Libreboot 26.10: supporto UEFI completo e 233 nuovi Chromebook

Libreboot 26.10: supporto UEFI completo e 233 nuovi Chromebook

Libreboot è un progetto di firmware libero per inizializzare l’hardware del computer in modo essenziale e trasparente. Libreboot nasce con l’obiettivo di sostituire i firmware proprietari installati nei chip delle schede madri, firmware che implementano specifiche di avvio come BIOS (Basic Input Output System, cioè Sistema di Base per l’Ingresso e l’Uscita) e UEFI (Unified Extensible Firmware Interface, cioè Interfaccia Unificata ed Estensibile del Firmware).

L’intento principale di Libreboot è fornire una versione completamente libera e verificabile del firmware di avvio, così da permettere all’utente di controllare ogni fase dell’inizializzazione del proprio hardware. Questo approccio garantisce maggiore trasparenza, sicurezza e indipendenza rispetto alle soluzioni proprietarie, che spesso limitano l’accesso al codice sorgente e impongono restrizioni sull’uso del dispositivo.

Libreboot è stato avviato nel dicembre 2013 e guidato da Leah Rowe, che ne è tuttora la principale sviluppatrice, come un derivato di Coreboot. Tecnicamente è un fork (cioè una copia indipendente di un progetto software esistente, sviluppata separatamente dal progetto originale), ma il progetto preferisce definirsi una distribuzione Coreboot, allo stesso modo in cui Alpine Linux è una distribuzione GNU/Linux. Questa scelta terminologica riflette la volontà di Libreboot di non divergere dal codice originale, ma di fornire una versione completamente libera, priva di componenti proprietari e accompagnata da strumenti, configurazioni e patch aggiuntive che garantiscono la massima trasparenza del codice sorgente.

Libreboot è distribuito sotto la licenza GNU General Public License versione 3 (GPLv3), che ne garantisce la libera distribuzione, modifica e condivisione, a patto che ogni derivato mantenga la stessa licenza. Il firmware è compatibile con diverse distribuzioni GNU/Linux e sistemi operativi basati su BSD, offrendo un supporto affidabile per l’avvio di questi ambienti.

Libreboot supporta una selezione limitata ma in crescita di schede madri, basate su architetture Intel, AMD e, ad oggi, un paio di sistemi ARM. Nello specifico, sono supportati alcuni modelli di laptop Lenovo ThinkPad, Dell Latitude e HP ProBook, oltre ad alcuni sistemi desktop. La compatibilità è garantita solo per hardware specifico e testato, spesso di generazioni precedenti, poiché i produttori moderni tendono a integrare componenti proprietari difficili da sostituire. Il progetto è disponibile per sistemi operativi GNU/Linux e può essere installato su hardware compatibile tramite procedure di flashing dedicate, che richiedono attenzione per evitare di danneggiare il dispositivo.

La nuova versione stabile Libreboot 26.10 è stata rilasciata il 15 ottobre 2026 con il nome in codice “Ominous Olive”. La precedente versione stabile, la versione 26.01, risale al 30 gennaio 2026. Questo nuovo rilascio introduce miglioramenti significativi.

Novità in Libreboot 26.10

Libreboot 26.10 è caratterizzata da cambiamenti di progetto molto profondi, al punto che lo sviluppatore principale, Leah Rowe, consiglia di leggere con attenzione il changelog (registro delle modifiche) ufficiale prima di aggiornare una macchina già in uso. Di seguito sono illustrate tutte le novità principali.

Supporto completo a UEFI con EDK2

La novità più importante è l’adozione di EDK2 (EFI Development Kit) come payload predefinito su quasi tutte le schede a 64 bit. Un payload è il programma che il firmware di avvio esegue dopo aver inizializzato l’hardware, e EDK2 è l’implementazione di riferimento della specifica UEFI mantenuta da Intel, distribuita come software libero. Fino alla versione precedente Libreboot si appoggiava soprattutto a GRUB e SeaBIOS, due payload che non garantivano piena compatibilità con i sistemi operativi e le configurazioni di avvio più recenti.

