Sistema Client-Server

By Flood3r Hello friends In quest’articolo daremo un breve accenno ad una delle architetture di rete più famose: Client-Server In una architettura client-server più computer accedono a servizi e risorse distribuite da un computer dedicato (server) a svolgere particolari compiti: amministrazione condivisione di file share di stampanti condivisione di applicativi fornitura di servizi In particolare abbiamo un device come ad […]

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Amazon Prime Day 2017: grandi offerte e sconti

By Gaetano Abatemarco

Visto il successo delle scorse edizioni, anche l’Amazon Prime Day 2017 si preannuncia di fuoco. Per chi non lo sapesse, si tratta di un’iniziativa Amazon che prevede una giornata ricca di offerte, sconti e promozioni da non perdere in esclusiva per i clienti Prime.

Tra le novità di quest’anno, i clienti Prime avranno a disposizione 30 ore di shopping a partire dalle 18.00 di lunedì 10 luglio, con nuove offerte per tutte le 30 ore.

Per facilitarvi, noi di ChimeraRevo vi riporteremo sia in questo articolo che sul nostro canale Telegram le migliori offerte della giornata. Vi consigliamo per tanto di mettere l’articolo tra i preferiti e tornare su questa pagina di tanto in tanto per scoprire le novità.

Prime Day è riservato esclusivamente ai clienti Amazon Prime. È il più grande evento di shopping della storia di Amazon, ed è un grande giorno per te per ottenere sconti su tutto quello che ti piace. È anche una giornata per scoprire di più – un po’ di più, o molto di più – su tutti i benefici di cui puoi approfittare come cliente Amazon Prime. Riguarda tutto ciò che Prime ti offre, dalle spedizioni veloci dai film e serie TV, fino all’archiviazione illimitata di foto, da quello che hai sempre amato fino a ciò che non hai ancora scoperto.

Se non siete ancora clienti Amazon Prime e volete saperne di più, oppure abbonarvi, leggete il nostro articolo dedicato:

Amazon Prime: cos’è, costi e vantaggiScopriamo insieme il servizio ad abbonamento offerto dal colosso dell’e-commerce con vantaggi, costi e limitazioni per l’Italia.

Le novità di quest’anno

  • 30 ore di acquisti – 24 ore non bastano per approfittare di tutte le grandi promozioni. Per questo, Prime Day avrà inizio lunedì 10 luglio a partire dalle ore 18.00, dando ai clienti Prime 30 ore di shopping.
  • Esplora le promozioni che ti interessano – Si potranno scoprire le promozioni di Prime Day, scegliendo tra più di 10 temi ed interessi. Da “Appassionati di tecnologia” ad “Esperti di bricolage”, trovare promozioni personalizzate sarà ancora più semplice e veloce.
  • Segui la promozione – Il controllo delle promozioni si espande sulla App di Amazon. Da casa come in viaggio, è possibile tracciare e acquistare qualsiasi articolo tramite l’App di Amazon. Ulteriori informazioni a questo link.

Il piano

A partire dal 5 Luglio, Amazon ha deciso di addolcire l’attesa per il Prime Day con una serie di offerte e iniziative. Di seguito il piano delle tematiche trattate ogni singolo giorno:

5 luglio

Approfitta delle consegne illimitate in 1 giorno su 2 milioni di prodotti e in 2-3 giorni su molti altri milioni.

6 luglio

Risparmia tempo e denaro facendo la spesa.

7 luglio

Guarda i film e le serie TV con Prime Video.

8 luglio

Approfitta delle consegne veloci illimitate senza costi aggiuntivi.

9 luglio

Leggi tutto quello che ti piace.

10 luglio

Prime Day è arrivato. 30 ore di offerte promozioni a partire dalle 18:00.

11 luglio

Un’intera giornata di promozioni con Prime Day.

Lista migliori offerte Amazon Prime Day

In questa sezione troverete le migliori offerte della giornata segnalate per voi, ovvero quelle promozioni davvero imperdibili. Aggiorneremo l’articolo di volta in volta, dunque tornate a trovarci!

Nel frattempo vi invitiamo a consultare la pagina ufficiale di Amazon Prime Day.

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Impostare account Hotmail / Outlook su iPhone

By Habby

hotmail su iPhone

Chi possiede un account di posta Hotmail, avrà notato che non è più possibile impostarlo su iPhone per ricevere le notifiche direttamente sul dispositivo. Questo perché il marchio Hotmail è stato sostituito da Outlook e molti utenti, ignari di questo cambio, continuano a cercare la vecchia opzione da impostare sul proprio dispositivo Apple.

In questa semplice guida vi mostreremo come impostare un account Hotmail sul vostro dispositivo Apple.

Come impostare un account Hotmail su iPhone

Per prima cosa entriamo nelle Impostazioni e selezionare la voce Mail. In seguito clicchiamo su Account e selezioniamo la voce Aggiungi Account. Dall’elenco che ci viene proposto selezioniamo l’opzione relativa a Outlook.com. Il processo è analogo per gli account Hotmail, Live e MSN.

