LXD 6.10 LTS: registri delle immagini, replica Ceph RBD e nuova dashboard web

LXD 6.10 LTS: registri delle immagini, replica Ceph RBD e nuova dashboard web

LXD è un moderno gestore di container di sistema e macchine virtuali, sviluppato da Canonical, l’azienda che cura anche la distribuzione GNU/Linux Ubuntu. Progettato per offrire un ambiente sicuro, scalabile e leggero, LXD consente di gestire carichi di lavoro in modo semplice ed efficiente, sia su un singolo laptop sia su migliaia di istanze in un data center.

Il progetto è nato nel 2014 come evoluzione delle tecnologie consolidate di LXC (Linux Containers) per i container e QEMU per le macchine virtuali, con l’obiettivo di offrire isolamento, sicurezza e prestazioni elevate. La sua architettura image-based permette di avviare container o macchine virtuali in pochi secondi, sfruttando repository software pubblici o privati per la distribuzione delle immagini.

Il progetto funziona nativamente su sistemi operativi GNU/Linux e viene distribuito principalmente tramite Snap, garantendo aggiornamenti rapidi e un ambiente uniforme su tutte le principali distribuzioni. Su macOS e Windows sono disponibili i client LXC per amministrare da remoto un server LXD, mentre l’esecuzione locale di container o macchine virtuali resta possibile solo su GNU/Linux.

LXD si integra con strumenti e piattaforme di orchestrazione e automazione come OpenStack e Terraform, e può essere utilizzato in ambienti che includono Kubernetes, pur non essendo un runtime Kubernetes. Questa versatilità ne consente l’adozione in contesti eterogenei, dallo sviluppo locale alla gestione di infrastrutture cloud scalabili.

L’applicazione si rivolge a un pubblico eterogeneo: utenti privati che desiderano sperimentare ambienti isolati sul proprio computer, aziende che necessitano di infrastrutture di virtualizzazione scalabili e sicure, e sviluppatori che cercano strumenti per creare, testare e distribuire ambienti riproducibili. Grazie a funzionalità come il clustering, la replica per il disaster recovery (l’insieme delle procedure per ripristinare i sistemi dopo un guasto grave) e l’integrazione con protocolli di rete avanzati, LXD è adatto tanto a installazioni domestiche quanto a data center di grandi dimensioni.

LXD è open source e distribuito con licenza libera AGPLv3 (GNU Affero General Public License versione 3), un modello copyleft che impone la condivisione del codice modificato anche quando il software viene utilizzato tramite rete. Si rivolge a sviluppatori, amministratori di sistema e aziende che necessitano di una piattaforma di virtualizzazione performante e flessibile.

La nuova versione stabile LXD 6.10 LTS è stata rilasciata l’8 ottobre 2026 e distribuita progressivamente a partire dal 19 ottobre 2026 sui canali Snap 6/stable e latest/stable. Si tratta della 6ª versione LTS (Long Term Support) ovvero con supporto a lungo termine e della prima della serie 6, destinata all’uso in produzione con 5 anni di supporto standard fino a giugno 2031, estendibile fino al 2036 tramite il servizio Ubuntu Pro. La precedente versione stabile della serie regolare è LXD 6.9, rilasciata nel giugno 2026, mentre l’ultimo ramo LTS precedente è LXD 5.21.8 LTS.

Novità in LXD 6.10 LTS

LXD 6.10 LTS consolida tutte le funzionalità introdotte nella serie 6, aggiungendo miglioramenti sostanziali in ambito archiviazione, rete, disaster recovery, sicurezza e interfaccia web. Di seguito sono illustrate le principali novità.

Registri delle immagini

LXD introduce i registri delle immagini, ovvero un elenco centralizzato e unificato delle fonti da cui è possibile scaricare le immagini dei sistemi operativi. I client specificano ora un registro quando richiedono il download di un’immagine al demone LXD (il processo in background che gestisce il servizio). I progetti, cioè le partizioni logiche che isolano gruppi di istanze, possono limitare i download alle sole fonti autorizzate tramite la nuova chiave di configurazione restricted.registries. Sono supportati anche altri cluster LXD come fonti di immagini, attraverso i collegamenti tra cluster, oltre ai server Simple Streams, un protocollo per la distribuzione di immagini. Un livello di compatibilità garantisce il funzionamento dei client meno recenti durante la transizione.