Sono supportati e verificati i seguenti sistemi operativi e metodi di avvio:

  • Windows 10 e 11
  • 9front, un fork del sistema operativo Plan 9
  • OpenBSD e FreeBSD in modalità UEFI con partizionamento GPT (GUID Partition Table)
  • le immagini UKI (Unified Kernel Image, ovvero immagini del kernel Linux unificate che integrano kernel e initramfs in un unico file eseguibile), insieme a systemd-boot e alle configurazioni GNU/Linux moderne

ReactOS non è supportato poiché non implementa l’avvio UEFI. Le macchine solo a 32 bit mantengono la configurazione della versione precedente.

Gli utenti con installazioni esistenti non vengono lasciati indietro: all’interno di EDK2 sono integrate le versioni EFI di GRUB e SeaBIOS (quest’ultima tramite CSM, il modulo di compatibilità che permette di avviare sistemi progettati per il vecchio BIOS), accessibili premendo il tasto ESC all’avvio. Le versioni bare metal di GRUB e SeaBIOS come payload principali sono ormai deprecate e potrebbero essere rimosse in una versione futura.

233 Chromebook Intel e AMD supportati

Libreboot importa dal progetto MrChromebox ben 233 configurazioni di Chromebook, sia Intel che AMD, arrivando a coprire praticamente tutte le piattaforme attualmente supportate da quel progetto, comprese le più recenti. L’importazione è stata automatizzata tramite una nuova utilità denominata mrimport, che genera le configurazioni per il sistema di compilazione di Libreboot.

Libreboot applica alcune modifiche rispetto al codice di MrChromebox: usa il payload EDK2 con il logo e i colori del progetto, disattiva per impostazione predefinita Intel ME (Intel Management Engine, il microcontroller proprietario integrato nei chipset Intel) impostando il bit HAP, sblocca in scrittura le regioni del flash descriptor Intel e integra MemTest86+ per la diagnosi della memoria.

Occorre però tenere presente 2 limitazioni. In primo luogo, queste configurazioni per i Chromebook sono distribuite solo come codice sorgente: non esistono cioè immagini precompilate pronte da installare, e l’utente deve compilare il firmware manualmente usando il sistema di compilazione lbmk. In secondo luogo, al momento è stata collaudata solo la piattaforma Intel Bay Trail denominata Kip: tutte le altre configurazioni sono incluse e compilabili, ma richiedono ancora verifica sull’hardware reale.

Nuovo fork per le piattaforme AMD Fam15h

Per le schede basate su AMD Family 15h (la generazione di piattaforme AMD identificata dal codice “Fam15h”), come la workstation ASUS KGPE-D16, Libreboot abbandona il codice di coreboot usato in precedenza e adotta il fork sviluppato da 15h.org.

Il vantaggio è concreto: l’inizializzazione di CPU (Central Processing Unit, il processore) e memoria risulta molto più affidabile, viene supportata una quantità maggiore di RAM e vengono corretti diversi errori. Tra questi, ora funzionano correttamente l’IOMMU (Input Output Memory Management Unit, la unità che gestisce la mappatura della memoria per le periferiche) e il TPM (Trusted Platform Module, il modulo crittografico di sicurezza integrato nella piattaforma). In pratica, come sottolinea lo stesso progetto, queste schede risultano finalmente pienamente funzionanti.

Resta una precisazione tecnica: anche per queste schede esistono immagini sperimentali basate su EDK2, ma sono distribuite solo come codice sorgente e sono pensate per l’uso con una scheda grafica dedicata, perché EDK2 richiede una grafica impostata in modalità framebuffer (un’area di memoria video gestita come semplice matrice di pixel), che il chip grafico integrato AST2050 non è in grado di attivare all’avvio.

Supporto alle moderne schede grafiche

Grazie a EDK2, Libreboot può ora funzionare anche con le schede grafiche moderne. Il motivo è legato a una funzionalità denominata PCI-E Resizable BAR, che permette di riconfigurare dinamicamente le BAR (Base Address Register), ovvero i registri che definiscono gli intervalli di memoria assegnati a ciascuna periferica PCI Express. In pratica, Resizable BAR consente di assegnare alla scheda grafica allocazioni di memoria superiori ai 4 GB, una condizione indispensabile per le GPU (Graphics Processing Unit, il processore grafico) di fascia più recente, che semplicemente non riescono a partire senza questa possibilità.

