Installare Android 7.1.2 su Sony Xperia Z3! (ROOT, Recovery, Sblocco bootloader, Backup DRM)

By Salvo Cirmi (Tux1)

Era da tempo che non vi creavo una guida bella completa, una di quelle su cui è proprio difficile commentare dato che non si può sbagliare seguendo i passaggi ed è difficile che sorgano dubbi (cerco sempre di essere completo eh).

Ad ogni modo, pochissimi giorni fa ho trovato un nuovo (e completo/finale/stabile, l’hanno inserito proprio così invece di partire dalle Alpha/Beta come si fa di solito sui topic di xda) progetto di ROM Android 7.1.2 Nougat AIM per Sony Xperia Z3.

Anche se un poco diffidente (causa pochi screenshot) decido di provarla lo stesso. Il risultato? Eccezionale. Anche se ho preferito apportare qualche piccola modifica per renderla, se non identica, anche superiore (per durata della batteria) alle ROM originali Sony (vi spiego anche quelle alla fine del post, tranquilli! :D).

Questa la considero inoltre la GUIDA DEFINITIVA sul ROOT, sblocco bootloader, backup chiavi DRM, recovery ed installazione ROM per Sony Xperia Z3. QUALSIASI ALTRA GUIDA SU QUESTO SMARTPHONE, SUL WEB, SARA’ PROBABILMENTE MENO COMPLETA DI QUESTA. Perlomeno in italiano.

NOTA: La guida sarà PARTICOLARMENTE lunga (e si, probabilmente complicata). Se siete alle prime armi con ROOT ecc, vi consiglio di lasciare perdere (o chiedete aiuto ad un amico più esperto). Ad ogni modo, se volete rivoluzionare, in bene, il vostro Z3, ve la consiglio vivamente.

Screenshot!!









Info sulla ROM!

E’ fondamentalmente una Nougat leggermente improntata dalla linea seguita LineageOS (o da AIM in questo caso, una sorta di ramo appena nato). Avrete però in più tutte le personalizzazioni possibili offerte dal Freedom Hub presente nelle impostazioni (che permette di impostare davvero moltissime interessanti cose) e le varie Opzioni aggiuntive sparse qua e là tra le impostazioni.

E’ presente AudioFX come equalizzatore, una galleria con lettore video che non vi farà mancare quella Sony, un lettore musicale molto simile a quello originale per funzionalità e le magnifica novità di Android 7.1.2.

Poi ovviamente potrete personalizzare tutti con Magisk preinstallato, che vi consente di installare moduli esterni un po’ come accade con Xposed. Ecco altre info:

ROM OS Version: 7.x Nougat
ROM Kernel: Linux 3.4.x
ROM Firmware Required: Unlocked bootloader
Based On: LineageOs

Version Information
Status: Stable
Current Stable Version: v1.0
Stable Release Date: 2017-06-01

Created 2017-06-01
Last Updated 2017-06-01

1: Download di tutto il materiale necessario

Avrete bisogno di ROOT, Recovery, sblocco bootloader, backup chiavi DRM (NON SBLOCCATE IL BOOTLOADER PRIMA DI AVER FATTO QUESTO PASSO O VI GIOCATE PER SEMPRE GLI ALGORITMI SONY) e ripristino ROM Android 4, necessaria per fare il ROOT e mettere la recovery.

  • Scaricate giefroot per il ROOT su PC da qui;
  • Scaricate la NUT Dual Recovery per Sony Xperia Z3 da qui (è una speciale doppia recovery: potete avviare sia la TWRP che la Philz quando preferite!);
  • Scaricate la ROM Android 4 per Xperia Z3 da qui (obbligatoria per ROOT e recovery);
  • Scaricate la ROM Android 7.1.2 AIM per Sony Xperia Z3 da qui (controllate QUI per ulteriori aggiornamenti);
  • Scaricate il tool per il backup delle chiavi DRM da qui;
  • Scaricate Flashtool da qui (il programma per inserire al ROM android 4 e ripristinare il telefono in caso di necessità);
  • Scaricate l’installer di ADB sul PC da qui;
  • Scaricate le Google Apps per Android 7.1 da qui (selezionate ARM, 7.1, Pico)(sarebbe il Play Store);
  • Batteria carica al 60%. Potreste impiegarci davvero tempo a seguire tutti i passaggi, vi consiglio una buona carica.
  • Pop-Corn. A volontà.

