Bisogna navigare in modo Anonimo

By Peppe Labor

Nella RETE WEB i cacciatori di informazioni riservate sono nascosti e sempre pronti per “catturare” informazioni utili per poter guadagnare. Per cui “nascondersi” durante la navigazione può essere l’unico strumento per proteggere la nostra privacy.
Per fare questo non è necessario essere degli esperti hacker, basta conoscere gli strumenti giusti ed utilizzarli in modo lecito.
Il rispetto della privacy è argomento di varie discussioni. Nel web gira una grande quantità di dati personali, di cui alcuni gestiti in modo corretto e rispettoso secondo la legge, altri dati invece spesso finiscono in vendita all’interno di un mercato nero di vaste proporzioni, all’oscuro degli ignari utenti inesperti che credono che dopo essersi scollegati sia tutto finito.

Navigare in Internet è come camminare sulla sabbia


Dopo aver effettuato le ricerche oppure consultato dei siti di vari interessi, gli utenti meno esperti non sanno che durante la navigazione nel web vengono lasciate delle tracce, proprio come quando si cammina nella sabbia, queste possono ricondurre chiunque alla nostra persona.

I dettagli raccolti sono veramente tanti e non si limitano allo storico dei siti visitati. Dalle attività svolte nel web, si possono estrapolare le opinioni politiche, orientamenti religiosi, posizione sul territorio, preferenze di mercato, tipologia del dispositivo con cui ci siamo collegati e tante altre informazioni.

Quindi si può facilmente immaginare che se non ci proteggiamo come si deve, si rischia seriamente di diventare come libri aperti per chi con queste informazioni ci guadagna e prospera.

L’unico modo per non rischiare e mettersi al riparo è quello di navigare in modo anonimo.

Non serve essere degli hacker professionisti: l’anonimato in rete assume diverse forme che si differenziano in base al livello di protezione offerto.

Per dirla in modo affettuoso, navigare anonimi nel web, è come una calda coperta che avvolge e protegge.

Rendersi anonimi potrebbe sembrare scorretto, perché il fatto di rendersi irriconoscibili in Rete, viene spesso scambiato per un modo utile a smascherare qualcosa di illegale. Ipotesi che può sembrare lecita, ma la colpa non è mai dello strumento, bensì dall’uso che ne viene fatto.

Nascondersi per compiere atti contro la morale o contro la legge è un comportamento assolutamente da evitare e da condannare senza indugi.
Mentre servirsi dell’invisibilità per non mettere a rischio i nostri dati personali e il diritto alla riservatezza, è sacrosanto.

Possiamo utilizzare sia l’anonimato interno che quello esterno, nel primo caso no lasciamo tracce nel PC, evitando di registrare le preferenze di navigazione, i siti visitati e qualsiasi altra informazione collegata. Possiamo raggiungere questo traguardo utilizzando i soli strumenti del browser.

Nella seconda possibilità, cioè l’anonimato di tipo esterno, evitiamo di essere rintracciati dai servizi web. Navighiamo in Internet, ma nessuno può capire chi siamo. In questo caso, dobbiamo sfruttare programmi e sistemi specifici.

Applicando entrambe queste due forme di “invisibilità” possiamo raggiungere sicuramente un eccellente livello i protezione.

L’autostrada dell’informazione

Per capire al meglio come poter proteggere la propria riservatezza, è di fondamentale importanza comprendere cosa succede nel momento in cui viene effettuato un collegamento a Internet.

La connessione che viene fornita dal provider è il primo elemento che identifica la nostra presenza nel web.

Tutte le volte che ci colleghiamo, siamo marchiati (come le pecore o le mucche) con un indirizzo IP (internet protocol): che consiste in una serie di quattro sequenze numeriche suddivise da un punto.

L’IP equivale alla targa di una macchina, analizzandolo, si può arrivare alla posizione e all’intestatario della connessione.

Vi sono due tipi di IP: pubblico e locale

L’IP pubblico è quello con cui navighiamo nella Rete e che tutti possono vedere.

L’IP locale viene assegnato dal modem-router ai dispositivi di una rete locale ed è visibile esclusivamente nella LAN.

Ad esempio, per capire meglio cosa comporta il rilevamento dell’IP, proviamo ad effettuare un collegamento alla pagina: www.mio-ip.it, tale sito ci indica il nostro indirizzo pubblico, con relativi dettagli sul provider che fornisce il collegamento e la posizione del server usato per connettersi.

Inoltre con un clic su mappa, c viene fornita l’indicazione geografica, anche se non c’è nessun riferimento alla nostra via ne al numero civico, recuperare questi dettagli non è poi tanto complicato.

Le pagine web che abbiamo visitato rilevano l’IP e iniziano a ricevere i dettagli su software e dispositivi utilizzati per effettuare la navigazione.

In modo preciso, vengono forniti nome e versione di browser e sistema operativo, dopodiché inizia la fase in cui vengono inviati i famosi cookie.

Questi “biscottini” come da traduzione dall’inglese, hanno diversi “sapori”, cioè non tutti sono di cattivo gusto e quindi dannosi.

I cookie si dividono in tecnici e di profilazione, i primi sono innocui e indispensabili al corretto funzionamento dei portali web, mentre i secondi, sono quelli più pericolosi per la privacy: servono per la creare un profilo utente secondo le nostre preferenze.

Grazie alla raccolta di dati specifici, questi cookie vengono utilizzati da altri per rifilarci messaggi pubblicitari mirati.

In mezzo a questo continuo viavai d’informazioni, il browser inizia a prendere nota dei dettagli che permangono nella memoria del PC: cronologia di navigazione, cookie, file temporanei e altro.

Quindi come possiamo ben notare, la normale navigazione su Internet ci mette letteralmente a nudo.


continua………


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