*GUIDA*: Rimuovere in un click malware da Chrome!

By Salvo Cirmi (Tux1)

L’ennesimo mio antico articolo appena revisionato che dovevo assolutamente mostrarvi (perfettamente attuale).

Uno dei miei (e probabilmente anche per voi) temuti problemi, che mi hanno portato spesso e volentieri direttamente alla formattazione e al ripristino dell’intero PC è sicuramente l’insidioso malware che si infiltra su Chrome grazie ad alcuni programmi magari che ci dovrebbero aiutare nel mondo quotidiano ma, che al momento della loro installazione, includono (senza che si possano deselezionare dall’installar stesso) software di tipo “malware” o “adware” su Google Chrome. Vediamo come eliminarlo!

Di quale malware parliamo?

Parliamo di quei programmi dannosi che, pur di guadagnare soldi tramite pubblicità, tramite visualizzazioni ecc. costringono il vostro browser a reindirizzamenti, caricamenti continui o tramite altri indirizzi, proxy e quant’altro. Ma c’è un tool, creto direttamente da Google per risolvere questa situazione (testato personalmente per lo stesso motivo!).

Quale tool? Come risolvo?

A) Scaricate Chrome Cleanup Tool da qui;

B) Eseguitelo e vi apparirà una schermata di scansione. Se avete programmi malware, vi comparirà “Trovato 1 (o 2 o 3 ecc) programma ecc“. Nel mio caso, dopo la pulizia (si, avevo un malware!), spunta:

C) Per finire, cliccate su continua e vi si aprirà Chrome, proponendovi il ripristino del browser per eliminare il “virus” che vi fa aprire tante pubblicità:

D) Cliccate su Ripristina e avete finito. L’operazione non cancellera i vostri preferiti, solo cookie, pagina iniziale et similia.

Qualche esempio di indirizzi dannosi?

Generalmente, i più diffusi e dannosi reinidirizzamenti (nella lista c’è anche il mio ex malware) comprendono:

  • Babylon.com
  • V9.com
  • Qvo6.com
  • search.conduit.com
  • istartsurf.com
  • istart.webssearches.com
  • Delta Search

NOTA: Babylon non è un malware, semplicemente un reindirizzamento.

Come bloccare l’invio dati a Microsoft su Windows 10!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Su Windows 10 i miglioramenti software sono veramente all’ordine del giorno. Enormi differenze, in positivo, rispetto alle vecchie versioni. Tuttavia c’è un però. La vostra privacy, purtroppo, è a rischio, dato che Windows 10 nel contratto con l’utente specifica che può tranquillamente ricevere dati dal vostro PC. E windows 10 è nato anche per trasmetterli. Di conseguenza, rimediamo subito preservando la nostra privacy con un programmino!

Come proteggo i miei dati?

Ci sarebbero diversi metodi, ma ve ne consigliamo, per semplicità e completezza, uno molto particolare: Destroy Windows Spying. Il suo utilizzo è veramente da nabbi e ve lo illustriamo subito.

1) Scaricate Destroy Windows Spying da qui;

2) Scompattatelo e apritelo: si aprirà così:

3) Prevenite che le vostre informazioni personali vengano trasmesse ai server Microsoft cliccando sul pulsante Remove Windows 10 Spying. Compariranno tutta una serie di scritte, che andranno ad aggiungere indirizzi al file hosts di Windows (oltre che effettuare modifiche al registro di sistema) in maniera da bloccare le comunicazioni inutili dei vostri dati a Microsoft.

Tutto qui. Per dubbi e informazioni scrivete sul Forum!

Speedtest da teminale in Linux con Testspeed

By edmond

Speedtest da teminale in Linux con Testspeed

Speedtest da teminale in Linux con Testspeed

Qualche tempo fa avevo scritto un post su come effettuare uno speedtest da terminale, utilizzando speedtest-cli. Adesso utilizzo anche un’altro programmino in python, che si chiama Testspeed. Anche questo si appoggia a speedtest.net.

