Se Sci-Hub non funziona, provate con Unpaywall e OpenAccessButton

By Simone Aliprandi

Nel post precedente ho segnalato che nonostante alcuni domini fossero stati bloccati per violazione del copyright, il sito Sci-Hub fosse comunque raggiungibile attraverso l’indirizzo https://sci-hub.tw/.

Ovviamente è importante tenere presente che Sci-Hub è un archivio che dichiaratamente viola il copyright: una violazione sorretta da motivazioni eticamente condivisibili… ma pur sempre una violazione. Questo per dire che probabilmente anche altri domini verranno bloccati e il sito potrebbe addirittura non essere più online da un giorno all’altro.
E’ utile quindi segnalare che esistono anche soluzioni “legali” e comunque molto performanti. Ad esempio, i servizi web unpaywall.org e openaccessbutton.org fungono da meta-motori di ricerca che, indicando gli estremi di un paper o articolo o monografia, vanno a cercare in rete se esistono delle versioni depositate in Open Access. Entrambi funzionano come estensione del browser.
Provateli e fatemi sapere…

 

 

Sci-Hub: bloccati i domini .cc e .bz are down, ma .tw funziona

By Simone Aliprandi

Nei giorni scorsi alcuni domini che permettono di accedere al sito Sci-Hub sono stati bloccati, probabilmente per effetto di alcune azioni legali portate a termine nelle ultime settimane (vedi articolo “Sci-Hub, un tribunale Usa chiede che il sito pirata sia bloccato da motori di ricerca e provider” dello scorso 7 novembre).
Ad oggi risultano quindi bloccati i domini sci-hub.cc e sci-hub.bz (utilizzati fino a ieri); ciò nonostante risulta ancora perfettamente attivo il dominio https://sci-hub.tw/.

Per chi non sapesse di che si tratta, “Sci-Hub è un archivio online gratuito di oltre 62.000.000 articoli scientifici, fondato il 5 settembre 2011 da Alexandra Elbakyan, una sviluppatrice software e ricercatrice sulle nanotecnologie del Kazakistan. Il sito è nato con l’obiettivo di aumentare la diffusione della conoscenza, consentendo a più persone di accedere alle pubblicazioni scientifiche disponibili solo a pagamento, che da un lato frenano la condivisione del sapere (soprattutto nei paesi più poveri), dall’altro impediscono di accedere liberamente ai risultati di ricerche già finanziate all’origine dalla collettività attraverso i fondi destinati alle università, che tali ricerche le produce. Gli articoli vengono caricati nell’archivio, per essere condivisi gratuitamente, dopo essere stati scaricati da fonti autorizzate dietro pagamento, come le università.” [tratto da Wikipedia].

Comune di Roma: 4000 postazioni migrate a LibreOffice fino ad oggi

By Marco Giannini

Buone notizie per tutti gli amanti del software libero e open source che aspirano a vederlo sempre più diffuso nella Pubblica Amministrazione Italiana.
Come ben saprete il Comune di Roma ha avviato da un anno un piano di studio e migrazione verso il software libero e open source.
In quest’ottica rientra anche la migrazione verso soluzioni office libere. Nell’ultimo domande e risposte pubblicato su Facebook dell’Assessora a Roma Semplice Flavia Marzano scopriamo che fino ad ora sono state migrare circa 4000 postazioni a LibreOffice. Un ottimo risultato che speriamo si estenda e si consolidi sempre più.

Trovate il video in descrizione:

Il diritto d’autore e le licenze open nell’attività didattica. Il mio capitolo per Didatticaduepuntozero

By Simone Aliprandi

Come ho già accennato altrove, il libro “Didatticaduepuntozero. Scenari di didattica digitale condivisa” a cura di Alberto Panzarasa ed edito da Ledizioni (informazioni complete sull’opera: https://aliprandi.org/books/didatticaduepuntozero/) sarà ufficialmente disponibile sia in versione cartacea che in versione digitale da questo venerdì.

