Amazon Italia ora vende anche gli Xiaomi!

By Salvo Vosal

Xiaomi su Amazon italia

Finalmente possiamo comunicarvi che i prodotti di Xiaomi sono sbarcati nel più amato store di e-commerce italiano Amazon. A lungo chi voleva uno degli ottimi prodotti Xiaomi si è dovuto rivolgere all’importazione, visto che erano disponibili sono per i mercati asiatici. Adesso invece la apprezzata casa cinese si sta espandendo anche da noi, ed ha scelto Amazon Italia come canale di distribuzione per i suoi prodotti.

La scelta non è causale, Xiaomi aveva scelto Amazon anche per il suo sbarco in Spagna. E’ facile seguire il loro ragionamento, un brand cinese ha di solito le canoniche difficoltà dell’import. Di solito infatti quando si sceglie un prodotto di importazione si doveva rinunciare ai due anni di garanzia e in parte anche al reso ( visto che toccava rispedire in Cina).

Amazon invece è un portale che si caratterizza proprio per l’ottima garanzia ( a mio parere quasi insuperabile), e per la comoda politica di reso. Quindi davvero niente di meglio per lanciare il proprio prodotto in un mercato importante come è quello europeo.

Purtroppo ad oggi sono soli tre i modelli di smartphone Xiaomi disponibili su Amazon: Mi A1, Redmi Note 4 e Redmi 4X. Fortunatamente tutti venduti e spediti direttamente da Amazon (con disponibilità a partire dal 24 novembre).

I tre modelli sono perfetti per il nostro mercato perchè sono tutti e tre dotati di banda 20, e quindi non hanno problemi con la connessione 4g con nessun operatore nostrano.

Manca purtroppo lo Xiaomi Mi MIX 2 che dovrebbe arrivare nel corso dei primi mesi del 2018 insieme ai nuovi modelli dell’azienda.

Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica, e la festa è stata rovinata dai prezzi che sono mediamente di 50 € più alti di quelli degli stessi smartphone su Amazon.es. Il motivo di questa scelta di prezzo non è chiaro, e speriamo che presto aumenti il numero di dispositivi offerti (non ci dispiacerebbe vedere l’amazfit pace, l’amazfit bip, e l’amazfit band) e che diminuisca la differenza di prezzo con altri mercati.

Come si acquistano gli smartphone Xiaomi su Amazon Italia?

E’ davvero semplicissimo basta scegliere il modello, inserirlo nel proprio carrello e completare l’acquisto. Speriamo che questi modelli siano inclusi negli sconti in attesa del black friday.

Eccovi i link agli smartphone Xiaomi disponibili al momento:

Conviene comprare gli smartphone Xiaomi su Amazon Italia?

La risposta è dipende, perchè come sanno bene gli utenti più informati ci sono diversi siti molto affidabili che permettono di prendere questi smartphone risparmiando molto, a volte spendendo anche la metà. Quindi per alcuni l’ottima garanzia di Amazon potrebbe valere la differenza di prezzo, altri potrebbero farsi il conto che forse preferiscono meno tutele sul fronte assistenza ma pagare molto meno in sede di acquisto.

Dipende da voi, in ogni caso se decidete di prendere uno smartphone Xiaomi di importazione vi consigliamo di usare uno dei siti nella nostra lista di siti cinesi affidabili.

Il nostro articolo sullo sbarco degli smartphone Xiaomi su Amazon italia si è concluso, fateci sapere con un commento cosa ne pensate di questa novità e se continuerete ad acquistare Xiaomi di importazione.

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Ubuntu 18.04 LTS: è Suru l’icon set scelto da Canonical

By Matteo Gatti

suru

Suru è l’icon set che troveremo a bordo di Ubuntu 18.04 LTS.

Canonical si era già mostrata interessata nei giorni scorsi ad usare le icone Suru per la sua prossima LTS ed oggi la decisione è diventata ufficiale.

Sam Hewitt, il creatore di numerosi temi e set di icone per Linux, ha annunciato sulla sua pagina Patreon che il set di icone Suru da lui creato sarà il set di icone predefinito di Ubuntu 18.04 LTS.