Installazione:

$ sudo apt-get install python-lxml python-argparse
$ git clone git://github.com/Janhouse/tespeed.git
$ cd tespeed
$ git submodule init
$ git submodule update

Utilizzo:

$ cd tespeed/
$ ./tespeed.py

per una lista di server disponibili utilizzare:

$ ./tespeed.py -ls
edmond@debianbox:~/tespeed$ ./tespeed.py -ls
Getting ready
Printing CSV formated results to STDOUT.
Loading speedtest configuration...
IP: 151.66.XXX.XXX; Lat: 45.626800; Lon: 9.053600; ISP: WIND
Loading server list...
1. http://speedtest.siportal.it/speedtest/ (SIPORTAL SRL, Milano, Italy) [23.02 km]
2. http://speedtest.cheapnet.it/speedtest/ (CWNET, Milan, Italy) [23.54 km]
3. http://speedtestmi1.telecomitalia.it/speedtest/ (Telecom Italia S.p.A., Milan, Italy) [23.54 km]
4. http://speedtest-mi.tre.it/speedtest/ (H3G, Milan, Italy) [23.54 km]
5. http://spd-pub-mi-01-01.fastwebnet.it/ (Fastweb SpA, Milan, Italy) [23.54 km]
6. http://speedtest.vodafone.it/speedtest/speedtest/ (Vodafone IT, Milan, Italy) [23.54 km]
7. http://sp.joinconferencing.com/speedtest/ (Join srl, Milan, Italy) [23.54 km]
8. http://speedtest-roz.italiaonline.it/speedtest/ (ItaliaOnline, Milan, Italy) [23.54 km]
9. http://79.171.160.66/speedtest/speedtest/ (Linkem SPA, Milan, Italy) [23.54 km]
10. http://speedtest.cdlan.it/speedtest/ (CDLAN S.R.L., Milan, Italy) [23.54 km]

per utilizzare il server vodafone:

$ ./tespeed.py http://speedtest.vodafone.it/speedtest/speedtest/

Speedtest da teminale in Linux con Testspeed

enjoy

L’articolo Speedtest da teminale in Linux con Testspeed sembra essere il primo su Edmond’s Weblog.

Come attivare la modalità Low Graphics su Ubuntu e aumentare le prestazioni

By Marco Giannini

Unity si sa non è mai stato un ambiente desktop leggero. Per andare incontro agli utenti, sopratutto quelli che virtualizzano il sistema, è stata recentemente introdotta una nuova modalità all’interno di Ubuntu 16.04.1 LTS (e versioni successive) che consente di ridurre animazioni, trasparenze e qualche altro parametro e rendere l’esperienza utente più fluida e piacevole anche su macchine datate (come la mia).
Vediamo dunque come attivare la Low Graphics Mode di Ubuntu e velocizzare il sistema.
La prima cosa da fare è quella di installare CompizConfig Settings Manager, il tool di Compiz che ci consente di smanettare nelle impostazioni di Compiz.
Per farlo vi basterà dare da terminale


sudo apt install compizconfig-settings-manager

Una volta fatto avviamo il programma appena installato cercandolo in Unity.
Clicchiamo su Ubuntu Unity Plugin

e spuntiamo la voce Enable Low Graphics Mode.

Non appena fatto noterete subito un cambio nella barra di Unity che da trasparente diventerà opaca, segno che la modalità è stata attivata.
Bene, ora fate qualche prova e provate ad avviare il launcher di Unity o a lavorare un po’ con il PC. Su macchine datate noterete subito una maggiore velocità e responsività.
Per tornare alle impostazioni originali di Unity l’unica cosa da fare è togliere il segno di spunta alla suddetta voce :).

Come cambiare operatore ADSL o fibra ottica

By Giuseppe F. Testa

Non siamo soddisfatti del nostro operatore ADSL? Se la nostra connessione di casa è lenta possiamo cambiare operatore ADSL o fibra ottica in modo decisamente semplice e, cercando tra le migliori offerte, potremo anche ottenere una connessione più veloce pagando meno.

Vediamo insieme come cambiare operatore ADSL in pochi semplici passi. Di seguito abbiamo realizzato un indice per accedere a tutte le sezioni della guida.

Cambiare operatore ADSL

Cambiare operatore ADSL: recuperare codice migrazione

Prima di poter cambiare operatore ADSL consigliamo di recuperare sul sito dell’operatore attuale il codice di migrazione. Il codice di migrazione permette al nuovo operatore scelto di eseguire il “passaggio di consegne” in maniera indolore per l’utente, senza interruzione del servizio.

Possiamo recuperare il codice di migrazione dai siti ufficiali dell’operatore.