Prima di procedere, fate un ripristino di fabbrica dalle Impostazioni–>Backup del telefono. Così facendo, quando ripristinerete la ROM Android 4, non avrete problemi di riavvii continui com’è capitato a me (ho risolto impostando APPS_LOG ed USERDATA backup da flashtool, in caso di problemi fate lo stesso).

2: Ripristino ROM Android 4!

Senza, non potreste fare il ROOT/inserire la recovery (potreste con metodi alternativi/complicati e pericolosi che non vi consiglio su Android 5/6).

  • Installate Flashtool sul PC e apritelo. Inserite la ROM Android 4, in formato .tft così come la scaricate, su C–>Utenti–>Vostronomeutente–>.flashTool–>firmwares.
  • su Flashtool, cliccate sulla prima icona a forma di fulmine in alto a sinistra e, nella finestra che si apre, selezionate FlashMode. Si aprirà un’altra finestra. Selezionate tutto come nella seguente figura (dovete fondamentalmente selezionare tutte le Opzioni di Sin e cliccare, sulla sinistra, sulla ROM che volete inserire)(potreste perdere il contenuto della micro-SD, toglietela per sicurezza):

  • fatto ciò, spegnete il telefono e mettetelo in modalità Download. Per farlo, da spento, premete il pulsante d’accensione e tenere premuto il pulsante Volume Giù mentre lo collegate al PC. Dovrebbe comparire, e rimanere, il led di colore verde sul telefono. Se è così, premete Flash e aspettate che l’operazione finisca. Avrete così Android 4 al termine dell’operazione.

3: ROOT su Sony Xperia Z3!

E’ il momento del ROOT.

  • Sul PC, estraete il contenuto della cartella di gfroot. Sul telefono, attivate le Opzioni Sviluppatore (si attivano così) e abilitate Debug USB, Rimani Attivo e Posizioni Fittizie;
  • collegate il telefono al PC così com’è (comparirà una finestra relativa al Debug USB che dovete accettare per accoppiarlo al PC), sul PC aprite il file install.bat per avviare il processo di ROOT e apparirà un terminale con delle scritte. Farà tutto automaticamente. Se tutto va bene, compariranno diverse scritte con tanti numerini, e ad un certo punto il telefono si riavvierà. Finito il riavvio, sul PC all’interno del terminale premete un tasto qualsiasi: in questa maniera verificherà che il ROOT sia presente ed eseguito perfettamente (vi apparirà anche una finestra di Concedi permessi ROOT da accettare sul telefono). Riavviate il telefono e avrete il ROOT.


4: Backup chiavi DRM!

Come ho già spiegato in alcuni articoli in passato, Sony ha inserito gli algoritmi come quelli per il miglioramento delle immagini XReality e tutto il resto all’interno di una particolare partizione del telefono. Questi algoritmi, raggruppati in chiavi, sono unici per ogni singolo Xperia Z3. Ciò significa che, a meno che non fate un backup, una volta sbloccato il bootloader li perderete per sempre, senza nessun modo per ripristinarle.

Andiamo quindi a fare un backup, per far si di poterle ripristinare sulla ROM originale Sony se la ROM Android 7 non vi piace.

