Lubuntu 18.10 dice addio a LXDE: benvenuto LXQt

By Salvo Cirmi (Tux1)

Incredibile ma (purtroppo, o per fortuna??) Lubuntu 18.10 fa un cambio di rotta impressionante: Lubuntu abbandona LXDE e da il benvenuto al Desktop Environment LXQt. Assurdo eh? Ma a quanto pare è tutto vero.

Walter Lapchynski, del team di sviluppo Lubuntu, ha confermato la notizia, spiegando le motivazioni dietro la difficile scelta. Il Desktop Envionment LXDE, per quanto buono, è basato su GTK ed il suo supporto sta diminuendo sempre di più. Al contrario, LXQt, è sviluppato in Qt ed oltre ad avere un supporto di sviluppo molto avanzato, è più moderno e piacevole da vedere.

Il nuovo Lubuntu.

Due piccioni con una fava insomma.

Altre info sullo sviluppo di LXQt qui.

Ubuntu 18.10: migliora l’integrazione con Android e il consumo della batteria

By Matteo Gatti

ubuntu 18.10 cuttlefish

 

Ubuntu 18.10, come sapete, si chiamerà Cosmic Cuttlefish ovvero la Seppia Cosmica. Gli ingegneri di Canonical sono già al lavoro sulle prime daily builds e nelle scorse ore l’Ubuntu desktop Director Will Cooke ha fornito alcuni dettagli circa le novità che dovremo attenderci in questa nuova release.

Diverse novità che saranno (quasi) certamente pronte entro la final release sono in sviluppo da tempo ma non sono state inserite in Ubuntu 18.04 che, in quanto LTS, è incentrato sulla stabilità.

Ubuntu 18.10: le novità

Gli sviluppatori hanno davanti qualche mese per raffinare gli ultimi dettagli. Le novità che saranno implementate in Cuttlefish sono molteplici.

Sarà possibile sbloccare il portatile mediante un lettore per le impronte digitali, verrà migliorata l’integrazione con l’Android-app KDE Connect.

Vi abbiamo poi parlato del nuovo installer sul quale stanno lavorando gli ing. di Canonical. Soprannominato ‘Ubiquity NG‘ (‘NG’ dovrebbe stare per next-gen) dovrebbe essere basato su tecnologie di ultima generazione quali MAAS ed Electron. Cooke ha dichiarato che difficilmente sarà pronto in soli sei mesi ma ci stanno lavorando.

Una delle novità più interessanti è certamente l’ottimizzazione del consumo della batteria grazie al tweaking di alcuni parametri a basso livello del kernel. Snap riceverà diverse migliorie a partire dal supporto per XDG Portals (presto, inoltre, dovrebbe arrivare Chromium in formato Snap).

Infine Ubuntu 18.10 beneficerà di tutte le novità che saranno implementate in GNOME 3.30 (del quale seguiremo tutto il ciclo di sviluppo). La final release di Cuttlefish è attesa per il 18 Ottobre 2018.

 

Vi ricordiamo che seguirci è molto semplice: tramite la pagina Facebook ufficiale, tramite il nostro canale notizie Telegram e la nostra pagina Google Plus. Da oggi, poi, è possibile seguire il nostro canale ufficiale Telegram dedicato ad Offerte e Promo!

Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

 

L’articolo Ubuntu 18.10: migliora l’integrazione con Android e il consumo della batteria sembra essere il primo su Lffl.org.

Come aggiornare Ubuntu a 18.04 LTS Bionic Beave

Ubuntu Bionic BeaverCome aggiornare Ubuntu a 18.04 LTS Bionic Beave

Aggiornare un’installazione esistente di Ubuntu a Bionic Beaver 18.04

distribuzioni

È necessaria un’installazione Ubuntu 16.04 LTS o 17.10 esistente.

Requisiti

Un’installazione esistente di Ubuntu 16.04 LTS o 17.10 con privilegi di root.