Ubuntu 18.04 LTS: è Suru l’icon set scelto da Canonical

Sono molto felice che il team di Ubuntu abbia deciso di usare il mio icon set su Ubuntu 18.04 e ringrazio la community per aver promosso il mio lavoro” questo è un sunto delle parole rilasciate di Hewitt attraverso il suo canale G+.

Se siete curiosi di provare sin da ora l’icon set Suru potete farlo scaricando i relativi pacchetti dalla pagina GitHub del progetto. Dopodichè procedete aprendo il terminale nella cartella scaricata e date il seguente comando:

  • make install

Il tema verrà installato per l’utente locale in ~/.local/share/icons/

Per applicare il tema di icone Suru potete usare gnome-tweak-tool se siete su Ubuntu 17.10 oppure unity-tweak-tool se siete su Ubuntu 16.04 LTS.
Cosa ne pensate? Vi piace?

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La città di Monaco di Baviera saluta Linux e torna a Windows

By Matteo Gatti

monaco di baviera

Monaco di Baviera sancisce l’abbandono definitivo dell’open source in favore di Windows 10 e Microsoft Office.

Avevamo già parlato della situazione Monaco di Baviera-Linux in passato, facciamo un breve riepilogo. Alla fine del 2013, dopo ritardi e difficoltà, il Comune di Monaco di Baviera era riuscito ad adottare Linux su 14.000 PC usati dall’amministrazione, completando un piano di migrazione iniziato nel 2003.

Per l’occasione era stata adottata LiMux, una derivata di Ubuntu. Il nuovo sindaco Dieter Reiter nel 2014 espresse fin dall’elezione il proprio scontento verso il software libero, accusato di essere meno evoluto di quello di Microsoft. E’ seguita una fase interlocutoria e ora la decisione è stata presa. La città ha deciso di tornare sui propri passi.

La decisione, che pare abbia motivi più politici che tecnici, era nell’aria da tempo ma ora è ufficiale: Monaco di Baviera smantellerà l’intera infrastruttura basata su Linux e LibreOffice costruita negli ultimi dieci anni (e quindi anche lo sviluppo della distribuzione LiMux) e tornerà a Windows e Microsoft Office.

La città di Monaco saluta Linux e torna a Windows

A dare l’assenso per il ritorno a Microsoft è stato il comitato amministrativo. In realtà manca ancora l’approvazione del Consiglio comunale, fissata per il prossimo 23 novembre, ma si tratta soltanto di una formalità perchè i due partiti di maggioranza hanno già deciso.

Ho la sensazione” – ha dichiarato Roth, leader del partito dei Verdi – “che il dipartimento IT non voglia farlo, ma debba perché i due partiti che hanno la maggioranza lo vogliono“.

I lavori preparatori per la transizione inizieranno nel 2018, e si prevede che tutto sarà concluso entro il 2020.

Sussitono alcuni problemi nel passaggio Linux-Windows. Quando Monaco decise di adottare Linux e LibreOffice, vennero scritte numerose macro, tra le 12’000 e le 20’000, per facilitare il lavoro dei dipendenti dell’amministrazione, e ora tutto quel codice dovrà essere convertito.

L’adozione di Linux era stata sostenuta con forza appena tre anni fa dal sindaco di allora, Dieter Reiter. Egli era onvinto che il passaggio al pinguino aveva permesso alla città di risparmiare circa 11 milioni di euro sulle licenze e sui costi di aggiornamento hardware. Tutto inutile.

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Recensione Xiaomi Mi Mix 2: addio ai bordi!

By Giuseppe Monaco

Xiaomi Mi Mix 2

Lo scorso anno Xiaomi aveva stupito tutti con il Mi Mix, primo smartphone ad avere uno stile borderless convincente. Essendo un primo test di quel che sarebbero potuti essere i device con schermo esteso, il prezzo era piuttosto alto e alcuni dettagli non convincevano.

Quest’anno la casa cinese ci riprova e, con questo Xiaomi Mi Mix 2, fa decisamente centro.

Confezione

La confezione di vendita dello Xiaomi Mi Mix 2 vede uno stile tutto suo che si discosta da quello degli altri device dell’azienda. Dalla forma praticamente quadrata, sulla parte frontale troviamo la scritta MIX durata al centro, mentre sul retro troviamo le solite specifiche principali.

Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2

Aperta la confezione, troviamo una copertura in cartone con i ringraziamenti e la firma del CEO, segno della particolarità del dispositivo. Al di sotto, poi, sulla sinistra troviamo lo smartphone collocato in un apposito alloggiamento, così come il caricabatterie da parete e il cavo USB Type-C sulla destra.

Infine, subito sotto lo smartphone, troviamo un ulteriore confezione contenente il libricino illustrativo, con graffetta e adattatore jack/Type-C, e una cover protettiva in materiali plastici piuttosto morbidi.

Design ed ergonomia

Esteticamente lo Xiaomi Mi Mix 2 vede un look leggermente rivisitato rispetto al modello precedente, ma le piccole modifiche risultano decisamente vincenti. La zona frontale vede l’ampio display da 6 pollici, l’iconica fotocamera interna nell’angolo in basso a destra e torna la cassa per l’ascolto dell’audio in chiamata sul bordo alto.

Il retro vede invece una scocca in una ceramica nera riflettente, con la fotocamera che troneggia sulla zona superiore, circondata da un anello dorato, mentre subito al di sotto troviamo il lettore d’impronte e la scritta Mix designed by Xiaomi.

Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2

I bordi ospitano poi la solita componentistica e, in particolare, sul lato basso vediamo l’ingresso per il cavo USb Type-C mentre la parte alta è priva del sensore a infrarossi, solitamente presente sui dispositivi Xiaomi.

  • Dimensioni: 75.5 x 151.8 x 7.7 mm
  • Peso: 185 g

Nel complesso la scocca in ceramica e le linee tondeggianti conferiscono a questo Mi Mix 2 un look estremamente elegante, rendendolo di fatto anche un oggetto di stile. I materiali premium lo rendono scivoloso, anche se non tanto quanto mi aspettavo, e per proteggere il device da urti o graffi è sempre possibile utilizzare la cover protettiva fornita in confezione.

Hardware

Considerando come, sin dallo scorso modello, Xiaomi abbia un occhio di riguardo verso la serie Mix, era lecito aspettarsi specifiche al top anche sul nuovo arrivato.

  • CPU: Qualcomm Snapdragon 835 (4x 2.45 GHz Kryo, 4x 1.9 GHz Kryo)
  • GPU: Adreno 540
  • RAM: 6 GB
  • Archiviazione: 64 GB, 128 GB, 256 GB
  • Fotocamera: Principale da 12 MP (f/2.0), secondaria da 5 MP (f/2.0)
  • Display: IPS LCD da 6″ con risoluzione 1080 x 2160
  • Batteria: 3400 mAh

L’ultima CPU realizzata da Qualcomm si comporta egregiamente su questo Mi Mix 2, garantendo tempi di esecuzione di applicazioni e servizi estremamente ridotti. I 6 GB di RAM, poi, consento di sfruttare in modo ottimale il multitasking e il multiwindows introdotto con la MIUI 9.

Il comparto telefonico soffre della solita assenza della banda 20 a 800 MHz, il che potrebbe creare qualche problema agli utenti Wind nell’agganciarsi alla rete LTE. Personalmente con una SIM Vodafone non ho avuto alcun problema di ricezione e in generale non ho riscontrato troppe differenze con gli altri device.

Software e prestazioni

Il sistema operativo che troviamo a bordo dello Xiaomi Mi Mix 2 è chiaramente Android 7.1 Nougat, su cui si basa l’interfaccia proprietaria MIUI 9.

Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2

Le funzionalità della MIUI, cone ben sappiamo, arricchiscono l’esperienza utente offerta dal sistema operativo del robottino verde. Tra i servizi offerti dalla ROM in questione possono tornare utili la modalità a una mano, che consente di ridurre le dimensioni della schermata visualizzata, e il multiwindow, che consente di sfruttare l’ampio display eseguendo 2 applicazioni contemporaneamente dividendo lo schermo in 2.

L’utilizzo generale non soffre chiaramente di nessun problema, con una navigazione fluida e senza scatti o crash vari. Nonostante abbia usato la versione developer della ROM, infatti, non sono incappato in nessun tipo di errore e, anzi, ho riscontrato un’ottima stabilità.

