Disponibile digiKam 5.6.0

By Matteo Gatti

digikam 5.6.0

Il team di sviluppo ha rilasciato DigiKam 5.6.0: ecco tutte le novità.

digiKam è un avanzato gestore di fotografie che supporta tutti i principali formati grafici. digiKam 5.6.0 arriva circa tre mesi dopo la versione 5.5.0.

Gli sviluppatori hanno introdotto diverse nuove funzionalità e chiuso ben 81 bug noti.

Disponibile digiKam 5.6.0

Le nuove funzioni di digiKam 5.6.0 spaziano su vari fronti:

  • I tool HTML gallery e Video Slideshow sono ora disponibili dal tool menu.
  • La cosiddetta procedura di database shrinking è possibile anche su database MySQL.
  • Introdotto il supporto per le custom sidecars.
  • Gelocation Bookmarks è stato riscritto per renderlo compatibile con la bundle version di digiKam (Appimage).

Ecco come installare digiKam su Ubuntu

digiKam 5.6.0 a causa dei requisiti della libreria Qt5 è per ora disponibile solo su Ubuntu 17.04. Per installarlo aprite il terminale (Ctrl+Alt+T) e date il seguente comando:

  • sudo add-apt-repository ppa:philip5/extra

Inserite la password di sistema quando richiesto. Dopodichè andate ad aggiornare digiKam dal Software Updater (Update Manager) oppure date il seguente comando da terminale:

  • sudo apt update && sudo apt install digikam

Per quanto riguarda le versioni meno recendi di Ubuntu (Ubuntu 16.04, Ubuntu 16.10) è possibile scaricare l’AppImage. Per ulteriori dettagli circa questa release vi rimando al sito ufficiale.

Download Appimage

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Debian 9 Stretch

By Alessandro Rendina

Leggendo la news di Marco Giannini sull’arrivo della nuova versione stable di Debian, mi sono accorto che il mio portatile stava passando da testing a stable. Quale occasione più ghiotta per parlare di quella che probabilmente è la più vecchia distribuzione di Linux ancora in vita?

Debian è, forse, la distribuzione più “forkata” in assoluto, 131 secondo distrowatch, quasi la metà delle distribuzioni che ci sono in giro. È “mamma” di tante distribuzioni di successo tra le quali Ubuntu e Knoppix, “nonna” ovviamente, di tutte le “figlie” di Ubuntu come Mint ed Elementary OS, ad esempio.

Debian nasce il 16 agosto 1993, il nome è una composizione dei nomi Debora e Ian. Debora era in quel periodo fidanzata, moglie e poi ex-moglie del compianto Ian Murdock fondatore della nostra amata distribuzione. Ha influenzato profondamente il pensiero del mondo del software libero, Ian scrisse il “Debian Manifesto”, ma in questo percorso, incontriamo anche persone del calibro di Bruce Perence, che insieme a Ean Schuessler (che pare abbia proposto l’idea) scrisse il “Debian Social Contract”, complemento del Manifesto. Questo contratto Contiene le “Debian free software guidelines” che, sorpresa… sorpresa… forniranno la base per la creazione della “Open Source Definition”.
Non voglio appesantire l’articolo con i contenuti di questi documenti che potete facilmente trovare su internet, ma possiamo dire che Debian è stata ed è protagonista nel dibattito pubblico, filosofico e tecnico sul software libero.

La precisione con la quale Debian fornisce documenti sulla filosofia e le modalità di costruzione del sistema operativo fanno invidia ad Amazon, accanto ai documenti già citati, abbiamo anche la “Debian Constitution” e il “Debian Code of Conduct”. Nel ‘97 Bruce Perens fondò l’associazione “Software in The Public Interest” per ricevere donazioni e finanziare il progetto. Oggi quest’associazione oltre a finanziare Debian sostiene tra gli altri, Arch Linux, Drupal, ffmpeg, Fluxbox, freedesktop.org, GNUStep, Jenkins, Libreoffice, OpenWRT, PostgreSQL.

Ma veniamo al lato tecnico, Debian è una distribuzione a scopi generali, ha un solo kernel di default, che viene utilizzato su Desktop e Server, successivamente è possibile installare altri kernel che sono disponibili nel repository, o anche, ricompilarlo, se lo si ritiene opportuno. Una nota di colore: è possibile usare anche kernel FreeBSD ed esiste anche una versione sperimentale di Hurd.
Per quanto riguarda la manutenzione, le gui sono ridotte all’osso ed il grosso si fa da linea di comando, è chiaramente una distribuzione fatta per chi ha un minimo di esperienza o vuole imparare come si gestisce un sistema *nix.
Debian non offre assistenza commerciale, mette a disposizione la documentazione sul proprio sito, esiste anche un ottimo libro open che si chiama “Debian Administrator Handbook”. Abbiamo anche un wiki, mailing list, e sito di tipo ask.