Difficoltà

Facile

Convenzioni

# – richiede che i comandi di linux siano eseguiti con i privilegi di root direttamente come utente root o usando il comando sudo
$ – richiede che i comandi linux dati vengano eseguiti come utente regolare non privilegiato

introduzione

L’ultima versione di Ubuntu, 18.04, segna un’opportunità sia per gli utenti LTS che per le persone nella precedente versione 17.10 di aggiornare Ubuntu e sfruttare le ultime funzionalità. Grazie al processo di aggiornamento di Debian, dovrebbe essere relativamente semplice aggiornare sia Ubuntu 16.04 a 18.04 (entrambi LTS) o aggiornare Ubuntu 17.10 a 18.04 LTS Bionic Beaver.
Nota anche che puoi controllare la tua versione di Ubuntu seguendo la nostra guida su questo argomento: Come controllare la versione di Ubuntu

Esegui il tuo aggiornamento di Ubuntu

Prima di fare qualsiasi cosa, assicurati che il tuo sistema sia già aggiornato.Eseguire un aggiornamento completo di Ubuntu e aggiornare con Apt.

 $ sudo apt update 
 $ sudo apt upgrade
 $ sudo apt dist-upgrade

Ciò contribuirà a garantire che la differenza tra i pacchetti sia la più piccola possibile. Sarà anche il modo in cui Canonical ha probabilmente testato l’aggiornamento da sé, quindi è meno probabile che incontri dei bug. Infine, prima di iniziare l’aggiornamento di Ubuntu a LTS 18.04 potresti anche voler rimuovere tutti i pacchetti non più necessari usando:

 $ sudo apt autoremove

Come aggiornare Ubuntu The Ubuntu Way

Ubuntu ha sviluppato il proprio modo automatico di aggiornamento tra le versioni. Scrive essenzialmente l’approccio tradizionale di Debian. In questo modo, puoi configurarlo per l’aggiornamento e andare via. Ubuntu gestirà il resto.

Gli aggiornamenti dalla 17.10 non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la pubblicazione della 18.04.Gli aggiornamenti da 16.04 LTS non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la versione 18.04.1 prevista a fine luglio.Non ci sono opzioni di aggiornamento offline per Ubuntu Desktop e Ubuntu Server.

SOURCEwiki.ubuntu.com

Se vuoi seguire questa strada, dovrai prima installare un pacchetto. Quindi, fallo.

  $ sudo apt installa update-manager-core 

Al termine, esegui l’utilità di aggiornamento di Ubuntu.

  $ sudo do-release-upgrade 

Se lo fai troppo presto, ti dirà che non è stato No
new release fou
nd. In tal caso, e a proprio rischio, aggiungere il flag -d alla fine del comando per forzare l’aggiornamento. Per maggiori informazioni leggere la sezione “Nessuna nuova versione trovata” di seguito.

  $ sudo do-release-upgrade -d 


Ubuntu ti farà un paio di domande su come vuoi gestire l’aggiornamento e inizierà l’aggiornamento del tuo sistema.

  • Nessuna nuova versione trovata

Come già accennato sopra, gli aggiornamenti dalla 17.10 non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo il rilascio della 18.04 e gli aggiornamenti dalla 16.04 LTS non saranno abilitati fino a pochi giorni dopo la versione 18.04.1 prevista per fine luglio 2018.

Di conseguenza, il tuo tentativo di aggiornamento potrebbe generare un messaggio No
new release found
durante il tentativo di aggiornare il tuo sistema Ubuntu usando il comando sudo
do-release-upgrade
. In questo caso leggi le seguenti sezioni.

Aggiornamento da Ubuntu 16.04 LTS

Inizia eseguendo il comando sudo
do-release-upgrade
. Se ricevi il messaggio No
new release found
hai quattro opzioni:

  • Il primo e raccomandato approccio è semplicemente aspettare. Gli aggiornamenti diretti da Ubuntu 16.04 LTS a Ubuntu 18.04 LTS saranno probabilmente non disponibili fino a fine luglio 2018.