Tracciamento persistente dei blocchi modificati per i volumi delle macchine virtuali

I volumi a blocchi delle macchine virtuali supportano ora il tracciamento persistente dei blocchi modificati (CBT: Changed Block Tracking, tracciamento dei blocchi modificati). LXD sfrutta le mappe di bit “sporche” di QEMU (l’emulatore e virtualizzatore che gestisce le macchine virtuali) e le interfacce di esportazione NBD per registrare quali blocchi del disco cambiano tra un’istantanea (copia dello stato di un sistema in un dato momento) e l’altra. Gli strumenti di backup esterni possono così scaricare solo i blocchi alterati anziché l’intera immagine del disco, riducendo sensibilmente i tempi di backup, la larghezza di banda occupata e lo spazio di archiviazione necessario. Canonical segnala però che si tratta di una funzionalità in anteprima, da non attivare in ambienti di produzione.

Replicazione Ceph RBD e volumi personalizzati

I replicatori per il disaster recovery supportano ora il mirroring asincrono dello storage Ceph RBD (RADOS Block Device, il sistema di archiviazione a blocchi distribuito di Ceph). Quando si replicano le istanze di un progetto ospitate su pool Ceph, LXD si appoggia alle funzionalità di mirroring native di Ceph invece di eseguire trasferimenti di blocchi in spazio utente, gestendo automaticamente la promozione e la retrocessione dei volumi in caso di failover (il passaggio automatico a un sistema di riserva in caso di guasto). Inoltre, con la nuova modalità all-exclusive, anche i volumi di archiviazione personalizzati collegati esclusivamente a un’istanza vengono trasferiti automaticamente durante migrazione e replica, insieme alle relative istantanee.

Metriche di monitoraggio per il disaster recovery

Sono state aggiunte metriche dedicate per Prometheus (il noto sistema di monitoraggio) e il tracciamento dell’obiettivo del punto di ripristino (RPO: Recovery Point Objective, la quantità massima di dati che ci si può permettere di perdere in caso di guasto). I nuovi indicatori mostrano in tempo reale lo stato di salute della replicazione e l’età dell’istantanea più vecchia replicata.

Collegamenti tra cluster unidirezionali e pubblici

L’API dei collegamenti tra cluster supporta ora relazioni unidirezionali: un cluster locale può autenticarsi presso un cluster remoto consumando un token di fiducia emesso da quest’ultimo, senza che il remoto possa riconnettersi in modo inverso. Questo si adatta a topologie di rete con firewall o regole di ingresso a senso unico. I collegamenti possono inoltre puntare a cluster pubblici o in sola lettura senza autenticazione tramite certificato, verificando l’endpoint remoto attraverso l’ancoraggio dell’impronta digitale del certificato TLS: un meccanismo che garantisce l’autenticità della controparte durante una creazione in due fasi.

Controlli di salute per i bilanciatori di carico OVN

I pool di backend dei bilanciatori di carico OVN (Open Virtual Network, la soluzione di rete virtuale distribuita) supportano ora i controlli di salute attivi. Gli amministratori possono configurare intervallo, timeout e soglie di successi o fallimenti consecutivi, e ispezionare lo stato di salute delle istanze backend tramite la nuova API dedicata.

Nuovi supporti per lo storage aziendale

Il driver Pure Storage FlashArray aggiunge il trasporto Fibre Channel, con le modalità SCSI over Fibre Channel (pure.mode=scsi/fc) e NVMe over Fibre Channel (pure.mode=nvme/fc), complete di scoperta automatica degli identificatori WWPN (World Wide Port Name, l’indirizzo univoco di una porta Fibre Channel). Il driver Dell PowerStore supporta invece NVMe over TCP e NVMe over Fibre Channel, con NVMe/TCP come modalità predefinita per i nuovi pool di archiviazione.

