Red Hat migliora scalabilità e usabilità con la più recente versione di OpenStack

By Marco Giannini

Red Hat migliora scalabilità e usabilità con la più recente versione di OpenStack
Basata sulla release ‘Newton’ della comunità, Red Hat OpenStack Platform 10 rinnova l’interfaccia, offre ruoli personalizzabili e supporto di lunga durata

Milano, 16 dicembre 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità generale di Red Hat OpenStack Platform 10, la sua soluzione cloud IaaS (Infrastructure as a Service) estremamente agile e scalabile. Basata sulla release upstream OpenStack ‘Newton’, Red Hat OpenStack Platform 10 offre nuove funzionalità che migliorano scalabilità, gestione dell’infrastruttura e orchestrazione, potenziando al tempo stesso prestazioni di rete e sicurezza della piattaforma. La soluzione introduce inoltre un nuovo ciclo di vita software, con il supporto opzionale fino a 5 anni.
Sono già centinaia i clienti che si affidano a Red Hat OpenStack Platform per i loro cloud ibridi e privati quali BBVA; Cambridge University; FICO; NASA’s Jet Propulsion Laboratory; Paddy Power Betfair; Produban; Swisscom; UKCloud; e Verizon, e svariati i partner certificati che la supportano tra cui Cisco, Dell EMC, Fujitsu, Intel, Lenovo, Rackspace, e NetApp per il businesses enterprise, e Ericsson, Nokia, NEC, Huawei, Cisco e altro per il settore delle telecomunicazioni.
Red Hat OpenStack Platform 10 rappresenta una piattaforma cloud affidabile basata su Red Hat Enterprise Linux che offre l’agilità necessaria per scalare soddisfare rapidamente le esigenze dei clienti senza compromettere disponibilità, prestazioni o sicurezza. Compresa nella soluzione c’è Red Hat CloudForms, una piattaforma di gestione e monitoraggio hybrid cloud per controllare non solo i componenti dell’infrastruttura OpenStack, ma anche i carichi di lavoro che girano su un determinato cloud OpenStack. Inoltre, 64TB di storage sono resi disponibili con Red Hat Ceph Storage, permettendo agli utenti di valutare al meglio la scalabilità della nota soluzione Ceph in ambienti OpenStack.
I miglioramenti a Red Hat OpenStack Platform 10 sono:
  • un’esperienza utente semplificata permessa da un’interfaccia grafica più semplice da usare che facilita installazione e gestione. Pensata per la produzione, la GUI Red Hat OpenStack Platform Director offre svariate funzionalità quali gli aggiornamenti automatici (compreso Ceph), la configurazione di rete avanzata, alta disponibilità, e la possibilità di implementare il file sharing attraverso il servizio Manila, avvalendosi dei driver integrati disponibili da NetApp e Red Hat Ceph Storage.
  • Maggiore flessibilità per una migliore scalabilità grazie ai servizi e ai ruoli amministrativi personalizzabili con Red Hat OpenStack Platform Director. Gli operatori del cloud possono oggi controllare i loro ambienti OpenStack a livello più granulare personalizzando i servizi OpenStack al fine che scalino in maniera indipendente, soddisfacendo così i requisiti workload di ogni azienda.
  • Una maggiore data assurance attraverso nuovi miglioramenti alla sicurezza come l’alta disponibilità (HA) per le implementazioni su larga scala. Anche la cifratura object storage e i token di sicurezza effimera potenziano le misure di sicurezza e riducono il rischio di accesso ai dati per furto.
  • Prestazioni ottimizzate per workload network-intensive grazie al componente data plane developer kit (P^DPDK) di Open vSwitch, mentre la virtualizzazione single-root input/output (SR-IOV) offre una velocità di rete paragonabile a quella bare metal. L’indirizzamento è oggi più flessibile e veloce e i clienti possono scegliere tra routing centralizzato o distribuito.
  • Un nuovo programma di certificazione hardware “ready-state” basato su OpenStack Ironic. Anche se Red Hat già supporta plug-in certificati per diversi componenti OpenStack il nuovo programma amplierà l’ecosistema di opzioni hardware per la configurazione bare-metal automatizzata. Dell EMC è il primo partner ha essere certificato per Red Hat OpenStack Platform 10.
Red Hat OpenStack Platform 10 introduce distributed continuous integration (DCI) ai partner chiave quali Dell EMC, NEC e Rackspace. Questo approccio collaborativo al testing può aiutare i partner a prepararsi meglio per le nuove release Red Hat OpenStack Platform e fornire ai clienti maggiore stabilità e soluzioni cloud di qualità testate svariate volte.