Usiamo le nostre credenziali d’accesso per recuperare il codice di migrazione. Nel caso di operatore Infostrada è disponibile nei menu per l’utente il codice di migrazione, visualizzabile in qualsiasi momento.

In alternativa, se non siamo riusciti a recuperare il codice di migrazione, possiamo chiamare l’assistenza per recuperarlo.

Possiamo recuperare i numeri di telefono e le procedure per contattare un operatore dalla nostra guida dedicata.

Individuare l’offerta giusta

Una volta recuperato il codice di migrazione potremo cambiare operatore ADSL in tutta comodità! Scegliamo prima di tutto un’offerta conveniente per la nostra casa. Possiamo utilizzare le nostre guide per fare una scelta oculata.

Per trovare la migliore offerta ADSL possiamo utilizzare dei servizi di comparazione, come quelli disponibili nelle due guide qui in basso.

Controllare la copertura ADSL o fibra ottica

Abbiamo individuato il nostro nuovo operatore? Verifichiamo subito la copertura, per essere certi di cambiare in meglio e non in peggio! Cerchiamo se possibile di attivare una connessione in fibra ottica, generalmente più stabile e con velocità di punta elevate.

Possiamo controllare la copertura della fibra ottica per il nostro comune seguendo la nostra guida dedicata.

Non siamo raggiunti dalla fibra ottica o arriva solo fino al cabinato? Possiamo controllare le coperture delle connessioni VDSL o ADSL, così da poter valutare quale operatore attivare.

Attivare online conviene!

Di solito le migliori offerte per cambiare operatore ADSL si trovano sui siti online, senza dover chiamare nessun operatore o senza andare i negozio. L’intera pratica viene gestita online, con la parte finale (l’invio del nuovo contratto firmato) da inviare via fax.

Attivando un’offerta online otterremo spesso un buon prezzo per il pagamento del canone mensile più altri vantaggi non da poco: potremo azzerare i costi del contributo d’attivazione (normalmente si spendono intorno ai 100€).

Possiamo controllare le singole offerte Web degli operatori con le nostre guide alle offerte ADSL o fibra ottica.

Consigli ad attivazione eseguita

Una volta attivata la nuova linea (di solito il passaggio è indolore e senza interruzioni, tranne il passaggio da ADSL a VDSL/Fibra) verifichiamo subito la velocità della nostra nuova linea Internet con uno dei siti consigliati nella nostra guida ai siti per il test velocità.

Se non abbiamo ottenuto un router nell’offerta scelta è il momento di acquistarne uno nuovo. Di seguito possiamo trovare le guide all’acquisto, firmate Chimera Revo, con cui scegliere un nuovo modem router WiFi per fibra ottica o ADSL.

L’articolo Come cambiare operatore ADSL o fibra ottica appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Recensione TV Box Beelink R68 II: Octa-Core e 4K!

By Giuseppe F. Testa

Il mercato dei TV Box è più vivo che mai. Ogni giorno vengono presentati nuovi modelli, con caratteristiche all’avanguardia e interfacce gradevoli, tutti ovviamente con Kodi pre-installato, spesso con add-on dedicati allo streaming già presenti. Oggi recensiremo il TV Box Beelink R68 II, dotato di processore potente e di antenna dedicata per una migliore connessione wireless.

Di seguito un pratico indice per accedere a tutte le sezioni della recensione.

TV Box Beelink R68 II

Design e confezione

La confezione del Beelink R68 II presenta il TV Box con antenna integrata, il cavo d’alimentazione, il cavo HDMI, il telecomando e il manuale d’uso.

Dotazione sufficiente, ma anche stavolta la delusione di non trovare nessuna batteria AAA inclusa per il telecomando è forte (un giorno riusciremo a mettere le mani su un TV Box con batterie integrate?). Da segnalare anche il cavo HDMI leggermente corto rispetto alla media dei cavi forniti con altri TV Box; meglio tenere in considerazione questo aspetto se vogliamo piazzare il TV Box lontano dalla TV.

Beelink R68 II si presenta con un design classico, con case di colore nero, bordi d’acciaio e antennina per il wireless. Il case è completamente in alluminio.


Anteriormente trova posto il sensore ad infrarossi del telecomando e il LED per indicare il funzionamento del dispositivo.