Forza l’aggiornamento diretto usando l’-d. In questo caso sudo
do-release-upgrade -d
aggiornamento da Ubuntu 16.04 LTS a Ubuntu 18.04 LTS. Nel caso in cui si riceve un messaggio “Aggiornamenti alla versione di sviluppo sono disponibili solo dall’ultima versione supportata.“, Assicurarsi che il comportamento predefinito dell’upgrade release sia impostato su lts in /etc/update-manager/release-upgrades.

  • Passare prima alla versione 17.10 modificando normal il comportamento predefinito dell’upgrade release nel /etc/update-manager/release-upgrades. Quando è pronto, eseguire di nuovo il comando sudo
    do-release-upgrade
    . Una volta che il tuo sistema è stato aggiornato a Ubuntu 17.10, segui la procedura di aggiornamento da Ubuntu 17.10 a Ubuntu 18.04, mantenendo il comportamento dell’upgrade release impostato sunormal.

  • Usa la modalità Debian descritta qui sotto per aggiornare il tuo sistema Ubuntu 16.04.

Aggiornamento da Ubuntu 17.10

Inizia eseguendo il comandosudo
do-release-upgrade
.Nel caso in cui si riceve il messaggioNo
new release found
, assicurarsi che l’aggiornamento di versione predefinito sia impostato sunormale rieseguire il comandosudo
do-release-upgrade
.

Come aggiornare Ubuntu The Debian Way

Cambia le tue fonti

Se hai selezionato il tradizionale percorso Debian, dovrai modificare il file/etc/apt/sources.liste sostituire il nome della tua versione precedente conbionic.Quindi, se sei il 16.04, sostituisci ogni istanza dixenialconbionic.Se hai attualmente 17.10, sostituisci l’artfulconbionic.

Questo processo può essere automatizzato usando il seguente comandosed:

 $ sudo sed -i '/ xenial / bionic / g' /etc/apt/sources.list

Quindi, guarda in/etc/apt/sources.list.d/.Cambia qualsiasi file lì allo stesso modo.Se si verifica un errore quando si tenta di aggiornare Ubuntu, utilizzareartfulfino a quando tali repository non vengono aggiornati.

Aggiornamento di Ubuntu e aggiornamento di Ubuntu

Ora puoi eseguire l’aggiornamento dist di Ubuntu.Innanzitutto, aggiorna le fonti Apt.Quindi, esegui l’aggiornamento di Ubuntu.

  $ sudo apt update && sudo apt -y dist-upgrade 

Aggiornamento del sistema Ubuntu 16.04 a Ubuntu 18.04

L’aggiornamento dovrebbe richiedere un po ‘di tempo.È probabile che ogni pacchetto sul sistema sarà aggiornato.Al termine dell’aggiornamento di Ubuntu, riavviare il sistema.Quando il sistema tornerà attivo, eseguirai Ubuntu 18.04 LTS Bionic Beaver!

Pensieri di chiusura

Questo è tutto ciò che c’è davvero.Si dovrebbe notare che la schermata di accesso è diversa, specialmente se si era su 16.04.A seconda delle tue scelte durante l’aggiornamento dist di Ubuntu, il sistema può automaticamente passare da Unity a GNOME per te.Questa procedura funzionerà anche sui server.È esattamente lo stesso.Basta fare particolare attenzione a eventuali repository esterni e aggiornamenti di versioni come PHP.

Dopo l’aggiornamento a Ubuntu 18.04 potresti prendere in considerazione l’idea di installare qualche nuovo software o avere bisogno di idee per configurare il tuo sistema.

Fonte LINUXCONFIG.ORG

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

By edmond

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

Nuova versione di Systemback, con alcuni bug fix. Purtroppo non avendo molto tempo a disposizione, man mano che lo uso e mi accorgo di qualche bug, proverò a risolverlo. Ogni feed sarà ben accetto.

Download systemback-1.9.2

poi:

$ tar xvf systemback-1.9.2-x86-x64.tar.xz
$ cd systemback-1.9.2-x86-x64/
$ sudo ./install.sh

Systemback 1.9.2 su Debian Stretch

enjoy 😉

The post Systemback 1.9.2 su Debian Stretch appeared first on Edmond’s Weblog.

