, sostituisci ogni istanza dixenialconbionic.Se hai attualmente 17.10, sostituisci l’artfulconbionic.

Questo processo può essere automatizzato usando il seguente comandosed:

 $ sudo sed -i '/ xenial / bionic / g' /etc/apt/sources.list

Quindi, guarda in/etc/apt/sources.list.d/.Cambia qualsiasi file lì allo stesso modo.Se si verifica un errore quando si tenta di aggiornare Ubuntu, utilizzareartfulfino a quando tali repository non vengono aggiornati.

Aggiornamento di Ubuntu e aggiornamento di Ubuntu

Ora puoi eseguire l’aggiornamento dist di Ubuntu.Innanzitutto, aggiorna le fonti Apt.Quindi, esegui l’aggiornamento di Ubuntu.

  $ sudo apt update && sudo apt -y dist-upgrade 

Aggiornamento del sistema Ubuntu 16.04 a Ubuntu 18.04

L’aggiornamento dovrebbe richiedere un po ‘di tempo.È probabile che ogni pacchetto sul sistema sarà aggiornato.Al termine dell’aggiornamento di Ubuntu, riavviare il sistema.Quando il sistema tornerà attivo, eseguirai Ubuntu 18.04 LTS Bionic Beaver!

Pensieri di chiusura

Questo è tutto ciò che c’è davvero.Si dovrebbe notare che la schermata di accesso è diversa, specialmente se si era su 16.04.A seconda delle tue scelte durante l’aggiornamento dist di Ubuntu, il sistema può automaticamente passare da Unity a GNOME per te.Questa procedura funzionerà anche sui server.È esattamente lo stesso.Basta fare particolare attenzione a eventuali repository esterni e aggiornamenti di versioni come PHP.

Dopo l’aggiornamento a Ubuntu 18.04 potresti prendere in considerazione l’idea di installare qualche nuovo software o avere bisogno di idee per configurare il tuo sistema.

Fonte LINUXCONFIG.ORG

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

By edmond

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

Nuova versione di Systemback, con alcuni bug fix. Purtroppo non avendo molto tempo a disposizione, man mano che lo uso e mi accorgo di qualche bug, proverò a risolverlo. Ogni feed sarà ben accetto.

Download systemback-1.9.2

poi:

$ tar xvf systemback-1.9.2-x86-x64.tar.xz
$ cd systemback-1.9.2-x86-x64/
$ sudo ./install.sh

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

enjoy 😉

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WorkbenchOS: Quando Amiga rinasce in Linux

By Marco Giannini

Qualche tempo fa, per la rubrica Lavorare con Linux, ho ospitato sulle pagine del blog Giovanni Petrella, un amante di Linux e dell’Amiga che ha deciso di trovare un modo per unire queste due passioni in un unica anima. La sua prima esperienza è stata quella di realizzare un tema per KDE in grado di portare su Linux l’esperienza grafica dell’Amiga.

Nel corso di questi anni ha continuato a sperimentare nuovi progetti ed ora ha realizzato, in collaborazione con Adriano Morselli, WorkbenchOS.
Scopriamo insieme a Giovanni cosa è WorkbenchOS e tutta la filosofia che c’è dietro.

WorkbenchOS: Quando Amiga rinasce in Linux

Sono Giovanni Petrella e grazie a Marco voglio presentarvi il mio progetto WorkbenchOS(http://workbenchos.prismadigitale.it) ma prima di dirvi di cosa si tratta vi annoierò con un po’ di storia per capire come e perché nasce questa idea.

C’era una volta un computer chiamato ‘Amiga’ ai tempi delle BBS (Bulletin bo)ardB system prima di internet quando i modem a 1200bps scricchiolavano facendo strani rumori (ricordate il modem con la cornetta di Wargames?) e un programma da scaricare di 10kb era un gioiello pesantissimo. Era il periodo quando io di notte creavo giochi e programmi con il basic di AMOS e scambiavo messaggi appunto sulle BBS (niente chat, niente Whatsapp, niente email, niente Skype..) con gli sviluppatori di estensioni di questo linguaggio o altri utenti di Amiga.

Amiga, a quei tempi, era sinonimo di giochi ma con Amiga si poteva fare di tutto con 4 MEGA di RAM e hard disk da 40MEGA! videomontaggio, scrivere libri, giocare, imparare a programmare, rendering 3D (a quei tempi ci facevano i film con Amiga, Babylon 5, alcune scene di Star Trek ecc..), comporre musica, contabilità ecc..

Comunque qualsiasi cosa si facesse si imparava sempre qualcosa di nuovo e ci si appassionava ogni giorno di più nella scoperta di nuovi aspetti a cui tutti potevano accedere senza necessità di studi e conoscenze tecniche specifiche.

Dopo il fallimento di Commodore vennerò quelli che furono gli anni bui dell’informatica (è una mia opinione ovviamente) Windows e il mondo preconfezionato dove non impari ma usi e vieni usato, ci sono tutti i bottoncini pronti per fare le cose non c’è il gusto della scoperta e di aver acquisito conoscenze e consapevolezza sullo strumento ma sei solo un cliente che deve consumare prodotti.

