Li ho lasciati lavorare. Ma adesso basta, devo dire le cose come stanno

In questo articolo vi parlerò di un argomento di cui sono sempre riuscito a non parlare pubblicamente: il mio orientamento politico. Nonostante io sia molto attivo sul web e sui social media, sono sicuro che non potete trovare un mio articolo, un mio video, una mia intervista da cui emerga un mio esplicito endorsement per un partito o uno schieramento specifico. Lo considero un lato molto privato della mia vita e in generale, pur avendo io un’attività professionale che mi espone al pubblico e mi pone in contatto con istituzioni pubbliche di vario tipo, ho sempre preferito rimanere neutrale, qualificandomi unicamente come tecnico.
In realtà non vi dirò chi ho votato né chi voterei, ma vi dirò chi non ho votato e chi non voterei. Lo scorso marzo non ho votato per nessuna delle due componenti dell’attuale maggioranza parlamentare, e tanto meno le voterei ora.
Non è detto che questa mia dichiarazione vi interessi (in fondo io chi sono?), ma sento il bisogno di mettere qualche punto fermo, più che altro per me stesso; ma anche perché credo che chiunque abbia anche solo un minimo di visibilità mediatica debba farsi carico di segnalare disagio e disappunto per la situazione politica che sta vivendo attualmente il nostro paese.
Devo infatti ammettere che da quando ho consapevolezza civica e politica (cioè da circa venticinque anni a questa parte) è davvero la prima volta che provo una palpabile preoccupazione per il futuro del mio paese e un sensibile disagio per il clima politico che si respira. Ricordo bene la fine della prima repubblica e il passaggio alla seconda con la discesa in campo di Silvio (nonostante all’epoca non votassi ancora), ricordo bene le legislatura alternatesi negli anni successivi e l’asprezza del dibattito politico tra centro destra e centro sinistra, ricordo gli anni della crisi economica di fine anni 2000, i governi di emergenza, di unità nazionale, dei professori… ma mai come ora ho avuto la brutta sensazione che la classe politica sia davvero allo sbando e sia dedita all’improvvisazione, all’approssimazione, e – ancor peggio – alla manipolazione dell’opinione pubblica.
È da un po’ che rifletto sull’opportunità di prendere una posizione in tal senso, ma ho volutamente ritardato il giudizio in ragione del fatto (incontrovertibile) che governare un paese come il nostro, per di più in una congiuntura economica globale non favorevole, sia un’impresa ardua. Ho pensato quindi che in effetti fosse giusto “lasciarli lavorare”, per potermi così esprimere su qualcosa di concreto. Anche perché anch’io ero e sono tutt’ora convinto che in effetti ci volesse un cambiamento sia nella politica interna sia nei rapporti con l’UE.
Ecco, adesso sono passati sette mesi e i tempi sono maturi per dire che non è certo questo il cambiamento di cui il nostro paese ha bisogno; e non sono questi i modi per giungere a un cambiamento. Ciò che si è visto e sentito in questi ultimi mesi e il tristissimo epilogo prenatalizio della manovra economica sono un segnale gravissimo del pericolo a cui è esposto il nostro paese, le sue istituzioni democratiche, il suo tessuto economico e sociale.
La cosa che più mi nausea è la costante e sotterranea attività di delegittimazione della componente intellettuale e scientifica del paese. Chi ha studiato e per vocazione cerca di portare conoscenza e spirito critico nella società deve quasi giustificarsi e starsene in sordina per non essere apostrofato come sapientone, professorone, radical chic, privilegiato. Perché in fondo questo è il momento di quelli che a scuola non ce la facevano; adesso tocca a loro, perché quelli che hanno studiato ci hanno già provato prima e non sono riusciti a fare miracoli. Allora adesso se ne stiano zitti e non facciano i gufi o i “rosiconi”.
Le cose negli anni passati forse non sono andate benissimo, ma teniamo presente che possono anche andare peggio (molto peggio) se non cogliamo la complessità e la delicatezza della fase storica che la nostra politica e la nostra economia stanno vivendo. E l’impressione che ho da qualche mese a questa parte è appunto che chi attualmente sta nella cabina di regia non abbia gli strumenti intellettuali per cogliere questa complessità e ovviamente nemmeno quelli per gestirla. Alcune delle persone che oggi ricoprono cariche di estrema responsabilità ai vertici del paese sono persone che hanno seri problemi cognitivi e che mancano della conoscenza, competenza, esperienza minime per poter assumere qualsivoglia ruolo decisionale in una piccola azienda o in una pubblica amministrazione; figuriamoci come possono dettare le sorti di un paese come l’Italia. A ciò si aggiungono problemi ancor più gravi come la mancanza di onestà intellettuale e l’arroganza; per non citare il sempre minore rispetto per le istituzioni costituzionali.
In questo modo tutto diventa davvero inaccettabile e intollerabile ai miei occhi; non riesco a pensare che il futuro del mio paese e dei nostri figli sia in mano a persone del genere.
Basta. Bisogna dirlo; bisogna scriverlo chiaramente. Ecco, io ho messo nero su bianco con questo post. Chi ha gli strumenti e le capacità dovrebbe fare qualcosa di simile.
E speriamo che presto questa triste parentesi si chiuda in un modo o nell’altro.

PS: sono consapevole che con questo post diventerò meno simpatico a molte persone (succede quasi sempre quando si prende una posizione netta). Ma credo che al momento sia il male minore.

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