WorkbenchOS: Quando Amiga rinasce in Linux

By Marco Giannini

Qualche tempo fa, per la rubrica Lavorare con Linux, ho ospitato sulle pagine del blog Giovanni Petrella, un amante di Linux e dell’Amiga che ha deciso di trovare un modo per unire queste due passioni in un unica anima. La sua prima esperienza è stata quella di realizzare un tema per KDE in grado di portare su Linux l’esperienza grafica dell’Amiga.

Nel corso di questi anni ha continuato a sperimentare nuovi progetti ed ora ha realizzato, in collaborazione con Adriano Morselli, WorkbenchOS.
Scopriamo insieme a Giovanni cosa è WorkbenchOS e tutta la filosofia che c’è dietro.

WorkbenchOS: Quando Amiga rinasce in Linux

Sono Giovanni Petrella e grazie a Marco voglio presentarvi il mio progetto WorkbenchOS(http://workbenchos.prismadigitale.it) ma prima di dirvi di cosa si tratta vi annoierò con un po’ di storia per capire come e perché nasce questa idea.

C’era una volta un computer chiamato ‘Amiga’ ai tempi delle BBS (Bulletin bo)ardB system prima di internet quando i modem a 1200bps scricchiolavano facendo strani rumori (ricordate il modem con la cornetta di Wargames?) e un programma da scaricare di 10kb era un gioiello pesantissimo. Era il periodo quando io di notte creavo giochi e programmi con il basic di AMOS e scambiavo messaggi appunto sulle BBS (niente chat, niente Whatsapp, niente email, niente Skype..) con gli sviluppatori di estensioni di questo linguaggio o altri utenti di Amiga.

Amiga, a quei tempi, era sinonimo di giochi ma con Amiga si poteva fare di tutto con 4 MEGA di RAM e hard disk da 40MEGA! videomontaggio, scrivere libri, giocare, imparare a programmare, rendering 3D (a quei tempi ci facevano i film con Amiga, Babylon 5, alcune scene di Star Trek ecc..), comporre musica, contabilità ecc..

Comunque qualsiasi cosa si facesse si imparava sempre qualcosa di nuovo e ci si appassionava ogni giorno di più nella scoperta di nuovi aspetti a cui tutti potevano accedere senza necessità di studi e conoscenze tecniche specifiche.

Dopo il fallimento di Commodore vennerò quelli che furono gli anni bui dell’informatica (è una mia opinione ovviamente) Windows e il mondo preconfezionato dove non impari ma usi e vieni usato, ci sono tutti i bottoncini pronti per fare le cose non c’è il gusto della scoperta e di aver acquisito conoscenze e consapevolezza sullo strumento ma sei solo un cliente che deve consumare prodotti.

Verso la fine degli anni 90 sentii parlare di questo Linux e allora a casa avevo un Pentium 100 e mi procurai una versione di Linux, la distribuzione Mandrake, ma all’inizio combinai casini con MBR cercando di installarlo ma sentivo che qualcosa di nuovo era nato e quindi ho insistito finchè non l’ho installato ed è stato magnifico.

Certo il Linux di quei primi tempi era più difficile da padroneggiare per chi non aveva conoscenze tecniche ma gli sforzi erano compensati da conoscenze e libertà e quindi continuai a interessarmi perchè avevo scoperto l’open source e quindi un raggio di luce nel mondo buio dominato dal software chiuso si vedeva.

Così verso il 2005 quando vide la luce ubuntu ricominciai con la voglia di personalizzare la distro in direzione del feeling di Amiga.

Ora sorge una domanda: quando è nata precisamente l’idea di WorkbenchOS? è nata in una data precisa il 11/11/11 quando nacque Commodore OS, un altra storia finita troppo presto (purtroppo) ma in questo caso perché è finita la vita del suo fondatore (Barry Altman).

