Ubuntu 18.04 LTS: Canonical lancia un sondaggio.

By Matteo Gatti

ubuntu 18.04 lts

Che app volete di default volete in Ubuntu 18.04 LTS?

L’utente al centro di tutto’ è una regola che ogni sviluppatore dovrebbe seguire. Il team di Ubuntu è all’opera per la transizione Unity-Gnome che sarà completa con Ubuntu 17.10. Dopo aver lanciato nel mese di Maggio un sondaggio riguardo le GNOME extensions ora l’azienda vuole l’opinione della community circa le app da installare di default su Ubuntu 18.04 LTS.

Ubuntu 18.04 LTS: Canonical lancia un sondaggio.

Pensate che Chromium debba diventare il browser di default? Volete un IDE o un client IRC installati di default? E se sì, quali? Avete un’opinione sulla suite da ufficio da includere?

Qualunque sia la vostra opinione, questo è il momento giusto per comunicarla a Canonical. Per condividerla dovrete riempire la lista riportata sotto aggiungendo la vostra app preferita per ogni campo.

  • Web Browser:
  • Email Client:
  • Terminal:
  • IDE:
  • File manager:
  • Basic Text Editor:
  • IRC/Messaging Client:
  • PDF Reader:
  • Office Suite:
  • Calendar:
  • Video Player:
  • Music Player:
  • Photo Viewer:
  • Screen recording:

Per farlo cliccate qui: accederete all’apposito modulo Google creato da Canonical.

Potete anche suggerire più di un’app, l’importante è che lo facciate in ordine di preferenza, ad esempio:

  • Web Browser: Firefox, Chromium, Vivaldi.

Potete anche consigliare software non libero e non open-source indicandolo nella lista con la dicitura “non-free”.

Se non usate una desktop app per un certo servizio potete dire cosa state utilizzando (es. Gmail-web per le e-mail). Se invece non avete alcuna preferenza per una certa categoria lasciate il campo vuoto.

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L’articolo Ubuntu 18.04 LTS: Canonical lancia un sondaggio. sembra essere il primo su Lffl.org.

SQL Server 2017 arriva su Linux

By Matteo Gatti

sql server 2017

Microsoft rilascia la prima Release Candidate di SQL Server 2017.

Microsoft SQL Server è da anni la punta di diamante della presenza Microsoft nel mondo Enterprise. Più precisamente dal 1989, anno in cui uscì la prima versione per OS/2 e UNIX. Oggi, gran parte della piattaforma di sviluppo della casa di Redmond è profondamente legata a questo programma, insieme al framework .NET, ed è parzialmente responsabile del’ormai vastissima presenza di Windows nelle aziende.

Nella primavera 2016 Microsoft aveva manifestato l’intenzione di portare SQL Server su Linux e a Novembre è entrata a far parte della Linux Foundation come Platinum Member.

Da Novembre 2016 si sono susseguiti un serie di aggiornamenti e miglioramenti e pochi giorni fa SQL Server 2017 RC1 è stato reso disponibile a tutti gli utenti Windows, macOS, Linux e Docker.

SQL Server 2017 arriva su Linux

Per portare SQL su Linux è stata utilizzata una tecnologia sviluppata dalla Microsoft Research, Drawbridge, sul quale hanno lavorato per anni, che è una sorta di virtualizzazione pensata per il sandboxing.

La Release Candidate offre:

  • supporto all’autenticazione tramite Active Directory, tutti i client (Windows o Linux) joinati al dominio potranno autenticarsi su SQL, oppure con le stesse credenziali tramite Kerberos;
  • i dati trasmessi possono essere criptati tramite i protocolli TLS 1.2, 1.1 ed 1.0;
  • supporto per l’HA che si integrano con le soluzioni clustering native per Linux, come ad esempio Pacemaker;
  • adaptive query processing, per l’auto-tune dei database;
  • in-database analytics utilizzando Python o il linguaggio R, in modo parallelo e scalabile.

E’ possibile (per i partner Microsoft) registrarsi per l’Early Adoption Program (EAP) per poter testare e valutare questa release. Con questa grossa mossa di Microsoft gli utenti SQL non sono più legati ad un OS specifico.

La versione definitiva di SQL Server è attesa entro la fine dell’estate e potrà essere certamente installato su Red Hat Enterprise Linux, Ubuntu Linux, SUSE Linux Enterprise Server oltre a Windows e macOS.

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Creare un bridge con Network-Manager

By Alessandro Rendina

Trattare le macchine virtuali in articoli della lunghezza di due pagine stampate è complicato. L’argomento è vasto e necessiterebbe di continui approfondimenti. Questo articolo non tratta specificatamente le macchine virtuali, in realtà tratta le reti. Ma dopo aver configurato il bridge in questo modo sarà possibile “agganciargli” sia dispositivi virtuali, sia dispositivi reali a seconda delle proprie esigenze.
Come si è già detto, in primo luogo dobbiamo verificare che il nostro processore supporti la virtualizzazione, questo si può verificare cercando la voce “vmx” in /proc/cpuinfo per i processori Intel e “svm” in quelli basati su AMD.
Il modulo che deve essere caricato dal kernel si chiama “kvm”, c’è un secondo modulo che si chiama kvm_intel o kvm_amd a seconda del proprio processore. La maggioranza delle distribuzioni carica questi moduli all’avvio o automaticamente.
Per l’utilizzo di questo software è necessario avere i privilegi di root o un utente sudo, è possibile effettuare configurazioni con privilegi inferiori, ma questo va oltre lo scopo del nostro articolo.

