Ubuntu 17.04 Alpha 2 rilasciata: le spin seguono

By Salvo Cirmi (Tux1)

Si parlava dell’inserimento del Kernel 4.10 su Ubuntu 17.04 Zesty Zapus ed ecco che salta fuori la seconda Alpha del progetto, che sembra voler riappacificare i rapporti dopo il mancato rilascio della prima Alpha (considerata però inutile da molti). Naturalmente le spin hanno seguito, e sono quindi pronte per essere scaricate in tutta la loro magnifica instabilità.

Ecco di seguito le novità generali delle spin (17.04):

Lubuntu sta lavorando sul produrre una versione con LXQt e per adesso stanno optando per LXDE;

Ubuntu MATE 17.04 Alpha 2 contiene vari miglioramenti generali minori;

Kubuntu 17.04 Alpha 2 contiene KDE Applications 16.12.1, Firefox 50.1, LibreOffice 5.2, ed altri pacchetti;

Ubuntu GNOME 17.04 Alpha 2 utilizza GNOME 3.22 desktop, Flatpak 0.8 installato di default, il Tracker search è stato modificato per essere messo in sandbox ed inseriti aggiornamenti minori;

Ubuntu Budgie 17.04 Alpha 2 contiene Budgie Desktop 10.2.9 (l’ultimo disponibile), il supporto ad AppIndicator support è presente di default, Terminix è il terminale predefinito e sembra siano stati aggiunti diversi pacchetti.

Altri dettagli sui rilasci a questo link. Potete scaricare le distro da qui.

L’email semplice può essere una prova valida: lo dice il Tribunale di Milano

By Simone Aliprandi

La vicenda ha origine da un contratto di collaborazione per servizi di grafica e consulenza informatica e il giudizio consiste nell’opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per il mancato pagamento di fatture relative a tale contratto di collaborazione.
Riporto qui un estratto della sentenza. Per un ottimo commento alla sentenza e un inquadramento più completo dell’argomento si rimanda a

  • Carlo Piana, Occhio all’email in giudizio >
    Importante è la conferma della circostanza sei ad opera dei testi, colleghi di lavoro del convenuto opposto, circostanza che verte sul fatto che fino al maggio 2009 il convenuto ha osservato un orario lavorativo fisso dalle nove alle 18 dal lunedì al venerdì, oltre ad altri lavori, anche fuori da questi orari per alcuni clienti quali I.M. e M.E. Tenuto conto che la richiesta si aggira fra i 2000 e i 2500 Euro mensili, con tutti gli oneri a carico del prestatore d’opera, si tratta di una richiesta in linea con gli standard di mercato, per persona laureata e richiesta; è provato per testi, difatti, che altra società, tale M.O., aveva offerto al convenuto di lavorare per lei.
    Ancora il teste ricorda che il convenuto aveva trovato questo altro cliente e che l’architetto Sc., accomandatario della società attrice, in una riunione manifestò la sua contrarietà al doppio impiego e chiese che il convenuto lavorasse soltanto per lui ed a questo fine promise il compenso che questo altro cliente poteva dare al Sa.
    Infine il teste conferma gli insoluti sulle retribuzioni, l’impegno dello Sc. a pagare le fatture; con dicitura “collaborazione mese” sulle fatture di Sa., su accordo specificamente preso. Altro teste, Br.Si., altro collaboratore della attrice opponente, sostanzialmente conferma:
    1. che SA lavorava continuativamente presso la Grafica AD con retribuzione fissa più provvigioni,
    2. che SA ricevette una proposta da altro cliente e che SC volle tenerlo rivolgendogli allo scopo la offerta di una retribuzione fissa, senza confermare che fosse Euro 20 orari
    3. che vi erano dei ritardi nei pagamenti e che a gennaio 2009 venne formulato un piano di rientro, alla sua presenza, visto che anche il teste attendeva pagamenti scaduti
    4. che SA a metà maggio 2009 cessò di lavorare per la attrice, anche a causa di insoluti.