L’idea di questa distribuzione mi piaceva così tanto che ho deciso di portarla avanti è ho creato le mie prime rimasterizzate (alcune le trovate nel sito del progetto WorkbenchOS ) per mio uso personale cercando di migliorarle nonostante le mie conoscenze superficiali sul mondo delle distribuzioni sulla loro creazione e gestione.

Ora con la collaborazione di Adriano Morselli (un vero developer) abbiamo fatto un passo avanti per creare più rimasterizzate con il feeling di Amiga e abbiamo delle idee da portare avanti.

Comunque il progetto è aperto a contributi di qualsiasi tipo, è un progetto aperto e non potrebbe essere altrimenti dopo tutto quello detto fino ad ora.

Perchè nasce l’esigenza di WorkbenchOS? nasce dalla voglia di concepire una distribuzione Linux con il feeling di Amiga.

Il progetto WorkbenchOS si pone come obbiettivo quello di creare delle rimasterizzate di distribuzioni linux rolling-release con un iterfaccia (GUI) che ripropone il feeling del computer Amiga.

WorkbenchOS deriva da distribuzioni note per usabilità, stabilità e semplicità come SolydXK e PCLinuxOS, tutte rolling-realease (ad aggiornamento continuo) caratteristica che ovviamente wbos (abbreviazione di WorkbenchOS) ha ereditato.

WbOS è da considerare una rimasterizzata pertanto le licenze in uso sono quelle di Pclinuxos e SolydXK, per maggiori dettagli visitate i rispettivi siti.

In WorkbenchOS è implementato un sistema di repository locali all’interno delle varie versioni della distribuzione in un account sempre presente denominato ‘Amiga’ (quindi è sconsigliato eliminarlo) in cui vengono depositati i pacchetti delle nostre personalizzazioni o integrazioni, permettendo di tenere aggiornata la distribuzione senza doverla reinstallare.

Collegato a questo account non c’è solo la repository locale ma anche altre cose interessanti come l’emulatore FS-UAE e sorprese che vedrete nelle prossive versioni e aggiornamenti.

L’obbiettivo non si limita all’aspetto grafico ma nel tempo vuole cercare di riprodurre anche l’esperienza di uso del sistema Amiga.

Nel sito del progetto ci sono altre sezioni: ‘Amiga Vive‘ e ‘Emulazione‘ che soddisfano obbiettivi collaterali e cioè di aprire delle finestre sull’attuale mondo di Amiga, un computer che ha fatto la storia dell’informatica ma che non vuole morire e rimanere confinato nella memoria storica ma rinasce sempre in nuove forme.

Nautilus si rifà il look su Ubuntu 18.04 LTS

By Marco Giannini

Nautilus su Ubuntu 18.04 LTS resterà alla versione 3.26.x per via della gestione delle icone sul desktop di cui vi ho parlato qualche post fa.
Questa decisione degli sviluppatori di Ubuntu però, molto probabilmente, verrà perdonata a seguito delle ultime novità appena giunte su Ubuntu 18.04 e che riguardano proprio Nautilus (o Files che dir si voglia).
Nella daily build di oggi, 24 Marzo 2018, è infatti giunto un redesign dell’aspetto predefinito di Nautilus che ora appare come segue

Andando su launchpad è possibile vedere che si tratta soltanto di un redesign del tema e non ci sono state modifiche a nautilus https://launchpad.net/ubuntu/+source/ubuntu-themes/16.10+18.04.20180322.4-0ubuntu1

Changelog

ubuntu-themes (16.10+18.04.20180322.4-0ubuntu1) bionic; urgency=medium

  * Ambiance, Radiance: theme the places sidebar buttons to match parent
  * Ambiance, Radiance: Remove the gap between the popover and tip, add
    border

 -- Marco Trevisan (Treviño) <mail@3v1n0.net>  Thu, 22 Mar 2018 17:38:18 +0000

 

Familiar è il nuovo layout di default di Ubuntu MATE 18.04

By Marco Giannini

Martin Wimpress ha annunciato l’arrivo di Familiar, il nuovo layout di default di Ubuntu MATE 18.04 per le nuove installazioni. Il layout Tradizionale verrà comunque reso disponibile sulla distro ma non sarà più come impostazione predefinita e per usarlo bisognerà impostarlo tramite MATE Tweak.