Sul retro del dispositivo troviamo in ordine da sinistra:

  • Ingresso alimentatore
  • Porta USB 2.0
  • Uscita HDMI
  • Ethernet Gigabit
  • Uscita audio ottica

Da notare l’assenza di un connettore per l’audio e video su segnale analogico (di solito indicato con la sigla AV), che rende impossibile connettere un sistema di cuffie o di casse con jack da 3,5mm.

Sul lato destro del device troviamo:

  • Due porte USB 2.0
  • Ingresso per SD Card

Il telecomando si presenta molto semplice, con i tasti per muoversi tra le varie opzioni, per controllare il volume, per accedere alle opzioni e per richiamare il puntatore su schermo.


Hardware

Il Beelink R68 II presenta le seguenti caratteristiche tecniche:

  • Processore Amlogic S912 Octa-Core Cortex A53 a 2 GHz
  • GPU Mali-T820MP3
  • RAM DDR3 2GB
  • Memoria interna eMMC 32 GB Flash (espandibile)
  • Supporto HEVC (H.265), Ethernet PHY, 4K VP9, HDR10 e HLG
  • WiFi IEEE 802.11b/g/n/ac Dual Band
  • Ethernet Gigabit
  • Bluetooth 4.0
  • Standard HDMI 2.0

Il TV Box offre il meglio della tecnologia finora disponibile sui TV Box Android, con una CPU in grado di reggere senza alcun problema i video in FullHD e in 4K, anche con HDR attivo. Ottimo il supporto ai codec e all’accelerazione hardware, che permetteranno di riprodurre video senza scatti.

Del telecomando incluso ci ha colpito la sensibilità: prende davvero da qualsiasi posizione, anche le più assurde: non avrete nessun problema a “governare” il TV Box grazie al telecomando così sensibile (alla pari con quello ottenibile con il TX5 Pro).

Vista la presenza di un’antenna esterna come si comporta in ricezione del WiFi? L’antenna aiuta ad agganciarsi al segnale della nostra rete WiFi con maggiore precisione rispetto ai modelli con antenne integrate. La velocità ottenibile è molto alta anche con le reti più deboli. Non sarà il massimo dal punto di vista dell’estetica, ma per chi cerca la sostanza è senza ombra di dubbio la migliore soluzione, specie per sfruttare le reti a 5 GHz.

Software

Il sistema vanta Android 6.0 come sistema operativo, ma il launcher presente è una personalizzazione offerta da Beelink.

Abbiamo una suddivisione in riquadri, in pieno stile Modern di Windows, con l’app orologio e meteo presente nella parte destra, più tutti i collegamenti alle varie impostazioni. Con un tasto potremo accedere a Kodi, alle altre app, al file manager ed alle impostazioni di sistema, oltre all’immancabile Task Cleaner. Le impostazioni di sistema sono ovviamente in stile Android 6.0, come visibile dalle immagini sottostanti.


La sezione My Favorite permette di aggiungere app alla schermata, in più sono disponibili due ulteriori schermate laterali per giochi e altri programmi.


Preinstallate sul dispositivo troviamo le seguenti App:

  • Kodi
  • App4TV
  • Media Center DLNA
  • Miracast
  • Netflix
  • AppInstaller
  • Aggiornamenti
  • KodiMate

L’ultima app segnalata permette di personalizzare il proprio Kodi con numerosi add-on.

Con APP4TV otterremo invece un gestore di pacchetti da cui Netflix, YouTube, Skype ed un gioco di corse.

Sempre con APP4TV possiamo scaricare un grande quantitativo di app senza dover effettuare il login a Google Play (comunque raccomandabile per gli aggiornamenti).


Multimediale

Lato multimediale il TV Box presenta Kodi 16.1, segno evidente che Beelink punta sulla stabilità e sulla piena compatibilità senza per forza puntare sulla nuova versione di Kodi.

Kodi sul TV Box presenta numerosi repository già installati, così da poter tenere aggiornati automaticamente i principali add-on. Non mancano ovviamente gli add-on per lo streaming e per la gestione delle liste IPTV.



Grazie a Kodi avremo il supporto a qualsiasi file audio/video e a qualsiasi codec vi venga in mente. Ottima la compatibilità di Kodi con i dischi esterni (fino ad 1 TB) e con i protocolli di rete: potremo associare un NAS o altro PC per accedere a tutti i contenuti multimediali dalla stessa rete LAN.