Tuttavia, non resisto alla tentazione di anticipare i contenuti del mio contributo (il capitolo 5) intitolato “Il diritto d’autore e le licenze open nell’attività didattica“. Queste venti pagine rappresentano una valida introduzione sintetica agli argomenti di cui mi occupo costantemente nella mia attività di formazione; quindi confido che possano rappresentare un utile riferimento e supporto per chiunque voglia avvicinarsi a questo mondo con una prima infarinatura.

Il capitolo come tutto il libro è rilasciato sotto licenza CC BY-SA.
Buona lettura! Ma soprattutto… aiutatami a diffonderlo e condividerlo.

INDICE DEI PARAGRAFI
 
1. Introduzione

1.1. La tecnologia più avanti del diritto
1.2. Il diritto d’autore sul web: due piani separati
2. Meccanismi di base del diritto d’autore italiano
2.1. La legge italiana sul diritto d’autore
2.2. Una tutela “automatica”. Il copyright come “closed by default”
2.3. Diritti d’autore e diritti connessi
2.4. Il pubblico dominio
3. Come e quando è possibile utilizzare opere coperte da diritti
3.1. “Fair use” e libere utilizzazioni
4. Le licenze open (Creative Commons e simili)
4.1. Radici storiche del fenomeno
4.2. Il concetto di licenza e i meccanismi del licensing
4.3. Le sei (+ una) licenze Creative Commons
4.4. Come applicare una licenza Creative Commons alla propria opera
4.5. Come trovare opere sotto licenza Creative Commons
5. Workflow per l’utilizzatore di opere creative

Vincoli alla riproduzione dei beni culturali, oltre la proprietà intellettuale. Il mio contributo per Archeologia e Calcolatori

By Simone Aliprandi

Con grande piacere scopro che in questi giorni è stato ufficialmente pubblicato il volume “Pensare in rete, pensare la rete per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico” a cura di Mirella Serlorenzi e Ilaria Jovine. Il volume rappresenta un supplemento 9/2017 della rivista “Archeologia e Calcolatori” ed è edito dalla casa editrice fiorentina All’Insegna del Giglio con ISBN 9788878147812 ed e-ISBN: 9788878147829.

Il volume raccoglie sostanzialmente gli atti dell’interessante convegno “Pensare in rete, pensare la rete per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico” tenutosi a Roma il 14 ottobre 2015 (vedi dettagli). Per l’occasione avevo tenuto un intervento intitolato “Quando non c’è una licenza. Lo strano principio open by default sui dati delle PA” di cui in questo post potete trovare le slides e il video integrale. Tuttavia, il mio contributo scritto ha allargato il focus occupandosi più in generale dei vincoli alla riproduzione dei beni culturali che vanno anche oltre la cosiddetta proprietà intellettuale; e riprende molti spunti da me già pubblicati in questi mesi di lunga gestazione del volume.

Condivido qui il PDF editoriale del mio contributo (rilasciato con licenza CC BY-SA) confidando che vogliate diffonderlo il più possibile e convidere con me i vostri commenti.

Potrebbe esserci un copyright: il mio intervento a itWikiCon 2017

By Simone Aliprandi

Come segnalato in un precedente post, domani sarò tra i relatori di itWikiCon 2017, evento di respiro nazionale dedicato ai progetti della Wikimedia Foundation e in cui tutti i wikimediani/wikipediani italiani possono radunarsi per discutere dei temi più caldi.

Quest’oggi sono passato al Palazzo delle Albere per salutare gli organizzatori e ascoltare l’intervento dell’amico Maurizio Napolitano (su OpenStreetMap e JOSM).
Domani mattina il mio seminario (intitolato “Potrebbe esserci un copyright. Il condizionale che uccide il pubblico dominio”) sarà dalle 10:30 alle 11:30 in sala 2 e sarà introdotto da una chiosa di Cristian Cenci sul progetto WikiLovesMonuments.
Salvo imprevisti tecnici dell’ultimo minuto, il seminario sarà trasmesso in streaming sul mio canale YouTube (youtube.com/simonealiprandi).

