Fidget Spinner: cosa sono e quali acquistare

By Andrea Rossi

Sono il fenomeno del momento e stanno facendo impazzire i ragazzi di tutte le età e non solo. Stiamo parlando dei Fidget Spinner, la tendenza di questi mesi che sta spopolando sia nel web che nei negozi fisici. La filosofia che gira intono a questi simpaticissimi gadget è quella dell’antistress. Si tratta di un’opinione più o meno discutibile ma il risultato non cambia. I Fidget Spinner sono arrivati dal nulla e stanno riscuotendo tantissimo successo.

Quello che cercheremo di fare oggi è capire cosa sono, come funzionano e se vale davvero la pena di acquistarne uno. I modelli più comuni li potete trovare anche nella cartoleria sotto casa. Se invece cercate qualcosa di più elaborato o particolare vi potete affidare come sempre ad Amazon o ad altri siti di e-commerce. Procediamo quindi con questo articolo che esula un po’ da i nostri soliti argomenti iniziando ad esplorare il concetto che sta dietro ai Fidget Spinner.

Cosa sono questi gadget che vengono dall’estremo oriente? Come funzionano? E sopratutto, vale davvero la pena di acquistarne uno o si tratta solamente di un oggetto di tendenza ma superfluo?

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Cosa sono i Fidget Spinner

I Fidget Spinner, chiamati anche hand spinner, sono delle specie di trottole che si tengono principalmente fra le dita. In questi ultimi mesi sono il giocattolo più venduto sia in Europa che in Italia. Se ancora non ne avete sentito parlare o non sapete bene cosa sono, forse vi farà piacere scoprire qualcosa di più su questo prodotto.

La loro costruzione è abbastanza semplice. I Fidget Spinner sono composti da un perno centrale, impiantato nel corpo in modo da fare la minor resistenza possibile. Intorno a questo perno troviamo un perno che solitamente presenta tre braccia. Alle estremità troviamo delle rondelle in acciaio. Queste in base al loro peso forniscono una determinata accelerazione alla rotazione. In questo modo si ha una trottola che gira ad alta velocità grazie alla combinazione fra scarsa resistenza e accelerazione esterna.

fidget spinner

Lo scopo dei Fidget Spinner è quindi davvero semplice. Si tiene fra le dita il perno centrale e con una spinta attraverso le estremità si fa iniziare la rotazione. Questa può durare diversi minuti e può essere prolungata con dei colpetti dati mentre la rotazione stessa è in corso. Ok direte voi, ma per quale motivo ci dovrebbe interessare un prodotto del genere? In realtà per la maggior parte delle persone si tratta solo di un passatempo, ma dietro alla logica dei Fidget Spinner c’è uno studio ben preciso. Volete scoprire qual è?

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A cosa servono realmente i Fidget Spinner

Nel 1993 Catherine Hettinger, una donna americana, inventò i Fidget Spinner con lo scopo di aiutare i bambini a mantenere la concentrazione e scaricare lo stress. Dopo aver brevettato questo prodotto nel 1997, decise di provare a venderlo ad una delle tante aziende che producono giocattoli negli Stati Uniti. Dopo vari colloqui però, anche con aziende del calibro di Hasbro, nessuno si interessò alla produzione e alla commercializzazione degli Hand Spinner. Come molte volte succede, sembrava soltanto uno spreco di tempo e di risorse.

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Scaduta la proprietà del brevetto nel 2005, molte aziende hanno iniziato a produrli con sempre crescenti successi. Secondo alcuni studi, sembra addirittura che possa trattarsi di una specie di rimedio per i bambini che sono affetti dalla sindrome da deficit di attenzione. Per questi ragazzi i Fidget Spinner possono essere un valido alleato nella lotta alla distrazione continua. Prestando attenzione a un oggetto semplice come questo infatti è come se si creasse una sorta di soppressione del rumore di fondo che costantemente provoca la mancanza di concentrazione.

Dal 2005 in poi il successo dei Fidget Spinner è stato esponenziale. Addirittura gli è stata dedicato un articolo sulla rivista Forbes che recita esattamente “Fidget Spinner are the must have office toy for 2017“. Buona parte di questo successo è dovuto anche al prezzo che si aggira fra i 5 e i 15 Euro, rendendoli così davvero abbordabili da tutti.

Dove acquistare i Fidget Spinner

In questo momento li trovate dappertutto. Dalla cartoleria sotto casa al negozietto cinese è impossibile non vederne uno. Anche i grandi siti e-commerce si sono attrezzati e nel web ne trovate davvero qualsiasi modello. Noi ci occuperemo prevalentemente di questo settore, con una predilezione per Amazon. Il noto sito di acquisti è infatti, come sempre, uno dei punti di riferimento anche per l’acquisto di un Fidget Spinner.

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Fidget Spinner: i migliori modelli

Dopo aver fatto un focus sul fenomeno del momento è giunta l’ora di essere un po’ più concreti. Nei prossimi paragrafi analizzeremo quali sono i migliori modelli di Fidget Spinner. Rispetto a quelli che potete acquistare in negozio ci focalizzeremo sulla qualità dei materiali. Siamo sicuri che, anche se il costo è davvero basso, non vorrete che si rompa dopo un paio di giorni. Per il resto la scelta è dettata sopratutto dal gusto e dai colori che più vi attraggano. Siete pronti?

TANAINA

fidget spinner

Partiamo con il Fidget Spinner più venduto su Amazon.it. Si tratta di un modello un po’ più particolare rispetto alla media. I colori sono decisamente strani ma accattivanti. Sembra di essere davanti ad una specie di cromatura. Costruito prevalentemente in acciaio, ha una buona resistenza nel tempo e alle cadute. Grazie alla resistenza alla rotazione davvero bassa, riesce a girare per circa 4-5 minuti.

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Reasoncool

fidget spinner

Siete Fan di Batman? Allora non avete bisogno di procedere oltre. Questo Fidget Spinner ha infatti tutto ciò che fa per noi. La forma di costruzione è decisamente diversa dal solito e presenta solo due estremità. Questo lo rende più instabile ma non meno divertente. Nella pagina di acquisto potete trovare anche numerosi accessori dedicati alla personalizzazione. Di buona qualità la plastica, che risulta resistente.

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TANAINA

fidget spinner

Come abbiamo detto i Fidget Spinner vengono proposti in varie formule. Per questo modello è stato deciso di variare il design e di spostare i cuscinetti verso l’esterno. Ciò che ne viene fuori è una forma completamente tondeggiante con un anello metallico esterno che serve a dare velocità alla rotazione. Quest’ultima dura circa tre minuti. Ottima la resistenza, che viene aumentata dalla mancanza delle braccia e dalla parte metallica più esterna.

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Anself

fidget spinner

Ritorniamo un po allo stile classico con questo Fidget Spinner a tre braccia. Realizzato in plastica e con dei cuscinetti in acciaio basa la sua attrattiva sul contrasto tonale. Oltre a questo modello ne sono disponibili altri tre con colori diversi e tutti molto accesi. Le combinazioni disponibili sono: verde/rosso, verde/blu e bianco/blu. Il tempo di rotazione massimo si attesta sui due minuti, leggermente inferiore alla media.