    La affermazione di parte attrice per cui non vi sarebbe prova della prestazione di cui il professionista chiede pagamento è smentita dunque dai testimoni, i quali ben ricordano il convenuto opposto lavorare al loro fianco, rinunciare ad altra opportunità per le esigenze della società attrice, avanzare soldi per le sue prestazioni e quindi abbandonare il lavoro non potendo rinunciare alla sua fonte di sostentamento. A ciò si aggiunga che vi è un riscontro documentale piuttosto preciso costituita dal documento 10 e cioè una e – mail del 22 maggio 2009 in cui il convenuto chiede il saldo delle fatture 14,15, 16 e17 del 2008 e 2 e 3 del 2009, previste dall’originario piano di rientro, che è quello a cui fanno riferimento i testimoni. È prodotta in risposta una e – mail di SC del 25 maggio 2009
    proveniente dall’indirizzo (…), in cui questi dice che a seguito di insolvenze di propri clienti “non è purtroppo possibile fare degli ulteriori pronostici di future uscite, al di là degli accordi presi (che comunque, come sai, ho sempre rispettato compatibilmente con le sorte economiche della mia)” questo assieme alla chiusa “ti chiedo pertanto la cortesia di pazientare ulteriormente” conferma che vi era un debito da parte della attrice.
    Poiché la attrice non contesta specificamente l’ammontare delle pretese avanzate con decreto ingiuntivo, ma si limita ad obiettare che non vi è prova del tutto, resta impossibile sindacare qualche singola fattura di quelle azionate, perché ciò significherebbe procedere d’ufficio all’esame della fondatezza di una voce di credito, quando la parte non muove specifiche contestazioni. In ogni caso si osserva che la somma di Euro 2000/2500 mensili per un impegno a tempo pieno ed anche oltre laddove occorra, quale quello risultante dalle testimonianze, è pienamente equa. Si tratta peraltro delle fatture elencate nella corrispondenza sopra citata: fra cui per il 2008 la 14 e la 15, per progetti specifici, e la 16 e la 17 del 2008 per collaborazioni nei mesi di novembre e dicembre. Si è visto che i testi riferiscono di una retribuzione mensile e di una per progetti specifici e che proprio in quel periodo si verificò l’insolvenza.
    Per quanto riguarda 2009 sono attivate le fatture 2, 3, 4, 5: si tratta della collaborazione del gennaio, febbraio, marzo ed aprile 2009 ed i testi riferiscono che in quel periodo il convenuto prestò la sua opera.
    Per quanto riguarda la e-mail la parte attrice eccepisce che si tratti di un documento non firmato. In realtà si tratta di posta elettronica spedita dall’indirizzo della società attrice e quindi poiché in forza dell’articolo 46 del regolamento europeo EIDAS (n. 910 del 2014) “a un documento elettronico non sono negati gli effetti giuridici e la ammissibilità come prova in procedimenti giudiziali per il solo motivo della sua forma elettronica” l’argomento della carenza di sottoscrizione, connaturato ai documenti informatici, non può essere considerato. Quanto ai documenti informatici va rilevato che il codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. 82/2005) all’art. 21 prescrive che “Il documento informatico, cui e’ apposta una firma elettronica, soddisfa il requisito della forma scritta e sul piano probatorio e’ liberamente valutabile in giudizio, tenuto conto delle sue caratteristiche oggettive di qualità, sicurezza, integrità e immodificabilità.” Sempre il regolamento EIDAS contiene un principio di non discriminazione della firma elettronica rispetto a quella materiale all’articolo 25 che recita: “a una firma elettronica non possono essere negati gli effetti giuridici e l’ammissibilità come prova in procedimenti giudiziari per il solo motivo della sua forma elettronica o perché non soddisfa i requisiti delle firme elettroniche qualificate”. Resta così confermato che è ammissibile come prova il documento elettronico anche in assenza di firma elettronica qualificata. La spedizione da un indirizzo riferibile ad una certa società d’azienda deve essere ritenuto firma elettronica ai sensi delle definizioni contenute nell’articolo 3 del regolamento EIDAS stesso, precedentemente contenute nel codice dell’amministrazione digitale che oggi non le contiene più, proprio per la vigenza del regolamento europeo. Si legge infatti nel citato articolo 3, al punto 10 che firma elettronica – anche semplice e non qualificata meno – è l’insieme dei “dati in forma elettronica, acclusi oppure connessi tramite associazione logica ad altri dati elettronici e utilizzati dal firmatario per firmare”. Or bene l’utilizzo di una casella recante chiaramente il riferimento alla persona, unitamente al contenuto, indicano che quelle parole contenute nella e-mail 25 maggio 2009 sono riferibili all’accomandatario.
    Vero è quanto eccepisce la parte attrice opponente che si tratta di caratteri facilmente modificabili, ad opera di chiunque avesse accesso alla casella di posta o anche successivamente, ma la parte attrice non ipotizza concretamente che questa modifica possa essere intervenuta e soprattutto nell’ambito complessivo delle risultanze processuali quella lettera appare pienamente confermata dalle testimonianze.
    Devono dunque ritenersi sussistenti le prestazioni di cui alle fatture e cioè la realizzazione di due progetti e la prestazione della propria disponibilità a collaborare della società attrice fino al maggio 2009 e rigettarsi pertanto la opposizione proposta contro il decreto ingiuntivo. Spese per legge.

    P.Q.M.

    Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disattesa o assorbita, respinge la opposizione come proposta avverso il decreto ingiuntivo n. 26756/2011 ruolo n. 46024/2011 per l’effetto autorizzando la apposizione della formula esecutiva.
    Condanna la parte attrice a rimborsare alla parte convenuta le spese di lite che si liquidano in Euro 4.835,00 per compenso d’avvocato oltre IVA, CPA e rimborso forfetario 15%.