Debian ha una gestione delle versioni che ci permette di avere, a seconda delle nostre scelte, un S.O. estremamente stabile, moderatamente stabile, piacevolmente instabile.

La versione ufficiale è quella che viene definita “stable”. È più stabile, ma i pacchetti possono essere datati, riceve solo aggiornamenti di sicurezza. Normalmente viene rilasciata ogni due anni, ma la regola è che viene rilasciata solo se è pronta. È la versione consigliata per server e workstation. La “OldStable” viene supportata ancora per un anno dopo il rilascio della nuova stable e dopo viene archiviata.

Testing: è la futura stable, riceve aggiornamenti, quasi come una rolling-release, quando sta per uscire la versione stable va in “freeze” e si trasforma in stable.

Unstable: è la versione di sviluppo, i pacchetti sono aggiornati alla loro ultima versione e possono essere stabili o instabili, a seconda di come la loro casa madre prenda sul serio il rilascio del proprio software. Esistono distribuzioni rolling basate su questo ramo, come ad esempio Sidux.

Dal 2014, sull’onda delle scelte di Ubuntu, è nato il team Debian LTS che prende in mano il supporto della distribuzione dopo 3 anni e lo estende a 5 anni. Attualmente questo team ha il supporto di Wheezy che è esteso fino al 2018, fra un anno prenderà in mano Jessie che verrà supportata fino al 2020.

Per chi se lo fosse chiesto, i nomi delle versioni di Debian vengono dai personaggi del cartone animato Toy Story, che è il primo cartone animato sviluppato completamente in computer grafica. Toy Story, uscì nel ‘95. L’unico nome di versione che non cambia mai, è quello della versione unstable, Sid: il bimbo che nel cartone cerca di distruggere continuamente i giocattoli.

Il supporto hardware di Debian non è buono quanto quello di Ubuntu, perché per ragioni etiche mancano tutti di driver proprietari. Abilitando i repository contrib e non-free è possibile accedere a parte di questi, nel kernel ci sono comunque alcuni blob proprietari, che se tolti probabilmente bloccherebbero il funzionamento del S.O. in tutte le macchine moderne. Questo è un problema che prima o poi il mondo del software libero dovrà porsi.

Il Desktop di default di Debian è GNOME, ma è possibile installare praticamente tutti i desktop e window manager esistenti. Debian lascia l’estetica e la grafica così come è stata pensata dal produttore. Nel caso si desideri qualcosa di più carino si devono modificare manualmente le impostazioni e installare le icone e i font necessari. Naturalmente è possibile installare Debian anche senza nessuna grafica ottenendo un terminale a linea di comando.

Il sistema di gestione dei pacchetti di Debian è dpkg. Insieme a rpm dpkg è uno standard de-facto, l’estensione di questi pacchetti è .deb, esistono vari software che permettono di installarlo, i più famosi sono apt-get, apt, aptitude. Debian, con circa 50.000 pacchetti, ha il repository più vasto del pianeta. Supporta anche tantissime architetture, molte di queste non più commercialmente valide. La natura della sua comunità non legata a doppio filo con il mondo dell’economia le permette di supportare, dove qualcuno ne ravvisi la necessità, anche contesti che ormai sono rari, le architetture supportate sono Arm, Intel i386 e amd64, mips, PowerPC, s390x.

Debian è una delle distribuzioni più “etiche” tra quelle che ci sono in giro, ricordo che all’inizio veniva, da molti, definita estrema. In realtà il suo approccio di fronte al software proprietario è molto pragmatico. Per esempio, fornisce un repository apposito per il software non-free, sarebbe come se Apple o Microsoft fornissero la possibilità di installare software libero automaticamente, direttamente dal programma di installazione. Distribuzioni come, ad esempio, Fedora, non lo fanno. Questa scelta potrebbe essere letta come ipocrita, ma dal punto di vista tecnico, in particolare della sicurezza è importante, perché l’utente che installa software dal repository non-free non si deve porre domande sulla sicurezza del software che sta installando, mentre l’utente Fedora, se incauto, potrebbe compromettere la sicurezza del proprio sistema affidandosi a repository amatoriali.