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TANAINA

fidget spinner

Sempre TANAINA ci propone questo Fidget Spinner dal look davvero futuristico. Realizzato completamente in metallo presenta tre braccia nei cui estremi sono inseriti i cuscinetti per la rotazione. Il colore è stile cromato: o piace o non piace. Per chi è però attratto da questo stile non ci sono molte soluzioni simili in giro. Nella media i tempi di funzionamento, che si aggirano intorno ai 3 minuti.

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KKtick

fidget spinner

Ve le ricordate le resistenze che erano collocate sulle vecchie schede elettroniche negli anni 90? Questo Fidget Spinner le ricorda davvero molto e propone una configurazione del tutto nuova. Attorno al corpo centrale sono innestate ben 6 braccia che fanno da cuscinetto. Realizzato totalmente in metallo ha un’ottima resistenza e dei tempi di rotazione attorno ai 3-4 minuti.

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CAMTOA

fidget spinner

Ecco a voi il Fidget Spinner con le migliori recensioni presente su Amazon. Qual è la sua particolarità? Quella di avere dei led incorporati nelle estremità. Sicuramente è una caratteristica poco utile ma di grande impatto scenografico e ne rimarrete colpiti. La filosofia costruttiva è invece quella classica, con tre braccia. I tempi di rotazione arrivano ad un massimo di 5 minuti.

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Lamshaw

fidget spinner

Per chi proprio vuole esagerare è disponibile questo modello di Fidget Spinner che, oltre ai led colorati, include anche un piccolo altoparlante bluetooth. Si tratta di un extra non proprio utilissimo ma che può comunque attirare la vostra attenzione. Per il resto i materiali sono plastici ma di buona qualità, con tre braccia all’interno delle quali sono nascosti i cuscinetti di rotazione.

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Conclusioni

Ora che vi siete fatti un po’ di cultura sui Fidget Spinner, siete pronti ad affrontare quello che sarà il fenomeno. Anche se alla fine deciderete di non acquistarne nessuno, siamo sicuri che ne proverete almeno uno e magari cambierete pure idea. La filosofia alla base del gioco è davvero semplice e il prezzo basso lo rende uno degli accessori più avvicinabile di tutti i tempi.

Nonostante abbiamo cercato di approfondire il più possibile l’argomento rimaniamo a vostra disposizione. Se avete bisogno di chiarimenti o semplicemente di contattarci lo potete fare attraverso il box dei commenti. In alternativa potete utilizzare la pagina Facebook ufficiale di ChimeraRevo.

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SportsDevil per KODI: Download edizione Giugno!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Vi ho già mostrato SportsDevil tempo fa, presentandovelo come ottimo Add-On per Kodi per vedere Formula 1, Moto GP e tutto lo sport che volete su Kodi. Beh, si è aggiornato a Giugno 2017 e dovete assolutamente aggiornarlo.

Cosa permette di vedere SportsDevil su Kodi?

  • Calcio come la Seria A TIM o la Champions League
  • Wrestling
  • NBA
  • Baseball
  • Tennis
  • NFL
  • NHL
  • Volley
  • MotoGP
  • Moltissimo altro!

Come installare Add-On Kodi SportsDevil aggiornato a Giugno 2017

Per installare SportsDevil ovete:

  • Andare su Impostazioni
  • Poi su Addons
  • Installa da file ZIP
  • Ora dovete trovare il file ZIP dell’add-on
  • Premere sul file ZIP per installarlo sul vostro Kodi
  • Infine dalla Home andate in Video
  • E poi su Add-ons per trovare SportsDevil

SportsDevil non funziona: cosa fare?

Vi ricordo che per funzionare al meglio SportsDevil, dovete usate VPN straniera oppure cambiare i DNS sul vostro dispositivo con quelli di Google (8.8.8.8 o 8.8.4.4) in modo da non essere bloccati dai blocchi imposti nella nostra nazione di alcuni siti.

Download!

Scaricate SportsDevil Giugno 2017 da qui!

Kernel Linux 4.12 Release Candidate 4 rilasciata!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Dalla prima RC, sono passato direttamente a parlarvi della quarta Release Candidate (impegni personali mi hanno impedito di parlare dei rilasci precedenti).

Ad ogni modo, il Kernel Linux 4.12 RC4 è un rilascio definito, come quasi sempre, “abbastanza normale”, con davvero nulla di particolare da menzionare. Spulciando il changelog infatti, le cose più interessanti che potete trovare sono tipo..alcuni bugfix per il controllo della frequenza della CPU, alcuni fix DRM, aggiunte ARM per Exynos ecc.

Disponibile Maru OS 0.4.1

By Matteo Gatti

Maru os 0.4.1

Recentemente è stata rilasciato Maru OS 0.4.1: ecco tutte le novità.

Vi abbiamo già parlato in passato di Maru OS. Sistema operativo che permette agli utenti di sfruttare tutto il potenziale del proprio smartphone Android trasformandolo in un desktop Linux completo. Tutto ciò avviene semplicemente collegando il telefono ad un monitor via HDMI ed a una tastiera e mouse bluetooth.

Disponibile Maru OS 0.4.1

Sono passati più di due mesi dall’ultimo aggiornamento di Maru OS e recentemente è stata rilasciata la nuova versione 0.4.1, che, pur non introducendo grosse novità, migliora alcuni aspetti relativi alla sicurezza:

  • L’account con privilegi di root è disabilitato di default;
  • I servizi SSH sono ora disattivati di default.

Dato che i servizi SSH sono disattivati di default, il team di sviluppo consiglia di modificare la password predefinita del proprio account “maru” alla prima accensione, aprendo una sessione da terminale, digitando passwd maru e successivamente seguendo le indicazioni da riga di comando per stabilire quella nuova. Nessun problema invece per quanto riguarda i permessi root, che sono sempre attivi e disponibili sull’account di default.

Il modo più semplice per aggiornare consiste nel formattare e eseguire un’installazione da zero. Attenzione però: così facendo cancellerete tutti i vostri dati pertanto effettuate un backup! Se non volete formattare potete flashare la nuova versione usando una custom recovery come TWRP. Questo preserverà i vostri dati anche se un backup è sempre caldamente consigliato (l’imprevisto è dietro l’angolo).

Per ulteriori dettagli sulla nuova release di Maru OS non posso far altro che rimandarvi al sito ufficiale. Se volete provare Maru OS 0.4.1 potete procedere al download dell’ultima release semplicemente cliccando sul bottone qui sotto.

Download Maru OSsharing-caring

Vi ricordiamo che seguirci è molto semplice: tramite la pagina Facebook ufficiale, tramite il nostro canale notizie Telegram e la nostra pagina Google Plus. Da oggi, poi, è possibile seguire il nostro canale ufficiale Telegram dedicato ad Offerte e Promo!

Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

L’articolo Disponibile Maru OS 0.4.1 sembra essere il primo su Lffl.org.

I migliori siti per comprare cover

By Manuel Baldassarre

Con gli smartphone di oggi è impossibile pensare di non comprare una cover, e allora tanto vale prendere una delle migliori! Ecco perché oggi vi consigliamo i migliori siti per comprare cover online e rendere il vostro smartphone più sicuro, ma soprattutto più bello!

