Il kernel Linux 7.1 rimuove il supporto alle CPU russe Baikal

Il kernel Linux 7.1, la futura e imminente prossima versione del kernel Linux, introduce un cambiamento significativo per chi segue l’evoluzione del progetto: la rimozione progressiva del codice dedicato alle CPU Baikal, i processori sviluppati in Russia come alternativa nazionale ai chip Intel e AMD. Questa scelta rappresenta la conclusione di un percorso tecnico e politico iniziato anni fa e mai arrivato a maturazione. La decisione arriva inoltre in contemporanea con l’annuncio della rimozione del supporto ai processori della serie Intel 486 e AMD Elan, segnando un ulteriore passo verso la razionalizzazione del codice e la modernizzazione dell’intero kernel Linux.
Perché il supporto Baikal viene rimosso dal kernel Linux
Il kernel Linux richiede che ogni componente sia attivamente mantenuto e verificato nel tempo. Quando un pezzo di codice non riceve più aggiornamenti, non viene testato su hardware reale o presenta parti incomplete, diventa un elemento critico per la stabilità e la sicurezza dell’intero kernel. È esattamente ciò che è accaduto con il supporto alle CPU Baikal.
Il codice dedicato a queste CPU era da anni privo di sviluppatori responsabili, non veniva più aggiornato e conteneva sezioni mai completate. Durante il ciclo di sviluppo del kernel Linux 7.1, i manutentori hanno iniziato a rimuovere componenti tecnici specifici, tra cui il binding bt1 ahci e parti del driver ahci_dwc, confermando che l’integrazione del SoC (System on Chip, cioè un chip che integra CPU, GPU, controller di memoria e altre componenti fondamentali) Baikal non sarebbe mai stata finalizzata. Nel contesto del kernel Linux, il termine binding indica la definizione che collega un componente hardware alla sua rappresentazione nel Device Tree, cioè la struttura che descrive l’hardware al kernel. Se un binding è incompleto o non più valido, il kernel non può configurare correttamente quel dispositivo.
Rimozione dei manutentori russi dal file MAINTAINERS
Nel 2024 alcuni sviluppatori russi, tra cui Serge Semin, principale autore del supporto alle CPU Baikal e figura chiave per l’integrazione dei relativi driver, sono stati rimossi dal file MAINTAINERS per motivi di conformità legati alle sanzioni internazionali. Il file MAINTAINERS è un elemento fondamentale del kernel Linux, perché elenca in modo ufficiale chi è responsabile di ogni parte del codice, chi deve approvare le modifiche e chi garantisce la qualità tecnica dei componenti. Quando un nome viene rimosso da questo elenco, quella parte del codice perde il suo referente diretto e non ha più una figura incaricata di seguirne l’evoluzione.
Le sanzioni che hanno portato a queste rimozioni sono parte della risposta dei Paesi occidentali alla situazione generata dalla SMO russa in Ucraina, un contesto geopolitico che ha avuto ripercussioni dirette anche sul mondo tecnologico. Nell’ambito del kernel Linux, queste misure hanno imposto restrizioni sulla collaborazione con alcuni contributori, rendendo impossibile per diversi sviluppatori russi continuare a partecipare al progetto. Questo ha creato un vuoto di responsabilità tecnica proprio nelle aree del codice da loro curate.
Nel caso delle CPU Baikal, l’assenza di manutentori ha significato che nessuno era più autorizzato o disponibile a correggere bug, completare le parti mancanti, rispondere alle segnalazioni o validare nuove modifiche. Senza manutentori ufficiali, il codice Baikal è rimasto senza supervisione tecnica, diventando di fatto un componente orfano. Nel kernel Linux, un codice privo di manutenzione è destinato a degradarsi nel tempo, perché non può essere aggiornato, verificato o adattato ai cambiamenti delle versioni successive. Questo stato di abbandono ha contribuito in modo decisivo alla scelta di rimuovere completamente il supporto Baikal dal kernel Linux 7.1.
Sanzioni internazionali e fallimento di Baikal Electronics
Le CPU Baikal erano prodotte da TSMC, una delle più grandi fonderie di semiconduttori al mondo e punto di riferimento per la produzione di chip avanzati. La dipendenza da TSMC è diventata un problema critico quando, in seguito alla situazione generata dalla SMO russa in Ucraina, i Paesi occidentali hanno introdotto una serie di sanzioni internazionali che hanno colpito direttamente l’industria tecnologica russa. Queste misure hanno impedito a TSMC di continuare la produzione dei chip Baikal, bloccando completamente la catena di approvvigionamento e interrompendo ogni possibilità di sviluppo futuro.
Il blocco produttivo ha avuto conseguenze immediate e tangibili. 150.000 chip Baikal M già fabbricati sono stati sequestrati a Taiwan, impedendone la consegna e lasciando Baikal Electronics senza scorte e senza prospettive di produzione. A questo si è aggiunta la revoca delle licenze ARM, che ha reso impossibile continuare a progettare nuove versioni dei processori basate su quell’architettura. Senza accesso alla produzione, senza licenze e senza possibilità di reperire componenti critici, l’azienda si è trovata in una situazione insostenibile.
