Fastfetch 2.70: il tool di informazioni di sistema si rinnova con grandi miglioramenti per GNU/Linux e Android

Fastfetch 2.70 è una nuova versione dell’utilità software Fastfetch, un programma pensato per utenti che raccolgono informazioni di sistema in ambienti GNU/Linux e altri sistemi operativi.
Fastfetch è un programma da terminale open source, sviluppato principalmente in linguaggio C, progettato per offrire una panoramica dettagliata e altamente personalizzabile delle informazioni di sistema direttamente dalla riga di comando. Si tratta di uno strumento molto apprezzato da chi utilizza sistemi operativi come GNU/Linux, macOS, Windows, Android, FreeBSD e altri sistemi BSD, grazie alla sua capacità di presentare dati fondamentali in modo chiaro, ordinato e visivamente gradevole circa hardware e software. Tra queste informazioni figurano il sistema operativo, l’hardware, il tempo di attività, la memoria utilizzata, la versione del kernel e numerose altre informazioni, accompagnate dal logo della distribuzione GNU/Linux in uso.
Il progetto nasce come alternativa moderna e più performante a Neofetch, la cui manutenzione è terminata nell’aprile 2024. Fastfetch si distingue per la sua rapidità di esecuzione, per l’accuratezza con cui rileva i componenti del sistema (ad esempio nella misurazione della memoria o nel supporto al protocollo Wayland) e per la possibilità di una personalizzazione avanzata tramite un file di configurazione dedicato basato su JSON (JavaScript Object Notation), un formato standardizzato per lo scambio di dati strutturati. L’iniziativa è stata avviata il 20 marzo 2022 da Linus Dierheimer e, in pochi anni, è diventata un punto di riferimento per utenti di sistemi GNU/Linux, BSD, Windows, macOS, Haiku, Android, SunOS e illumos (derivato da OpenSolaris/Solaris), grazie alla sua ampia compatibilità.
Fastfetch è disponibile per un ampio numero di architetture hardware. Gli sviluppatori pubblicano pacchetti software precompilati per piattaforme come x86‑64, ARM64, ARMv7, i686, LoongArch64, ppc64le, riscv64 e s390x, oltre a numerosi sistemi operativi differenti come GNU/Linux, FreeBSD, NetBSD, OpenBSD, DragonFly BSD, Haiku, Android, Windows, macOS, Solaris, OmniOS e illumos. Nelle distribuzioni GNU/Linux che compilano autonomamente i pacchetti software dai sorgenti, come Debian, il programma può essere reso disponibile anche per ulteriori architetture supportate dalla distribuzione stessa. Questa ampia copertura conferma Fastfetch come una soluzione realmente multipiattaforma e adatta sia ai sistemi desktop sia a piattaforme hardware meno comuni.
Fastfetch è distribuito con licenza MIT, una delle licenze più permissive nel panorama del software libero e open source, che consente di utilizzare, modificare e ridistribuire il codice sorgente sia per scopi personali sia commerciali. L’applicazione è inoltre presente nei repository software della maggior parte delle distribuzioni GNU/Linux, rendendo l’installazione semplice e immediata tramite il gestore di pacchetti software predefinito. Questo permette agli utenti di mantenere il programma aggiornato senza dover intervenire manualmente, poiché gli aggiornamenti vengono gestiti direttamente dal sistema.
Per quanto riguarda lo sviluppo recente, la nuova versione stabile attualmente disponibile è Fastfetch 2.70 rilasciata il 4 ottobre 2026. La versione stabile precedente, Fastfetch 2.69, è stata rilasciata il 25 settembre 2026. Questi aggiornamenti frequenti testimoniano la costante evoluzione del progetto, che continua a introdurre miglioramenti nelle prestazioni, nel rilevamento dell’hardware e nel supporto ai diversi ambienti grafici.
Novità in Fastfetch 2.70
Fastfetch 2.70 porta importanti miglioramenti soprattutto sulla piattaforma Android e sui sistemi GNU/Linux, riducendo le dipendenze esterne e correggendo numerosi difetti. Di seguito vengono analizzate in dettaglio tutte le novità e le modifiche, suddivise per area di intervento.