Acquistare una cover garantirà al vostro smartphone non solo una protezione maggiore ma anche una garanzia aggiuntiva contro graffi e urti, utile soprattutto se volete rivendere il vostro dispositivo che sembrerà essere come nuovo.

Ora però bando alle ciance e andiamo a scoprire quali sono i siti di cover meritevoli della vostra attenzione.

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Migliori siti per comprare cover

Tutti i siti di cui vi parleremo sono sicuri ed affidabili e, soprattutto, non si tratta di store cinesi dai tempi di spedizione biblici! Inoltre questi siti godono di un sistema di protezione cliente e quindi potrete effettuare resi o rimborsi in totale tranquillità. E allora incominciamo!

Covershop.it

  • TIPO: Accessori smartphone + gadget
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: Si, fino a 14 giorni
  • PAGAMENTO: Bonifico bancario, PayPal, alla consegna

Covershop è in Italia uno dei migliori siti per comprare cover ed accessori, vantando oltre 3000 design per più di 250 modelli di dispositivi. Le loro partnership permettono di creare cover con i brand più famosi del calcio, del basket, dei social (come Instagram, WhatsApp) e tanto altro.

Non mancano ovviamente le cover personalizzate, disponibili in tantissimi modelli, e i gadget come pellicole, power bank, cuffie, cavi, supporti auto e tanto altro ancora, tutti personalizzabili! Ah, e la spedizione con corriere è gratuita!

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MyTrendyPhone

  • TIPO: Negozio online
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: Si, fino a 14 giorni
  • PAGAMENTO: Carte di credito/debito, PayPal

MyTrendyShop è un negozio online vero e proprio dove le cover sono solo una delle tante possibilità! Tuttavia lo abbiamo inserito tra i migliori siti per comprare cover poiché possiede una gamma enorme di cover, anche personalizzate, per qualsiasi tipo di dispositivo (anche i più rari come quelli orientali).

Questa è la sezione dedicata agli accessori, da dove potrete selezionare il vostro smartphone ed entrare in una sezione a lui dedicata per accessori di ogni tipo, cover comprese. Non mancate di dare un’occhiata anche al sito però, perché potrete acquistare anche smartphone ed accessori per qualsiasi dispositivo!

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Cover Store

  • TIPO: Cover e accessori
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: Si, fino a 14 giorni
  • PAGAMENTO: Carte di credito, contrassegno, PayPal

Cover Store Italia offre il meglio del meglio per il vostro smartphone con cover ed accessori con firme pregiate, come quella di Marcelo Burlon. Tanti marchi disponibili, anche quelli più orientali come Xiaomi o OnePlus. Non mancano anche le cover personalizzate e gli accessori come cuffie, power bank o pellicole.

Cover Store è dunque uno dei migliori siti per comprare cover e farlo in totale sicurezza optando per diversi metodi di pagamento, usando coupon o gift card e – per ordini superiori ai 35 euro – godere della spedizione gratuita!

Comprare Xiaomi in Italia senza dogana: garanzia e informazioniState pensando di acquistare un prodotto Xiaomi in Italia ma volete informazioni su garanzia Italiana, dogana, spedizione e tasse? Ecco le risposte ai vostri dubbi.

Puro

  • TIPO: Cover e accessori di tutti i tipi
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: Si, fino a 14 giorni
  • PAGAMENTO: Carte di credito, PayPal

Come non parlare di Puro? Forse in Italia il uno dei migliori siti per comprare cover di qualità delle più grandi marche come: Just Cavalli, Puro, Italian Indipendent, Happiness 10 e tanto altro ancora a prezzi bassissimi!

Il sito offre delle vere e proprie collezioni firmate a prezzi sempre scontati (a volte anche 3-4 euro per una cover firmata) anche se solo per pochi device (iPhone e Samsung soprattutto). Puro offre tanti gadget e accessori per computer, per gli sportivi, per gli indossabili, accessori audio e tanto altro ancora.

La spedizione è gratuita per ordini superiori ai 29 euro, ed è possibile applicare coupon per scontare ulteriormente i prodotti, ognuno dei quali gode di 2 anni di garanzia Puro!

Photobox

  • TIPO: stampe su accessori
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: nessuna informazione
  • PAGAMENTO: Carte di credito, PayPal

Photobox è essenzialmente un sito di stampe dove è possibile personalizzare accessori come tazze, libri, quadri o – appunto – cover. Il suo unico limite è che non ci sono cover già fatte e da scegliere, ma dovrete necessariamente crearla voi con delle vostre foto. Inoltre sono disponibili solo per modelli Apple e Samsung.

In ogni caso personalizzare le cover è semplice e divertente, ed è inoltre possibile creare dei veri e propri photo collage con cover di ogni tipo: rigide o morbide, lucide o opache, rinforzate e così via. Merita un’occhiata!

Amazon

  • TIPO: mega store online
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: garanzia Amazon – venditore
  • PAGAMENTO: Carte di credito

Lo so, lo so cosa state pensando! Cosa c’entra Amazon? E invece dovreste ricredervi perché Amazon è ricco di accessori e gadget per smartphone (e non solo) con tantissima scelta per praticamente qualunque dispositivo!

A questo si aggiunge un ottimo servizio di assistenza clienti, dei prezzi sicuramente più abbordabili e anche dei privilegi per chi possegga un account Amazon Prime con il quale è possibile ricevere la merce in un solo giorno lavorativo e con spedizione gratuita!

Honorbuy.it

  • TIPO: store online di prodotti Cinesi
  • COUPON: SI
  • DIRITTO DI RECESSO: garanzia venditore
  • PAGAMENTO: PayPal

Honorbuy.it è il sito ideale per chi cerca cover ufficiali (ma anche pellicole di vetro temperato) dedicati a grandi brand Cinesi, soprattutto Xiaomi. Grazie anche ad un accordo stretto per voi, usando il codice sconto CHIMERA risparmierete 5€ su una spesa minima totale di 80€ (insomma, se acquistate uno smartphone la cover ve la regaliamo praticamente noi).

Migliori smartphone cinesi: guida all’acquistoVoglia di uno smartphone di qualità ma che costi il giusto? Vediamo insieme i migliori smartphone cinesi in commercio.

Conclusioni

Naturalmente di servizi e siti per acquistare cover online ne esistono davvero tanti, nel nostro articolo ci siamo concentrati su quelli che sono sicuri e affidabili. Non abbiamo tralasciato il fattore garanzia e assistenza Italia, escludendo servizi cinesi validi ma con tempi di spedizione biblici. Se avete altri siti di cover che volete segnalarci, non dovete far altro che lasciare un commento nel box qui in basso.

Vi ho convinto?

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Trovare il modello della scheda madre Windows

By Gaetano Abatemarco

E’ credenza popolare che per trovare il modello preciso delle componenti interne bisogni smontare il PC: mai informazione fu più sbagliata! Esistono infatti software di diagnostica per i vari sistemi operativi che permettono di accedere rapidamente ai dettagli su ciascuna di queste componenti – ammesso che il produttore le abbia impresse nelle EEPROM – senza il bisogno di toccare neanche una vite.