Riporto di seguito l’abstract e, appena disponibili, le slides.

Il pubblico dominio è quello status che si raggiunge quando tutti (davvero tutti) i diritti di privativa e gli altri vincoli su un’opera creativa vengono meno, facendola diventare patrimonio culturale dell’umanità.
Tuttavia, per come si è evoluto il meccanismo del copyright nei decenni, non è affatto cosa semplice determinare con chiarezza e certezza la caduta in pubblico dominio delle opere e di conseguenza, per una questione di prudenza o di semplice mancanza di informazione, ci si astiene dal diffondere materiale che invece, a rigor di buon senso, dovrebbe essere ampiamente caduto nel pubblico dominio. Dal canto loro, i titolari dei diritti, che ovviamente uscirebbero danneggiati dalla caduta in pubblico dominio delle loro creazioni, hanno via via trovato espedienti giuridici (tra cui alcuni davvero discutibili) per allungare artificiosamente la durata della tutela e per aumentare questo clima di FUD (fear, uncertainty and doubt) in merito alla titolarità di diritti.
A complicare la situazione, vi sono anche strani vincoli provenienti dal diritto amministrativo che coprono le riproduzioni dei beni culturali e archivistici risalenti addirittura a periodi storici in cui il copyright non esisteva, complicando ad esempio la realizzazione di Wiki Loves Monuments in Italia. Insomma, una situazione decisamente intricata e delicata dal punto di vista giuridico, che non può che ripercuotersi anche sui progetti e le iniziative della Wikimedia Foundation.
In questo seminario, dopo un’introduzione di scenario sul concetto di pubblico dominio, vi accompagnerò in una ricognizione sui principali artifici che allontanano il “pericolo” del pubblico dominio o che comunque creano il clima di incertezza che non permette al pubblico dominio di estrinsecarsi concretamente.

Il paese in cui il “portavoce” degli avvocati dice agli avvocati di violare la legge

By Simone Aliprandi

Il titolo di questo post è volutamente provocatorio, ma è abbastanza emblematico della situazione paradossale che stanno vivendo gli avvocati italiani.
Per chi non fosse del settore, riassumo in poche righe la vicenda. Nel settembre 2016 un Decreto del Ministero della Giustizia (D.M. Giustizia 22/09/2016) ha stabilito l’obbligo per gli avvocati di dotarsi non solo di un’assicurazione sulla responsabilità professionale (già prevista da normativa precedente), ma anche di una polizza sugli infortuni. Quest’obbligo sarebbe decorso dall’11 ottobre 2017.
Da parte mia, a luglio di quest’anno mi sono attivato per sottoscrivere una polizza infortuni. Non l’ho fatto con molto entusiasmo, poiché non ritengo necessario averla; l’ho fatto solo per rispondere a un obbligo di legge. Circa 250 euro versati a una nota compagnia assicurativa, con la quale già due anni prima avevo sottoscritto la polizza sulla responsabilità professionale.
Fin qui tutto regolare. Arriva però la fatidica scadenza di ottobre e iniziano a circolare voci di una proroga. Avendo sondato che buona parte dei 240mila avvocati italiani non è pronta, il ministero concede la proroga e il problema si sposta in là di trenta giorni (10 novembre). Si noti che la proroga viene concessa con un Decreto formalmente in vigore dal giorno 10 ottobre (quindi 24 ore prima della scadenza) e che il CNF comunica agli avvocati la notizia con un comunicato dell’11 ottobre (a scadenza tecnicamente trascorsa).

Ho già espresso altrove la mia opinione sulle proroghe dell’ultimo minuto in questioni così delicate che impattano su centinaia di persone (non solo sugli avvocati e sulle loro famiglie, ma anche su chi lavora nel mondo delle assicurazioni); quindi rimando agli articoli “Slitta l’assicurazione professionale: l’odiosa prassi della proroga. In gioco è la credibilità dell’ordinamento giuridico” del 2013 (vedi articolo) e “Chi ha tempo aspetti tempo, tanto una proroga arriva sempre” del 2015 (vedi articolo), relativi ad altri due casi di fastidiose proroghe dell’ultimo minuto.