Fotocamera

La fotocamera principale da 12 MP è forse la caratteristica che più mi ha deluso di questo Xiaomi Mi Mix 2. I tempi di messa a fuoco, ad esempio, non sono rapidi come ci si aspetterebbe da un top di gamma e in generale la qualità degli scatti non è al top, soprattutto al calar del sole.

Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2

La fotocamera interna da appena 5 MP poi permette di catturare immagini appena sufficienti, pessime di sera e in ambienti poco illuminati.

L’applicazione predefinita poi vede uno stile rivisitato, a parer mio leggermente più confusionario rispetto al precedente, e presenta come al solito utili funzionalità come modalità manuale, filtri e altro.

Display

Il Mi Mix 2 è il primo device Xiaomi a montare un display IPS LCD da 6 pollici con risoluzione di 1080 x 2160 e un rapporto 18:9. Le dimensioni generose consentono fruire in modo eccellente di qualsiasi tipo di contenuti, dalla visione di video, foto a sessioni di gioco.

Xiaomi Mi Mix 2

Unico problema emerso da questo tipo di rapporto e dai bordi stondati è quello di immagini leggermente tagliate ai bordi, in quanto molte applicazioni non sfruttano in modo impeccabile l’aspect ratio in questione.

Audio

L’altoparlante mono posto nella parte bassa l’ho trovato nella media per quanto riguarda la potenza, ottimo per la qualità in fase di riproduzione.

La tecnologia che trasmetteva l’audio in chiamata attraverso vibrazioni della scocca è stata sostituita dalla semplice capsula auricolare, componente che sicuramente risulta meno acerba e più funzionale.

Batteria

La batteria offre un’autonomia nella media, che considerando l’ampio display e le alte prestazioni è un risultato ottimo.

Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2
Xiaomi Mi Mix 2

Con 3300 mAh, infatti, son riuscito ad arrivare a sera quasi sempre con utilizzo medio, mentre con uso intenso e bene portarsi dietro una powerbank.

Xiaomi Mi Mix 2 – Prezzo e conclusioni

Lo Xiaomi Mi Mix 2 è disponibile all’acquisto a prezzi che si aggirano attorno ai 500€. Su Honorbuy.it, ad esempio, è possibile comprarlo a 533€ in questa colorazione. Inolre, Honorbuy offre garanzia Italia e, grazie al codice sconto CHIMERA, risparmierete anche 5€ sull’acquisto.

Insomma, questo Xiaomi Mi Mix 2 si presenta come un ottimo upgrade del modello precedente e conserva ancora una volta la sua eleganza e il suo fascino irresistibile. Allo stesso prezzo la concorrenza è spietata e si trovano dispositivi forse meno curati dal punto di vista estetico ma più prestanti, sopratutto dal punto di vista fotografico.

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*GUIDA*: ABGX360 Offline? Ecco come impostarlo!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Da diversi mesi ormai, il celeberrimo software per patchare le ISO della XBOX360, ABGX360, ha cambiato server. Fin qui, nulla di strano, peccato che non sia stato cambiato anche l’.exe del programma, quindi utilizzarlo così com’è, appena scaricato dal sito ufficiale, è praticamente inutile.

Ecco quindi che gli indirizzi web del programma devono essere modificati per farlo connettere ai server di abgx360.net, in maniera da scaricare tutti i file necessari.

Come far funzionare ABGX360?

Per cominciare, scaricate i seguenti file:

  • ABGX360 1.0.6 che potete scaricare da qui;
  • Abgx360.ini, un file da applicare al programma abgx360 per farlo connettere ai server corretti, scaricabile da qui (estraete i file dall’archivio);

adesso, non vi resta che incollare il file nella cartella corretta. Per farlo, aprite ABGX360 e premete da tastiera la combinazione CTRL+F:

ABGX360 e la “combo” CTRL+F

si aprirà una delle cartelle di ABGX360, ovvero Vostronomeutente/AppData/Roaming/abgx360/StealthFiles.

Nella cartella che si apre, recatevi sulla cartella abgx360:

a questo punto, incollate qui dentro (Vostronomeutente/AppData/Roaming/abgx360) il file Abgx360.ini. Ora chiudete la cartella, chiudete ABGX360 e riapritelo per rendere i cambiamenti effettivi.