Focalizzandoci in particolare su Windows, oltre ai vari programmi – come CPU-Z, Speccy, AIDA64 e simili – non tutti sanno che è possibile trovare il modello della scheda madre su PC anche senza installare software esterno, semplicemente tramite il prompt dei comandi. Si tratta di una soluzione particolarmente apprezzata quando ad esempio si lavora su macchine non collegate ad Internet, su server remoti tramite interfaccia testuale o, semplicemente, quando si vuole risparmiare tempo.

Acquistare Windows con meno di 30€Perché piratare Windows con crack pieni di schifezze quando con pochi euro possiamo portare a casa una licenza legale e originale? Vediamo come ottenerla.

Trovare il modello della scheda madre su PC Windows tramite prompt

Wmic è uno strumento che Windows offre nativamente per semplificare la gestione dei dispositivi tramite riga di comando grazie a dei comodi alias. Tornando a noi, per ottenere le informazioni di base sulla scheda madre – tra cui il modello esatto – basterà aprire un prompt dei comandi (Start > e digitare il seguente comando:

wmic baseboard list brief /format:list

L’output sarà del tutto simile a quello in basso:

Trovare il modello della scheda madre su PC

Oltre al modello della scheda madre (specificato nella voce “Product”) potrete inoltre ottenere il nome del produttore, il numero di serie e l’identificatore SKU (se impostato).

Per ottenere informazioni ancora più approfondite sulla scheda madre basterà togliere il parametro “brief” dal comando precedente, come mostrato nell’immagine in basso:

wmic2

Verificare la versione build di WindowsEcco come scoprire la build installata su Windows 10 con un semplice comando, valido anche per i sistemi operativi più anziani!

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Processore: cos’è la CPU e come funziona

By Paolo Piccolino

Processore

La scelta del processore – detta anche CPU – è una scelta cruciale quando si va ad acquistare (o ad assemblare) un nuovo PC, che sia un PC Desktop o una soluzione portatile. In molti, quando parlano di processori, minimizzano il tutto prendendo in considerazione solo il marchio (prevalentemente AMD e Intel), la sigla (FX, i3, i5, i7 ecc..) ed il numero di core (mono-core, dual-core, octa-core ecc..) e la frequenza (3,8Ghz), cadendo in errori macroscopici che possono compromettere l’utilizzo giornaliero del proprio dispositivo.

Adesso capiremo come non cadere in questi errori, analizzando cosa è un processore, da cosa è formato e quali sono gli aspetti fondamentali di questi piccoli pezzi di silicio che, giorno dopo giorno diventano sempre più performanti.

Cos’è il processore?

Dovessi spiegare, in pochissime parole, cosa sia un processore (rifacendomi magari alle slide di Architettura degli Elaboratori che, di università in università sono sempre molto simili) direi che “è la componente più importante dell’elaboratore, poiché esegue le istruzioni dei programmi.”

Una definizione che, in linea di principio, è giusta ma che, ovviamente, è solo piccolissima sintesi.

Il processore elabora ed esegue tutte le istruzioni che servono al computer per elaborare tutti i dati di uno o più programmi sotto l’attenta supervisione del sistema operativo. Il processore funziona in maniera ciclica, in quanto il suo funzionamento è sempre quello (Ciclo di Istruzione): preleva l’istruzione di un programma dalla memoria (operazione di Fetch), la decodifica per interpretarne le istruzioni (operazione di Decode) e poi la esegue (operazione di Execute).

Tutto ciò, sempre spiegato in maniera molto sintetica, avviene grazie ai componenti interni al Processore che sono i Registri (che possono essere quelli Utente, visibili ai programmatori, e quelli di Controllo e di stato), l’Unità di Controllo (la CU, che “interpreta” ed esegue ogni istruzione codificata in linguaggio macchina), l’Unità Aritmetico-Logica (ALU, che esegue le operazioni logiche, aritmetiche e i confronti) ed i Bus Interni (che consentono il trasferimento di informazioni tra i vari componenti dell’elaboratore).

Se questa parte vi è sembrata un po’ noiosa non vi biasimo, quindi passiamo alla parte “fondamentale”.

Il processore è a sua volta composto da due parti principali, il package e il core, che è il nucleo elaborativo del processore e che è racchiuso nel package, e la sua unità di misura è il Clock, il numeri di commutazioni tra i due livelli logici (o e 1, in quanto parliamo, al momento, ancora di sistemi binari) che i circuiti del processore sono capaci di eseguire in un secondo: 10Hz sono 10 “aggiornamenti” al secondo, ma nel caso dei processori moderni parliamo di GHz (gigahertz).

Nonostante in molti si fermino solo a questi fondamentali, ci sono altri aspetti importantissimi da pendere in considerazione. Adesso analizziamo uno ad uno i fondamentali, partendo proprio da quelli più sottovalutati.

Differenze tra Intel i7, i5, i3, AMD ed altre CPUNon sappiamo riconoscere il processore più potente? Per i nostri scopi è meglio un i5 o un i7? Vediamo come scoprire le differenze tra i vari processori.

Architettura del processore

Molti di voi avranno sentito di alcuni termini quali Skylake, Kabylake, Zen e via discorrendo, magari capendo ben poco, ma arrivando alla conclusione che più è moderna l’architettura del processore maggiori saranno i benefici. In linea di principio questo è giusto, in quanto un’architettura più moderna è figlia di innovazioni tecnologiche frutto di studi continui ed approfonditi da parte dei produttori.

CPU
Il mondo dell’architettura di un elaboratore è vastissimo, quasi infinito e di difficile sintesi (quindi non andremo troppo nel dettagli), ma basti pensare che in realtà ve l’ho già spiegata, in quanto l’architettura è formata da tutti i componenti che abbiamo già visto, quindi la CU, l’ALU, la memoria della CPU, i bus e i Registri.

In generale, le architetture dei moderni elaboratori, hanno la stessa struttura, anche se con tecnologie e innovazioni differenti, poiché si basano tutte sull’architettura della macchina di Von Neuman, ma non ne parleremo.
Cosa vuol dire questo? Tutte le successive caratteristiche di cui parleremo, faranno parte dell’architettura del processore quindi tutte riconducibili a questa voce che, quindi, le racchiude.

Come identificare il processore del PCChe CPU abbiamo sul nostro sistema? Qual è la velocità del processore scelto? Vediamo come identificare il processore del nostro sistema.

Processo di produzione (o LITOGRAFIA)

Sconosciuto ai più, il processo di produzione è il sinonimo dell’innovazione tecnologica dei nostri tempi. Quanti di voi immaginano che, in un futuro non molto lontano, riusciremo a portare i nostri computer comodamente in tasca? Sembra utopia ma è già così, con le dovute proporzioni, in quanto i moderni smartphone sono veri e propri computer, e se proprio non ci credete, Continuum di Microsoft e Dex di Samsung ne sono l’esempio.

All’interno del processore, sono contenuti componenti microscopici, questo grazie all’evoluzione della miniaturizzazione dei circuiti integrati, miniaturizzazione che è stata spiegata in maniera eccellente da Gordon Moore (cofondatore di Intel), che diceva che il numero si transistor (introdotti nel ’47, sono materiali semiconduttori) che possono essere inseriti in un chip di silicio raddoppia, all’incirca, ogni anno.