  • Estraete il contenuto del tool di backup delle chiavi DRM sul PC. Fatto ciò, collegate il telefono al PC ed aprite il file di nome Backup-TA.bat. Si aprirà la seguente finestra:


premete un tasto qualsiasi della tastiera per continuare ed accedere alla finestra di destra, che farà tutto automaticamente. Ad un certo punto vi chiederà cosa volete fare: selezionate 1.backup premendo 1 e dando Invio sulla tastiera. Verrà creato il backup.

  • se tutto è andato bene, troverete un file di nome TA-backup-datavostrobackup.zip ecc dentro la cartella Backup-TA-9.11–>Backup e quindi ora le vostre chiavi DRM sono al sicuro. Backup effettuato!

5: Sblocco bootloader!

Questa parte è abbastanza semplice.

  • Andate a questo indirizzo e selezionate Sony Xperia Z3 nella finestra in basso;
  • cliccate su Continue e vi verrà chiesto l’indirizzo e-mail. Inseritelo, verificate di non essere un robot risolvendo il captcha e cliccate su Submit. Riceverete presto via e-mail un link con le istruzioni per sbloccare il bootloader. MOLTO PROBABILMENTE la trovate sulla sezione SPAM della posta, come nel mio caso, quindi cercate lì. Dovreste riceverla quasi immediatamente;
  • una volta ricevuta la e-mail, cliccate sul link e vi verrà chiesto l’IMEI del telefono. Inseritelo (lo trovate su Impostazioni–>Info telefono–> o sulla scatola direttamente), accettate le clausole e andate avanti. Vi spunteranno diversi codici da inserire via terminale.
  • Fondamentalmente dovete fare così: andate, sul PC, su C–>ADB (appare dopo aver installato l’installer di ADB) e, tenendo premuto il tasto SHIFT della tastiera, cliccate col destro del mouse su una parte bianca vuota della cartella e scegliete Apri finestra di comando qui (come nell’esempio in basso):


collegate il telefono al PC in modalità flash (diversa da quella di prima). Per farlo, da spento, collegate il telefono al PC nello stesso momento in cui premete il tasto Volume Su. Apparirà un led blu.

  • a questo punto, inserite i comandi come vengono illustrati sul sito Sony aperto prima che saranno:

fastboot devices

e poi:

fastboot -i 0x0fce oem unlock 0XVOSTROCODICEPERSONALEUNICO

fatto ciò, verrà sbloccato il bootloader. Ci vorrà davvero pochissimo. Il telefono si riavvierà come se si stesse accendendo la prima volta.

6: ROOT di nuovo!

Purtroppo, lo sblocco del bootloader comporta la perdita del ROOT, ma era necessario prima per fare il backup delle chiavi DRM. Eseguite quindi nuovamente, per filo e per segno, il punto 3 D:

7: Recovery su Sony Xperia Z3!

Finalmente ci siamo. Ci siamo quasi.

  • Per cominciare, copiate la ROM Android 7.1.2 e le Google Apps nella memoria del telefono;
  • una volta estratto il contenuto della recovery sul PC, collegate il telefono al computer e aprite il file install.bat. Si aprirà la seguente schermata:

  • in base al ROOT che vi ho fatto effettuare io, scrivete 1 e date invio. Verrà ora installata la doppia recovery TWRP/Philz sul nostro Sony Xperia Z3 D6603 e varianti. Fatto.

8: Installazione della ROM Android 7.1.2 e delle Google Apps!

Dopo tante sofferenze, ci siamo arrivati gente!

  • Riavviate il telefono e stavolta entrate in modalità recovery. Il tipo sceglietelo voi. Per farlo, da spento, accendete il telefono e, non appena compare la scritta Sony (o appare un led colorato), tenete premuto uno dei due tasti Volume (Volume Su per la Philz, Volume Giù per la TWRP se non ricordo male).
  • una volta entrati, selezionate Wipe Data, Wipe Cache e Wipe Dalvik Cache;
  • andate ora su Install e selezionate la ROM Android 7. Installatela e fate lo stesso con le Google Apps. In caso di errori con l’installazione della ROM Android 7, fate il Wipe suggerito dalla recovery (la recovery, in caso di errore suggerisce una soluzione veloce, seguitela, non ricordo il nome del suggerimento).
  • Riavviate il telefono e, dopo un avvio molto lento, godetevi la ROM!