Una volta aperto, funzionerà a dovere, collegandosi coi server corretti!

In caso di problemi, non dimenticate di scrivere!

Cambiare password hotspot su iPhone

By Fabrizio

Come con tutti gli altri smartphone, possiamo creare un hotspot anche con il nostro iPhone. L’hotspot funziona solo se abbiamo la connessione dati della rete cellulare attiva. Inoltre, come tutti gli hotspot, anche su iPhone è presente una password per proteggere la nostra rete ed evitare infiltrazioni di utenti non autorizzati. La password hotspot del nostro iPhone è preimpostata fin dall’inizio è può rivelarsi una sequenza di caratteri difficile da ricordare. Vediamo quindi come fare a cambiare la password dell’hotspot sul nostro melafonino.

Cambiare password hotspot su iPhone

Prima di tutto apriamo le Impostazioni ed entriamo nella sezione Hotspot personale. Per modificare la password non è necessario attivare l’hotspot, ma dobbiamo avere la connessione dati attivata per poter eseguire tale operazione. Nella sezione Hotspot personale, quindi, selezioniamo l’opzione Password Wi-Fi.

A questo punto possiamo cancellare e digitare la nuova password con la quale ci connetteremo all’hotspot dell’iPhone. Fatto questo clicchiamo su Fine e la password verrà cambiata.


Ripristino impostazioni di rete su iPhoneRiscontrate dei problemi nella navigazione internet con il vostro iPhone? In questa guida vi spiegheremo come effettuare un ripristino delle impostazioni di rete.

Conclusioni

Come abbiamo detto in precedenza la password predefinita del nostro hotspot è difficile da ricordare. Può essere utile, quindi, cambiarla con una che possiamo facilmente da ricordare.

Inoltre può esservi utile consultare la nostra guida su come attivare l’hotspot su iPhone.

iPhone come router: attivare hotspotVuoi condividere la tua rete cellulare con gli altri dispositivi? Ecco la guida su come attivare l’hotspot per usare l’iPhone come router.

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Red Fire: ottimo addon italiano di streaming per Kodi

By Salvo Vosal

Se amate Kodi, è difficile che non sia per i suoi numerosi e validi addon che lo rendono eccezionale. Oggi parliamo di Red Fire un nuovo addon destinato a diventare una altra convincente realtà insieme all’ottimo Evil King e al convincente Stefano Addon.

Di recente gran parte dei portali internazionali che parlano di Kodi visto il clima da caccia alle streghe consigliano agli amanti dello streaming e degli addon non ufficiali di dotarsi di una buona VPN per salvaguardare la propria privacy, migliorare lo streaming (sopratutto dei contenuti p2p), e nascondere il proprio ip e identità. L’unico modo per vedere contenuti pirata con una certa sicurezza è una VPN che non registra i vostri logs . Noi abbiamo provato per voi due ottimi servizi nologs NordVPN e IPVanish. Potete saperne di più consultando le due recensioni che gli abbiamo dedicato:

NordVPN recensione per la famosa VPN senza logs !Abbiamo provato per voi NordVPN! Scoprite come se l’è cavata una delle soluzioni VPN più famose del web.

IPVanish: recensione di una delle migliori VPN !IPVanish è uno dei migliori servizi VPN esistenti. Non prevede una prova gratuita, quindi l’abbiamo provata per voi. Ecco come è andata!

Cosa è Red Fire e come funziona?

E’ un fantastico add-on non ufficiale di Kodi che, nonostante il nome anglofono, è tutto italiano e pieno di contenuti nella nostra lingua. E’ senza dubbio un progetto pirata, in quanto Red Fire permette di vedere serie TV, liste iptv, i programmi di Dplay on demand, documentari,

Sotto certi aspetti pare una specie di addon composito un poco come Stefano Multi Addon permettendo di fondere i contenuti di altri diffusi ed apprezzati addon.