Prestazioni

Come si comporta il TV Box con i video? Abbiamo caricato su chiavetta due brevi video per testare le qualità visive. Il primo video è a 1080p a 60 FPS con codec H.264 e contenitore MP4, il secondo è a 1080p a 24 FPS con codec HEVC e contenitore MKV. La riproduzione è avvenuta utilizzando Kodi.

In entrambi i casi il TV Box si è comportato egregiamente: Kodi non è mai andato in difficoltà. Ecco alcune foto catturare durante la riproduzione dei video di testing.






Se non apprezzate Kodi è possibile utilizzare Plex, in grado sia di fungere da client (leggendo i file presenti su PC, NAS o server indicizzati con Plex Media Server) sia di fungere essi stesso da server Plex per altri dispositivi.

Rapporto qualità/prezzo

Il TV Box Beelink R68 II è disponibile su GearBest al prezzo promozionale di 67 €, con adattatore per la presa europeo.

LINK ACQUISTO | GearBest

Il prezzo è in linea con altri prodotti simili e, anche grazie ai 32GB, rendono il rapporto qualità/prezzo più che buono.

Conclusioni

Il TV Box Beelink R68 II è un onesto TV Box con Android 6.0 con antenna esterna, pronto per connettersi su reti a 2,4 GHz e su veloci reti a 5 GHz. Vanta un’ottimo processore e una buona dotazione lato hardware, peccato per l’assenza di una porta AV per jack da 3,5mm. Il telecomando è molto sensibile, sarà una gioia utilizzarlo.

Se siamo interessati ad altri TV Box possiamo leggere la nostra guida dedicata.

L’articolo Recensione TV Box Beelink R68 II: Octa-Core e 4K! appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Cos’è la cartella DCIM e a cosa serve?

By Jessica Lambiase

Con l’avvento di smartphone e tablet e con la diffusione sempre maggiore dei dispositivi di acquisizione digitale, almeno una volta nella vita ciascuno di noi si è imbattuto in quella cartella caratteristica delle fotocamere e degli smartphone/tablet che ne dispongono e nella quale, puntualmente, si trovano tutte le foto scattate. Si, stiamo parlando della cartella DCIM.

Ma vi siete mai chiesti perché quella cartella ha esattamente quel nome e per quale motivo i file in essa contenuti seguano un preciso ordine – apparentemente incomprensibile – su quasi tutti i dispositivi di acquisizione video digitale? Se ve lo state chiedendo, non dovete far altro che continuare a leggere.

Cosa significa DCIM

La sigla DCIM sta per Digital Camera IMages – ovvero immagini da fotocamera digitale – e trova origini in uno standard creato nel lontano 2003 dalla JEITA – associazione giapponese che riguarda in generale l’elettronica e l’IT, di cui fanno parte nomi autorevoli nel campo delle fotocamere digitali come Canon, Samsung, Sony, Siemens e tanti altri – standard che risponde al nome di DCF che sta per Design rules for Camera Filesystem (ovvero regole di design per i filesystem delle fotocamere).

Tale standard fu fondato, appunto, per far sì che i formati adottati dalle schede di memoria fossero compatibili con qualsiasi fotocamera digitale – e, successivamente, riconoscibili dai vari sistemi operativi dedicati alla lettura di esse. In parole povere, DCF cerca di garantire l’interoperabilità tra sistemi operativi del settore disomogenei: ad esempio, lo standard ha cercato di assicurarsi che i contenuti di memory card presenti in una fotocamera possano essere visualizzati anche su fotocamere differenti dall’originale senza il bisogno di formattarla.

Cosa è la cartella DCIM e a cosa serve

In particolare la cartella DCIM ha un ruolo ben specifico all’interno del filesystem di una fotocamera digitale, di una memory card utilizzata da essa o da qualsiasi altro dispositivo ne sia dotato (che sia uno smartphone, un tablet, un combinabile e quant’altro): in essa vengono salvate praticamente tutte le foto scattate. La cartella DCIM può contenere a sua volta altre cartelle con una nomenclatura ben precisa: un numero iniziale composto da tre cifre (variabile da 100 a 999) ed una sigla composta da 5 caratteri.