Il nuovo ciclo di vita offre fino a 5 anni di supporto

Per aiutare i clienti a ottenere la stabilità di lungo termine richiesta da determinati workload, Red Hat OpenStack Platform 10 introduce un doppio modello di supporto che offre maggiore flessibilità di sottoscrizione per attività mission-critical. Il nuovo modello offre ai clienti la possibilità di standardizzare su una versione ‘Long Life’ della piattaforma OpenStack con tra anni di ciclo di vita e 2 anni aggiuntivi opzionali (ES – Extended Support). I clienti possono inoltre scegliere di focalizzarsi sull’utilizzo di nuove funzionalità installando gli aggiornamenti alla piattaforma ogni sei mesi.
Le versioni Long Life saranno disponibili ogni tre release, a partire da Red Hat OpenStack Platform 10, e comprenderanno un anno di supporto.
“In pochi anni OpenStack è passato dall’essere un’innovazione per proof of concept e test R&D a costituire la base per implementazioni private cloud mission-critical, adottata da centinaia di imprese e numerosi fornitori di telecomunicazioni per le attività in produzione. Red Hat OpenStack Platform 10 offre una piattaforma stabile, affidabile e aperta per implementazioni cloud, fornendo innovazioni quali i servizi e i ruoli componibili, pur mantenendo il nostro impegno per la stabilità, sottolineato dal modello di supporto Long Life”, conferma Radhesh Balakrishnan, general manager OpenStack Red Hat.

Aggiornamento e codice errore WhatsApp: come risolvere

By Luca

Whatsapp è l’applicazione di messaggistica più usata dagli utenti. Il suo funzionamento è semplice e fluido, ed è questo che la rende quasi perfetta. Durante gli aggiornamenti, però, possono esserci dei problemi che generano degli errori fastidiosi. Abbiamo deciso, per questo motivo, di creare una lista dei più comuni errori WhatsApp e riportare la relativa soluzione per cercare di risolverli.

Per chi avesse Android 2.3 o addirittura una versione inferiore allora è probabile ricevere degli errori in fase di aggiornamento. A questo tipo di problemi non c’è soluzione perché Whatsapp non supporta più versioni di Android molto vecchie.

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Lista errori WhatsApp

Codice 11

Non si sa ancora cosa generi questo errore ma si pensa sia l’abbandono delle versioni di Android più datate. Per evitare questo errore, generato in fase di aggiornamento, conviene installare delle versioni WhatsApp più vecchie, che si possono trovare a questo indirizzo. Ovviamente disattivate gli aggiornamenti automatici di WhatsApp altrimenti non risolverete niente e il Play Store aggiornerà sempre l’applicazione.

Per sapere come installare il file apk vi rimandiamo a questa guida.

Codici 101, 498 e 919

Tutti questi errori appaiono in caso di spazio insufficiente sul dispositivo. Per risolverlo dovrete liberare la memoria cancellando cache, file o spostando le app sulla memoria esterna. Google consiglia di avere almeno 1 GB libero di memoria per installare gli aggiornamenti, noi vi consigliamo di pulirla – magari – con CCleaner.

Codici 413, 481, 491, 492, 927 e 941

Tutti questi codici di errori sono colpa del vostro account Google. Non si sa che tipo di problema dell’account ma l’unica soluzione sembra quella di rimuoverlo dal dispositivo per poi aggiungerlo nuovamente. Per farlo andate nelle impostazioni del vostro dispositivo Android, poi in account e sincronizzazione, scegliete l’account Google e rimuovetelo. Per sicurezza riavviate lo smartphone o tablet e successivamente, sempre dalle impostazioni, riaggiungete l’account.

Cancellate anche la cache del Play Store nelle impostazioni dell’applicazione.

Codici 403, 495, 504, 911, 92, 923 e download non riuscito

Questi errori sono ancora una volta legati alla mancanza di spazio. Anche in questo caso dovrete liberare spazio, oppure scaricare il file di installazione dal sito ufficiale e seguire la guida per installare un apk.

L’elemento non è disponibile nel tuo Paese

E’ strano che quest’errore capiti a Whatsapp, perché indica che applicazione non può essere installata – e quindi utilizzata – da i residenti di un determinato Paese. Anche in questo caso la soluzione più immediata è quella di scaricare l’apk ufficiale dal sito di Whatsapp.

Il tuo dispositivo non è compatibile con questa versione

Con questo errore non c’è niente da fare, se non cambiare smartphone o aggiornare il sistema. Probabilmente sono cambiati alcuni requisiti necessari per far funzionare l’applicazione e il vostro dispositivo non li rispetta.