Nella pagina che comparirà dobbiamo inserire le credenziali del nostro account Hotmail, quindi indirizzo email e password. Una volta inserite le credenziali d’accesso, clicchiamo su Accedi.


hotmail su iPhone

Quale iPhone scegliere: guida ai modelli AppleNon esiste un solo modello di iPhone: per questo motivo vi aiuteremo ad orientarvi su quale iPhone comprare.

Nella pagina che ci viene visualizzata, dobbiamo selezionare i dati dell’account che vogliamo sincronizzare sul nostro dispositivo. Possiamo scegliere di sincronizzare la Posta, i Contatti, i Promemoria e i Calendari. Selezioniamo i dati che vogliamo sincronizzare e clicchiamo su Salva. Fatto questo avremo il nostro account Hotmail da utilizzare sul nostro dispositivo Apple.

Dopo aver configurato l’account email, andiamo nell’applicazione Mail e vediamo che l’account Hotmail, che abbiamo appena creato, è disponibile e possiamo già inviare e ricevere posta direttamente sul nostro dispositivo (iPhone, iPad o iPod Touch).

La sincronizzazione dell’account con il nostro dispositivo dura una settimana perché è il valore preimpostato per default. Possiamo modificare il periodo di sincronizzazione andando in Impostazioni e selezionando la voce Mail. In seguito selezioniamo la voce Account e clicchiamo su E-mail da sincronizzare. Infine selezioniamo l’arco di tempo desiderato per la sincronizzazione.

Come abbiamo visto, è davvero semplice impostare un vecchio account per la sincronizzazione con il nostro dispositivo. Da questo momento in poi diventerà un vero e proprio account Outlook e riceveremo le notifiche relative alle email direttamente sul nostro dispositivo Apple.

Come trasferire app e dati da Android a iPhoneTrasferire app e dati da Android a iPhone è una procedura fondamentale e in questa guida vi mostreremo come fare con l’aiuto di un tool ufficiale.

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Magic Lantern: cos’è e quali sono i vantaggi?

By Nicola Alessi

Una volta addentratisi nei meandri della fotografia tutti (i possessori di una DSLR Canon), prima o poi, avranno sentito parlare del famigerato Magic Lantern. Ma di cosa si tratta? cos’è? Quali sono effettivamente i vantaggi che si ricavano una volta installato sulla propria camera? Scopriamolo insieme !

Cos’è Magic Lantern?

Partiamo ovviamente con la definizione fatta per grandi linee per capire qualcosa in più su questo software. Magic Lantern è un software open source (sviluppato da terzi e non direttamente collegato a Canon) che permette di ”sbloccare” delle nuove funzionalità una volta installato nelle schede di memoria SD o CF e di modificarne delle altre già esistenti a corredo con la propria DSLR.

Quali sono le camere compatibili?

Al momento le camere compatibili, cioè su cui è possibile montare l’ultima versione stabile del software, non sono molte e nello specifico sono le seguenti:

  • 5D Mark 3
  • 5D Mark 2
  • 5D
  • 7D
  • 6D
  • 50D
  • 60D
  • 500D
  • 550D
  • 600D
  • 650D
  • 700D
  • 1100D
  • EOS M

Quali sono i vantaggi nello specifico?

Per quanto riguarda le funzionalità ed i vantaggi che si ricavano dall’installazione, beh, l’elenco è enorme. L’intento principale della sua prima versione era quello di portare la camera ai limiti delle proprie possibilità in ambito video, ma con le versioni successive si è pensato di ampliare il raggio d’azione aggiungendo così, oltre alle nuove funzioni video, anche delle funzionalità in ambito fotografico.

Giusto per fare un esempio di alcuni dei miglioramenti/funzioni aggiuntive possiamo citare: Funzioni Zebra, esposimetro in live view, oscilloscopio e vettoroscopio, focus peaking, regolazione del framerate, possibilità di registrare clip in RAW e molto altro ancora!

Come si installa Magic Lantern

Prima di passare all’installazione vera e propria di Magic Lantern noi di Chimerarevo consigliamo di documentarvi a dovere usando anche il sito ufficiale così da essere consapevoli di ciò che effettivamente state andando ad installare ed ovviamente non possiamo prenderci alcuna responsabilità per eventuali vostri errori o malfunzionamenti del software.

Detto questo vediamo i passaggi da effettuare per installare il tutto.

Occorrente

  • Fotocamera Canon (presente nell’elenco poco sopra)
  • Scheda SD o CF formattata (la scheda in questione dev’essere performante altrimenti non sarà possibile gestire in modo ottimale alcune delle funzionalità offerte in corredo al software, come ad esempio la registrazione in RAW che richiede velocità elevate per riuscire a gestire i file abbastanza pesanti)
  • Batteria della DSLR completamente carica
Scheda SD: come scegliere e quale comprareCome e perché è importante saper scegliere una giusta scheda SD. Vi mostriamo tutto ciò che dovete sapere prima di effettuare un acquisto.

