Firefox in crisi: la quota di mercato crolla al 3,34% e l’Antitrust rischia di accelerarne la fine

Firefox in crisi: la quota di mercato crolla al 3,34% e l'Antitrust rischia di accelerarne la fine

Il browser Firefox, storicamente simbolo di un Web indipendente e aperto, sta attraversando una fase critica. Secondo gli ultimi dati di StatCounter, a luglio 2026 la sua quota di mercato globale è scesa al 3,34%, un crollo drastico rispetto al 30,17% del 2009. Ancora più preoccupante è la situazione su dispositivi mobili, dove Firefox registra solo lo 0,67%, un valore quasi irrilevante in un mondo dominato da Chrome e dai browser basati su Chromium.

Ma il problema non è solo la concorrenza di Google. Le recenti misure antitrust negli Stati Uniti, volte a smantellare il monopolio di Google nei servizi di ricerca, rischiano di colpire anche Mozilla, l’organizzazione no-profit che sviluppa Firefox. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) sta valutando soluzioni drastiche, come la cessione forzata di Chrome o il blocco degli accordi commerciali che finanziano anche Firefox. Paradossalmente, queste misure potrebbero accelerare la fine del motore Gecko, l’unica alternativa indipendente a Blink e WebKit.

Il crollo di Firefox: dati e cause

Dati allarmanti: dal 30% al 3,34% in 17 anni

Nel 2009, Firefox era il secondo browser più diffuso al mondo, con una quota di mercato globale del 30,17%. Oggi, quella percentuale è crollata al 3,34%, un declino costante che non risparmia neppure il segmento desktop, dove la quota è passata dal 30,48% al 6,51%. Su mobile, la situazione è ancora più drammatica: Firefox non è mai decollato, si è fermato a 0,67%, un valore che lo rende quasi invisibile in un mercato dominato da Chrome e Safari.

Le cause del declino

Il calo di Firefox non è imputabile solo al monopolio di Chromium e Google. Le scelte strategiche di Mozilla hanno giocato un ruolo chiave:

  • Inseguimento dei trend a discapito delle funzionalità core: Mentre gli utenti storici chiedevano prestazioni del motore Gecko, ottimizzazioni e il ripristino di funzionalità classiche, Mozilla ha investito risorse in progetti collaterali come funzionalità di intelligenza artificiale integrate, Pocket, Mozilla VPN e sperimentazioni con il Fediverse (poi abbandonate).
  • Divario prestazionale e di compatibilità: Con Chromium diventato lo standard de facto del Web, molti sviluppatori testano i propri siti solo su Blink e V8. Firefox si trova così a dover rincorrere costantemente la compatibilità, proprio come accadde a Opera ai tempi del motore Presto.
  • Assenza sul mobile: Senza una presenza solida su Android e iOS, dove il traffico web mondiale è dominato dagli smartphone, un browser non può sopravvivere a lungo. Nonostante i recenti progressi, come l’introduzione dell’Ad Blocker nativo su Firefox per iPhone, la strada per recuperare terreno è ancora lontana dall’essere percorsa.
  • Dipendenza economica da Google: L’accordo che imposta Google come motore di ricerca predefinito finanzia la maggior parte dei ricavi di Mozilla, creando un paradosso strutturale. Se l’Antitrust dovesse bloccare questi accordi, Mozilla perderebbe una fonte di finanziamento vitale.

L’Antitrust contro Google: un rischio per Firefox

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) sta portando avanti una causa storica contro Google per smantellare il suo monopolio nei servizi di ricerca. Tra le proposte più drastiche ci sono:

  • La cessione forzata di Chrome, costringendo Google a vendere il proprio browser.
  • Il blocco degli accordi commerciali che impongono Google come motore di ricerca predefinito in cambio di pagamenti.

Queste misure, però, rischiano di avere conseguenze disastrose per Mozilla. Il modello economico di Firefox si basa proprio su questi accordi: oltre l’80% dei ricavi di Mozilla proviene dai contratti con Google e altri motori di ricerca. Senza queste entrate, Mozilla non avrebbe le risorse per sviluppare Firefox e sostenere la privacy e la sicurezza degli utenti.