Resizable BAR è però disattivato di default: durante i collaudi, la sua attivazione ha causato problemi all’uscita video delle GPU Intel integrate, e non è stata ancora individuata una soluzione. Chi ne ha bisogno può comunque attivarlo modificando la configurazione di coreboot prima della compilazione. La scelta di default è comunque recuperabile: anche in caso di uscita video danneggiata, il driver Linux i915 riesce comunque a inizializzare correttamente il framebuffer, e inserendo una scheda grafica dedicata il problema viene completamente aggirato.

Un’altra novità rilevante per i desktop riguarda le ROM opzionali PCI-E: si tratta dei piccoli firmware contenuti nelle schede di espansione, come le schede grafiche, che il firmware di avvio può eseguire per inizializzarle prima del sistema operativo. Queste ROM opzionali sono ora attivate di default dove necessario, e questo rende Libreboot utilizzabile anche sui computer desktop dotati di scheda grafica dedicata, come verificato su Dell OptiPlex 9020 SFF e 5050 SFF.

Nuovo hardware supportato

Oltre ai 233 Chromebook, questa versione aggiunge il supporto a numerose altre piattaforme:

  • Dell OptiPlex 5050 SFF, grazie al contributo di Ron Nazarov
  • Supermicro X11SSH-F, sempre per opera di Ron Nazarov
  • Lenovo ThinkPad X280, grazie ad AlguienSasaki
  • Lenovo ThinkPad X270, grazie a Kat Inskip
  • Dell OptiPlex 3040 Micro, grazie a Todd Baker

Viene inoltre riabilitato il target ThinkPad X301, che risulta perfettamente avviabile nonostante la lentezza, anche con EDK2.

Impostazioni firmware persistenti e menu di configurazione

Su tutti i sistemi che usano EDK2 viene attivato di default SMMSTORE, un meccanismo di archiviazione che permette di salvare le impostazioni del firmware in modo permanente. In pratica, l’utente può accedere a un classico menu di configurazione all’avvio e modificare opzioni come l’ordine di avvio senza dover ricompilare il firmware, un notevole passo avanti sull’usabilità.

Aggiornamenti dei componenti a monte

Quasi tutti i componenti principali sono stati aggiornati:

  • Flashprog (lo strumento per la lettura e la scrittura della memoria flash) alla revisione del 24 settembre 2026
  • EDK2 alla versione 26.09.2
  • GRUB alla versione 2.16
  • coreboot, albero predefinito, al commit (una specifica revisione del codice sorgente identificata univocamente) del 18 settembre 2026
  • coreboot MrChromebox, il ramo usato per i Chromebook, al commit utilizzato dal progetto omonimo
  • SeaBIOS al commit del 28 luglio 2026

L’albero coreboot 4.11_branch usato in precedenza per le piattaforme AMD Fam15h è stato rimosso e sostituito con il fork 15h.org al commit del 27 maggio 2026, di cui si è parlato nel capitolo dedicato.

L’aggiornamento di coreboot porta con sé anche una serie di componenti della toolchain di compilazione (l’insieme degli strumenti usati per generare il firmware): GCC 15.2 (il compilatore), MPC 1.4.1, NASM 3.02 (l’assemblatore), acpica 20251212 (le utilità per le tabelle ACPI, l’interfaccia di configurazione dell’hardware) e binutils 2.46.1 (le utilità binarie).

Sul piano architetturale, il sistema di compilazione lbmk ora supporta un numero arbitrario di progetti a monte per ogni componente: in pratica, uno stesso componente può avere più alberi di codice sorgente paralleli, per esempio quello ufficiale di coreboot e il fork di MrChromebox, e lbmk li gestisce contemporaneamente senza conflitti. È proprio questa novità a rendere possibile l’importazione dei 233 Chromebook e il passaggio al fork 15h.org.