Per funzionare ha bisogno dell’installazione dei seguenti addon:

  • Stream on Demand
  • KLTV
  • DPLAY (questo viene installato in automatico se entrate nel menù Programmi on demand di RedFire)

Come installare RedFire su Kodi

E’ davvero semplice e servono solo pochi passaggi:

  • Scaricate l’add-on aggiornato potete prelevarlo direttamente da questo indirizzo.
  • Si tratta di un file zip non decomprimetelo, mettetelo in una cartella nota e che è facile raggiungere.
  • Lanciate Kodi e seguite la solita procedure per installare gli add-on da pacchetto (se non vi ricordate qualche passaggio potete consultare la nostra apprezzata guida rapida)
  • A installazione conclusa troverete l’add-on nella sezione omonima se siete su Kodi 17 che ha tema Estuary, se invece siete su Kodi 16 o SPMC lo troverete sotto la voce Video e poi entrando su Add-on video.

L’addon può essere installato anche tramite repository, lo trovate già sui migliori repo italiani per Kodi.

La nostra breve guida su Red Fire è arrivata a conclusione, scriveteci un commento e fateci sapere che ne pensate di questo nuovo addon, e se merita di stare nella nostra lista dei migliori addon italiani per Kodi.

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Planet IPTV: nuova app per lo streaming su Android!

By Salvo Vosal

Vi piace lo streaming? Vi piacciono le liste iptv? Allora Planet iptv merita la vostra attensione, la nuova app Android per lo streaming di serie e canali tv.

E’ una app semplice, derivata da una lista xml per kodi, ed approdata su android. E’ un percorso che abbiamo già visto con lo sbarco sul robottino verde delle app di Evil king e di Stefano. Questa app è molto utilizzata anche sui TV Box Android.

Ovviamente sconsigliamo fortemente di utilizzare questa app per vedere illegalmente i canali e i contenuti delle pay tv, perché chi ne viola i diritti commette reato ed è quindi penalmente perseguibile, ChimeraRevo declina ogni responsabilità sull’uso che vorrete fare di questa ed altre applicazioni analoghe.

Oramai tutti i pirati veri si sono dotati di VPN, se siete fra coloro che utilizzano una lista iptv privata, oppure amano lo streaming e lo usano molto speriamo siate coscienti che state giocando col fuoco. Noi vi consigliamo fortemente di smettere, se volete continuare nella vostra condotta criminale per evitare rogne vi tocca seguire l’esempio dei veri pirati e nascondere la vostra identità dietro una buona VPN senza Logs (se una VPN salva i dati delle vostre sessioni siete comunque in potenziale pericolo). Ne abbiamo provate due veloci ed economiche NordVPN e IPvanish.

Come funziona Planet IPTV ?

Una volta scaricata ed installata l’app per android (parleremo dell’installazione nel paragrafo dedicato) e aperta Planet IPTV, troverete una semplice interfaccia con otto grosse icone. Basta un tap per raggiungere la sezione desiderata, ad oggi la sezione migliore è la prima quella dedicata alle Liste m3u, le altre sono francamente ad oggi poco popolate.

Nella sezione Liste m3u sono presenti tante interessanti liste sempre aggiornate, basterà cliccarci e verranno aperte tramite Wuffy o xmtv player.

Come installare Planet IPTV?

Un prerequisito è avere installato XMTV o Wuffy (sono due ottimi video player necessari per vedere le iptv), dopo aver installato uno dei due dovete solo avviarlo almeno una volta ed accettare le condizioni.

L’installazione vera e propria di Planet è un vero gioco da ragazzi, basta scaricare l’apk da qui, e poi seguire la solita procedura per l’installazione dei file apk, se non ricordate qualche passaggio abbiamo una apprezzata guida rapida.

Perché alcuni canali su Planet IPTV non si vedono più o scattano?

L’app è fornita di alcune delle liste iptv gratis migliori, ma essendo gratuita è formata di flussi trovati online quindi non aspettatevi l’affidabilità di una lista a pagamento. Le IPTV gratuite sono famose per andare offline spesso e per non essere molto stabili.

Alcuni canali scattano perché​ le IPTV non sono fatte per sopportare un traffico intenso, visto che si tratta di trasmissioni di tipo unicast, se volete saperne di più potete consultate il nostro approfondimento. Ecco perché durante gli eventi sportivi i canali delle liste iptv gratis diventano facilmente instabili o irraggiungibili.

Quali sono le migliori alternative a Planet IPTV?