Sicurezza e gestione delle identità

Numerosi miglioramenti riguardano la gestione delle identità e dei permessi: un nuovo endpoint API espone i gruppi effettivi di un’identità, unendo i gruppi di autorizzazione diretti con quelli mappati dal provider di identità OIDC (OpenID Connect, il protocollo di autenticazione basato su OAuth 2.0). Le credenziali riportano ora la data di scadenza (expires_at) per certificati TLS (Transport Layer Security, il protocollo crittografico per le comunicazioni sicure) e token, agevolando la rotazione proattiva. Inoltre, le identità basate su token nascono in uno stato “in attesa” fino all’emissione effettiva del token, chiarendo il ciclo di vita degli accessi.

Operazioni durevoli e nuovo endpoint di stato

Una nuova classe di operazioni durevoli conserva il proprio stato nel database del cluster: se il nodo che esegue l’operazione va offline, questa viene ripresa automaticamente sul leader del cluster una volta scaduti i timeout di rilevamento. È inoltre disponibile un endpoint dedicato GET /1.0/state per ispezionare rapidamente lo stato del server e dei pool di archiviazione, utilizzabile solo in modalità autonoma (non in cluster).

Altri miglioramenti tecnici

Per le GPU NVIDIA in modalità MIG (Multi-Instance GPU, la tecnologia che suddivide una GPU fisica in più istanze isolate), il passthrough (l’assegnazione diretta di un componente hardware a una macchina virtuale) passa alla Container Device Interface (CDI), abbandonando i meccanismi legacy. Oltre a questo, la versione introduce diversi altri perfezionamenti:

  • Le operazioni riportano ora il numero di operazioni figlie generate, evitando query ricorsive, e i loro endpoint di attesa restituiscono il codice di errore in caso di fallimento.
  • Le macchine virtuali registrano il numero massimo di vCPU (CPU virtuali) configurate, consentendo la migrazione a caldo tra membri del cluster con numeri di core differenti.
  • Sul fronte del packaging Snap, QEMU sale alla versione 10.2.1, LXC e LXCFS passano alla versione 7.0.0 LTS, ZFS viene aggiornato alle versioni 2.2.11, 2.3.9 e 2.4.4 e il firmware EDK2 include varianti con e senza Secure Boot.
  • Per compilare dai sorgenti è ora richiesta la versione 1.27.1 del linguaggio Go.

Rinnovata interfaccia web

L’interfaccia web si arricchisce di un nuovo cruscotto che riassume a colpo d’occhio istanze, progetti, stato del cluster con utilizzo di CPU e memoria, uso dei pool di archiviazione, avvisi recenti e permessi effettivi. La gestione delle identità guadagna una pagina profilo dedicata, la creazione di token dal pannello e la modifica tramite riquadro laterale. I profili possono essere copiati e aggiornati tra progetti, l’esploratore file delle istanze permette caricamenti e creazione di cartelle, e la ricerca supporta query chiave=valore. Migliori accessibilità, esperienza su mobile e aiuti contestuali completano il quadro, insieme a numerose correzioni di errori riguardanti migrazione delle macchine virtuali, avvio di sistemi Windows come ospiti, gestione dello storage e affidabilità del cluster.

Cambiamenti incompatibili e problemi noti

Sono state rimosse le opzioni legacy di configurazione NVIDIA a livello di istanza (nvidia.runtime e correlate), sostituite dalla CDI: le opzioni esistenti vengono ripulite automaticamente al momento dell’aggiornamento del demone.

È stata inoltre eliminata la funzionalità di “risanamento del cluster” (cluster healing), che evacuava automaticamente i membri non responsivi, per evitare perdite accidentali di quorum (la maggioranza necessaria perché un cluster prenda decisioni valide) durante interruzioni di rete temporanee.

Da segnalare infine un problema noto con il passthrough GPU su Ubuntu Core 26 e un’incompatibilità con gli strumenti userspace di Ceph più recenti della versione 20.2.4 (tentacle) o 19.2.6 (squid).