Il bello, comunque, deve ancora arrivare. In quel mese iniziano a circolare altre voci, che suonano davvero come una beffa: il Consiglio Nazionale Forense e il Ministero Giustizia stanno dialogando sulla possibilità di abolire quest’obbligo. Circolano twit, comunicati stampa e circolari a firma di Orlando (Ministro della Giustizia) e Mascherin (Presidente del CNF) in cui in sostanza si lascia intendere che di fatto è già presa la decisione di eliminare quest’obbligo.
La decisione è presa… tuttavia, la modifica della norma richiede ovviamente un iter legis non immediato. Risultato: ad oggi, 15 novembre, l’obbligo è formalmente in vigore da cinque giorni… anche se l’Avv. Mascherin ha diffuso un comunicato del CNF in cui si dice agli avvocati che non avessero ancora sottoscritto la polizza di aspettare gli esiti del suddetto iter legis (riporto qui sotto immagine del comunicato a firma dell’Avv. Mascherin e datato 13 novembre… quindi a scadenza ormai trascorsa da tre giorni).
Di fatto, è come se con questo comunicato, in virtù di una questione di buon senso e razionalità, si esortassero gli avvocati a violare una norma di legge pienamente in vigore; e, come effetto collaterale, è come se si dicesse a quelli che invece hanno rispettato la scadenza che sono “fessi” o quantomeno che sono stati “troppo precipitosi”.

Egregio Ministro, Egregio Collega Mascherin: non credo di essere stato precipitoso (quando ho sottoscritto la polizza l’obbligo era in vigore da 10 mesi e mancavano 2 mesi e mezzo alla scadenza), ma in effetti mi sento un po’ “fesso”per aver confidato ingenuamente ed erroneamente nella serietà del sistema giustizia italiano.
Tengo a precisare che non ce l’ho specificamente con qualcuno dei protagonisti della vicenda: non ce l’ho con l’Avv. Mascherin che sta cercando in qualche modo di tutelare gli interessi della categoria (anche se fuori tempo massimo); non ce l’ho con il Governo o con il Legislatore (anche se credo non sia questo il modo di gestire certe questioni). Ce l’ho appunto con un sistema che per l’ennesima volta premia i ritardatari e i pelandroni, mentre penalizza chi è stato preciso e ligio agli obblighi deontologici e di legge. Sinceramente, è abbastanza svilente e demotivante.

Con osservanza (e con rammarico),
Avv. Simone Aliprandi

 

La nuova versione di Red Hat OpenStack Platform migliora la flessibilità dell’IT e ne riduce la complessità grazie ai container Linux

By Marco Giannini

 

La nuova versione di Red Hat OpenStack Platform migliora la flessibilità dell’IT e ne riduce la complessità grazie ai container Linux

Red Hat OpenStack Platform 12 introduce servizi containerizzati e migliora la sicurezza complessiva della piattaforma
Milano, 13 novembre 2017 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, presenta Red Hat OpenStack Platform 12, versione più recente della sua piattaforma cloud Infrastructure-as-a-Service (IaaS), estremamente flessibile e scalabile. Basata sulla release OpenStack “Pike”, Red Hat OpenStack Platform 12 introduce servizi containerizzati, migliorando la flessibilità e riducendo la complessità per uno sviluppo applicativo più rapido. Red Hat OpenStack Platform 12 presenta molte innovazioni, tra cui una DCI (distributed continuous integration) migliorata e una sicurezza superiore, per contribuire a mantenere la data compliance e a gestire il rischio.

