Incus 7.4: migrazione quasi in tempo reale su ZFS/Btrfs e tutte le altre novità

Incus 7.4: migrazione quasi in tempo reale su ZFS/Btrfs e tutte le altre novità

Incus 7.4 è la nuova versione del software sviluppato dal team di Incus come fork comunitario di LXD, che porta importanti novità.

Incus è un sistema avanzato per la gestione di system container (ambienti isolati che condividono il kernel del sistema operativo ma funzionano come piccoli sistemi indipendenti), application container (ambienti isolati progettati per eseguire una singola applicazione con le sue dipendenze) e macchine virtuali (sistemi operativi completi eseguiti in modo isolato tramite un hypervisor).

Il progetto nasce nell’agosto 2023 come fork (diramazione indipendente del codice sorgente che parte da una base esistente per evolverla separatamente) di LXD, il noto gestore di container sviluppato in origine da Canonical. La scissione avvenne quando Canonical modificò la politica di gestione del progetto e impose a tutti i collaboratori di LXD la firma di una CLA: Contributor License Agreement (Accordo di Licenza per i Collaboratori, un documento che trasferisce o concede in licenza i diritti sul codice contribuito), di fatto sottraendo il progetto al controllo comunitario. In risposta, lo sviluppatore Aleksa Sarai (noto per il suo lavoro su runc e altri progetti Open Containers) avviò il fork, che fu prontamente accolta sotto l’ombrello di Linux Containers, la storica casa di LXD. Il nome Incus deriva dal Cumulonimbus incus, la nuvola a incudine.

A partire dalla base di LXD, il nuovo progetto offre un’interfaccia unificata per la gestione di container di sistema, container di applicazioni (OCI) e macchine virtuali, il tutto tramite un’API (Interfaccia di Programmazione delle Applicazioni) REST (Representational State Transfer: stile architetturale per servizi di rete) potente e intuitiva che consente un controllo avanzato delle risorse, un’interfaccia a riga di comando unificata e strumenti di gestione per cluster (gruppi di server coordinati che lavorano come una singola entità).

La manutenzione del progetto è affidata all’organizzazione Linux Containers, che garantisce continuità e apertura nello sviluppo. Il software è disponibile per i sistemi operativi GNU/Linux, con supporto per architetture x86_64, ARM64 e altre piattaforme, mantenendo così un’ampia compatibilità nel panorama delle infrastrutture moderne.

Incus si propone come una soluzione open source per amministrare in modo unificato sia container di sistema sia macchine virtuali, offrendo una gestione scalabile che può andare da un singolo server (un computer progettato per fornire servizi, risorse o applicazioni ad altri dispositivi) fino a un data center (una struttura che ospita centinaia o migliaia di server, sistemi di rete e dispositivi di archiviazione, tutti dedicati all’elaborazione e alla gestione di grandi quantità di dati). In questo modo, Incus permette di gestire infrastrutture di qualsiasi dimensione, da piccoli ambienti locali fino a complessi cluster (gruppi coordinati di più server che lavorano insieme come un’unica piattaforma).

Il progetto è distribuito sotto licenza Apache 2.0, una delle licenze open source più permissive, che consente uso commerciale, modifica e ridistribuzione senza vincoli di copyleft (obbligo di rilasciare il codice derivato con la stessa licenza). Incus è sviluppato in modo community-led (guidato dalla comunità) da un team di volontari coordinato da Stéphane Graber, già principale sviluppatore di LXD.

L’applicazione è disponibile per i principali sistemi operativi GNU/Linux e supporta l’esecuzione di container su tutte le principali architetture, mentre le macchine virtuali sono supportate su x86_64 (Intel/AMD a 64 bit), aarch64 (ARM a 64 bit), ppc64le (PowerPC little-endian) ed s390x (IBM mainframe). Incus è pacchettizzato per numerose distribuzioni: Ubuntu, Debian, Fedora, Arch Linux (e Arch Linux ARM), Alpine Linux, openSUSE e altre, oltre a essere installabile da codice sorgente. Il progetto offre anche IncusOS, un sistema operativo minimale dedicato all’esecuzione di Incus.

Il target principale dell’applicazione comprende amministratori di sistema, aziende che necessitano di infrastrutture virtualizzate consolidate, provider di servizi cloud privati e sviluppatori che vogliono ambienti di test riproducibili. Pur richiedendo conoscenze tecniche solide, Incus mira a semplificare la gestione di infrastrutture complesse rispetto a soluzioni più manuali come LXC puro.