La ROM non mi piace, voglio tornare ad Android 6, come faccio?

La soluzione più veloce è probabilmente questa.

  • Con Flashtool, installate nuovamente la ROM Android 4;
  • collegate il telefono al PC dopo aver installato sul computer Xperia Companion da qui;
  • il programma vi informerà che è disponibile Android 6 per il telefono. Seguite le procedure e lo installerà automaticamente;
  • per finire, la cosa più importante, ripristinate le chiavi DRM di cui avete fatto il backup prima. Per farlo, aprite il tool per il backup delle chiavi DRM e stavolta, invece di backup, selezionate Restore. Le re-inserirà e potrete godervele!

P.S.: Ogni volta che reinserite le chiavi DRM, il telefono bloccherà il bootloader. Di conseguenza, non provate a ripristinarle su una ROM non originale, come ad esempio quella che avete messo in questa guida, o finirete per bloccare il telefono!

Le mie personalizzazioni…

Col mio modesto parere, e senza offesa per gli sviluppatori della ROM, il sistema così com’è è un po’ scattoso, con qualche microlag in operazioni come l’apertura del drawer delle applicazioni, l’esecuzioni di alcuni semplici giochini, il rendering delle foto e quant’altro.

Questo perché, sempre secondo una mia considerazione, il governor interactive pre-impostato non fa al caso nostro. Ho deciso di cambiarlo e di modificare altri parametri per rendere il telefono:

  • con maggiore durata della batteria (6 ore e mezza di schermo acceso secondo il mio test);
  • molto più fluido, senza microlag;
  • molto più parsimonioso di risorse;
  • meno scottante sul retro della cover, quasi freddo!

Di conseguenza, avvalendomi dell’enorme aiuto dei permessi ROOT presenti nella ROM, ho scaricato Kernel Auditor che potete trovare qui e, sulla sezione CPU, impostate come governor ondemand invece di Interactive, poi Abilitate il Risparmio Energetico Multicore e per finire impostate come runnable il governor di CPU Quiet.


se lasciate semplicemente ondemand senza impostare il resto, si, il telefono sarà una scheggia, ma vi brucerà tra le mani e durerà abbastanza poco la batteria.

Come ultima cosina, ho poi impostato la frequenza massima di tutti i core un gradino più in basso, a 2265 MHz invece dei classici massimi 24xx, in maniera da aumentare il risparmio energetico e diminuire le temperature. Non ho riscontrato rallentamenti anche in questa maniera e, per il momento, lo tengo così. Ricordate di premere Imposta all’avvio in alto nel programma prima di chiuderlo (un consiglio: non chiudetelo o perderà le impostazioni. Lasciatelo in sottofondo).

Date uno sguardo ai “Risultati” di queste impostazioni:


Un grazie è sempre gradito! 😀 a voi gente, godetevi la ROM Stabile!

Recensione OnePlus 5: si punta alla vetta

By Christian Bisogno

Finalmente OnePlus 5, erede del 3T. L’eclettica casa di produzione cinese sgancia sul mercato uno smartphone-bomba date le sue caratteristiche tecniche e forte di un’esperienza sempre più consolidata che lo candida sicuramente come contendente del primo posto nell’olimpo dei top di gamma. Hardware di massimo livello e comparto fotografico innovato ed implementato, queste le principali carte messe sul tavolo per sbaragliare la concorrenza, andiamo a scoprire se basteranno.

Recensione OnePlus 5 – Confezione

Se credete alla massima “un libro non si giudica dalla copertinaOnePlus vorrà farvi ricredere perché le generose dimensioni del cofanetto cartonato nero, in cui è stipato il vostro telefono, sintetizzano al meglio l’imponenza con cui vuole imporsi l’azienda agli occhi del consumatore. Generoso è anche il contenuto perché troveremo ben 4 cover di differente stile che offrono la possibilità di personalizzare il vostro device a seconda del periodo.