Centinaia di clienti hanno già scelto Red Hat OpenStack Platform come base per il loro cloud – ibrido e privato – per una grande varietà di progetti mission-critical. Tra questi BBVACambridge UniversityFICOMassachusetts Open CloudTurkcellIAGOak Ridge National LaboratoryPaddy Power BetfairProdubanUKCloud e Verizon. Senza contare che Red Hat OpenStack Platform può vantare un ricco ecosistema di partner, che comprende CiscoDell EMCIntelLenovoRackspace, e NetAppin ambito enterprise, ma anche EricssonNokiaNECHuaweiCisco ed altri ancora nel mercato delle telecomunicazioni.

Red Hat OpenStack Platform 12 è progettato per infrastrutture cloud pubbliche e private, costruito sulla backbone enterprise di Red Hat Enterprise Linux. Red Hat OpenStack Platform 12 è una versione di OpenStack testata, certificata e pienamente supportata, che offre l’agilità di scalare e rispondere in modo più rapido alle necessità dei clienti senza scendere a compromessi in tema di disponibilità, performance o sicurezza dell’IT. Red Hat OpenStack Platform comprende anche Red Hat CloudForms, la piattaforma Red Hat per la gestione multi-cloud, per fornire visibilità operativa e policy-based management attraverso l’intera infrastruttura Red Hat OpenStack Platform e i relativi workload. Inoltre, Red Hat OpenStack Platform 12 conserva una stretta integrazione con Red Hat Ceph Storage, soluzione storage a blocchi, oggetti e file, estremamente scalabile e progettata per il cloud scale-out.

“Per ottenere i benefici promessi dalla digital transformation, le aziende devono aggiornare le loro infrastrutture per poter supportare in modo migliore una nuova generazione di applicazioni che può sfruttare al meglio diverse architetture hardware, container Linux e cloud computing”, spiega Radhesh Balakrishnan, general manager OpenStack di Red Hat. “Red Hat OpenStack Platform 12 offre alle organizzazioni un percorso per ottenere tutto questo in modo sicuro, reale e pianificabile, riducendo al tempo stesso il vendor lock-in. La containerizzazione dei servizi OpenStack abbinata a un ulteriore innalzamento dei livelli di stabilità e sicurezza dell’open source che da sempre caratterizzano Red Hat, offre alle organizzazioni un’infrastruttura pronta alla produzione, per portare flessibilità superiore alle loro operazioni IT.”

Containerizzazione dei servizi OpenStack
Una novità di Red Hat OpenStack Platform 12 è la containerizzazione dei servizi OpenStack. Oltre alla sua leadership su OpenStack, Red Hat è anche all’avanguardia nell’introduzione dei container in azienda e nel contributo a progetti open source dedicati all’innovazione in tema di container. Con l’obiettivo di portare nuove offerte sul mercato in modo più veloce, le organizzazioni oggi necessitano di un’infrastruttura cloud che consenta loro di allocare le risorse in modo più veloce ed efficiente, anche su ampia scala. Implementare servizi OpenStack su container Linux risponde proprio a questo; può migliorare la flessibilità in caso di aggiornamenti, rollback o service management, riducendo la complessità di gestione del cloud da parte degli operatori. Inoltre, i container Linux semplificando una veloce scalabilità dei servizi OpenStack, aiutando i clienti a soddisfare una superiore richiesta da parte degli utenti nel momento in cui è più necessaria.

Che si tratti di realizzare una nuova implementazione, o di effettuare un upgrade automatici tramite il suo director tool, Red Hat OpenStack Platform 12 mette la maggior pare dei servizi OpenStack sotto forma di container, ed al tempo stesso fornisce una Technology Preview containerizzata di alcuni servizi storage e di networking. Questo offre ai nostri partner strategici la possibilità di certificare driver e plugin per questo nuovo modello di deployment, riducendo al minimo la possibile interruzione di servizio per i nostri clienti.