Per l’installazione useremo una Fedora 25, in questo articolo installiamo solamente il software necessario, la configurazione delle macchine virtuali verrà trattata in altri articoli.

dnf install qemu-kvm libvirt virt-install bridge-utils
systemctl start libvirtd
systemctl enable libvirtd

Per creare il bridge useremo nmcli l’interfaccia a linea di comando di network-manager:

# aggiungiamo il bridge
nmcli c add type bridge autoconnect yes con-name br0 ifname br0

significato delle opzioni (man nmcli e man nm-settings):

  • c, con, connection: nm salva le configurazioni di rete come “connection”. Le “connection” descrivono come creare o connettersi ad una rete.
  • add: crea una nuova connessione utilizzando le proprietà specificate.
  • type bridge: specifica il tipo di connessione
  • autoconnect yes: la connessione deve essere effettuata automaticamente appena la risorsa diventa disponibile.
  • con-name br0: nome della nuova connessione
  • if-name br0: il nome dell’interfaccia di rete

# impostiamo l’indirizzo IP
nmcli c mod br0 ip4 192.168.10.10/24 ipv4.method manual

significato delle opzioni:

  • mod, modify: aggiunge, modifica o rimuove proprietà nel profilo della connessione. La proprietà è specificata subito dopo, nel caso specifico, br0.
  • ip4, ipv4.addresses: array di indirizzi di rete.
  • method: l’indirizzo viene impostato manualmente.

# impostiamo il gateway
nmcli c mod br0 gw4 192.168.10.1

significato delle opzioni:

  • gw4, ipv4.gateway: gateway

# impostiamo il DNS:
nmcli c mod br0 ipv4.dns 192.168.10.1

significato delle opzioni:

  • ipv4.dns: dns

# cancelliamo le impostazioni attuali della scheda di rete (ho scelto eth0)
nmcli c del eth0

significato delle opzioni:

  • del, delete: cancella una connessione configurata

# aggiungiamo l’interfaccia come membro del bridge
nmcli c add type bridge-slave autoconnect yes con-name eth0 ifname eth0 master br0

significato delle opzioni:

  • bridge-slave: si aggancia al bridge
  • master: nome del dispositivo master

effettuate un reboot e verificate che il bridge sia operativo lanciando “ip addr”.

Network-Manager è un software complesso e di livello molto alto. Ha una montagna di opzioni e quando si comincia a comprenderlo diventa come un coltellino svizzero. Difficile farne a meno.
Con questo articolo spero di aver risposto alla domanda di jboss, se ho dimenticato qualcosa scrivetelo nei commenti diventerà uno spunto per il prossimo articolo.
Non pretendo di essere completo ed esaustivo, anzi, preferisco dimenticare qualcosa e lasciare che la mente di chi legge cominci a lavorare per cercare la soluzione.

Come velocizzare Opensuse.

By noreply@blogger.com (Ubuntu Software Libero)

Opensuse
Ecco come velocizzare Opensuse.

In questo articolo parleremo di velocizzare Opensuse, come procedere?:

Un metodo veloce e semplice da utilizzare è la SSD, con questo non ci dovrebbero essere molti problemi per quanto riguarda la velocità.

Con la SSD su Opensuse possiamo ottimizzarla vediamo come fare:

Intanto dato che ci sono troppi log, spostiamo il robe in tmpfs:

vi /etc/fstab

Per di più aggiungiamo:

discard,noatime,nodiratime

nella partizione ext4 dove venga in modo di questo tipo:

/dev/disk/by-id/ata-SATA_SSD_2266071C084B00008221-part1 / ext4 acl,user_xattr,discard,noatime,nodiratime 1 1

procediamo sotto:

tmpfs /tmp tmpfs defaults,noatime,mode=1777 0 0
tmpfs /var/spool tmpfs defaults,noatime,mode=1777 0 0
tmpfs /var/tmp tmpfs defaults,noatime,mode=1777 0 0
tmpfs /var/log tmpfs defaults,noatime,mode=1777 0 0

adesso tocca modificare il rc.local, che in opensuse viene chiamato:

/etc/init.d/boot.local

vi /etc/init.d/boot.local

dove viene ad ricreare le stesse directory di /var/log sennò viene bloccata il logging.

ed aggiungere:

for dir in ConsoleKit YaST2 cups hp journal krb5 news samba zypp ; do
if [ ! -e /var/log/$dir ] ; then
mkdir /var/log/$dir
fi
done

In pratica editare grub (con Yast) ed aggiungere, dopo lo plash=silent quiet showopts anche

elevator=noop

con questo procedimento dovrebbe andare già bene.

Se no potete anche creare una RamDisk come fare:

Intano apriamo il tmpfs ed uinserire:

mkdir /ramdisk
mount -t tmpfs none /ramdisk -o size=256m

Con questo procedimento avremo installato la Ramdisk.

Per finire se vogliamo vedere il rilascio Leap della distribuzione Opensuse consultare il sito:



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Nicola Barboni