Il numero serve a distinguere l’ordine con cui vengono create le sottocartelle da una stessa tipologia di dispositivo: una sottocartella di DCIM può contenere fino a 999 immagini o video, dopodiché ne viene creata un’altra con prefisso progressivamente maggiore di un’unità – questo perché le cartelle con numerosi elementi possono rallentare le prestazioni della fotocamera.

I cinque caratteri successivi, invece, denotano il tipo di fotocamera che acquisisce le immagini. Ad esempio:

  • ANDRO sta per Android;
  • APPLE sta per Apple;
  • NIKON sta per Nikon;
  • CANON sta per Canon;
  • MEDIA è usato in maniera generica nel caso non sia disponibile l’identificativo della fotocamera

Anche i nomi dei file – che siano immagini, video o file audio – sono composti secondo un criterio: essi iniziano con una sequenza di quattro caratteri – solitamente DSC_, DSC0, DSCF, P000, IMG_ o MOV_ e sono seguiti da un numero a tre cifre compreso tra 100 e 999 che permette di identificarne l’ordine di acquisizione. A seconda del tipo di oggetto acquisito i file avranno estensione diversa (ad esempio .jpg, .png, .raw per le immagini, .mov, .mp4 o .3gp per i video, .wav per gli audio e quant’altro).

E’ inoltre possibile trovare altri file con estensione .THM che identificano i metadati dell’oggetto corrispondente – ad esempio, il file DSC_001.THM conterrà i metadati dell’immagine DSC_001.jpg. Per intenderci, una directory DCIM potrebbe essere così composta:

  • DCIM
  • 100ANDRO
    • DSC_001.jpg
    • DSC_001.THM
    • DSC_002.mov
    • DSC_003.jpg
  • 101ANDRO
    • DSCF001.jpg
    • DSCF002.jpg
    • ….
  • 100APPLE
    • IMG_001.png
    • IMG_002.png
    • ….

Oltre che ad assegnare un ordine ben preciso al filesystem di fotocamere ed annessi, come già detto la cartella DCIM assicura l’interoperabilità tra i dispositivi in caso di “passaggio” di memory card.

dcim-autoplay

Inoltre la sua presenza permette ai sistemi operativi per computer – ad esempio Windows – di “capire” che il dispositivo collegato contiene immagini acquisite tramite un dispositivo digitale e di mostrare il menu pertinente o, eventualmente, di importare le immagini in automatico ed aggiungerle alle gallerie o alle raccolte digitali.

L’articolo Cos’è la cartella DCIM e a cosa serve? appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Ricerca Windows: i trucchi per usarla al meglio

By Jessica Lambiase

ricerca

Sapevate che non bisogna sempre impazzire tra parametri e selezioni varie o usare programmi di terze parti per cercare efficacemente e con criteri specifici file in Windows? Con alcuni trucchetti è possibile, senza affidarsi ad altri tool, ottenere esattamente ciò che si vuole semplicemente grazie ad Esplora Risorse.

Questi “trucchetti” si chiamano filtri e, sebbene vengano suggeriti da Windows ogni volta che si accede al piccolo campo di ricerca di Explorer, spesso vengono ignorati dagli utenti nonostante possano rivelarsi particolarmente utili.

I filtri sono utilizzabili in tutti i sistemi operativi a partire da Windows Vista (10 incluso) e funzionano, come vedremo in seguito, a prescindere dall’indicizzazione o meno dei file. Si tratta di un meccanismo molto simile a quello usato da Cortana.

I filtri per la ricerca in Windows

Usare uno o più filtri è semplicissimo: basta aprire una finestra di Esplora Risorse qualunque o nella posizione da cui si desidera iniziare a cercare se si intende provvedere ad una ricerca mirata (ad esempio il disco C:) e cliccare sull’apposita casella di ricerca in alto a destra.

cerca_c

Sarà proprio lì che andremo a specificare i nostri filtri: basterà scrivere nomefiltro: (senza spazio finale) per ottenere i parametri di selezione disponibili per raffinare la nostra ricerca. Tra i filtri più importanti sottolineamo:

tipo: e tipologia: – permettono rispettivamente di specificare l’estensione (ad esempio: xml) e la tipologia (ad esempio: Documento) del file da cercare;

tipo-tipologia

dimensione: – permette di specificare la dimensione del file, sia definendola numericamente (ad es: dimensione:128MB) sia scegliendo uno dei parametri predefiniti dal menu a tendina.