SmartOmi TouchGo: la nostra prova

By Giuseppe Monaco

Tra i gadget per smartphone che ci passano per le mani, spesso ci capita di provare supporti per auto dei brand più disparati.

Quest’oggi è il turno di SmartOmi che, tra i numerosi prodotti della categoria, propone la sua soluzione con lo SmartOmi TouchGo, prodotto qualitativamente eccellente

Confezione

La confezione di vendita si presenta in colorazione nera, con la facciata principale caratterizzata dal nome dell’azienda e del prodotto e il retro che riporta certificazioni e il logo che ci fa capire come questa sia stata realizzata in materiali riciclabili. In generale, la scatola appare piuttosto rigida e, per aprirla, è necessario sollevare il coperchio principale.

SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo

Subito al di sotto, la confezione appare ricca di documentazioni e componenti da utilizzare insieme al supporto. Più in particolare, abbiamo:

  • Manuale di istruzioni in 5 lingue (Inglese, Spagnolo, Francese, Tedesco, Giapponese);
  • Istruzioni per ricevere gratuitamente un supporto da braccio per smartphone;
  • Una bustina contenente una pezza umida e alcuni elementi biadesivi;
  • 3 dischi in ferro di dimensioni diverse da applicare allo smartphone;
  • Il corpo e la testa del supporto magnetico.

Le ultime 2 componenti citate sono state collocate in diversi alloggiamenti circondati da un materiale spugnoso.

Design e assemblaggio

Esteticamente il supporto magnetico appare davvero ben costruito, con un corpo totalmente in metallo e la testa composta, invece, da più materiali. La gran parte della sua superficie, infatti, è anch’essa realizzata in metallo, con la parte che andrà ad appoggiarsi allo smartphone caratterizzata da bordi e centro in gomma morbida e la parte posteriore, che va a toccare il corpo del supporto magnetico, che presenta un tondo rosso al centro che, se premuto, tende a rientrare, dando l’impressione di nascondere una molla.

SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo
SmartOmi TouchGo

Nel complesso ho trovato il gadget realizzato da SmartOmi davvero ben costruito, composto da materiali tutt’altro che scadenti e con la forte impressione di un prodotto che possa durare molto nel tempo.

Funzionamento

Il manuale contenuto all’interno della confezione, nonostante non sia presente la lingua Italiana, spiega in modo esaustivo le giuste procedure da seguire per far si che il supporto funzioni al meglio, aderendo in modo perfetto alla superficie d’appoggio. Essendo in fase di recensione, dunque, vi illustro quelli che sono i passaggi necessari:

  • Pulire con il panno umido la superficie della vostra auto sulla quale volete attaccare il supporto magnetico;
  • Dopo averla pulita, assicuratevi che quest’ultima sia asciutta;
  • Rimuovere l’adesivo dal retro del supporto magnetico;
  • Applicare sulla parte dell’auto preferita con la dovuta pressione e lasciar agire l’adesivo per 2 ore prima dell’utilizzo.
  • Applicare il disco metallico sul retro del vostro smartphone.

Quest’ultimo passaggio, poi, può essere effettuato sostanzialmente in 2 modi. Il più ovvio è quello di utilizzare gli appositi adesivi per attaccarlo sul retro dello smartphone o della cover protettiva. Se come me non gradite, invece, che tale dischetto sia costantemente attaccato al telefono, potete posizionare il dischetto metallico tra il telefono e la cover senza utilizzare l’adesivo. Questa soluzione funziona comunque egregiamente e risulta decisamente meno invasiva.

In ogni caso, il funzionamento del prodotto risulta eccellente, con lo smartphone che rimane ben saldo sul supporto sia in fase di utilizzo che se, guidando, si eseguono curve brusche o si incappa in dossi/buche. Insomma, anche con movimenti repentini lo smartphone tende a restare fermo dov’è.

Prezzo e conclusioni

Il prezzo al quale possiamo acquistare il prodotto realizzato da SmartOmi è di 15€, costo per nulla eccessivo vista l’eccellente qualità del prodotto sostenuta da un ottimo funzionamento e i materiali di prima scelta utilizzati per la sua realizzazione, in grado di conferire durevolezza al prodotto.

Acquista| SmartOmi TouchGo da Amazon.it

Sbirciando su Amazon, infatti, è facile notare come i prodotti della stessa categoria realizzati da altri brand siano disponibili a qualche euro in meno, pur presentandosi come soluzioni altrettanto valide. Il vero indirizzamento per questa scelta, come spesso accade, dipende dai gusti personali nel acso

L’articolo SmartOmi TouchGo: la nostra prova appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.