Recensione OnePlus 5
Recensione OnePlus 5

Ovviamente all’interno è presente il classico scatolo bianco stile OnePlus contenente: lo smartphone, il caricatore Dash Charge con annesso cavo USB type C, graffetta per estrarre il carrellino della doppia SIM, una guida rapida all’avvio e adesivi del brand. Purtroppo mancano le cuffie, scelta a cui eravamo preparati data l’assenza rilevata anche per il suo predecessore OnePlus 3T, ma che lascia sempre un sottile senso di insoddisfazione.

Design ed ergonomia

Analizziamo l’aspetto del dispositivo che è giunto nelle nostre mani in colorazione Midnight Black. A prima vista si potrebbe obiettare sul look poco azzardato che sfocia nell’anonimato, dando poco “carattere” allo smartphone: in particolare l’anteriore potrebbe risultare simile se non identico a molti device usciti ultimamente (v. Xiaomi Mi6).




Recensione OnePlus 5

È proprio dietro questa mancata ostentazione che, a nostro parere, si cela la maturità e l’equilibrio raggiunti da OnePlus, in particolare la scelta di puntare sul dettaglio e sulla ricercatezza dei materiali è vincente. Il corpo unico è in alluminio nero anodizzato, ricoperto dunque da uno strato di ossido che protegge il metallo dalla corrosione. Questo poi, è attraversato da una sottile linea anch’essa nera, in gradazione più tenue, la Horizon Line che poeticamente separa “La Luce”, il display, dall”Oscutità” del nero metallo.

Le curve sono morbide, gli angoli tondeggianti, la backcover leggermente stondata e il tutto in funzione di una presa che risulta comoda e salda a dispetto di uno schermo da 5,5″ che non risulterà affatto “padelloso”, complici uno spessore davvero contenuto: solo 7.25 mm (il più sottile di tutta la gamma One Plus), con un peso soft che si attesta sui 153 g.

La qualità dell’assemblaggio, come quella dei materiali, vi lascerà a bocca aperta, con un look complessivo moderno ed elegante. Un piccolo appunto riguarda la scivolosità dello smartphone nella parte anteriore ma, come già accennato, il “fattore saponetta” è facilmente raggirabile tramite l’ampia gamma di cover presenti nella confezione davvero provvidenziali.





La facciata del OnePlus 5 è basica: camera anteriore da 16 MP, con un LED di notifica al fianco e capsula auricolare sulla parte superiore, mentre al di sotto dello schermo vediamo il sensore di impronte digitale in ceramica. Il posteriore ospita la doppia fotocamera sporgente, da 16 e da 20 MP, il doppio flash LED, un microfono per la soppressione del rumore in alto a sinistra ed il logo classico impresso al centro. Sul lato sinistro troviamo il bilanciere del volume ed il comodissimo tasto zigrinato Alert Slider, che consente di switchare il profilo audio tra: Silenzioso, Non disturbare e Suoneria.

Lato destro con slot per la doppia SIM e tasto di accensione/spegnimento. Il profilo inferiore invece ospita una potente cassa altoparlante, il microfono, la porta USB Type C e in controtendenza rispetto alle ultime uscite, fortunatamente, il jack 3,5 per le cuffie.