Rust – Un linguaggio sicuro

By Neb “Rust è un linguaggio di programmazione di sistema a elevate prestazioni che previene errori di segmentazione e garantisce la sicurezza dei dati tra i thread.”, cosi annuncia il sito ufficiale di www.rust-lang.org, ed effettivamente è un linguaggio molto innovativo, sia dal punto di vista del concept, che sia dal punto di vista sintattico. La forza più grande […]

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Rust – Un linguaggio puntato sulla sicurezza del codice

By Neb “Rust è un linguaggio di programmazione di sistema a elevate prestazioni che previene errori di segmentazione e garantisce la sicurezza dei dati tra i thread.”, cosi annuncia il sito ufficiale di www.rust-lang.org, ed effettivamente è un linguaggio molto innovativo, sia dal punto di vista del concept, che sia dal punto di vista sintattico. La forza più grande […]

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Canonical facilita l’installazione di Unity 7 su Ubuntu 17.10

By Matteo Gatti

canonical unity 7

Unity 7 è morto. Lunga vita a Unity.

Will Cooke ha informato la Community che il team al lavoro su Ubuntu Desktop ha facilitato la procedura per l’installazione di Unity 7 e dei relativi pacchetti su Ubuntu 17.10.

Nelle ultime build di Artful Aardvark troverete un package di Unity che vi permetterà di installare Unity 7 parallelamente a GNOME Shell che rimane ovviamente il desktop predefinito

Canonical facilita l’installazione di Unity 7 su Ubuntu 17.10, GNOME rimane il DE di default

Il piano che prevede l’arrivo di Ubuntu 17.10 con GNOME come desktop environment non è mutato di una virgola. Canonical vuole semplicemente facilitare la vita agli utenti innamorati di Unity e restii al cambiamento. Inoltre se ben ricordate avevano promesso che l’abbandono di Unity 7 sarebbe stato graduale e che avrebbero concesso l’installazione di Unity direttamente dei repositories ufficiali di Ubuntu. Chiaramente non verranno aggiunte ulteriori nuove funzioni rispetto a quelle attualmente presenti.

Nell’ultimo report Cooke ha inoltre rivelato che gli sviluppatori sono al lavoro per migliorare l’aspetto estetico degli Snap al variare del tema in uso. Inoltre sono al lavoro anche per ottimizzare il servizio di LivePatch. Come sapete GDM rimpiazzerà LightDM sia su Ubuntu 17.10 che su Ubuntu 18.04.

Continua anche il lavoro per abilitare l’hardware-accelerated video playback mediante il framework di GStreamer e la pipeline VA-API. I primi benchmark rivelano un uso della cpu pari al 3% durante la riproduzione di video H.264 4K 60FPS con GPU Intel Haswell.

L’obiettivo del team è quello di rendere funzionante l’accellerazione hardware di default inizialmente per sole Gpu Intel, il supporto per le schede Nvidia e AMD arriverà in seguito. Come confermato da Cooke l’operazione non è semplice e ci sono diverse problematiche ma sono al lavoro per risolverle.

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Come chiamare e videochiamare con Whatsapp

By Annaby

Le chiamate e le videochiamate Whatsapp permettono di mettersi in contatto con gli amici, in modo gratuito, anche all’estero. Queste funzioni utilizzano la connessione Internet presente sul dispositivo mobile e non i minuti compresi nel piano telefonico, quindi gli unici costi applicati potrebbero essere quelli per il traffico dati (oppure nessuno se usate una Wi-Fi).

Come si usa WhatsApp: trucchi e suggerimentiScopriamo insieme i trucchi WhatsApp per poter sfruttare al meglio la più diffusa e utilizzata app di messaggistica istantanea.

Come chiamare con WhatsApp

Per chiamare con WhatsApp, tutto ciò che dovrete fare è aprire l’app e selezionare la chat della persona da chiamare o videochiamare, dopodiché dovrete soltanto toccare l’icona del telefono in alto a destra o l’icona della videocamera, in base alla funzione che vorrete utilizzare. Una volta avviata la telefonata, bisognerà solo attendere che il mittente risponda, ma se ciò non dovesse accadere dovete sapere che è possibile che la persona chiamata non sia online, infatti sentirete comunque il suono della linea libera a prescindere dal fatto che il contatto chiamato sia connesso o meno.