Il fallimento dell’esperimento con Yahoo

Nel 2014, Mozilla tentò di favorire la concorrenza sostituendo Google con Yahoo come motore di ricerca predefinito negli Stati Uniti. Tuttavia, l’iniziativa fallì: gli utenti preferivano Google, e nel 2017 l’accordo fu ripristinato. Questo episodio dimostra quanto sia difficile per Mozilla diversificare le proprie fonti di reddito senza compromettere l’esperienza utente.

Il motore Gecko: l’ultima speranza per un Web libero

Il vero rischio non è solo la scomparsa di Firefox come applicazione, ma la fine del motore Gecko, l’architettura tecnica che lo alimenta. Nel 2013, esistevano cinque motori di rendering indipendenti. Oggi ne rimangono solo tre:

  • Blink (Google), usato da Chrome, Microsoft Edge, Brave, Opera e Vivaldi.
  • WebKit (Apple), limitato all’ecosistema iOS e macOS.
  • Gecko (Mozilla), l’unico motore multipiattaforma e libero in grado di sfidare il dominio di Blink.

Anche un colosso come Microsoft ha abbandonato il proprio motore (Trident) nel 2019 per passare a Blink. Se Gecko dovesse sparire, il Web sarebbe dominato da un’unica tecnologia, con gravi conseguenze per l’interoperabilità e la libertà degli utenti.

Le conseguenze delle misure Antitrust

Le proposte dell’Antitrust rischiano di privare Mozilla delle risorse necessarie per competere con i giganti tecnologici. Secondo Mozilla, bloccare i pagamenti per la distribuzione di Google come motore predefinito non farebbe che consolidare il monopolio di Chromium, eliminando l’unica alternativa indipendente.

Invece di favorire la concorrenza, queste misure potrebbero semplicemente trasferire quote di mercato da un gigante all’altro, lasciando gli utenti senza una vera opzione indipendente. Per questo, Mozilla ha chiesto alle autorità di calibrare i rimedi antitrust in modo da punire le pratiche monopolistiche di Google senza distruggere i progetti open-source e la pluralità di motori di rendering che garantiscono la libertà del Web.

Conclusione: Quale futuro per Firefox e il Web libero?

Il crollo di Firefox non è solo un problema per Mozilla, ma per l’intero ecosistema del Web. Se Firefox dovesse sparire, la dominanza tecnologica di Chromium diventerebbe definitiva, e il Web sarebbe controllato da pochi colossi tecnologici.

Gli utenti che sostengono Firefox non lo fanno perché lo considerano il miglior browser in assoluto, ma perché rappresenta un valore: quello di un Web libero, aperto e indipendente. Con una quota desktop scesa sotto il 4%, la sopravvivenza di Gecko è diventata una questione critica.

Se Firefox non riuscirà a invertire la tendenza, il Web come lo conosciamo potrebbe cambiare per sempre, con conseguenze irreversibili per la privacy, la sicurezza e la libertà degli utenti.

Fonte: https://gs.statcounter.com/browser-market-share
Fonte: https://gs.statcounter.com/browser-market-share/desktop
Fonte: https://gs.statcounter.com/browser-market-share/mobile
Fonte: https://blog.mozilla.org/press/2014/11/yahoo-and-mozilla-form-strategic-partnership/
Fonte: https://blog.mozilla.org/en/firefox/firefox-features-google-as-default-search-provider-in-the-u-s-canada-hong-kong-and-taiwan/
Fonte: https://techcrunch.com/2017/11/14/mozilla-terminates-its-deal-with-yahoo-and-makes-google-the-default-in-firefox-again/
Fonte: https://www.laseroffice.it/blog/2025/03/12/la-risposta-di-mozilla-alle-misure-del-dipartimento-di-giustizia-degli-stati-uniti-contro-google/

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