Ogni transistor, si misura in nanometri, (un miliardo di un metro) e più piccolo è un transistor, più transistor possono essere inseriti all’interno della CPU aumentando la velocità e la qualità di calcolo.

transistor
La storia è noiosa, ma basti pensare a quanti nanometri era il processo di produzione nel 1990 per capire come, in poco più di 25 anni, si sia evoluto il mondo tecnologico: 800 NANOMETRI, mentre nel 2010 era 32nm.

Il limite odierno è 10 nanometri, raggiunti sia in ambito desktop che in ambito portatile e sia in ambito mobile. Ma quali sono i benefici del processo produttivo più piccolo? Maggior potenza ovviamente, ma anche maggiori contenuti fruibili (basti pensare al 4K), minori consumi e temperature più basse, sebbene questo non accada sempre (basti pensare, in ambito mobile, allo Snapdragon 810 il cui processo produttivo era comunque di soli 20nm).

Monitorare la CPU: i migliori programmiLa CPU fa le bizze ad ogni avvio? Vediamo insieme quali sono i migliori programmi per Windows (7,8.1 e 10) utili a monitorare la CPU.

TDP

Se dovessimo parlare del consumo in Watt del processore, quanti di voi sarebbero in grado di spiegare cos’è il TDP? Purtroppo non molti, sebbene sia una questione di vitale importanza per la longevità, la stabilità ed il funzionamento del computer.

Immaginate di avere un Intel Xeon X5660 da un TDP di 95w, una GPU performante (perché lo Xeon non integra GPU), una Nvidia Quadro da 100w più tutti gli altri componenti e alimentarla con un alimentatore da 200w: il disastro è assicurato. Per questo, il TDP è un aspetto di vitale importanza che, però, in molti sottovalutano.

Ma il TDP non è importante solo per il consumo energetico e il suo nome, infatti, dice tutto: Thermal Design Power: questa misurazione indica la potenza media, in watt, dissipata dal processore durante il funzionamento a frequenza base con tutti i core attivi in un carico di lavoro ad alta complessità, quindi, in genere, quando il processore lavora al massimo.

I valori minori li ritroviamo nei processori da integrare nei sistemi portatili, in quanto il calore prodotto deve essere, per forza di cose, più basso e da qui nasce la serie a risparmio energetico (i famosi ix-xxxxu). Se nei notebook è bene avere un TDB abbastanza basso, non è indispensabile la stessa cosa nei sistemi desktop, ma all’aumentare del valore di TDP è importante avere un sistema di raffreddamento adeguato, sistema di raffreddamento che, in molti casi, è integrato insieme al processore ma non è sufficiente a reggere i suoi ritmi e le sue temperature (motivo per cui i produttori stanno man mano abbandonando i dissipatori stock).

PC fisso (studio, lavoro, internet): guida all’acquistoNon sappiamo mai quale PC fisso scegliere? Ecco una guida esaustiva alle componenti migliori.

Cache e registri

I meno preparati in ambito di tecnologia conoscono, prevalentemente, due tipi di memoria: la memoria di massa (Hard Disk fisico (HDD) o le recenti Unità a stato Solido (SSD)) e la Memoria RAM (Random Access Memory) e mai si immaginerebbero, non conoscendo la struttura di un processore, che anche le CPU hanno proprie memorie.

All’interno della CPU, infatti, ci sono delle memorie che sono di vitale importanza per il funzionamento del computer: se le memorie di massa servono per immagazzinare i dati e la memoria centrale serve per immagazzinare momentaneamente i dati che il processore sta elaborando, i registri, che sono memorie interne alla CPU, servono a memorizzare i risultati temporanei dell’elaborazione e le informazioni di controllo.

I registri hanno capacità piccolissime (si parla di WORD, che è un insieme di pochi Byte) ma un accesso pressoché istantaneo (sono le memorie più veloci), ma per l’utente finale sono aspetti pressoché “inutili”, in quanto possono essere visti solo in fase di programmazione.

Aspetto ben più importante per la scelta del prodotto finale è la Memoria Cache, che è una memoria intermedia tra la memoria centrale e il processore, che è nata per due limiti della macchiana di Von Neumann: il limite architetturale (il famoso “collo di bottiglia” tra CPU e Memoria centrale) e il limite tecnologico.

Tralasciando tutti gli aspetti tecnici della Memoria Cache e prima di entrare nello specifico, è importante non confondere il tipo di cache più conosciuto, cioè la cache dei programmi (famosa per il “cancella la cache di Chrome” quando questo crea qualche problema) che è un a porzione di memoria di massa che il Sistema Operativo concede ai programmi per immagazzinare alcuni dati.

Innanzi tutto, bisogna sapere che innanzi tutto è una memoria non molto grande: la perfezione sarebbe una memoria sempre più vicina alla capacità della memoria centrale, ma al momento, per via dei costi e della miniaturizzazione, questo è pressoché impossibile, “limitando” la capacità della memoria cache a pochi MB.

Il compito, come detto, è quello di interagire tra la memoria centrale e la CPU nel più breve tempo possibile e questo non è facile, perché la velocità di un sistema complesso è determinata dalla velocità del componente più lento (in questo caso la RAM).

Come è possibile immaginare, la memoria cache è una memoria velocissima (non quanto i registri, ma ci avviciniamo), ma più diventa grande più la velocità diminuisce, sebbene maggiore sia la sua utilità. Per questo, esistono vari livelli di cache, al momento tre.

  • Cache di primo livello, Cache L1.
    Si trova all’interno del processore (cache on-chip), la sua capacitò è di qualche decina di KB ed è la memoria cache più veloce e quella più “importante”;
  • Cache di secondo livello, Cache L2.
    Nel caso in cui sia l’ultimo livello (cosa sempre più rara), la cache di secondo livello si trova all’esterno del processore (anche se è un ipotesi comunque rara, anche in mancanza della L3), collegata a quest’ultimo tramite un bus esterno velocissimo. La sua capacità è all’ordine di pochissimi MB.
    Adesso la Cache L2 lavora in sinergia con la L1, raddoppiandone almeno la capacità, rendendo quindi maggiore la resa dell’interazione;
  • Cache di terzo livello, Cache L3.
    La cache di terzo livello è la cache più lenta, ma quella con una maggior capienza (teoricamente può arrivare a 256MB). Se presente, la cache di secondo livello diventa cache on-chip. La cache più capiente mai commercializzata al pubblico, fino all’arrivo degli Intel Xeon, è stata inserita nella gamma di processori Itanium 2, che arrivava fino a 9MB.

L’evoluzione della cache, oltre che nella capacità, risiede anche nell’indipendenza dalla suddivisone dei core, in quanto inizialmente, una CPU-Dual, con una cache da 2MB poteva assegnare massimo 1MB a core, mentre adesso se ad un core servisse l’80% della cache disponibile, la CPU potrà assegnarglielo, entrando quindi nell’epoca della SmartCache.

Ma quindi basta avere una memoria cache capiente per avere prestazioni ottimali? Si nella maggior parte dei casi, ma non in tutti, infatti la resa dipende anche dalla frequenza del processore: nel caso di alcuni Core2Duo, infatti, con una cache elevata ma con una frequenza molto bassa, si vennero a creare dei rallentamenti generali, mentre poca cache e frequenza elevata portano ad un collo di bottiglia abbastanza importante.