Hardware

Se il design di questo telefono non vi ha fatto sobbalzare dalla sedia, le specifiche hardware sono obiettivamente da urlo e non possono lasciare indifferenti. OnePlus 5 monta sotto la carrozzeria:

  • il nuovissimo processore Qualcomm Snapdragon 835, composito di un Octa-core fino a 2.45GHz a 10nm, con una GPU Adreno 540;
  • 8 GB di RAM LPDDR4X;
  • 128 GB di memoria interna tipo UFS 2.1;
  • Disponibile anche la versione “basic” che offre 6 GB di RAM e 64 GB di storage.
OnePlus 5

OnePlus5SmartphoneScheda Tecnica

Per quanto riguarda la connettività siamo anche qui a livelli ottimi con un LTE che arriva fino a 600 Mbps e WiFi dual band. Presente il nuovo Bluetooth 5.0, accompagnato da NFC e un rapidissimo GPS assistito. Qualche parola in più merita il sensore frontale di impronte in ceramica: definirlo fulmineo è un eufemismo, considerando che sbloccherà il telefono istantaneamente in 0.2 secondi e senza mai fare cilecca.

Infine presenti due tasti soft touch, sotto il display, con una fioca e breve illuminazione che si centrano agevolmente grazie a un’ampia area di sensibilità. Inoltre sono estremamente personalizzabili, potendone scegliere le funzionalità anche in base al tempo di pressione, stesso discorso per il sensore d’impronte centrale.

Davvero buona è la ricezione del segnale grazie alle antenne posizionate sia sul lato superiore che inferiore del device, testato in zone di difficile ricezione ha garantito sempre il segnale, prova bunker brillantemente superata.

Display

Il Display è un Full HD con cornici 2.5D da 5.5 pollici con tecnologia AMOLED e protetto dal Gorilla Glass 5. Sostanzialmente l’azienda piuttosto che azzardare ha preferito affidarsi ad un “usato sicuro” applicando uno schermo simile a quello visto su 3t. Il risultato è in ogni caso ottimo sia per la naturalezza con cui sono rappresentati i colori e per la fedeltà delle immagini, alta è anche la luminosità e molto buona la visibilità sotto i raggi solari.

Numerose sono le migliorie apportate, partendo dall’aggiunta di una nuova fascia di colori in DCI-P3, che si aggiunge alla sRGB. Introdotta anche una modalità lettura molto curata in quanto il display simulerà una sorta di e-book reader, attivando un filtro anti luce blu e passando ad uno schermo ad effetto “nero su bianco” che ricorderà l’inchiostro elettronico e faciliterà di molto la lettura. Sarà possibile “settare” questa funzione accoppiandola automaticamente ad alcune app.

Fotocamera

Affrontiamo subito l’argomento che sta a cuore a molti e che fino ad ora è stato sempre il punto debole degli smartphone OnePlus nell’eterna sfida ai top di gamma: la fotocamera. Vi sveliamo subito che gli sforzi profusi dall’azienda cinese hanno dato i risultati sperati. Innanzitutto è stata scelta la doppia camera, trattasi di due sensori Sony: il principale IMX398 di 16 MP con apertura F/1.7, il secondo è un obiettivo tele IMX 350 F/2.6.

Due le fotocamere e due anche le funzioni in più che offrono. La prima è uno zoom ottico 1.6x senza perdita di dettaglio, che arriva a 2.0x aiutato da un algoritmo digitale, tramite la camera tele, mentre la seconda è la Modalità Ritratto che utilizza le informazioni di entrambe le camere realizzando l’effetto bokeh, sfocando il fondo della foto e mettendo a fuoco il soggetto in primo piano, riuscendo ad essere estremamente preciso anche nell’isolare la sagoma in risalto.










Le foto in generale sono di ottima fattura, gli scatti sono nitidi, chiari e dettagliati mentre la resa dei colori incredibilmente realistica. La stabilizzazione digitale rende il “punta e scatta” veloce e preciso. La sorpresa più grande arriva al calar del sole dove un inevitabile aumento del rumore non influisce eccessivamente sulla qualità dello scatto. I risultati, infatti, sono davvero buoni anche se i colori tendono al giallo, ma in questo aiuta la bassa apertura focale che riesce a catturare tanta luce e sfruttarla al meglio.