Migliorie al sistema di compilazione e nuove utilità di test

Il sistema di compilazione ha ricevuto numerose migliorie: il nuovo comando ./mk test esegue una prova di generazione completa disattivando la cache, per individuare errori in modo aggressivo, mentre ./mk cbtest verifica la corrispondenza dei nomi delle schede tra lbmk e coreboot.

È stato rimosso l’uso di ccache (uno strumento che memorizza i risultati delle compilazioni precedenti per accelerare le compilazioni successive) perché causa errori di generazione sottili, la configurazione di GRUB è stata semplificata con un unico avvio che cerca automaticamente i sistemi installati partendo dalle periferiche USB, e vengono scansionate automaticamente tutte le cartelle EFI (Extensible Firmware Interface) presenti nel sistema, senza ricorrere a liste di dispositivi predefinite.

È stata aggiunta la mappa tastiera danese per GRUB e il supporto alle dipendenze per Gentoo Linux.

Politica contraria all’AI

Nel repository software del progetto è stato aggiunto il file AGENTS.md, che introduce una politica fortemente contraria all’uso dell’AI (artificial intelligence, intelligenza artificiale). La stessa Leah Rowe lo definisce il cambiamento più importante dell’intera versione.

Correzioni di errori

Numerosi errori sono stati corretti in questa versione:

  • ThinkPad X280: corrette le regioni IFD (Intel Flash Descriptor, la struttura che delimita le aree della memoria flash) impostandole in lettura e scrittura, e annullata la sezione OEM (Original Equipment Manufacturer); l’HyperThreading, la tecnologia che permette a un singolo nucleo del processore di eseguire 2 thread contemporaneamente, è stata disattivata
  • ThinkPad X230: corretto un errore che bloccava l’avvio, causato da un’ottimizzazione nella configurazione della memoria cache; la soluzione è un ripristino del codice precedente (la cosiddetta operazione di revert) già adottato dal progetto Snowboot di HustlerOne e da lì copiato in Libreboot
  • pico-serprog e coreboot Fam15h: risolti gli errori di compilazione con GCC 16, il compilatore usato dalle distribuzioni più recenti come Arch Linux
  • Flashprog: migliorata l’affidabilità durante la scrittura della memoria flash, mantenendo sempre alimentata la memoria flash durante i cicli di comandi, un accorgimento che prima era opzionale e ora è applicato in modo permanente
  • Chromebook importati: corretti diversi percorsi errati dei file proprietari; le correzioni sono state inviate e integrate anche a monte nel progetto MrChromebox
  • Dell OptiPlex 3040 Micro: corretto lo script di iniezione dei file vendor, cioè la procedura che inserisce nel firmware i file proprietari necessari al funzionamento dell’hardware, di cui era stato aggiornato il valore di controllo per consentire lo scaricamento automatico

Download e Riferimenti

La pagina dei download ufficiale raccoglie tutte le versioni stabili, mentre il repository software del progetto contiene il codice sorgente e la documentazione per la compilazione. Le immagini firmware precompilate di Libreboot 26.10 sono disponibili per il download dal server ufficiale del progetto e tramite i mirror elencati sul sito così come il codice sorgente compresso in un file tar.

Per l’installazione o l’aggiornamento di una macchina già dotata di Libreboot, la documentazione ufficiale del progetto descrive in dettaglio le procedure di flashing interno ed esterno e l’uso dello strumento ./mk inject per inserire i file proprietari necessari.

Per i 233 Chromebook, come già indicato, è necessario compilare il firmware dai sorgenti con il sistema di compilazione lbmk.

Riferimenti Ufficiali

L’annuncio ufficiale di Libreboot 26.10, che include anche l’elenco completo dei 233 Chromebook supportati, è stato pubblicato da Leah Rowe sul sito del progetto.

Fonte: https://libreboot.org/
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Libreboot
Fonte: https://libreboot.org/news/libreboot2610.html
Fonte: https://9to5linux.com/libreboot-26-10-open-source-bios-uefi-firmware-released-with-full-uefi-support
Fonte: https://linuxiac.com/libreboot-26-10-adds-uefi-support-expands-hardware-compatibility/

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