La procedura generale da eseguire per installare Magic Lantern è la seguente:

  • Recarvi su questa pagina e scaricare la build realtiva alla vostra DSLR (controllate che la versione del firmware installato sulla vostra Canon corrisponda al firmware supportato da Magic Lantern)
  • Una volta scaricata la build decomprimere l’archivio
  • Formattare la scheda di memoria
  • Trasferire i file e le cartelle nella radice di archiviazione
  • Impostare la fotocamera sulla modalità ”M”
  • inserire la scheda di memoria all’interno della fotocamera
  • Lanciare il firmware update dalle impostazioni una volta accesa la camera ed attendere il completamento del processo
  • Una volta apparsa la schermata di conferma verde (simbolo che l’operazione è andata a buon fine) sarà possibile riavviare la fotocamera.

Una volta installato il software sarà possibile accedere al menu nascosto tramite il tasto ”cestino”. Ovviamente questo processo nel caso in cui si decidesse di cambiare scheda va rifatto ( i file vengono installati sulla scheda di memoria e non all’interno della camera) altrimenti non sarà più possibile usufruire delle funzionalità offerte da Magic Lantern.

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System76 annuncia la propria distro: si chiamerà Pop!_OS

By Matteo Gatti

Pop!_OS

Pop!_OS è una nuova distribuzione pensata da System76.

System76, compagnia nota per la vendita di laptop con a bordo Ubuntu, ha pensato bene di creare la propria distribuzione basata su Ubuntu 17.04 e GNOME.

Ma a che pro?

System76 annuncia la propria distro: si chiamerà Pop!_OS

System76 afferma che il proprio ‘sistema operativo’ è pensato per i professionisti che “usano il pc per creare“. Lo scopo di Pop!_OS è rendere “il pc il più produttivo possibile per ingegneri, sviluppatori e scienziati“, queste le parole di Carl Richell, CEO di System76.

Parole grosse, dopo le quali ci attenderemmo un qualcosa di innovativo e strabiliante… in realtà, per ora, l’OS non è altro che una semplice copia di Ubuntu GNOME vanilla. Le uniche vere differenze stanno nel tema e nel branding. Pop OS usa Pop GTK theme e icon set (a sua volta fork di altri progetti).

Pop OS seguirà le release di Ubuntu come un flavor quindi la versione stabile sarà basata su Ubuntu 17.10. Pop_OS arriverà di default sui laptop e pc dell’azienda da Ottobre, sarà sempre possibile richiedere il pc con la versione classica di Ubuntu.

Che ne pensate? Linux necessita di un’altra distro che non offre (almeno per ora) niente di più rispetto a quelle già esistenti?

sharing-caring

Vi ricordiamo che seguirci è molto semplice: tramite la pagina Facebook ufficiale, tramite il nostro canale notizie Telegram e la nostra pagina Google Plus. Da oggi, poi, è possibile seguire il nostro canale ufficiale Telegram dedicato ad Offerte e Promo!

Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

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La prima Alpha di Ubuntu 17.10 è arrivata!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Ubuntu 17.10 “Artful Aardvark” Alpha 1 è ora disponibile al download come ISO giornaliera ufficiale. Al momento, le altre derivate ufficiali che stanno seguendo il percorso sono Lubuntu, Kubuntu e Ubuntu Kylin.

Potete trovare i vari dettagli a questo link ed è interessante notare come quindi ci sarà questa transizione a GNOME Shell, Wayland ecc, così come si era anticipato (sono serviti anni per far capire ai developer quando inadatto fosse Unity).

GNU/Linux Init System

By Alessandro Rendina

Fino al 2006 il sistema di init delle distribuzioni di Linux aderiva essenzialmente a 2 standard, c’erano le distribuzioni che usavano System V e quelle che usavano il BSD-Style.
Entrambi si appoggiavano al programma “init” e un sistema di script scritti in shell. Non erano molto distanti l’uno dall’altro e chiunque conoscesse un po’ di shell scripting era in grado di comprendere velocemente come era costruito il boot del sistema.
Nel 2006, Ubuntu e tutte le sue derivate iniziarono ad utilizzare un nuovo sistema: Upstart, che venne anche adottato successivamente da RedHat e Fedora.
Nel 2010 venne rilasciata la prima release di un altro sistema di init inizialmente progettato da dipendenti di Redhat: systemd. Durante il 2015 tutte le maggiori distribuzioni Linux passarono a systemd.
L’approccio rivoluzionario di systemd ha da subito creato dibattito e opinioni controverse, perché rompe alcune importanti tradizioni Unix, tra le quali il principio di semplicitá, cioé che un software deve fare una sola cosa e farla bene. Alcune distribuzioni, anche se contrarie, sono state obbligate ad adottarlo de-facto, per via di alcune dipendenze legate a GNOME.