Sicurezza più elevata
Nuove funzionalità in Red Hat OpenStack Platform 12, come un servizio automatico di infrastructure enrollment, aiutano le organizzazioni a migliorare la sicurezza e incrementare l’efficienza attraverso l’automazione del life cycle management dei certificati di sicurezza. Altre componenti come OpenStack Block Storage (Cinder) e Bare Metal Provisioning (Ironic) presentano aggiornamenti in tema di supporto alla cifratura dei volumi e miglioramenti al disk partitioning, rispettivamente. Man mano che Red Hat continua ad assumere una posizione di rilievo nell’ambito di differenti iniziative mondiali dedicate al risk management, i clienti di Red Hat OpenStack Platform avranno accesso alla nuova Red Hat Security Guide, disponibile nel portale clienti di Red Hat, che indica caratteristiche di sicurezza, consigli di implementazione e consulenza per rispondere a requisiti base di sicurezza e per facilitare un’implementazione OpenStack più sicura.

Flessibilità superiore con un’infrastruttura modulare

Già in Red Hat OpenStack Platform 10 erano stati introdotti ruoli modulari, che consentono agli operatori di creare profili personalizzati in base ai loro processi e servizi individuali, per rispondere a necessità sempre diverse. Red Hat OpenStack Platform 11 ha esteso le opzioni dei ruoli modulari, rendendo implementazione e aggiornamento di Red Hat OpenStack Platform più flessibile ma anche coerente. Ora, Red Hat OpenStack Platform 12 porta questa modularità ancora più avanti estendendola alle reti. Nelle versioni precedenti, gli utenti dovevano scegliere tra topologie di reti prefissate. Con le nuove reti modulari, gli utenti possono definire la topologia di rete che preferiscono, con limitazioni minori. Inoltre, gli operatori possono creare quante reti desiderano, compresa la topologia spine and leaf L3, e non hanno più limiti nella quantità delle reti. Questi miglioramenti rendono più semplice per le aziende personalizzare le implementazioni OpenStack per rispondere alle loro necessità specifiche, anche su ampia scala.

Inoltre, Red Hat OpenStack Platform 12 offre anche supporto alla API open Redfish DMTF (Distributed Management Task Force) per una infrastruttura modulare. Il supporto a questa nuova specifica di settore consente alla versione 12 di interagire con altre soluzioni che utilizzano la stessa API Redfish, come ad esempio Intel Rack Scale Design (Intel RSD).

OpenDaylight per la network automation
La versione 12 estende la sua preview tecnologica di OpenDaylight, una piattaforma modulare open source per la personalizzazione e automazione di una rete software-defined. Progettata per aiutare le aziende clienti a raggiungere velocità e throughput superiori, l’evoluzione del supporto alla Network function virtualizazion (NFV) tramite OpenDaylight per OpenStack resta un elemento chiave per Red Hat. I miglioramenti apportati all’integrazione di OpenDaylight sono pensati non solo per rendere più efficace il modo in cui il Data Plane Developer Kit (DPDK) viene implementato, ma anche per ottenere prestazioni più elevate grazie alle sue funzionalità SDN.

Distributed Continuous Integration

Cinque anni fa, la Distributed Continuous Integration (DCI) di Red Hat ha introdotto per clienti e partner un nuovo metodo di interagire con la Red Hat OpenStack Platform. Obiettivo principale della DCI è quello di aiutare Red Hat a fornire il miglior software OpenStack del mercato, attraverso l’automazione del ciclo composto da deployment, testing e feedback tra clienti e partner per release di pre- e post-prodotto. Questo permette a Red Hat di testare casi di utilizzo reali, verificandoli singolarmente con configurazioni incentrate sul cliente e sul partner. Oggi, DCI fornisce automaticamente log utili ai team di quality engineering di Red Hat, riducendo la quantità di tempo necessaria a identificare, creare e restituire rimedi alla comunità.

Disponibilità

Red Hat OpenStack Platform 12 sarà disponibile a breve attraverso il Red Hat Customer Portal e come componente delle soluzioni Red Hat Cloud Infrastructure e Red Hat Cloud Suite.