Molto ricercata è la modalità PRO per gli esperti della fotografia: si potranno creare scatti in modalità RAW che permette di controllare ogni aspetto in post-produzione, modificare l’ISO, il bilanciamento dei bianchi, la velocità dell’otturatore, il focus e l’esposizione. Nota di merito per l’HDR, funziona bene e si vede, e ottima anche l’illuminazione del dual flash LED.












Inutile dirlo ma anche la fotocamera interna vi lascerà più che appagati con i sui 16 MP che garantiscono grande definizione, compiendo un buon lavoro anche quando cala la sera in condizioni di scarsa illuminazione. Presenti flash “a luce bianca” da display, modalità bellezza, HDR automatico e rilevamento sorriso oltre alla possibilità di girare buoni video in 1080p. Ottima la ripresa video in modalità 1080p, molto vivida e fluida, meno invece in definizione 4k che soffre la stabilizzazione digitale. Utilizzabile il timelapse e lo slowmotion, solo a 720p, che non offre la possibilità di selezionare la zona da rallentare.

Tirando brevemente le somme è lecito dire che OnePlus 5 per l’aspetto colma il gap con i big competitor.

Audio

Menzione a parte anche per il comparto audio in quanto la cassa altoparlante restituisce un ascolto vivace e dinamico, complice una notevole pressione sonora e con una piacevolissima esperienza generale, sia gaming che di ascolto musicale.

Il volume è altissimo rispetto alla media ma non distorce, buona la qualità delle frequenze medio-alte così come la presenza dei bassi, nei limiti di una riproduzione da telefono. Presenti inoltre ben 3 microfoni tutti equipaggiati con riduzione del rumore per conversazioni sempre chiare e senza disturbi di fondo. Ottima cattura del suono, lo si apprezzerà in particolare nella ripresa video. L’audio in capsula è limpido e pulito, anche se forse qualche decibel in più non avrebbe guastato ma nulla di preoccupante. Ovviamente l’alto volume gioverà anche le chiamate in vivavoce.

Batteria

In sincerità preoccupava non poco la diminuzione di 100 mAh ma state sereni, i 3.300 mAh di OnePlus 5 vi porteranno tranquillamente a fine giornata senza imporvi strategie di gestione o pignolerie del caso. Il consumo è omogeneo, senza grossi picchi. In una giornata stress sempre sotto copetura WiFi, Bluetooth sempre attivo e lungo utilizzo di giochi, social e GPS si sfiora il traguardo delle 4 ore e 30 di schermo attivo con il 25/30% di batteria. I soddisfacenti risultati sono la prova anche dell’ottimo Snapdragon 835 processore che scalda poco, consuma poco ma corre tanto.

Il caricatore Dash Charge fa il resto: oltre alla ricarica rapida, avremo la possibilità di continuare le nostre attività, anche le più pesanti per lo smartphone, senza che questo si surriscaldi assorbendo la corrente e rilasciando dei costanti 5 volts.

Software

Piccola premessa: inutile dire che il device, con le spaventose caratteristiche hardware che si ritrova, gira una meraviglia ed è difficile immaginare una risposta più veloce per qualsiasi mansione che gli venga affidata: apertura app, navigazione internet, sopportazione background.

Detto ciò è anche giusto dare i meriti a un sistema operativo, OxygenOS basato su Android 7.1.1, che è una delle migliori “customizzazioni” della versione stock di Google ed è fluido, semplice e intuitivo. Interessanti anche le novità introdotte: la già citata Modalità Lettura; gli ScreenShoot lunghi; la Modalità Notturna automatica, che può essere impostata dal “tramonto all’alba”; nuove gesture a schermo spento; la possibilità di cambiare l’intensità della vibrazione; la Modalità Do Not Disturb da gaming, che bloccherà fastidiose notifiche ed eviterà i tocchi accidentali ai tasti soft touch; il Secure Box per mettere al sicuro nel file manager i vostri documenti e nasconderli da occhi indiscreti.