Download e Riferimenti

LXD è distribuito principalmente tramite il formato Snap, essendo un prodotto di Canonical/Ubuntu, che ne semplifica l’installazione e l’aggiornamento. Per installare LXD su sistemi che supportano Snap, è possibile utilizzare il comando da Terminale:

sudo snap install lxd --channel=6/stable

L’aggiornamento arriva automaticamente a chi usa già il pacchetto Snap, il rilascio progressivo su latest/stable è già in corso.

Per le distribuzioni GNU/Linux che non supportano Snap, è possibile installare LXD tramite i repository software ufficiali della propria distribuzione o utilizzando i binari precompilati. Per ulteriori dettagli tecnici, configurazioni avanzate o esempi pratici, è possibile consultare la documentazione ufficiale di LXD, che fornisce una panoramica completa delle funzionalità, delle API e delle best practice per l’utilizzo dell’applicazione.

Alla pagina del changelog (registro delle modifiche) della nuova versione LXD 6.10 su GitHub sono disponibili i file per il download nei diversi formati. Oltre ai binari precompilati di LXD per GNU/Linux nelle architetture x86_64 e aarch64, sono presenti anche gli archivi compressi in formato tarball e il codice sorgente. Sono inoltre disponibili i binari del client LXC per macOS e Windows, utili per amministrare da remoto un server LXD, ma non consentono l’esecuzione locale di container o macchine virtuali su tali sistemi operativi.

Riferimenti Ufficiali

La documentazione completa per l’installazione e la configurazione iniziale si trova nella guida ufficiale.

Per approfondire le novità introdotte in LXD 6.10 LTS, è possibile consultare l’annuncio ufficiale pubblicato da Mark Laing sul forum Discourse di Ubuntu e le note tecniche dove trovare una panoramica completa di tutte le modifiche introdotte, tra cui correzioni di bug, miglioramenti minori e aggiornamenti delle dipendenze, elementi particolarmente utili per sviluppatori e amministratori di sistema che desiderano valutare l’impatto dell’aggiornamento. Chi desidera confrontare le funzionalità introdotte dalla serie precedente può invece consultare le note di rilascio del ramo LXD 5.21 LTS.

Fonte: https://canonical.com/lxd
Fonte: https://discourse.ubuntu.com/t/lxd-6-10-0-lts-has-been-released/89062
Fonte: https://canonical.com/lxd/docs/latest/reference/release-notes/6/release-notes-6.10.0/
Fonte: https://github.com/canonical/lxd/releases/tag/lxd-6.10.0
Fonte: https://www.linuxadictos.com/lxd-6-10-lts-llega-con-nuevos-registros-de-imagenes-y-mejoras-para-maquinas-virtuales.html
Fonte: https://linuxiac.com/lxd-6-10-container-virtual-machine-manager-released-as-new-lts/

Visited 1 times, 1 visit(s) today
Se vuoi sostenermi, puoi farlo acquistando qualsiasi cosa dai diversi link di affiliazione che ho nel mio sito o partendo da qui oppure alcune di queste distribuzioni GNU/Linux che sono disponibili sul mio negozio online, quelle mancanti possono essere comunque richieste.

Se ti senti generoso, puoi anche donarmi solo 1€ o più se vuoi con PayPal e aiutarmi a continuare a pubblicare più contenuti come questo. Grazie!

Hai dubbi o problemi? Ti aiutiamo noi!

Se vuoi rimanere sempre aggiornato, iscriviti al nostro canale Telegram.
Se vuoi ricevere supporto per qualsiasi dubbio o problema, iscriviti alla nostra community Facebook o gruppo Telegram.
Cosa ne pensi? Fateci sapere i vostri pensieri nei commenti qui sotto.
Ti piace quello che leggi? Per favore condividilo con gli altri.
Amazon Music
Scopri le ultime offerte per dischi ssd su Acquista su Amazon
Scopri le ultime offerte per memorie RAM DDR su Acquista su Amazon
Scopri le ultime offerte per Chromebook su Acquista su Amazon
Scopri le ultime offerte per Raspberry su Acquista su Amazon

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.