Una cache ottimale, ad oggi, potrebbe essere una cache da 4mb, sebbene la maggior parte dei processori per notebook a risparsio di energia (i famosi ix-xxxxu) integrino cache da 3MB.

Scheda video: la svolta

Nel 2006 AMD presentò le sue prime APU, in breve delle CPU in cui viene integrata una GPU (Scheda video) di modesta qualità, ma in grado di rendere opzionale una GPU esterna, da quel momento la storia è cambiata.
Dal 2010 in poi, anche Intel si butta a capofitto sulle GPU integrate, svoltando grazie alla linea HD Graphics, che prende le redini della famiglia GMA.

Come detto da Intel nel 2016, moltissimi giocatori non hanno bisogno di una scheda video dedicata: sono lontani i tempi in cui prendevi la Metrò e, tra una discussione e l’altra, usciva un pazzo acclamando “le integrate fanno schifo!!1!1”.

Innanzi tutto bisogna capire l’utilità di una scheda video integrata, e cioè quella di non rendere necessario l’acquisto di una GPU dedicata, cosa obbligatoria fino a qualche anno fa anche solo per disegnare lineette su paint o aprire il blocco note, semplicemente perché la CPU non era in grado di integrare un chip grafico.

Ma, come abbiamo già detto, i tempi cambiano e la miniaturizzazione ha reso possibili cose incredibili: un Intel Pentium G4560, processore nuovissimo da 60 euro (!!!) integra una Intel HD610 con una frequenza minima da 350MHZ fino ad arrivare ad 1.05GHz che supporta il 4K e che permette di giocare a tantissimi giochi AAA di qualche anno fa e a giochi non molto esosi anche odierni, magari con dettagli al minimo.

Ovviamente per un gaming spinto, utilizzare solo la GPU integrata non è consigliato (né adatto), ma oramai non c’è più bisogno di acquistare obbligatoriamente una GPU dedicata (e questo i produttori lo stanno capendo, immettendo sul mercato sempre più GPU esterne scrause con qualche caratteristica wow per i neofiti).

Questa innovazione è importante, soprattutto, per i notebook: abbiamo parlato del TDP ed è ovvio che, in un ambiente così ristretto qual è la scocca di un portatile, è importante avere temperature più basse e più spazio per dissipare il calore.

Bene, per i notebook, a meno che non si voglia giocare in maniera spinta (ma qui bisognerebbe aprire un discorso a parte) o fare editing importante, meglio un sistema con sola GPU integrata, che se la cava bene in molte circostanze, consuma meno e non crea problemi che, in molti casi, una GPU esterna crea.

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La frequenza

Cominciamo, ora, a parlare di cose più congeniali e di ciò che molti utenti pensano sia strettamente indispensabile.

La frequenza è il numero delle operazioni al secondo che un componente può fare (quindi la sua velocità di calcolo) e si indica in MHz (ultimamente solo per le schede video, soprattutto quelle integrate) e GHz (per tutti i moderni processori e schede video dedicate).

In generale, soprattutto nel gaming, più è alta la frequenza, più le prestazioni sono migliori, ma è un discorso abbastanza superficiale. Maggior frequenza non significa maggiori prestazioni, per unaq corretta comparazione bisognerebbe confrontare due processori della stessa architettura, perché sebbene un I7-940 da 2,9GHz (2008) abbia una frequenza minore di un Pentium 4 Prescott (almeno 3.1), il primo vince e stravince in tutto.

Ricordiamo, poi, che la frequenza va di pari passo alla cache, come detto prima.

I moderni processori Intel integrano una tecnologia chiamata TurboBoost che, in caso di necessità, aumenterà fino ad una soglia massima, la velocità di clock in modo automatico, per poi ritornare alle frequenze stock. Infatti, sempre grazie all’avanzamento tecnologico, le CPU sono diventate sempre più “intelligenti” e sanno quando aumentare o diminuire lo sforzo.

processori multi-core

Bisogna poi considerare una cosa: maggiore sarà la frequenza, più alto sarà il TDP e quindi più alte saranno le temperature, soprattutto nei portatili.
I moderni processori variano, frequenza stock, dai 1.8 dei processori Pentium di ultima generazione (ancor più bassa può essere quella di un Intel Atom o un M3 che, via via, si abbassa automaticamente) ai 3.8 dei top di gamma Intel e AMD “sbloccati” che, per forza di cose, avranno temperature più alte e avranno bisogno di un sistema di dissipazione per tenerli a bada.

Se questo è un problema risolvibile nei sistemi desktop, nei notebook (o, peggio ancora, negli ultrabook) è un problema di non poco conto, perché aggiungere un sistema di dissipazione può rivelarsi complicato o, nella maggior parte dei casi, impossibile.

Per questo può rivelarsi fondamentale abbassare la frequenza dei processori sui notebook, sebbene questi siano stati congegnati per reggere temperature altissime, fino ai 100/105 gradi centigradi.

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Multi-core

Come detto all’inizio, la CPU è formata fondamentalmente da due parti, il Package e il Core, che è il nucleo operativo del processore.

Ad un certo punto della storia, parliamo più o meno del 2005, le due maggiori case produttrici non sono più riuscite ad aumentare la velocità di clock, infatti al momento c’è un limite di progettazione che non si riesce ad abbataere (almeno in ambito consumer) e cioè il limite dei 5GHz (che si riescono a raggiungere con un overclock spinto, solo con determinati processori), per questo si decise di puntare sui processori multi-core, processori che faranno la storia e che divideranno in maniera decisa l’utenza.

Per prima cosa, i Core sono CPU vere e proprie e grazie alla tecnologia multi core è possibile raggiungere prestazioni elevate: in linea di principio verrebbe da dire che un quad-core sia meglio di un dual-core, ma non è sempre così. Anche per quanto riguarda il multi-core, è molto importante la quantità e la qualità della cache.

La differenza, in questo caso, la fa il software, che non abbiamo mai nominato fino ad ora, ma che è effettivamente ciò che gira sulla macchina e che sfrutta i suoi circuiti.

Se un software non è ottimizzato per il multi-core (ormai raro), questo non girerà ottimamente su una CPU multi-core, quindi praticamente se un programma è basato sul calcolo multi-core, questo andrà ottimamente su tutti i processori odierni. Ciò non vuol dire che quel programma non lavorerà sul mono-core, ma le prestazioni saranno minori (in game, invece, tutto cambia se parliamo di giochi AAA).

Fosse così semplice il discorso, non ci sarebbero tutti i dubbi che attanagliano gli utenti, perché la differenza non la fanno solo i core e la velocità di clock, ma l’approccio del processore e dell’architettura che gli conferisce l’azienda produttrice e ci sono due esempi lampanti, AMD per il settore computer e Mediatek per il settore mobile puntano molto sul “più core meglio è”, mentre Intel e Snapdragon per gli stessi settori utilizzano un approccio differente.

In sintesi (molta sintesi), Intel predilige ottimizzare il lavoro sul singolo core, mentre AMD punta molto sul lavoro in simbiosi tra i vari core, e questo approccio rende differente anche la resa finale.