Ma facciamo una carrellata dei sistemi di init esistenti:

Sysvinit
Il system V nasce nel 1983! Si, é piú vecchio di molti di voi che leggete!
Venne sviluppato da una cordata di aziende tra cui IBM, HP, Solaris e Illumos Distributions. Non ho fatto una ricerca approfondita, ma attualmente viene utilizzato da Devuan, PCLinuxOS e LFS. Diciamo che siamo alla fine del suo percorso.

Systemd
Come dicevo, oggi é il piú utilizzato. Lo usano Fedora, Redhat, Debian, Ubuntu, OpenSuse.

BSD-Style
Credo che lo usino solo CRUX e Slackware.

OpenRC
Usato essenzialmente da Gentoo e derivate, ovviamente la natura di queste distribuzioni permette anche di usare uno qualunque degli altri sistemi di init.

La polemica
Systemd non é un semplice init, fa molte cose che nella filosofia Unix sono compito di altri software.
Piú che ad un classico init system somiglia ad svchost.exe di Windows.
Gestisce il power management, i punti di mount, cron, criptazione del disco, socket API/inetd, syslog, la configurazione della rete, gestione del login, readahead, GPT partition discovery, registrazione dei container, hostname, locale, time management, e altre cose.

La motivazione di molti esperti che criticano questo software é semplicemente che se viene trovato un bug, anche minore, in uno qualunque dei moduli che systemd gestisce, é (in teoria) possibile buttare giú l’intero sistema di init del sistema operativo.
In aggiunta, un sacco di upgrade software che una volta non richiedevano il reboot, a causa di queste invasioni di campo oggi lo richiedono. E’ monolitico e pesantemente orientato al desktop. Questo lo rende una scelta poco saggia per molti utilizzi di Linux.
A dispetto di tutte queste critiche systemd é stato adottato da tutte le distribuzioni piú importanti e GNOME lo richiede obbligatoriamente. Inutile dire che chi lavora in questo campo lo deve studiare e ci deve avere a che fare.

Riguardo a systemd Linus Torvalds ha dichiarato che non ha opinioni precise. Ha avuto qualche problema con gli sviluppatori riguardo ad alcune compatibilitá e bug, in quanto erano un po’ altezzosi, e pensa che alcune scelte sono insensate (la sua esatta parola: insane), come ad esempio i log binari, ma questi sono dettagli, non grandi problemi.

Theodore T’so uno sviluppatore del kernel di Linux e ingegnere Google sostiene che la cosa peggiore é che stanno cercando di risolvere problemi reali di alcuni usi specifici, e che questo va a discapito di assunti piú generali fatti in altre parti del sistema.
Inoltre, il passaggio a questo sistema é stato fatto troppo velocemente e loro non considerano necessariamente una loro responsabilitá mettere a posto il resto dell’ecosistema Linux.
T’so mette, inoltre, in evidenza alcune atteggiamenti che ha notato anche in GNOME 3. Cioé che loro si interessano solamente di una piccola parte degli utenti desktop Linux e hanno abbandonato alcuni modi di interagire col desktop in favore dei touchscreen per attrarre un pubblico meno specializzato, cioé, se non ti trovi nel loro target diventi un utente di serie B.
Per contro, tutti ammettono che system v é ormai datato, ma nessuno sembra volersi assumere la responsabilitá di scrivere un nuovo init. Quindi, almeno ad oggi, sembrano non esserci alternative.
Quello che sembra trasparire tra le righe é che systemd sia un tentativo di uniformare con la forza l’ecosistema Linux e che questo vada ad alienare e marginalizzare una parte della comunitá open-source.
Debian per spiegare la scelta di systemd ha prodotto un documento dove descrive tutti i vantaggi che il sistema ottiene con il suo passaggio. Il documento é lungo, ma tra i vantaggi c’é una maggiore velocitá nel boot, una maggiore semplicitá nella gestione dei file di boot dei pacchetti, che prima dovevano essere scritti dai manutentori e oggi sono uguali per tutte le distribuzioni che adottano systemd.
Un migliore sistema di shutdown dei processi, un sistema strutturato dei log, un migliorato sistema dei virtual TTY. Un sistema centralizzato di startup e monitoring dei processi, piú funzionale nei sistemi di high availability. Un sistema unificato per la gestione di molte impostazioni di sistema come timedatectl, hostnamectl, loginctl etc. etc.
un sistema di API che permette alle applicazioni di interfacciarsi con systemd. Attualmente queste API vengono usate solo da GNOME, ma puó essere usato da qualunque linguaggio di programmazione e non si esclude che altri desktop inizino ad usarle. Puó essere lanciato indifferentemente in macchine virtuali e container, salta semplicemente le parti di configurazione incompatibili. Ha un supporto watchdog completo. Puó essere utilizzato all’interno di initramfs. E’ facile effettuarne il debug e sta cercando di muovere nella direzione di un sistema configuration-less (/etc/ vuoto).