Familiar, il nuovo layout di default di Ubuntu MATE 18.04

Familiar si basa sul layout Tradizionale con una impostazione classica a due pannelli. L’unica differenza sta nella presenza di Brisk Menu che va a sostituire il il trittico ApplicazioniRisorseSistema.

(Solved) initramfs-tools configuration sets RESUME=UUID

By edmond

(Solved) initramfs-tools configuration sets RESUME=UUID

(Solved) initramfs-tools configuration sets RESUME=UUID

Questo tipo di errore è figlio di quest’altro start job is running for dev-disk-by…(1min 30s), che generalmente indica un problema con la partizione di swap. Quando si hanno più distro su uno stesso hard disk è cosa comune condividere la partizione di swap, ma purtroppo questa ultima genera questo tipo di errore, facendo sì che il boot prenda molto tempo, bloccandosi prima su “Begin: Running /scripts/local-block” e poi su “start job is running for dev-disk-by…(1min 30s)”. Si risolve uniformando UUID in /etc/fstab con quello in /etc/initramfs-tools/conf.d/resume:

output errore:

W: initramfs-tools configuration sets RESUME=UUID=4ca3bc8b-4dae-441f-ae45-347e26c7f6d3
W: but no matching swap device is available.
I: The initramfs will attempt to resume from /dev/sda4
I: (UUID=4402c147-caf8-4b32-b7b3-43ecbcd8e0dd)
I: Set the RESUME variable to override this.

soluzione:

# blkid
# nano /etc/fstab
# nano /etc/initramfs-tools/conf.d/resume
# update-initramfs -u -k all

(Solved) initramfs-tools configuration sets RESUME=UUID

enjoy 😉

(Solved) Errore GPG repository Kali Linux 2018.1

By edmond

solved-errore-gpg-repository-kali-linux-2018-1

(Solved) Errore GPG repository Kali Linux 2018.1

Da un po’ di tempo su Kali Linux avevo un errore GPG che impediva l’aggiornamento della distro. Si risolve con:

# wget https://http.kali.org/kali/pool/main/k/kali-archive-keyring/kali-archive-keyring_2018.1_all.deb
# apt install ./kali-archive-keyring_2018.1_all.deb
# apt update
# apt upgarde -y

enjoy 😉

Ecco come velocizzare Debian.

By noreply@blogger.com (Ubuntu Software Libero)

Velocizzare Debian

In questo articolo parleremo di come rendere Debian più veloce e reattivo usando meno le risorse, vediamo come procedere:

Queste ottimizzazioni sono relative all’uso del PC in generale e sono diverse da PC a PC.

Prendere il manuale del proprio BIOS e i manuali dei componenti del proprio PC: hard disk, RAM, … (o se non avete i manuali cercare le caratteristiche su internet … o andare a tentativi se si sa cosa si sta facendo).

Cercare di ottimizzare i valori per ottenere migliori prestazioni, soprattutto di accesso alla RAM e attivazione del DMA su disco.

È consigliabile evitare di modificare la velocità della propria CPU perché questo può diminuire la vita del proprio processore … usando il sistema GNU/Linux è possibile benissimo riuscire ad usare il proprio computer per molti anni senza la necessità di continui upgarde dell’hardware.

Le modifiche qui apportate hanno effetto immediato e sono permanenti.

1) ram i numero dei terminali: 

Il file /etc/inittab contiene alcune inizializzazioni del proprio sistema.

Per diminuire la quantità di RAM utilizzata è possibile non far caricare alcune console all’avvio (sono quelle che si possono accedere con le combinazioni di tasti Ctrl-Altr-F[1-6]. Normalmente avere due console, al posto di 6, è più che sufficiente.

Commentare nel file /etc/inittab le seguenti righe:

#3:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty3 #4:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty4 #5:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty5 #6:23:respawn:/sbin/getty 38400 tty6

Questa modifica fa risparmiare una piccola quantità di RAM.