dimensione

datacreazione: – permette di visualizzare creati in una data o in un intervallo di date:

datacreazione

ultimamodifica: – permette di visualizzare i file modificati in una data o in un intervallo di date:

ultimamodifica

nome: – banalmente, permette di indicare il nome del file:

nome

dataacquisizione: – permette di specificare la data o l’intervallo di date, specie per le foto, in cui l’immagine cercata è stata acquisita;

datacquisizione

Questi sono i filtri più importanti che potranno aiutarvi a raffinare ulteriormente la vostra ricerca; va detto che non tutti i filtri sono compatibili con i tipi di file (ad esempio dataacquisizione varrà soltanto per le foto) e che è possibile combinare più filtri tra loro per raffinare ulteriormente la ricerca. Ad esempio, se cerchiamo tutti i file creati nell’ultimo mese e che abbiano dimensione pari o superiore a 128MB, andremo a scrivere:

datacreazione:allinizio del mese dimensione:enorme

combinata

I filtri possono essere usati sia per la ricerca istantanea con indicizzazione o a percorso fisso sia per la ricerca nell’intero sistema (basterà battere invio dopo aver specificato tutti i parametri).

L’articolo Ricerca Windows: i trucchi per usarla al meglio appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Evitare di eliminare accidentalmente file con il comando rm

By Jessica Lambiase

Se abbiamo usato il terminale almeno una volta nella vita sappiamo, quasi per certo, che il comando usato per cancellare file, cartelle e quant’altro è il comando rm. Ciò che tuttavia passa inosservato, almeno finché non ci si ritrova letteralmente fregati, è che il comando rm elimina i file senza nessuna pietà.

Per impostazione predefinita esso non mostra nessuna richiesta di conferma e, silenziosamente, fa esattamente ciò per cui è stato progettato: eliminare un file. E, ovviamente, farlo senza passare dal cestino.

In realtà in alcuni sistemi operativi rm è impostato in modo da chiedere conferma solo e soltanto se si elimina un file protetto da scrittura; in altri casi, invece, l’eliminazione è istantanea e irreversibile.

Basta un attimo di distrazione, quindi, e si potrebbe cancellare un file per un altro senza volerlo e senza poterlo più recuperare (a meno che non si usino particolari e lunghe procedure di recupero).

cat-logo

In questa guida vedremo come evitare che ciò succeda: grazie ad un alias, andremo a far sì che il comando “rm” mostri un messaggio di conferma, al quale noi dovremo rispondere, ogni volta che eliminiamo un file o una cartella da terminale.

Aggiungere un messaggio di conferma a rm

Eseguiremo questa operazione aiutandoci con gli alias, ovvero con dei comandi personalizzati in grado di richiamare comandi bash o altri programmi.

In pratica, grazie ad un alias faremo si che digitando rm da terminale venga in realtà invocato il comando

rm -i

Grazie al parametro aggiunto, infatti, rm chiederà conferma per l’eliminazione del file prima di procedere. Possiamo vedere la differenza tra i due comandi nell’immagine in basso:

Per applicare questa modifica dovremo andare ad aggiungere l’alias al file ~/.bashrc, quello che definisce le variabili (e gli alias) personalizzati; per farlo, apriamo un terminale e digitiamo

echo alias "rm='rm -i'" >> ~/.bashrc

seguito da Invio e, per rendere effettiva la modifica, digitiamo anche

source ~/.bashrc

seguito da Invio. Ora, per rispondere affermativamente al messaggio di conferma ed eliminare il file, dovremo digitare s o y seguito da invio; per rispondere negativamente ed annullare l’eliminazione dovremo premere invece n seguito da Invio.

Per ripristinare il vecchio comportamento di “rm”, liberandoci dunque del messaggio di notifica, dobbiamo aprire il file .bashrc ed eliminare la riga aggiunta in precedenza.