Personalmente credo che la polemica non sia ancora finita e non é detto che systemd conservi il vantaggio che ha oggi, anche se ormai si trova praticamente su tutte le distribuzioni. Se non nasce un progetto alternativo é molto probabile che le distribuzioni che sono ancora su system v, siano destinate a soccombere. La mia impressione é che piaccia al mondo commerciale ma non a quello tecnico. Io stesso non ho ancora escluso di passare a distribuzioni che non lo usano.

L’articolo finirebbe qui. Ma ho trovato in un documento la cronistoria, la metto in coda perché credo sia interessante.

La controversia
Il progetto di systemd ha provato un acceso dibattito nella comunitá del free software. I critici sostengono che systemd é eccessivamente complesso e soffre di un continuo scivolamento verso nuove funzionalitá, e la sua architettura viola i principi progettuali di un sistema unix-like. C’é anche la preoccupazione che stia formando un sistema di inter-dipendenze togliendo ai manutentori delle distribuzioni libertá di scelta, visto che l’adozione di alcuni software user-space obbliga la sua installazione.

Nel maggio 2011 Fedora é stata la prima importante distribuzione Linux ad abilitare systemd per default.

Nel 2012, in una intervista, Patrick Volkerding, leader di Slackware ha espresso riserver sull’architettura di systemd, affermando che ritiene che il suo progetto sia contrario alla filosofia Unix di utilitá interconnesse con precise e definite funzionalitá. Volkerding non ha escluso il suo supporto, ma ad oggi Slackware non supporta systemd.

Nel gennaio 2013, Lennart Poettering (systemd) ha creato un documento chiamato the The Biggest Myths dove tenta di calmare le preoccupazioni riguardo a systemd.

Tra l’ottobre 2013 e Febbraio 2014 un lungo dibattito lacera la comunitá Debian, la decisione culmina nella scelta di systemd per debian 8 Jessie. Il dibattito viene largamente pubblicizzato e continua anche dopo la decisione. Dopo questa decisione, nel febbraio, Mark Shuttleworth (Ubuntu) seguirá Debian in questa decisione, abbandonando Upstart, nonostante i suoi commenti dell’ottobre 2013 dove dichiarava che era difficile giustificare l’atteggiamento estremamente invasivo di systemd.

Nel marzo 2014, Eric Raymond dichiara che gli obiettivi di systemd provocheranno una crescita sproporzionata delle sue dimensioni e un continuo arrampicarsi verso le funzionalitá di altri software. Nell’aprile 2014 Linus Torvalds esprimerá delle riserve riguardo all’atteggiamento di Kay Sievers, uno sviluppatore chiave di systemd nei confronti di  utenti e bug report riguardo a modifiche spedite da lui al kernel Linux. Alla fine dell’Aprile 2014 viene lanciata una campagna di boicottaggio di systemd con un sito web che ne spiega le motivazioni.

Nell’agosto 2014, in un articolo pubblicato su InfoWorld, Paul Venezia parlando della controversia riguardo systemd attribuisce la controversia ad un problema di ego da parte dei programmatori di systemd che pensano di non poter sbagliare. L’articolo paragona systemd a svchost.exe un componente critico del sistema Windows.

Nel novembre 2014, alcuni membri di Debian e componenti del comitato tecnico: Joey Hess, Russ Allbery, Ian Jackson, e il manuntentore del pacchetto systemd Tollef Fog Heen lasciano le loro posizioni. Tutti e quattro giustificano la loro scelta parlando di un eccessivo stress legato alla disputa sull’integrazione di systemd in Debian, che ha reso la manutenzione dei pacchetti virtualmente impossibile.

Nel dicembre 2014, nasce un fork di Debian chiamato Devuan, da parte di un gruppo che si autonomina “Veteran Unix Admins”. La loro intenzione é fornire una variante di Debian non basata su systemd.

Nell’agosto 2015, systemd rilascia una shell di login, chiamabile via machinectl shell.

Nell’ottobre 2015, viene pubblicato un articolo intitolato “Deficienze strutturali e semantiche nell’architettura systemd per la gestione dei servizi nel mondo reale”. L’articolo critica systemd in molte aree, compreso il suo progetto come un sistema ad oggetti con troppi livelli opachi che lo rendono incline ad essere esposto a casi di fallimento, un modello di esecuzione difficile da predire, un’ordine di boot non deterministico, lo stato implicito delle configurazioni dei file unit e la sua generale inadeguatezza nel fornire un’astrazione esterna uniforme per i tipi di unitá.