La modifica ha effetto dal prossimo riavvio della macchina e sono permanenti.

2) L’Architettura i386:

Installare una versione 2.6 (se si ha ancora una 2.4) di Linux.

Se si è installata la versione 2.6 e si sta utilizzando un’architettura hardware i386, allora installare il pacchetto “libc6-i686”.

# apt-get install libc6-i686

Questa pacchetto permette di aumentare, in alcuni casi, le prestazioni del proprio PC del 40-60% (ad esempio nell’avvio di OpenOffice.org). Naturalmente i miglioramenti ci sono per i pacchetti che usano le libc6 e nei momenti in cui queste librerie sono utilizzate.

Questo pacchetto può essere indicato come da rimuovere da utility che cercano di eliminare pacchetti senza dipendenze. Infatti non esiste nessun pacchetto che dipende dalle libc6-i686, vengono utilizzate se sono installate, altrimenti sono usate le libc6.

Per evitare che questo accada bisogna scrivere il nome del pacchetto in /var/lib/deborphan/keep:

# echo ‘libc6-i686’ >> /var/lib/deborphan/keep

Queste modifiche hanno effetto immediato e sono permanenti.

Se si è installata una versione 2.6 di Linux su architettura hardware i386, allora conviene installare anche libgl1-mesa-swx11-i686 per avere le librerie mesa ottimizzate.

# apt-get install libgl1-mesa-swx11-i686 # echo ‘libgl1-mesa-swx11-i686’ >> /var/lib/deborphan/keep

3) Procedimento Linux per la propria CPU:

Ricordarsi di installare una versione per la propria architettura hardware e per la propria CPU. Per sapere che CPU si ha:

$ cat /proc/cpuinfo

si otterrà qualcosa del genere:

[…] vendor_id : AuthenticAMD […] model name : AMD Athlon(tm) Processor […]

Da cui si vede il tipo di CPU e il modello.

Cercare la versione di Linux da installare:

$ apt-cache search linux-image-2.6 | grep linux-image-2.6-

Si otterrà qualcosa del genere:

linux-image-2.6-486 – Linux 2.6 image on x86 linux-image-2.6-686 – Linux 2.6 image on PPro/Celeron/PII/PIII/P4 linux-image-2.6-686-bigmem – Linux 2.6 image on PPro/Celeron/PII/PIII/P4 linux-image-2.6-amd64 – Linux 2.6 image on AMD64 linux-image-2.6-k7 – Linux 2.6 image on AMD K7 linux-image-2.6-vserver-686 – Linux 2.6 image on PPro/Celeron/PII/PIII/P4 linux-image-2.6-vserver-k7 – Linux 2.6 image on AMD K7

Se non si è sicuri di quale pacchetto installare eseguire il seguente comando su ognuno dei pacchetti ritornati dal comando precedente.

Facciamo un esempio:

$ apt-cache show linux-image-2.6-k7

si otterrà qualcosa del genere:

[…]
Description: Linux 2.6 image on AMD K7 This package depends on the latest binary image for Linux kernel 2.6 on 32bit AMD Duron/Athlon/AthlonXP machines. […]

Da cui si può vedere che è quello corretto per il processore posseduto (nell’esempio naturalmente).

Nota: il pacchetto qui indicato è un metapacchetto che permetterà di installare in automatico (con apt-get -u upgrade) le nuovi versioni di Linux per il proprio processore appena sono disponibili sui repository.

Queste modifiche hanno effetto dal prossimo riavvio della macchina e sono permanenti.

4) La Swap 

Lo swap è quella parte di disco fisso utilizzata come memoria virtuale dal proprio sistema operativo. È bene sempre avere uno swap anche se si dispone di molta RAM. Se si sta utilizzando un portatile, allora lo swap è utilizzato anche per operazioni come l’hybernate.