Anche se non risulterà in linea, riceverà comunque una notifica di chiamata o videochiamata persa nella sezione Recenti.

come chiamare con whatsapp

L’unico consiglio che sento di darvi è di utilizzare sempre una rete Wi-Fi o essere certi di una buona connessione dati, perché la qualità della chiamata e della videochiamata dipenderà dal segnale della rete Wifi e dalla velocità di trasmissione dati della vostra rete.

L’unica piccola pecca è che, purtroppo, tramite Whatsapp Web non è ancora possibile effettuare le chiamate e le videochiamate.

Come consumare meno dati Internet in WhatsAppSe avete pochi GB mensili a disposizione, può essere utile analizzare e regolare l’utilizzo della connessione dati da parte di WhatsApp

L’articolo Come chiamare e videochiamare con Whatsapp appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Come bloccare contatti su Facebook Messenger

By Annaby

Bloccare contatti Facebook Messenger su PC

Se avete la necessità di bloccare contatti su Facebook Messenger dopo essere stati contattati troppe volte e dopo aver avvertito ripetutamente di non importunarvi, allora questa è la guida giusta per voi. Vi spiegherò come bloccare una persona su Messenger tramite iPhone, iPad, computer e su Android. Bloccare una persona in chat significa che quest’ultima non potrà più chiamarvi o messaggiarvi su Messenger ma potrà comunque continuare a visualizzare i vostri post in bacheca se fa parte delle vostre amicizie. In quel caso, dovrete bloccarlo direttamente su Facebook.

Dopo averlo bloccato, anche voi non potrete più contattarlo né tanto meno visualizzare il suo stato online o l’ultimo accesso. Di seguito la procedura da seguire.

Come bloccare bacheca e contenuti su FacebookAbbiamo il timore che chi non vogliamo possa accedere alla nostra bacheca o ai nostri contenuti? Vediamo come evitarlo

Bloccare contatti Facebook Messenger su Android

SuAndroid i passaggi da seguire per bloccare un contatto su Messenger sono molto semplici. Ovviamente, aprite l’app e aprite la chat della persona da bloccare, ora premete l’icona della “i” che si trova in alto a destra vicino al nome profilo e scorrete fino a trovare la voce Blocca. Nella nuova pagina avrete la possibilità di bloccare il contatto su Facebook o su Messenger, in questo caso toccate su Blocca i messaggi da spostando levetta su ON. Per rendere tutto più chiaro, potete seguire i passaggi illustrati qui di seguito.

Come bloccare una persona su Facebook Messenger

Scoprire chi ci ha bloccato su FacebookVolete capire e scoprire chi vi ha bloccato su Facebook? Potete farlo attraverso un po’ di astuzia e alcuni strumenti di Facebook.

Bloccare contatti Facebook Messenger su iOS

Se utilizzate un iPhone o iPad e desiderate bloccare qualcuno su Messenger, tutto ciò che dovrete fare è collegarvi all’app e selezionare la chat della persona che vi infastidisce. A questo punto premete sul nome del contatto situato in alto e scorrete fino a trovare la voce Blocca, e per concludere di fianco la dicitura Blocca i messaggi selezionate su ON. Immediatamente il blocco sarà attivo.

Navigare su Facebook senza essere vistiComprendiamo tutti quegli accorgimenti da prendere per non essere rintracciati tramite Facebook da persone con cui non vogliamo contatti

Bloccare contatti Facebook Messenger su PC

Tramite Pc, potete bloccare una persona su Messenger seguendo questi passaggi.

Effettuate il login su Facebook, entrate nella Home e cliccate sull’icona di Messenger sulla sinistra della pagina oppure sull’icona dei messaggi in alto a destra. In entrambi i casi, dovrete soltanto cliccare sull’icona dell’ingranaggio di fianco al nome del contatto e selezionare la voce Blocca Messaggi. Facebook vi chiederà se siete sicuri di continuare l’operazione, per confermare il tutto cliccate di nuovo sulla dicitura Blocca messaggi, così come dimostro in foto.

Scoprire chi entra nel nostro FacebookSapete che Facebook può capire se qualcuno si sta intrufolando nel nostro account senza permesso e può avvisarci? Scopriamo come!

Conclusioni

Finalmente non sarete più infastiditi da questi contatti con messaggi continui grazie a poche e semplici mosse. Ma se avete dubbi o difficoltà nel bloccare una persona su Messenger, non esitate a contattarci.

L’articolo Come bloccare contatti su Facebook Messenger appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.