Riferimenti:
https://wiki.debian.org/Debate/initsystem/systemd
http://blog.erratasec.com/2015/08/about-systemd-controversy.html#.WVYZNico9hE
http://www.zdnet.com/article/linus-torvalds-and-others-on-linuxs-systemd/
http://0pointer.de/blog/projects/the-biggest-myths.html
http://without-systemd.org/wiki/index.php/Main_Page
https://chiefio.wordpress.com/2016/05/18/systemd-it-keeps-getting-worse/

TAPE MARK 1, Nanni Balestrini: ricerca e ricostruzione storica

By admin

Nel 1961 Nanni Balestrini, all’epoca ai suoi esordi letterari, penso’ di utilizzare un computer per ricombinare in modi nuovi ed imprevisti dei pezzi di differenti poesie di altri autori, generando cosi’ un flusso di versi nuovi e sempre diversi. A questo evento, che ha avuto luogo nel Dicembre del 1961 nei sotterranei della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, in Via Verdi a Milano, assistettero anche Umberto Eco e il musicista Luciano Berio.Qualche anno fa la nostra biblioteca ha acquisito due libri che hanno sollevato il nostro interesse: “Computer Graphics – Computer Art” di Herbert W. Franke e “Tre Secoli di Elaborazione Dati” prodotto dalla IBM e a cura di Roberto De Pra. In entrambi i testi viene citato un singolare esperimento letterario avvenuto piu’ di 50 anni fa a Milano.

In base ad un algoritmo, pensato dallo stesso Balestrini, che mescola tra loro le frasi in base a regole stabilite e a fattori casuali, l’elaboratore genero’ un lungo tabulato di stampa da cui il Poeta seleziono’ alcuni versi particolarmente significativi. Il nome della nuova poesia venne preso dal nome di uno dei nastri magnetici del computer IBM 7070, utilizzato come memoria di massa durante l’esperimento.

Questo genere di commistione tra scienza e arte ci ha sempre affascinato, e pensiamo che il compito di un museo di informatica sia quello di andare oltre la semplice conservazione di dispositivi elettronici per addentrarsi nelle pratiche umane che hanno accompagnato l’evoluzione della societa’ dell’informazione. Inoltre, ci e’ sempre piaciuto il lavoro di Nanni Balestrini e siamo rimasti colpiti dal fatto che questo esperimento e’ stato realizzato 15 anni prima della cosiddetta rivoluzione informatica, in un periodo in cui i calcolatori erano pochissimi in tutta Italia, e quasi 10 anni prima della diffusione del termine “Computer Art” (Cybernetic Serendipity, 1968).

All’epoca dei fatti, il centro di elaborazione dati della banca, appena inaugurato, disponeva di un sistema IBM 7070 collegato a 14 unita’ a nastro magnetico 729/II, e 2 sistemi IBM 1401. Originariamente Balestrini, con l’aiuto dell’Ingegnere IBM Alberto Nobis, trasformo’ le regole di combinazione da lui stilate in un diagramma di flusso, dal quale si passo’ alla “minutazione”, cioe’ alla trasformazione in istruzioni in linguaggo simbolico “autocoder” su 322 schede perforate. L’elaboratore, leggendo le schede, converti’ il tutto in 1200 istruzioni di codice macchina. Successivamente venne preparato un nastro magnetico contenente il programma da eseguire ed i dati su cui operare (tre frammenti di testi pre-esistenti scelti per la combinazione: Diario di Hiroshima, di Michihito Hachiya; Il mistero dell’ascensore, di Paul Godwin; Tao Te Ching, di Lao Tse).

A questo punto entra in gioco l’elaboratore, che non fa altro che prendere parti di questi poemi, scriverle in locazioni di memoria temporanee, spostarle su nastri magnetici, rileggerne altre parti, ricombinarle tra loro, riscriverle su nastri magnetici, e cosi’ via, al ritmo di 6 minuti per ogni strofa fino al risultato finale, stampato al ritmo di 600 righe al minuto su decine di metri di carta.

Dall’intero stampato Balestrini ha individuato un frammento di 6 strofe consecutive particolarmente interessanti.

L’intero processo si trova dettagliatamente documentato, insieme al risultato finale, sulla pubblicazione “Almanacco Letterario Bompiani 1962 – le applicazioni dei calcolatori elettronici alle scienze morali e alla letteratura”. Nella nostra (limitata) esperienza di lettori, non abbiamo memoria di un altro elaborato poetico pubblicato insieme a una dissezione cosi’ minuziosa della tecnica utilizzata per realizzarlo. Cio’ tuttavia non ci stupisce nel caso di Nanni Balestrini, da sempre interessato agli aspetti piu’ formali della composizione e affascinato dalla impossibile missione di eliminare l’autore dal processo creativo. Dopo piu’ di 50 anni di produzione letteraria, Balestrini continua a vantare il primato, come ebbe a dire Umberto Eco, di essere l’unico scrittore “che di suo non ha mai scritto una sola parola”: ciascuno dei suoi lavori consiste di un collage di testi estratti da altre pubblicazioni o “sbobinati” da conversazioni orali.