Inoltre, Intel grazie alla tecnologia Hyper-Threading, ha portato per la prima volta nelle varianti consumer la possibilità di utilizzare un processore con x core (in principio era 1 core) sfruttando però la potenza di x core logici (ovviamente x fisici e x logici sono lo stesso numero): avremo così, per esempio, un i7 con 4 core fisici affiancati da 4 core logici grazie alla tecnologia Hyper-threading.

Anche AMD adesso utilizza un sistema del genere, ma questo è un discorso molto complicato, per questo vi rimando ad un altro nostro articolo ben più completo.

Cosa significano multi-CPU, multi-core e Hyper-Threading?Le abbiamo viste tante volte sui volantini o su molti siti, ma cosa significano? Quali sono le differenze?

Le sigle

Core2Duo, Core2Quad, Atom, Pentium, Xeon, Cherry Trail, Core i3, i5, i7, Core M e chi più ne ha più ne metta, siate onesti: quando avete sfogliato il volantino del megastore vicino casa non ci avete capito più niente.

Questo accade perché per ogni tipo di PC, in base all’utilizzo che bisogna farne, esistono vari tipi di processori. In questo caso parleremo solo dei processori Intel, non per odio verso AMD ma per far capire bene come funziona con esempi che, in molti, conoscono e possono capire in maniera più semplice.

Le sigle sono semplicemente i nomi che Intel ha deciso di assegnare alle proprie famiglie di processori e le differenze e le varie caratteristiche saranno spiegate in un articolo che uscirà a breve.

Importante è però capire che le cifre che troviamo nei Core i3, i5, i7, m3, m5 e m7 non sono le cifre di core effettivamente presenti nei processori e che ogni molti processori hanno una sigla finale che ha un significato molto importante: ad esempio in ambito portatile la sigla finale U sta a significare che quello è un processore a risparmio energetico, mentre HQ che quello sarà un processore ad alte prestazioni, mentre K in ambito desktop sta a significare che quello sarà un processore con il moltiplicatore sbloccato. Per maggiori info consultate i nostri approfondimenti:

Cosa identificano le lettere sui processori Intel?Spesso troviamo PC o notebook con lettere strane affianco al nome della CPU. Cosa identificano queste lettere sui processori Intel? Scopriamolo insieme.

Cosa identificano le lettere sui processori AMD?Spesso troviamo PC o notebook con lettere strane affianco al nome della CPU. Cosa identificano queste lettere sui processori AMD? Scopriamolo insieme.

Il socket

Il computer, in sé, non è composto solo dalla CPU ma anche dalla scheda madre che, effettivamente, coordina tutto il funzionamento della macchina (se tutti i calcoli non risiedessero nella CPU, la scheda madre sarebbe il vero cervello del pc). Scheda madre che, però, ha diverse caratteristiche: tra queste c’è il socket che è la parte fondamentale della cpu, dove risiedono tutti i contatti elettrici che servono ad interagire con la CPU.

socket cpu

Non parliamo dei tecnicismi, non finiremmo più, ma parliamo dell’importanza del socket, in quanto una CPU su un socket sbagliato, ad esempio, 1366 non andrà mai in un socket 2011, ed è anche per questo che molti processori nel mercato dell’usato, molto potenti e performanti si trovino ad esempio a 10 o 20 euro, in quanto è complicatissimo trovare, oggi, una scheda madre compatibile (se non a prezzi elevati).

Trovare il modello della scheda madre WindowsCome trovare il modello della scheda madre su PC Windows senza utilizzare nessun programma: basta un comando dal prompt dei comandi.

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Password WiFi salvata su iPhone: come trovarla

By Habby

impostazioni wifi iphone

Se non ti ricordi più la password del WiFi salvata sul tuo iPhone e vuoi recuperarla, ma non hai il jailbreak, questa è la guida che fa per te. Non esistono applicazioni o tools che consentono di visualizzare la password di una rete WiFi salvata su iPhone su cui non è stato effettuato il jailbreak, ma grazie a questa guida sarete in grado di recuperare la password della vostra rete.

Trovare la password del WiFi

Per prima cosa dobbiamo essere a conoscenza dell’indirizzo IP del router della rete a cui siamo connessi e di cui ne vogliamo trovare la password. Dopo aver trovato l’indirizzo, che di solito è 192.168.1.1, dobbiamo conoscere le credenziali d’accesso per accedere al pannello di controllo del router, che di solito sono “admin“.

Se queste combinazioni non funzionano vi consigliamo di consultare il manuale del vostro router, altrimenti dobbiamo entrare nel pannello di amministrazione del router in questione.

Vedere le password salvate in Safari su iPhoneNon vi ricordate le password per accedere ai siti web? In questa guida vi mostreremo come visualizzare i dati di accesso salvati su Safari.

Pannello di Amministrazione del router

Come detto in precedenza è necessario essere a conoscenza dell’indirizzo IP del router della rete. Ci rechiamo nelle Impostazioni del nostro iPhone, selezioniamo l’opzione WiFi e andiamo a visualizzare le informazioni delle rete alla quale siamo collegati cliccando sul tasto Info (i).

wifi iphone
indirizzo ip iphone

Migliori Router WiFi ADSL: i migliori da acquistareDovete acquistare un router WiFi ma siete indecisi su quale comprare? Ecco la nostra guida d’acquisto per aiutarvi nella scelta.

Apriamo il nostro browser, digitiamo l’indirizzo IP del router nella barra di ricerca e premiamo invio. Veniamo reindirizzati alla pagina di login del router dove dobbiamo inserire le credenziali d’accesso, cioè nome utente e password. Solitamente sono admin e admin. Se i dati inseriti sono errati possiamo cercarli su internet trovando il modello del router in questione.

Se le credenziali inserite sono giuste ci verrà mostrato il Pannello di Amministrazione del router. Ora non ci resta che trovare le impostazioni della rete wifi. Di solito la sezione si chiama Wireless. In questa sezione possiamo visualizzare la password della rete e se lo desideriamo possiamo anche cambiarla.

Come abbiamo visto è una procedura molto semplice e ci vien in aiuto anche quando non ricordiamo più la password della nostra rete WiFi. Al momento questo è l’unico metodo possibile per visualizzare le password delle reti WiFi disponendo di un iPhone senza Jailbreak.

iPhone come router: attivare hotspotVuoi condividere la tua rete cellulare con gli altri dispositivi? Ecco la guida su come attivare l’hotspot per usare l’iPhone come router.

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Scoprire i link nascosti dagli Short URL

By Giacomo Falco

Spesso sul web vengono utilizzati quelli che possiamo definire short link o “link accorciati“. Tali indirizzi web sono ottenuti attraverso servizi online come Goo.gl, Bitly, Tinyurl e permettono di associare al link originario un link corto che risulta più facile da condividere e utilizzare. Questi servizi di URL shortening inoltre offrono un monitoraggio continuo degli short link ottenuti, restituendo statistiche inerenti la quantità di traffico prodotta dagli stessi.