La nuova versione stabile Incus 7.4 è stata rilasciata il 27 agosto 2026 e succede alla versione Incus 7.3 rilasciata il 31 luglio 2026. Incus segue un ciclo di versioni mensili per la linea di sviluppo principale, affiancata da versioni LTS (Long Term Support: supporto a lungo termine) come Incus 7.0 LTS (maggio 2026), che riceve manutenzione per 5 anni fino a giugno 2031.

Novità in Incus 7.4

Incus 7.4 è una versione dedicata in particolare all’affidabilità delle migrazioni, alla gestione del firmware UEFI (Unified Extensible Firmware Interface: interfaccia firmware moderna che sostituisce il tradizionale BIOS) delle macchine virtuali e a miglioramenti diffusi su rete e archiviazione. Il team ha inoltre smaltito buona parte del backlog (elenco delle attività in sospeso) di GitHub e corretto numerosi bug di lunga data.

Migrazione quasi in tempo reale per container

La novità di punta è la migrazione near-live (quasi in tempo reale) dei container su file system ZFS o Btrfs. Tradizionalmente, spostare un container in esecuzione tra server richiedeva l’uso di CRIU (Checkpoint/Restore in Userspace: strumento che congela lo stato di un processo e lo salva su disco per poi ripristinarlo, consentendo la migrazione a caldo) per trasferire l’intero stato della memoria del container: un approccio complesso e poco affidabile in scenari reali, come riconosciuto dalla stessa documentazione di Incus.

Il nuovo metodo segue una strada diversa. Invece di trasferire lo stato di memoria, Incus invia ripetutamente snapshot (istantanee: copie puntuali del file system in un dato momento) incrementali del file system alla destinazione mentre il container resta in esecuzione. Il processo sfrutta i meccanismi nativi di send/receive (invio/ricezione) di ZFS e Btrfs:

  1. Si crea uno snapshot iniziale del container e lo si invia alla destinazione.
  2. Si creano snapshot incrementali successivi e si inviano solo le differenze rispetto allo snapshot precedente, ripetendo l’operazione finché la differenza residua non diventa piccola.
  3. Si ferma il container, si crea uno snapshot finale e lo si invia.
  4. Si avvia il container sulla macchina di destinazione.

Il risultato è un tempo di inattività (downtime) minimo, limitato alla sola fase finale di chiusura e riavvio, mentre il grosso del trasferimento dei dati avviene a container attivo.

La funzionalità è disponibile tramite la nuova opzione --refresh del comando incus move, utilizzabile sia tra membri dello stesso cluster Incus sia tra server remoti separati. È stata inoltre aggiunta l’opzione refresh-migrate alla variabile di configurazione cluster.evacuate, che permette di impiegare lo stesso metodo di migrazione durante le evacuazioni di cluster (operazione con cui si spostano tutte le istanze da un nodo in manutenzione verso gli altri nodi).

Un limite importante: la migrazione near-live funziona solo con container memorizzati su ZFS o Btrfs. Gli sviluppatori spiegano che gli altri file system non dispongono di un meccanismo efficiente di trasferimento degli snapshot adatto a questo tipo di migrazione. Le macchine virtuali non sono supportate da questa funzionalità.

Gestione ampliata di UEFI Secure Boot

Incus 7.4 espande in modo significativo le capacità NVRAM (Non-Volatile RAM: memoria non volatile che conserva le variabili del firmware anche a sistema spento) per le macchine virtuali, introdotte già in Incus 7.3 con il comando incus low-level nvram.

La nuova versione aggiunge un set completo di strumenti per la gestione dei database UEFI Secure Boot (Secure Boot: funzione del firmware che verifica la firma digitale del bootloader e del kernel prima dell’avvio, impedendo l’esecuzione di codice non autorizzato) direttamente da Incus. Il nuovo comando incus low-level secureboot consente agli amministratori di:

  • elencare le voci presenti nei database Secure Boot di una macchina virtuale;
  • aggiungere e rimuovere voci;
  • importare ed esportare le voci dei database.

Si tratta di un controllo granulare che in precedenza richiedeva l’interazione manuale con l’interfaccia firmware del guest (sistema ospite: la macchina virtuale).

Avvio una tantum con override del boot

Un’altra miglioria legata alle macchine virtuali è il nuovo override di avvio una tantum (valido per una sola accensione). Il comando incus start accetta ora l’opzione --override-boot, che permette di scegliere una specifica voce di avvio UEFI per il prossimo avvio della macchina virtuale, senza modificare l’ordine di avvio permanente. Risulta utile per attività di diagnostica, ripristino da recovery o avvio da un dispositivo temporaneo.