Tornando a noi, la nostra prima idea e’ stata quella di ricostruire il programma in modo da poter riprodurre questo esperimento su un moderno computer. La scelta e’ stata quella di scrivere da zero un programma che seguisse fedelmente le 4 regole di combinazione definite dall’Autore; infatti, tutti i dettagli di implementazione, dal diagramma di flusso in poi, sono strettamente legati all’hardware ed al funzionamento dell’IBM 7070. Pertanto il nostro programma (scritto da Emiliano “fanfani” Russo del MIAI nell’autunno del 2014) e’ stato realizzato in Python.

Date le differenze nell’implementazione dei programmi, ci siamo chiesti se questo genere di ricostruzione fosse legittima, ovvero riproducesse fedelmente il programma e l’idea originale. Da questi ed altri dubbi, e dietro suggerimento di Federico Bonelli (MusIF / Dyne.org), e’ nata l’intenzione di intervistare il Poeta in modo da raccogliere la sua testimonianza su quello storico evento e chiarire alcuni dubbi sull’intera operazione di ricostruzione da noi effettuata.

Uno su tutti: qual’e’ l’opera? L’evento del 1961? Il software originale? La poesia scelta da metri e metri di tabulato? L’intero tabulato? Le 4 regole combinatorie e i dati di partenza? Tutto questo insieme?

Grazie a Franco Piperno, professore di Fisica all’Universita’ di Cosenza e storico leader di “Potere Operaio“, organizzazione nella quale militava anche Nanni Balestrini, siamo riusciti a stabilire un contatto ed a girare una video intervista, nella quale il Poeta ripercorre lo storico evento e le idee che lo hanno spinto a realizzarlo, la sua carriera, molti aneddoti interessanti e chiarisce i nostri dubbi, descrivendo la nostra ricostruzione con la metafora di uno spettacolo teatrale: il programma e’ il copione, e l’evento del 1961 e’ una sua messa in scena, cosi’ come la nostra.

A distanza di un anno, dopo le prime fasi di editing della video intervista, abbiamo incontrato nuovamente Balestrini per mostrargli una prima versione del girato ed informarlo dell’impossibilita’ di reperire i materiali originali (tabulati, schede perforate, nastri magnetici, immagini di archivio) presso gli Archivi di Bompiani, IBM e Fondazione Cariplo e dei nostri infruttuosi tentativi rintracciare l’ing. Alberto Nobis.

In occasione di questo incontro, abbiamo pensato di fargli un regalo: un piccolo box/TV di legno che, all’accensione, riproduce su un tubo catodico in bianco e nero le poesie generate dal nostro software. L’oggetto, realizzato da Emiliano Russo del MIAI, Gabriele Zaverio del MusIF e da Vittorio Bellanich, gli e’ piaciuto cosi’ tanto che ci ha immediatamente proposto di esporlo nella sua mostra personale presso lo ZKM di Karlsruhe, curata da Margit Rosen, dove ci troviamo in questo momento 🙂

Il pezzo si trova esposto di fronte ad una seconda ricostruzione software, realizzata da Daniel Heiss in collaborazione con Margit Rosen; si tratta di una videoproiezione su parete bianca con la continua generazione di TAPE MARK 1 (tradotto in tedesco). di fronte alla parete, si trova esposto il nostro schermo, che riproduce invece la poesia nella sua lingua originale, l’italiano. L’effetto scenico e’ quello di due installazioni che si parlano tra loro.

Il nostro software e’ pubblicato qui: https://github.com/fanfani/TAPE-MARK-1

La video intervista a Nanni Balestrini si trova qui: https://www.youtube.com/watch?v=8i7uFCK7G0o, in italiano con sottotitoli in inglese.

Un breve video sulla realizzazione del nostro prototipo TAPE MARK 1:



















































L’articolo TAPE MARK 1, Nanni Balestrini: ricerca e ricostruzione storica sembra essere il primo su Museo dell’Informatica Funzionante.

WhatsApp: scoprire l’orario di visualizzazione dei messaggi

By Manuel Baldassarre

WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio

Con le varie spunte colorate di WhatsApp riusciamo a capire se un messaggio è stato consegnato o letto, ma è possibile visualizzare l’orario di visualizzazione del messaggio su WhatsApp in maniera precisa? Assolutamente si, ed è anche molto semplice! Prima di iniziare con la guida, assicuratevi sempre che la vostra applicazione sia aggiornata e correttamente funzionante, altrimenti seguite questa guida per cercare di risolvere eventuali problemi.

Leggere messaggi Whatsapp senza risultare onlineVolete leggere un messaggio WhatsApp ma non volete risultare online? Allora siete nell’articolo giusto: ecco la procedura da seguire.