Però, dietro la comodità di uno short link possono nascondersi pagine di spam, adware e malware che rappresentano un vero è proprio pericolo per l’utente.Il web mette a disposizione strumenti che evitano che l’internauta finisca in maniera del tutto inconsapevole su una pagina malevola nascosta dietro ad uno short link. Essi permettono di risalire al link originario e analizzare la pagina di destinazione onde verificarne la sicurezza.

In questa guida introdurremo alcuni di questi strumenti, disponibili per ogni piattaforma, illustrandone il funzionamento.

Creare email temporanea gratis e senza registrazioneVolete un indirizzo usa e getta per stare lontani da spam, tracciatura e truffe? Ecco come crearne uno in pochi istanti!

Miglior servizio web: Unshorten.It

Uno degli strumenti migliori da utilizzare per analizzare un link nascosto dietro uno short link è la pagina web: unshorten.it!. Dopo aver aperto la pagina è sufficiente copiare e incollare lo short link di cui si vogliono ricavare delle informazioni all’interno del campo di ricerca e cliccare sul pulsante “Unshorten.It” a lato.

A questo punto il servizio web analizzerà il link presente nel campo di ricerca restituendoci informazioni importanti riguardo la pagina di destinazione nascosta dietro lo short link.

Tra le informazioni restituiteci abbiamo il link originale, una descrizione (se presente) della pagina web di destinazione, una sua anteprima e una valutazione della sua sicurezza ottenuta dal database di Web of Trust. Vi è poi la possibilità di raggiungere la pagina web attraverso il link posto nel riquadro blu in basso.

Il servizio web appena illustrato è disponibile anche come estensione per Chrome e Firefox (qui il link per il download). Dopo l’installazione e l’attivazione del componente, basterà, durante la navigazione, cliccare con il tasto destro del mouse su uno short link per aprire il menu di dialogo in cui selezionare Unshorten this link.

Unshorten this linkAl click verremo reindirizzati in una nuova finestra in cui saranno disponibili tutte le informazioni per lo short link in questione ottenute dal servizio Unshorten.It. Sono disponibili molti altri siti web che offrono gli stessi servizi, tuttavia la loro compatibilità con gli short link è limitata e quindi le informazioni ottenute dall’analisi non sempre sono veritiere.

La soluzione appena proposta potrebbe essere utilizzata anche su tutte le piattaforme mobili ma la fruizione da smartphone potrebbe non essere agevole, esistono quindi varie applicazioni per ogni piattaforma mobile che svolgono le funzioni appena viste.

Considerando che le applicazioni disponibili sono molte e il loro funzionamento simile, introduciamo adesso solo un applicazione per ogni piattaforma.

Creare link brevi: i migliori servizi (Shortener URL)I link che condividiamo sono troppo lunghi? Ecco l’elenco dei migliori servizi Web per creare link brevi da usare per Twitter, Instagram e gli altri social.

Miglior app Android: URL Manager

Un’applicazione completa per Android che funge sia da URL Shortening che da URL Unshortening è URL Manager. All’avvio dell’applicazione avremo una schermata in cui tappando sul pulsante più (+) potremo scegliere se sfruttare la funzionalità di shortening o unshortening.

Una volta scelto l’unshortening è sufficiente incollare lo short link da analizzare nella finestra di popup che si sarà aperta. Attraverso la funzione scan possiamo analizzare la sicurezza della pagina web di destinazione, mentre la funzione expand ci permette di ottenere il link originale.

URL Manager

In caso di problemi con l’espansione di uno short link, tramite le impostazioni è possibile modificare il provider di riferimento e le caratteristiche del link inserito al fine di assicurare una maggiore compatibilità.

Miglior app iOS: URL X-ray

Per piattaforma iOS è disponibile il servizio URL X-ray, utilizzabile sia come pagina web che come applicazione gratuita. Una volta installata, essa sarà raggiungibile attraverso una scorciatoia creata nel menu di dialogo, permettendo di analizzare e ottenere informazioni utili riguardo qualunque short link che si dovesse incontrare durante il normale utilizzo dello smartphone.

App per guadagnare con Android o iPhoneGuadagnare con lo smartphone è possibile: ecco a voi le app per guadagnare, le più affidabili e meno invasive!

Miglior app Windows Mobile: URL Shortener

Per Windows Phone è disponibile l’applicazione URL Shortener. Il funzionamento è simile a quello visto per le applicazioni delle altre piattaforme mobili, una volta selezionata la finestra expand è necessario copiare e incollare lo short link di interesse nel campo di ricerca e dopo di che utilizzare il tasto expand per ottenere il link completo originale.

URL Shortener

Quando si verificano problemi nell’espansione di uno short link e non è possibile modificare il database di riferimento, è necessario ricorrere ad un’applicazione alternativa al fine di assicurare una maggiore compatibilità con lo short link scelto.

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La versione nativa di Skype per Linux smetterà di funzionare il 1° Luglio

By Matteo Gatti

skype per Linux

Le vecchie versioni dell’app Skype per Linux cesseranno di funzionare dal 1° Luglio 2017.

Microsoft, dopo aver annunciato una versione tutta nuova di Skype (che però non vede Linux tra i protagonisti), ha deciso di tagliare i ponti col passato. Tutte le versioni dei client Skype per OS GNU/Linux dalla versione 4.3 in poi cesseranno ufficialmente di funzionare dal 1° Luglio, come si legge sulla pagina ufficiale di Skype.

Skype 4.3 è la versione più ‘recente‘ del client Qt, rilasciata nell’Agosto 2014, da allora non è più stata aggiornata. Chi vuole continuare ad utilizzare Skype dovrà installare l’ultima versione della web-app, Skype for Linux Beta 5.3.

I limiti di quest’ultima versione sono noti. Gli sviluppatori hanno da poco introdotto le videochiamate ma mancano ancora diverse funzioni: screen sharing e gestione avanzata di audio e video su tutte. Inoltre l’integrazione col desktop è davvero minimale.

La versione nativa di Skype per Linux smetterà di funzionare il 1° Luglio

Se leggete costantemente LFFL non sarete sorpresi dalla notizia. Lo scorso Febbraio c’erano già state le prime avvisaglie.

Alcuni utenti del vecchio client Skype per Linux (non Skype for Linux alpha) si erano visti recapitare un e-mail che sosteneva che dal 1 Marzo il supporto al client sarebbe cessato, e che era necessario aggiornare alla versione più recente.

Successivamente Microsoft ha fatto un passo indietro: quella mail era stata inviata per errore e il funzionamento del servizio non era in pericolo. Insieme alle scuse per l’errore si leggeva anche che in un futuro non troppo lontano le vecchie builds avrebbero smesso di funzionare, questa volta per davvero.

Purtroppo il tasso di adozione del client Qt tra gli utenti Linux è ancora molto elevato.

Le alternative

Le alternative a Skype non sono in realtà molte. Il primo problema è convincere i propri contatti Skype a muoversi verso altre piattaforme. Potreste provare Wire, oppure Telegram che ha da poco introdotto le chiamate anche su pc oppure Viber.

Cosa ne pensano i nostri lettori? Usate ancora il client Skype Qt? Pensate di passare ad un altro servizio o di continuare ad usare Skype?

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Qui potrete trovare le varie notizie da noi riportate sul blog. È possibile, inoltre, commentare, condividere e creare spunti di discussione inerenti l’argomento.

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