Sono sostanzialmente due:

  • WatchApp una app molto simile a questa per lo streaming, è molto apprezzata ed efficace gli abbiamo dedicato un post.
  • Evil King ß una ottima app con tantissime liste iptv, e tanti contenuti.

Il nostro approfondimento su Planet IPTV si è concluso, fateci sapere cosa ne pensate di questa nuova app per lo streaming. Per non perdervi nessuno dei nostri post seguiteci via Facebook e Twitter.

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Provare le icone Suru su Ubuntu

By Marco Giannini

Come ben saprete Canonical ha deciso di utilizzare le icone Suru su Ubuntu 18.04 LTS.

Quello che però molti non sanno è che è possibile fin da ora testare le icone Suru sulla vostra Ubuntu (o altra distro) scaricandole direttamente dalla pagina su GitHub dedicata alle icone che potete trovare all’indirizzo https://github.com/snwh/suru-icon-theme/
Cliccando su https://github.com/snwh/suru-icon-theme/archive/master.zip scaricherete l’archivio contenente le icone.
All’interno dell’archivio troverete la sotto cartella Suru che andrà estratta nella cartella nascosta .iconspresente nella vostra home. Qualora la cartella .icons non fosse presente basterà crearla.
Per applicare il tema di icone Suru potete usare gnome-tweak-tool se siete su Ubuntu 17.10 oppure unity-tweak-tool se siete su Ubuntu 16.04 LTS.

Potrebbe esserci un copyright: il mio intervento a itWikiCon 2017

By Simone Aliprandi

Come segnalato in un precedente post, domani sarò tra i relatori di itWikiCon 2017, evento di respiro nazionale dedicato ai progetti della Wikimedia Foundation e in cui tutti i wikimediani/wikipediani italiani possono radunarsi per discutere dei temi più caldi.

Quest’oggi sono passato al Palazzo delle Albere per salutare gli organizzatori e ascoltare l’intervento dell’amico Maurizio Napolitano (su OpenStreetMap e JOSM).
Domani mattina il mio seminario (intitolato “Potrebbe esserci un copyright. Il condizionale che uccide il pubblico dominio”) sarà dalle 10:30 alle 11:30 in sala 2 e sarà introdotto da una chiosa di Cristian Cenci sul progetto WikiLovesMonuments.
Salvo imprevisti tecnici dell’ultimo minuto, il seminario sarà trasmesso in streaming sul mio canale YouTube (youtube.com/simonealiprandi).

Riporto di seguito l’abstract e, appena disponibili, le slides.

Il pubblico dominio è quello status che si raggiunge quando tutti (davvero tutti) i diritti di privativa e gli altri vincoli su un’opera creativa vengono meno, facendola diventare patrimonio culturale dell’umanità.
Tuttavia, per come si è evoluto il meccanismo del copyright nei decenni, non è affatto cosa semplice determinare con chiarezza e certezza la caduta in pubblico dominio delle opere e di conseguenza, per una questione di prudenza o di semplice mancanza di informazione, ci si astiene dal diffondere materiale che invece, a rigor di buon senso, dovrebbe essere ampiamente caduto nel pubblico dominio. Dal canto loro, i titolari dei diritti, che ovviamente uscirebbero danneggiati dalla caduta in pubblico dominio delle loro creazioni, hanno via via trovato espedienti giuridici (tra cui alcuni davvero discutibili) per allungare artificiosamente la durata della tutela e per aumentare questo clima di FUD (fear, uncertainty and doubt) in merito alla titolarità di diritti.
A complicare la situazione, vi sono anche strani vincoli provenienti dal diritto amministrativo che coprono le riproduzioni dei beni culturali e archivistici risalenti addirittura a periodi storici in cui il copyright non esisteva, complicando ad esempio la realizzazione di Wiki Loves Monuments in Italia. Insomma, una situazione decisamente intricata e delicata dal punto di vista giuridico, che non può che ripercuotersi anche sui progetti e le iniziative della Wikimedia Foundation.
In questo seminario, dopo un’introduzione di scenario sul concetto di pubblico dominio, vi accompagnerò in una ricognizione sui principali artifici che allontanano il “pericolo” del pubblico dominio o che comunque creano il clima di incertezza che non permette al pubblico dominio di estrinsecarsi concretamente.