Su smartphone

Per visualizzare l’orario esatto di visualizzazione del messaggio su WhatsApp dal vostro smartphone, recatevi sul messaggio di interesse. A questo punto tenete premuto con il dito sul messaggio, fin quando non verrà evidenziato. In alto appariranno delle opzioni:

WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio

Tra le tante opzioni, scegliete quella delle “informazioni” (quindi il pallino con una “i” all’interno). Da qui potrete vedere l’ora esatta di consegna e lettura:

WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio
WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio

Ovviamente ciò è possibile solo con messaggi che avete inviato voi, non potrete applicare lo stesso metodo con i messaggi ricevuti!

Whatsapp: cosa vede un contatto bloccatoAvete bloccato una persona su Whatsapp e siete curiosi di sapere da quel momento cosa potrà fare o visualizzare? Siete nell’articolo giusto.

Da WhatsApp Web (PC)

Similmente è possibile visualizzare l’orario di visualizzazione del messaggio su WhatsApp Web, da PC, ma in maniera leggermente diversa.

Una volta individuato il messaggio, spostate la freccetta del mouse su di esso: apparirà una piccola freccia sul lato destro del messaggio, cliccatela:

WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio
WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio

A questo punto si aprirà un menù a tendina dal quale, selezionando “Info messaggio” potrete accedere agli orari di consegna/lettura:

WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio
WhatsApp visualizzare l'orario di visualizzazione del messaggio

Ovviamente anche da qui vi sarà impossibile fare lo stesso per messaggi non inviati da voi.

Come spiare uno smartphoneAlcune app permettono di tenere sotto controllo lo smartphone di una persona. Ecco le migliori app per spiare e controllare iPhone o dispositivi Android.

Conclusioni

Ricordate che per versioni non ufficiali di WhtasApp, come ad esempio GBWhatsApp, non è assicurato il funzionamento o la presenza di questa funzione. Vi dà fastidio che qualcuno possa accedere a queste informazioni? Ricordate che è possibile disattivare le spunte blu e nascondere informazioni specifiche in pochi semplici passi!

E voi, conoscevate già questa funzione? Fatecelo sapere con un commento qui sotto!

L’articolo WhatsApp: scoprire l’orario di visualizzazione dei messaggi appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Ubuntu 17.10: disponibile l’Alpha 1 ma solo per i flavors

By Matteo Gatti

kubuntu alpha 1

Canonical ha annunciato la disponibilità dell’Alpha 1 di Ubuntu 17.10 (Aartful Aardvark).

Ubuntu 17.10 continua la tradizione del popolare OS che offre durante tutto il ciclo di sviluppo due Alpha e una Beta. All’alpha 1 partecipano solo i flavors, tra cui: Kubuntu 17.10, Lubuntu 17.10 e Ubuntu Kylin 17.10 ognuno dei quali porta le proprie migliorie.

Ubuntu 17.10: disponibile l’Alpha 1 ma solo per i flavors

Essendo la prima development release l’Alpha 1 contiene fondamentalmente poche modifiche rispetto all’ultima release stabile, ovvero Ubuntu 17.04 (Zesty Zapus). A bordo troviamo infatti il kernel Linux 4.10, X.Org Server 1.19.3 e Mesa 17.1.2 3D. Systemd è stato aggiornato all’ultima release stabile, ovvero systemd 233.

Kubuntu 17.10

Kubuntu arriva con KDE Plasma 5.10.2, KDE Frameworks 5.35.0 e KDE Applications 16.12.3 oltre a LibreOffice 5.3 e Mozilla Firefox 50.1.0. Il media player di default diventa VLC che rimpiazza Amarok (il quale non sarà più sviluppato).

Lubuntu 17.10

luibuntu lxqt alpha 1

Lubuntu 17.10 arriverà sia nell’incarnazione LXDE che in quella LXQt, quest’ultima sarà soprannominata “Lubuntu Next”.

Se la versione classica (quella con LXDE) differisce di poco da Lubuntu 17.04 Lubuntu Next porta invece con sè alcune novità e la curiosità degli utenti che da tempo attendono la versione con LXQt.

Lubuntu Next 17.10 Alpha 1 è basato sul desktop environment LXQt 0.11.1. Tra le app pre-installate troviamo i media players MPV e SMPlayer, Calibre ebook library manager, LibreOffice office, JuffEd, Qtransmission (BitTorrent client), il browser QupZilla, LXTerminal (terminal emulator), Synaptic Package Manager, GParted, SMTube, Quassel oltre ai package manager Muon e Discover.

Le prossime release

Canonical non rilascerà nè le versioni alpha nè la Beta 1 di Ubuntu. L’unica release di sviluppo cui aderirà Canonical sarà la Beta 2 (Final beta) che è attesa per il prossimo 28 Settembre.

Fino ad allora potete provare le daily builds di Ubuntu se volete seguirne lo sviluppo. Vi ricordo che l’Alpha 2 è attesa per il 27 Luglio e dovrebbero partecipare un numero maggiore di flavors. La beta è attesa invece per il 31 Agosto e il rilascio definitivo per il 19 Ottobre quando potremo finalmente provare Ubuntu nella sua nuova incarnazione GNOME.

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