Miglioramenti su Android
La parte più consistente delle novità riguarda il sistema operativo mobile di Google. Fastfetch 2.70 introduce il rilevamento dei dispositivi audio, con la possibilità di mostrare i dispositivi di output sonoro e il relativo volume.
È stato aggiunto il rilevamento dello schermo tramite l’interfaccia Binder, il meccanismo di comunicazione interna di Android che consente ai processi di scambiarsi dati: questo approccio non richiede né processi figli né permessi aggiuntivi. Il modulo dedicato alla batteria ora segnala anche la temperatura, il tempo rimanente stimato e il tipo di caricatore in uso, distinguendo tra ricarica da rete elettrica, USB e wireless.
Novità importante è il rilevamento dei contenuti multimediali quando Fastfetch viene eseguito con l’identificatore utente di un’applicazione, funzione che richiede il permesso di accesso alle notifiche. L’applicazione è inoltre ora in grado di identificare le app tramite il nome visualizzato, cioè il nome con cui l’app si presenta all’utente, invece del semplice identificatore del pacchetto software: il modulo dedicato ai media può così indicare quale riproduttore è attivo, mentre il modulo del terminale riporta l’etichetta con cui è installato Termux, il popolare emulatore di terminale per Android.
Infine, è stato corretto il rilevamento dello schermo sui dispositivi con Android 17.
Miglioramenti su GNU/Linux
Sul fronte GNU/Linux si segnala l’eliminazione delle dipendenze da libpulse e libddcutil: le librerie non sono più utilizzate e i manutentori possono rimuoverle dai rispettivi pacchetti software di Fastfetch, con beneficio in termini di leggerezza.
Il modulo dedicato al suono ha ricevuto un meccanismo di ripiego basato su ALSA (Advanced Linux Sound Architecture), l’infrastruttura audio nativa del kernel Linux: i sistemi che non eseguono alcun sound server (demone che gestisce l’audio) possono ora mostrare il dispositivo di output e il volume invece di un messaggio di errore.
È stato inoltre migliorato il rilevamento del nome dei modelli di processore Snapdragon X1 e X2.
Modifiche alla configurazione e al comportamento
Sono stati introdotti alcuni cambiamenti che potrebbero richiedere interventi da parte di chi usa configurazioni personalizzate. Lo scripting dei formati basato su QuickJS (motore JavaScript leggero), già deprecato nella versione 2.69, è stato rimosso definitivamente: chi lo utilizzava deve migrare i propri script al linguaggio Lua.
Il modulo Command vede l’opzione useStdErr sostituita da useOutput, che permette di scegliere quale flusso di output del comando acquisire: l’output standard (stdout), l’output di errore (stderr) o entrambi. Il valore predefinito è ora “both”, quindi un comando che scrive messaggi di errore in stderr viene comunque catturato invece di essere scartato.
Il modulo che riporta la shell (interprete dei comandi) ora legge l’informazione dal database delle password (/etc/passwd) invece della variabile d’ambiente $SHELL, che può riportare dati obsoleti quando l’utente ha cambiato shell dopo l’avvio della sessione.
Nel modulo Disk, il segnaposto {size-available} non è più disponibile, mentre {size-free} ora segue l’impostazione disk.useAvailable e i valori grezzi in byte sono ottenibili con {bytes-used} e {bytes-total}. Nell’output JSON non compaiono più i campi bytes.available e bytes.used, mentre la dimensione usata si ricava dalla differenza tra totale e libero.
Su Windows, infine, i flag del modulo LocalIP descrivono ora l’interfaccia di rete stessa, con il suo stato operativo e il suo tipo (ad esempio ETHERNET_CSMACD o SOFTWARE_LOOPBACK), e le interfacce prive di indirizzi unicast non vengono più mostrate.
Correzioni dei difetti
Numerose le correzioni in questa versione. Sui sistemi GNU/Linux è stato sistemato un difetto per cui i monitor esterni rilevati tramite DDC/CI (protocollo di comunicazione con i monitor) potevano essere erroneamente segnalati come schermi integrati nel modulo Brightness, ed è stato corretto il rilevamento della dimensione del carattere nel terminale foot quando questa è scritta nel formato “Nome Carattere-dimensione”.