Verso la fine degli anni 90 sentii parlare di questo Linux e allora a casa avevo un Pentium 100 e mi procurai una versione di Linux, la distribuzione Mandrake, ma all’inizio combinai casini con MBR cercando di installarlo ma sentivo che qualcosa di nuovo era nato e quindi ho insistito finchè non l’ho installato ed è stato magnifico.

Certo il Linux di quei primi tempi era più difficile da padroneggiare per chi non aveva conoscenze tecniche ma gli sforzi erano compensati da conoscenze e libertà e quindi continuai a interessarmi perchè avevo scoperto l’open source e quindi un raggio di luce nel mondo buio dominato dal software chiuso si vedeva.

Così verso il 2005 quando vide la luce ubuntu ricominciai con la voglia di personalizzare la distro in direzione del feeling di Amiga.

Ora sorge una domanda: quando è nata precisamente l’idea di WorkbenchOS? è nata in una data precisa il 11/11/11 quando nacque Commodore OS, un altra storia finita troppo presto (purtroppo) ma in questo caso perché è finita la vita del suo fondatore (Barry Altman).

L’idea di questa distribuzione mi piaceva così tanto che ho deciso di portarla avanti è ho creato le mie prime rimasterizzate (alcune le trovate nel sito del progetto WorkbenchOS ) per mio uso personale cercando di migliorarle nonostante le mie conoscenze superficiali sul mondo delle distribuzioni sulla loro creazione e gestione.

Ora con la collaborazione di Adriano Morselli (un vero developer) abbiamo fatto un passo avanti per creare più rimasterizzate con il feeling di Amiga e abbiamo delle idee da portare avanti.

Comunque il progetto è aperto a contributi di qualsiasi tipo, è un progetto aperto e non potrebbe essere altrimenti dopo tutto quello detto fino ad ora.

Perchè nasce l’esigenza di WorkbenchOS? nasce dalla voglia di concepire una distribuzione Linux con il feeling di Amiga.

Il progetto WorkbenchOS si pone come obbiettivo quello di creare delle rimasterizzate di distribuzioni linux rolling-release con un iterfaccia (GUI) che ripropone il feeling del computer Amiga.

WorkbenchOS deriva da distribuzioni note per usabilità, stabilità e semplicità come SolydXK e PCLinuxOS, tutte rolling-realease (ad aggiornamento continuo) caratteristica che ovviamente wbos (abbreviazione di WorkbenchOS) ha ereditato.

WbOS è da considerare una rimasterizzata pertanto le licenze in uso sono quelle di Pclinuxos e SolydXK, per maggiori dettagli visitate i rispettivi siti.

In WorkbenchOS è implementato un sistema di repository locali all’interno delle varie versioni della distribuzione in un account sempre presente denominato ‘Amiga’ (quindi è sconsigliato eliminarlo) in cui vengono depositati i pacchetti delle nostre personalizzazioni o integrazioni, permettendo di tenere aggiornata la distribuzione senza doverla reinstallare.

Collegato a questo account non c’è solo la repository locale ma anche altre cose interessanti come l’emulatore FS-UAE e sorprese che vedrete nelle prossive versioni e aggiornamenti.

L’obbiettivo non si limita all’aspetto grafico ma nel tempo vuole cercare di riprodurre anche l’esperienza di uso del sistema Amiga.

Nel sito del progetto ci sono altre sezioni: ‘Amiga Vive‘ e ‘Emulazione‘ che soddisfano obbiettivi collaterali e cioè di aprire delle finestre sull’attuale mondo di Amiga, un computer che ha fatto la storia dell’informatica ma che non vuole morire e rimanere confinato nella memoria storica ma rinasce sempre in nuove forme.

Nautilus si rifà il look su Ubuntu 18.04 LTS

By Marco Giannini

Nautilus su Ubuntu 18.04 LTS resterà alla versione 3.26.x per via della gestione delle icone sul desktop di cui vi ho parlato qualche post fa.
Questa decisione degli sviluppatori di Ubuntu però, molto probabilmente, verrà perdonata a seguito delle ultime novità appena giunte su Ubuntu 18.04 e che riguardano proprio Nautilus (o Files che dir si voglia).
Nella daily build di oggi, 24 Marzo 2018, è infatti giunto un redesign dell’aspetto predefinito di Nautilus che ora appare come segue

Andando su launchpad è possibile vedere che si tratta soltanto di un redesign del tema e non ci sono state modifiche a nautilus https://launchpad.net/ubuntu/+source/ubuntu-themes/16.10+18.04.20180322.4-0ubuntu1

Changelog

ubuntu-themes (16.10+18.04.20180322.4-0ubuntu1) bionic; urgency=medium

  * Ambiance, Radiance: theme the places sidebar buttons to match parent
  * Ambiance, Radiance: Remove the gap between the popover and tip, add
    border

 -- Marco Trevisan (Treviño) <mail@3v1n0.net>  Thu, 22 Mar 2018 17:38:18 +0000