Le operazioni possibili sullo swap per aumentare le prestazioni:
usare una partizione apposita per lo swap al posto di un file sul filesystem
se si possiedono più dischi, allora posizionare lo swap sul disco più veloce
se si possiedono più dischi con velocità circa uguali, allora posizionare lo swap sul disco meno utilizzato
far diminuire al sistema l’uso dello swap se vi è ancora RAM libera:

– verificare il contenuto di swappiness:
$ cat /proc/sys/vm/swappiness
– immettere un valore basso (più è basso e minore è la tendenza all’uso dello swap):
# sysctl -w vm.swappiness=10
– rendere la modifica automatica ad ogni avvio:
$ vi /etc/sysctl.conf
– aggiungere/modificare la seguente riga:
vm.swappiness=10


Nota: un valore basso di swappiness è consigliabile per chi ha normalmente un tot di RAM libera che non utilizza (questo impedisce che programmi non usati per un po’ finiscano sullo swap rendendo così più veloce loro ripristino); mentre se si utilizza pesantemente la RAM e si normalmente poca memoria libera, allora può essere consigliato utilizzare un valore alto (questo permette di liberare della RAM e permettere il caricamento di qualcosa di nuovo più velocemente).

Le operazioni possibili sullo swap per diminuire l’uso di risorse:
usare il pacchetto “swapd” per creare swap dinamici: vengono creati dei file appositi quando servono direttamente sul filesystem e rimossi appena non servono più. Questo permette un risparmio di spazio su disco fisso

Queste modifiche hanno effetto immediato e sono permanenti (vm.swappiness è permanente se viene salvato su /etc/sysctl.conf).

5) Inserire i parametri ne HD:

Questa parte non funziona sui dischi SCASI e SATA, ma solo sui “vecchi” hard disk.

State Attento: 
ci sono alcuni modelli di hard disk che a causa di bug nel loro firmware/hardware non supportano tutte le opzioni, questo potrebbe causare il non corretto funzionamento dell’hard disk (lettura/scrittura dati) o addirittura diminuirne la durata (ad esempio per il risparmio energetico, vedere più avanti). Leggere bene la documentazione.

Nei sorgenti di Linux è presente un file con l’indicazione di alcuni chipset (CMD640, RZ1000, …) che hanno errori di progettazione e per i quali non bisogna attivare alcune opzioni con hdparm: /usr/src/linux/Documentation/ide.txt

Installare il pacchetto hdparm # apt-get install hdparm

Con questo pacchetto è possibile controllare le caratteristiche del proprio hard disk e modificare alcuni parametri.

Nota: per poter effettuare dei test accurati è consigliato terminare tutto ciò che non serve: programmi e demoni. Questo per evitare che i test di velocità siano invalidati da altre operazioni di scrittura su disco.

Visualizzare tutti gli hard disk presenti (attualmente attivi) $ grep “/dev” /etc/fstab

di solito gli hard disk sono i device /dev/hdXY o /dev/sdXY, dove X è una lettera e Y un numero. Quello che interessa a noi è la stringa /dev/hdX o /dev/sdX (cioè non considerando la parte numerica Y).
Per semplicità negli esempi seguenti si utilizzerà /dev/hdX

Leggersi il manuale di hdparm per saperne di più sui comandi che seguiranno: $ man hdparm

Le operazioni qui sotto elencate vanno eseguite per ogni hard disk posseduto.
Lettura dei valori attuali dell’hard disk

Prima di tutto vediamo le opzioni attivate/disattivate sul nostro hard disk: # hdparm -v /dev/hdX

Qui viene mostrato un possibile risultato di tale comando: /dev/hdX: multcount = 0 (off) IO_support = 0 (default 16-bit) unmaskirq = 0 (off) using_dma = 0 (off) keepsettings = 0 (off) readonly = 0 (off) readahead = 256 (on) geometry = 65535/16/63, sectors = 156355584, start = 0

Un altro comando per recuperare le informazioni del proprio hard disk è: 

# hdparm -i /dev/hdX

In pratica dovrebbe andare già bene cosi per velocizzare la vostra distribuzione Debian.