Altre correzioni in questa versione:
- Su sistemi con più GPU (Unità di Elaborazione Grafica), il nome del driver Vulkan non viene più concatenato con quello di un dispositivo precedentemente enumerato.
- Su Haiku, la cartella /boot, che costituisce il volume di sistema, non è più nascosta per impostazione predefinita.
- Su Windows, un comando inesistente ora genera il messaggio corretto “command not found” invece di un errore generico.
- Su Windows, i volumi con quota (limite di spazio assegnato all’utente) per utente, come le condivisioni di rete, non riportano più dimensioni totali errate: da Windows 10 1809 in poi viene mostrata per impostazione predefinita la capacità dell’intero volume.
- Su macOS 27 è stato corretto l’indirizzo MAC (Media Access Control), riportato erroneamente come 02:00:00:00:00:00, ed è stato aggiunto il rilevamento dei pacchetti pkgsrc.
- È stato corretto un errore di asserzione quando una percentuale supera 100.
- È stato migliorato il completamento automatico in bash per i percorsi che contengono spazi.
- È stato risolto un problema di compilazione su Android legato alle intestazioni OpenGL.
Lingua e loghi
Fastfetch 2.70 aggiunge il supporto alla lingua finlandese per l’interfaccia. Per quanto riguarda i loghi ASCII mostrati accanto alle informazioni, è stato aggiunto il logo pieno di Artix Linux e la distribuzione PostmarketOS è stata rinominata in nura.
Download e Riferimenti
Fastfetch 2.70 è già disponibile per il download e verrà progressivamente reso disponibile nei repository software delle diverse distribuzioni GNU/Linux, secondo i rispettivi cicli di aggiornamento. Le distribuzioni GNU/Linux a sviluppo continuo (rolling release), come Arch Linux e le sue derivate, saranno le prime a ricevere la nuova versione nei rispettivi repository software. Le distribuzioni GNU/Linux a rilascio stabile, come Debian o Ubuntu, integreranno la versione più recente in un secondo momento, seguendo i loro cicli di aggiornamento più conservativi.
Installazione
Fastfetch è installabile tramite APT sulle distribuzioni GNU/Linux basate su Debian (dalla versione 13) e Ubuntu (dalla 25.04), tenendo presente che alcune distribuzioni potrebbero includere versioni non aggiornate. In alternativa è possibile scaricare i pacchetti .deb più recenti dalla pagina ufficiale su GitHub. Per installare, utilizzare il seguente comando da Terminale:
sudo apt install fastfetch
Per le distribuzioni basate su Arch Linux, il pacchetto è presente nei repository software ufficiali (extra) di Arch Linux ed è possibile installarlo con il comando:
sudo pacman -S fastfetch
Puoi scaricare Fastfetch 2.70 direttamente dalla sua pagina ufficiale su GitHub, dove gli sviluppatori pubblicano versioni precompilati per numerosi sistemi operativi e architetture hardware. La versione 2.70 include pacchetti software per GNU/Linux in formato DEB, RPM, tar.gz e ZIP, disponibili per architetture come x86‑64, ARM64, ARMv7, i686, LoongArch64, ppc64le, riscv64 e s390x. Sono inoltre disponibili build dedicate per Windows, macOS (sia Intel sia Apple Silicon), FreeBSD, DragonFly BSD e Haiku, confermando l’ampia compatibilità multipiattaforma del progetto
Per chi preferisce un formato portatile, è disponibile un’AppImage non ufficiale mantenuta dalla comunità al seguente indirizzo: Portable-Linux-Apps/fastfetch-AppImage. Al momento, Fastfetch non risulta disponibile su Flathub.
Riferimenti Ufficiali
Per approfondire tutte le novità e le correzioni introdotte in Fastfetch 2.70, è possibile consultare il changelog (registro delle modifiche) ufficiale dove sono elencati in dettaglio tutti i cambiamenti apportati.
Per segnalare problemi o proporre miglioramenti è disponibile il sistema di tracciamento delle segnalazioni integrato nella medesima piattaforma.
Fonte: https://github.com/fastfetch-cli/fastfetch/releases/tag/2.70.0
Fonte: https://linuxiac.com/fastfetch-2-70-system-information-tool-released-with-linux-and-android-improvements/
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