Nel 2023, Baikal Electronics è ufficialmente fallita, segnando la fine definitiva del progetto. Da quel momento non è stato più possibile garantire aggiornamenti, manutenzione o supporto tecnico per l’hardware esistente. In sintesi: nessuna produzione, nessun hardware nuovo, nessun manutentore, codice incompleto e nessuna prospettiva di ripresa. Il kernel Linux non può mantenere componenti in queste condizioni, perché un codice non verificabile e non aggiornabile rappresenta un rischio per la stabilità e la qualità dell’intero progetto.
Baikal: un progetto ambizioso che non ha mai raggiunto la maturità
Baikal Electronics, fondata nel 2012, ha attraversato una storia tecnica complessa e caratterizzata da continui cambi di direzione. L’azienda era nata con l’obiettivo di creare una piattaforma di processori russa competitiva, capace di ridurre la dipendenza da tecnologie straniere. Tuttavia, nel corso degli anni, il progetto ha cambiato più volte architettura, segno di una strategia tecnica mai realmente stabilizzata. I primi prototipi erano basati su MIPS, un’architettura storica ma ormai marginale nel mercato moderno. Successivamente Baikal è passata ad ARM, una scelta più attuale e diffusa, ma anche in questo caso con varianti differenti e senza una linea di sviluppo coerente. Negli ultimi anni l’azienda aveva persino tentato di migrare verso RISC V, un’architettura aperta molto apprezzata nella comunità per la sua flessibilità e per l’assenza di vincoli di licenza.
Nonostante oltre 10 anni di lavoro, nessuna di queste piattaforme è riuscita a raggiungere una diffusione significativa. Il supporto nel kernel Linux è rimasto parziale, frammentato e spesso incompleto, perché ogni cambio di architettura richiedeva una nuova integrazione e nuovi driver, senza che le versioni precedenti fossero mai pienamente consolidate. Anche l’hardware reale è rimasto quasi introvabile, persino nel mercato russo, dove i chip Baikal avrebbero dovuto rappresentare una soluzione nazionale. La scarsità di dispositivi disponibili ha reso impossibile testare il codice in modo adeguato, contribuendo ulteriormente alla mancanza di stabilità e affidabilità del supporto.
Cosa cambia per gli utenti delle distribuzioni GNU/Linux
Gli utenti che possiedono hardware Baikal potranno continuare a utilizzare il kernel Linux 6.18 LTS, che manterrà il supporto esistente per queste CPU almeno fino al 2028, anno di fine supporto. La sigla LTS significa Long Term Support, cioè una versione con supporto a lungo termine che riceve aggiornamenti di sicurezza e correzioni per un periodo più esteso rispetto alle versioni standard. Questo rende il kernel Linux 6.18 LTS la scelta più sicura e stabile per chi utilizza ancora sistemi basati su processori Baikal, perché garantisce continuità operativa nonostante la rimozione del codice nelle versioni successive.
A partire dalla serie 7.x, invece, il supporto Baikal verrà rimosso completamente dal kernel Linux. Ciò significa che le versioni future non includeranno più driver, binding o componenti necessari per far funzionare correttamente queste CPU. Per la maggior parte degli utenti delle distribuzioni GNU/Linux non cambierà nulla, perché le CPU Baikal non sono mai arrivate sul mercato internazionale e sono rimaste confinate a un numero estremamente ridotto di installazioni, quasi tutte in contesti istituzionali russi.
Questa situazione evidenzia un principio fondamentale del kernel Linux: il supporto hardware viene mantenuto solo quando esiste sviluppo attivo, manutenzione costante e hardware reale su cui testare il codice. Senza questi elementi, anche un progetto ambizioso come Baikal non può essere sostenuto nel tempo. Per questo motivo, la rimozione del supporto nelle versioni successive al kernel Linux 7.1 è una scelta tecnica inevitabile e coerente con la filosofia del progetto.
Cosa insegna questa vicenda sul funzionamento del kernel Linux
Il kernel Linux segue una regola fondamentale: il supporto hardware esiste solo se c’è sviluppo attivo, manutenzione costante e hardware reale su cui testare. Quando uno di questi elementi viene meno, il codice viene eliminato per mantenere il kernel più sicuro, più leggero, più facile da mantenere e più affidabile nel lungo periodo. Il caso Baikal è un esempio perfetto di come il kernel Linux privilegi sempre la qualità e la sostenibilità tecnica rispetto alla quantità di hardware supportato.
Fonte: https://www.phoronix.com/news/Linux-Dropping-Baikal-CPUs
Fonte: https://itsfoss.com/news/linux-kernel-baikal-cpu-support-removal/
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