Ripristino di emergenza per i cluster

Il disaster recovery (ripristino di emergenza) per le installazioni in cluster è stato migliorato. Il comando incus admin recover può ora recuperare storage pool (gruppi di archiviazione) condivisi su server in cluster, rendendo possibile il ripristino in situazioni in cui un cluster Incus ha perso il proprio database. In precedenza, la perdita del database di cluster rendeva inaccessibili le risorse condivise anche se fisicamente intatte.

Miglioramenti di rete

Il comparto networking (infrastruttura di rete) riceve diverse novità:

  • DNS NOTIFY: il server DNS integrato di Incus supporta ora i messaggi DNS NOTIFY (notifiche con cui un server DNS primario avvisa quelli secondari di un aggiornamento, evitando l’attesa del prossimo intervallo di aggiornamento). Quando una network zone (zona DNS gestita da Incus) cambia, i server DNS secondari configurati vengono avvisati immediatamente.
  • Burst controls per i dispositivi di rete: i controlli di traffico a raffica (burst) sono stati estesi anche ai dispositivi di rete, permettendo di gestire picchi di traffico in modo più preciso.
  • Disciplina di coda configurabile: le NIC (Network Interface Card: scheda di interfaccia di rete) in modalità bridged (ponte), point-to-point (punto a punto) e routed (instradata) supportano ora l’impostazione queue.discipline, che permette di selezionare la disciplina di coda (queuing discipline) di Linux usata sul lato host dell’interfaccia, per controllare come il traffico viene ordinato e trasmesso.
  • Limiti di traffico e archiviazione più flessibili: la configurazione dei limiti di rete e archiviazione è ora più granulare.

Miglioramenti nell’archiviazione

Per quanto riguarda l’archiviazione:

  • Il driver Ceph (sistema di archiviazione distribuito) supporta ora una nuova opzione ceph.rbd.backend, che permette di specificare il backend (motore di esecuzione) per i dispositivi RBD (RADOS Block Device: dispositivo a blocchi fornito dal sistema Ceph).
  • La limitazione di traffico e archiviazione è stata resa più flessibile, con controlli aggiuntivi per gestire picchi.

Correzioni di sicurezza

Incus 7.4 risolve 2 vulnerabilità di sicurezza di gravità media:

  • CVE-2026-81500 (media): path traversal (attraversamento di percorsi: tecnica con cui si accede a file fuori dalla cartella prevista manipolando i percorsi) lato client durante l’esportazione di un’immagine da un server Incus malevolo. Un server compromesso poteva ingannare il client inducendolo a scrivere file in posizioni arbitrarie.
  • CVE-2026-81501 (media): un client con restrizioni poteva importare un’immagine privata appartenente a un altro progetto (unità di isolamento logico in Incus, che separa risorse e utenti), aggirando i controlli di accesso.

Entrambe le vulnerabilità sono state corrette in questa versione. Si raccomanda l’aggiornamento tempestivo, in particolare negli ambienti multi-progetto o in cui si ricevono immagini da server non completamente attendibili.

Download e Riferimenti

Incus non è distribuito tramite SNAP, Flatpak e AppImage, poiché si tratta di un software di sistema che richiede integrazione profonda con il sistema operativo e privilegi elevati.

Installazione e aggiornamento

Incus può essere installato o aggiornato tramite i repository software (archivi pacchettizzati gestiti dalle distribuzioni) ufficiali delle principali distribuzioni GNU/Linux. Le istruzioni complete, incluse quelle per Ubuntu, Debian, Fedora, Arch Linux, Alpine Linux e per la compilazione da codice sorgente, sono disponibili nella documentazione ufficiale di installazione di Incus.

Per provare Incus senza installazione, è disponibile la piattaforma online Linux Containers – Incus – Try it online, che offre un ambiente hands-on (pratico) con l’ultima versione.

I binari e i codici sorgente di ciascuna versione, inclusa Incus 7.4, sono distribuiti tramite le versioni ufficiali su GitHub.

Riferimenti Ufficiali

Per resoconto dettagliato di tutte le novità presenti in Incus 7.4 è disponibile l’annuncio ufficiale sul forum di Linux Containers.

Fonte: https://discuss.linuxcontainers.org/t/incus-7-4-has-been-released/27169
Fonte: https://github.com/lxc/incus/releases/tag/v7.4.0
Fonte: https://linuxiac.com/incus-7-4-adds-near-live-container-migration-for-zfs-and-btrfs/

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