Roma La Sapienza e Bari Politecnico: ricominciano le docenze in giro per l’Italia

By Simone Aliprandi

Dopo il seminario tenuto a Bologna ancora in periodo estivo, è ormai tempo di riprendere a pieno regime la mia attività di docenza in giro per l’Italia.
Questa seconda metà di settembre sarà molto densa e vedrà due appuntamenti a distanza ravvicianata, inframmezzati da quello di Pavia già annunciato in precedente post.

Mercoledì 20 settembre sarò all’Università La Sapienza di Roma per un corso intitolato “Tutela e gestione del copyright in ambito accademico”; il corso si terrà dalle 9 alle 17 presso la Sala Organi Collegiali Palazzo del Rettorato ma è rigorosamente rivolto unicamente al personale interno (vedi convocazione sul sito di La Sapienza).

Lunedì 25 e martedì 26 settembre terrò invece due intere giornate di formazione presso il Politecnico di Bari, sempre su temi simili ma con maggior livello di approfondimento e con uno sguardo più accurato all’ambito dell’Open Access e delle licenze Creative Commons. Arriverò nel capoluogo pugliese il pomeriggio di domenica 24 e ripartirò la mattina di mercoledì 27.

 

Licenze aperte per il coding aperto: mio seminario a CoderDojo Pavia

By Simone Aliprandi

Sabato prossimo (23 settembre) sarò ospite dell’Associazione ComPVter (cui avevo già fatto visita appena prima della pausa estiva: vedi il video) per il primo incontro CoderDojo Pavia della nuova stagione 2017-2018. L’appuntamento è per le ore 9.30 presso il Polo Tecnologico (via Fratelli Cuzio 42, Pavia) e l’accesso è libero.
Il mio seminario è intitolato “Licenze aperte per il coding aperto” e sarà più che altro rivolto ai genitori dei “ninja” (così vengono chiamati in gergo i giovani partecipanti) e in generale agli adulti che fossero interessati all’argomento.

In contemporanea ci saranno le normali (e davvero stimolanti) attività previste per gli incontri CoderDojo pavesi, tra cui alcune novità rispetto alle stagioni precedenti. [Non sapete che cos’è CorderDojo? Leggete il mio articolo di un paio di anni fa “Dolcetto o Scratchetto?” scritto per Apogeonline.]
Ci saranno due nuovi laboratori per i ragazzi: per imparare a navigare sicuri in rete e per realizzare videogiochi 3D. I ninja potranno quindi scegliere tra queste sei possibilità, a seconda della loro età e delle loro preferenze:

  • creare il tuo videogioco con Scratch (7-17 anni)
  • creare il tuo videogioco 3D con Unity (11-17 anni, dedicato a chi ha partecipato ad almeno 4 sessioni Scratch e 4 AppInventor)
  • creare la tua App con AppInventor (9-17 anni)
  • primi approcci alla robotica con Sapientino DOC (5-6 anni)
  • dress code: creare tecnologia che puo’ essere indossata (6-17 anni)
  • vuoi navigare sicuro in rete? (11-14 anni)

L’incontro sarà anche l’occasione per inaugurare la mostra permanente “I Colori per la Pace: i disegni dei bambini per i grandi della Terra”, con Antonio Giannelli (Presidente dell’Associazione “Colori Per La Pace”) e Tommaso Mazzocchi (Presidente di Durabo e fondatore di Polo Tecnologico che ospiterà la mostra permanente).

La partecipazione è libera, ma per questioni organizzative (soprattutto per le attività dei ragazzi) si consiglia di registrarsi attraverso https://coderdojopv.eventbrite.it (iscrizioni aperte a partire da martedì 19 settembre alle ore 20:30). Ricordatevi di verificare i prerequisiti di ciascun laboratorio sul sito.

Di seguito riporto le due pagine della locandina, che vi invito a diffondere presso amici, colleghi e compagni di scuola. Vedi anche l’evento Facebook.
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Vuoi invitarmi come relatore per un seminario simile a questo? Contattami attraverso la appostia sezione del mio sito https://aliprandi.org/.
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