TIP: per applicare la modifica a livello globale, dunque per tutti gli utenti, potremo aggiungere l’alias al file /etc/bashrc con il comando

sudo -s
echo alias "rm='rm -i'" >> /etc/bashrc

L’articolo Evitare di eliminare accidentalmente file con il comando rm appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Configurare Virgilio Mail su Android e iPhone

By Jessica Lambiase

Abbiamo creato un nuovo indirizzo Virgilio Mail e vorremmo leggere la posta elettronica anche dal nostro dispositivo Android, dall’iPhone o da qualsiasi altro dispositivo portatile dotato di iOS?

cat-logo

Possiamo certamente farlo! Configurare Virgilio Mail su Android e iPhone infatti non è assolutamente difficile, l’importante è conoscere i giusti parametri e i giusti server da usare per poter tranquillamente scaricare la nostra posta senza problemi, senza la necessità di usare il browser!

Nelle righe seguenti vi spiegheremo come configurare Virgilio Mail su Android, iPhone o su qualsiasi altro dispositivo dotato di iOS.

Prima va fatta una premessa: ad un certo punto dovremo scegliere se utilizzare il protocollo POP3 o il protocollo IMAP. Sebbene entrambi permettono di inviare e ricevere email, la differenza sta nella modalità di gestione dei messaggi. Senza scendere nei dettagli possiamo dire che:

  • il protocollo POP3 non offre la possibilità di sincronizzazione dei messaggi tra più dispositivi ed elimina i messaggi dal server una volta scaricati; esso è più indicato per gli accessi da un singolo client;
  • il protocollo IMAP offre la possibilità di sincronizzare i messaggi di posta tra più dispositivi e mantiene una copia dei messaggi sul server una volta scaricati; esso è particolarmente indicato per le caselle che vengono gestite da più client.

Viste le abitudini di oggi, consigliamo caldamente di configurare Virgilio Mail usando il protocollo IMAP.

Configurare Virgilio Mail

Android

Il modo più semplice di configurare Virgilio Mail su Android è scaricare l’app dedicata dal Play Store, avviarla e, quando richiesto, inserire username e password.

DOWNLOAD | Virgilio Mail (Google Play Store)

L’app Virgilio Mail, tuttavia, non gode di ottime recensioni sul Google Play Store; se non dovessimo trovarci bene potremo comunque usare l’app Email di sistema.

Per configurare Virgilio Mail in Android in questo modo apriamo l’app Email, inseriamo quando richiesto il nostro indirizzo di posta Virgilio ed inseriamo il nostro indirizzo di posta (completo di @virgilio.it) quando richiesto. Facciamo tap su Impostazione Manuale.

Ci verrà chiesto di scegliere un account personale tra POP3 e IMAP. A seconda delle nostre preferenze scegliamo il tipo di account da usare, come spiegato in precedenza. Fatta la scelta inseriamo quando richiesto la password del nostro indirizzo di posta, poi configuriamo l’app nel modo seguente:

PROTOCOLLO POP3

  • Server posta in arrivo (POP): in.virgilio.it | porta: 995 | Tipo di sicurezza: SSL/TLS;
  • server posta in uscita (SMTP): out.virgilio.it | porta: 465 | SSL: si | autenticazione: si;

PROTOCOLLO IMAP

  • Server posta in arrivo (POP): in.virgilio.it | porta: 993 | Tipo di sicurezza: SSL/TLS;
  • server posta in uscita (SMTP): out.virgilio.it | porta: 465 | SSL: si | autenticazione: si;

Seguiamo le istruzioni a schermo per completare la procedura, ricordando che possiamo usare gli stessi parametri anche per altre app di posta elettronica che supportano la configurazione manuale.

iPhone/iOS

Il modo più semplice di configurare Virgilio Mail su iPhone e iOS è scaricare l’app dedicata da iTunes, avviarla e, quando richiesto, inserire username e password.

DOWNLOAD | Virgilio Mail (iTunes)

In alternativa, poiché l’app gode di recensioni a dir poco pessime, possiamo usare qualsiasi altro client di posta per iPhone e iOS, anche il client predefinito Mail. Basterà avviare la procedura di aggiunta degli account del nostro client di posta preferito; se usiamo Mail, scolleghiamoci prima da Internet – altrimenti l’app cercherà da sola i parametri e, non essendo in grado di individuarli correttamente, non ci permetterà di andare avanti.

Dovremo ricordarci di inserire il nome utente (ovvero il nostro indirizzo di posta) e la password negli appositi campi di Mail.

Potremo usare i medesimi parametri visti per i client per Android, sia POP che IMAP (consigliato).

L’articolo Configurare Virgilio Mail su Android e iPhone appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.