Ben riuscito lo Shelf, l’interfaccia poco invasiva e personalizzabile “accampata” alla sinistra virtuale del vostro schermo, implementabile con i widget che ritenete più utile e consoni alla vostra esperienza.

Prezzo e conclusioni

Se è lecito definire che OnePlus 5 è cresciuto sotto ogni aspetto, dal Design passando per l’Hardware ed arrivando alla fotocamera vincendo tutte le scommesse fatte, bisogna dire che si è alzata anche l’asticella del prezzo: 499€ per la versione da 64 GB storage/6 GB di RAM e 559€ per la versione da 128 GB storage/8 GB di RAM. Quello che ci sentiamo di dire è che questo device in rapporto ai top di gamma combatte ad armi pari e non teme il confronto ed anzi per fluidità di prestazione, funzionalità, sistema operativo ed estetica addirittura primeggia. Qualcosina ancora cede sulla fotocamera rispetto ai “big”, un passettino dietro, ma ciò è giustificabile proprio in virtù del prezzo, che resta in ogni caso al di sotto dei suoi più accreditati rivali.

Sito ufficiale| OnePlus 5

In definitiva se al momento volete acquistare un top di gamma, noi, basandoci su un giudizio onnicomprensivo del prodotto, consigliamo di affidarvi sicuramente a OnePlus 5 perchè è un prodotto maturo e completo sotto ogni aspetto che, dopo tanto lottare, ha finalmente raggiunto senza riserve l’agognata vetta, a pieni voti.

L’articolo Recensione OnePlus 5: si punta alla vetta appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Disponibile SparkyLinux 4.6: prima distro basata su Debian 9

By Matteo Gatti

sparkylinux 4.6

Gli sviluppatori olandesi hanno rilasciato SparkyLinux 4.6 Tyche.

SparkyLinux è un sistema operativo basato su Debian GNU/Linux. SparkyLinux 4.6 è l’ultima release stabile rilasciata dagli sviluppatori. E’ in sviluppo da diversi mesi ed è interamente basata su Debian 9 “Stretch”, anch’esso disponibile da pochi giorni e del quale vi abbiamo parlato qui.

Disponibile SparkyLinux 4.6: prima distro basata su Debian 9

Sono disponibili le immagini ISO di SparkyLinux 4.6-STB “Tyche”. Questa è la prima versione di SparkyLinux basata su Debian 9 Stretch. SparkyLinux “Home” è disponibile in due edizioni: una con LXDE l’altra con Xfce“.

SparkyLinux 4.6 è basato sul kernel 4.9.30 (LTS) e i suoi repositories sono sincronizzati con quelli di Debian 9. Rimpiazza il client email Icedove con Mozilla Thunderbird e aggiunge un nuovo tema chiamato Sparky5.

Presenti due nuove opzioni di boot, la prima è stata soprannominata ‘toram‘ ed è stata pensata per permettere agli utenti di caricare l’intero live system in RAM (sono necessari almeno 2 GB di ram). La seconda opzione di boot è stata chiamata ‘text mode‘ e vi permette di eseguire il sistema operativo in text mode nel caso in cui il boot normale fallisca.

SparkyLinux 4.6 include anche un tool che notifica agli utenti la disponibilità di aggiornamenti per il sistema. Tutti i servizi di sistema supportano l’HTTPS e SparkyLinux Openbox edition mette a disposizione tre nuovi shortcut da tastiera:

  • Super+T per aprire il terminal emulator di default;
  • Super+ R per aprire il run dialog;
  • Super + Q per chiudere la sessione.

Il sistema nel suo complesso è migliorato molto ed è consigliata un’installazione pulita: dovreste notare un bel boost di performance.

Per ulteriori dettagli e per il download delle ISO vi rimando al sito ufficiale.

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Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

L’articolo Disponibile SparkyLinux 4.6: prima distro basata su Debian 9 sembra essere il primo su Lffl.org.