Questi sono gli errori più comuni che possono comparire quando si tenta di aggiornare Whatsapp. Spero che vi siano utili per risolverli, manterremo l’articolo aggiornato costantemente.

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Xmod Games: mod e trucchi dei giochi Android e iOS

By Salvo Vosal

Xmod Games è un gestore di giochi con… il vizio dei trucchi! Questa applicazione, infatti, offre un servizio che permette di scaricare le mod e gli script aggiornati di diversi titoli e giochi famosi e di ottenere così diversi vantaggi. Xmod è disponibile non solo per Android ma anche per i dispositivi iOS (iPhone e iPad) dotati di Jailbreak.

Su Android, Xmod Games per funzionare richiede i privilegi di root. Per sapere di più sul root consultate i nostri articoli di approfondimento:

Chi non vuole effettuare il root, non deve per forza abbandonare i trucchi ma può usare le versioni mod che abbiamo raccolte in un post:

Xmod Games: trucchi per tutti!

Xmod Games è un vero aggregatore di mod, contiene i trucchi per tantissimi giochi famosi e di seguito ve ne elenchiamo alcuni:

  • Clash Rojale
  • Clash of lords 2
  • Castle Clash
  • Clash of Clans
  • Boom Beach
  • Subway surfers
  • Criminal Case
  • Plant vs zombie 2
  • Fallout Shelter
  • Dead Trigger

E moltissimi altri! Potete consultare la lista completa delle mod in questa pagina.

Nella pagina è anche inserita una mod per Pokémon Go ma non funziona da quando Niantic ha bloccato il gioco sui dispositivi con root.

Inoltre gli ultimi aggiornamenti hanno introdotto il supporto agli script in linguaggio Lua. Gli script permettono di automatizzare alcuni compiti all’interno di determinati giochi e alcuni sono particolarmente interessanti:

  • Clash of Clans xbot;
  • Clash Royale xbot;
  • Hay Day Helper (che pianta in automatico, raccoglie in automatico e conserva o vende).

Il numero degli script in Lua è in continuo aumento.

Inoltre permette di accelerare i giochi, opzione molto utile sui titoli gestionali che soffrono di una cronica lentezza che aumenta con la progressione. Per utilizzare l’accelerazione bisogna abilitare l’opzione andando su More.

Ma Xmod non è solo trucchi: è pure una buona piattaforma per giocatori che offre la possibilità di catturare video e screen dei propri giochi e di chattare con altri giocatori. Sia i trucchi, che gli script e l’accelerazione, potranno essere abilitati all’interno del gioco cliccando sull’icona presente a destra dello schermo.

Purtroppo Xmod è multilingua ma non supporta l’italiano al momento, c’è però da sottolineare che i menu sono abbastanza intuitivi e anche chi mastica poco Inglese non dovrebbe avere alcun problema ad orientarsi.

Come si installa Xmod Games?

L’installazione è davvero semplice e prevede pochi passaggi. Basta fare riferimento al sito ufficiale:

Ad installazione finita potete avviarlo e divertirvi con mod, script e tutto ciò che Xmod Games offre. Mica male!

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File non trovato o corrotto: la soluzione con SFC

By Luca

Uno degli errori più frequenti di Windows è quello che ci avvisa di problemi con i file. Generalmente file mancanti o corrotti. La colpa può essere imputata a molti fattori: virus, eliminazione accidentale o la cancellazione di file collegati a quello che dà il problema, corruzione del sistema operativo in seguito ad aggiornamenti e tanti altri scenari.

La soluzione si trova all’interno di Windows ma per utilizzarla è necessario un disco di installazione del sistema. Il consiglio, prima di eseguire quest’operazione, è quello di tentare un ripristino di sistema ad una condizione precedente.

Recuperare file non trovato o corrotto con SFC

Per accedere a questo strumento (System File Checker-SFC) è necessario avviare il prompt dei comandi in modalità amministratore. Per farlo, nella barra di ricerca di Windows, scrivete cmd e poi con il tasto destro premete su “Esegui come amministratore“. Il funzionamento dello strumento è quello di scansionare i file interni di Windows e confrontarli con quelli originali del sistema, sostituendoli in caso di differenze tra i due.

Per questo motivo, per eseguire la funzione, c’è bisogno di una copia di Windows. E, siccome i Service Pack aggiornano alcuni file, per far funzionare a dovere il comando su sistemi aggiornati è necessario che anche il disco sia aggiornato.

Dopo aver avviato il prompt dei comandi come amministratore, inserite il disco di Windows nel lettore e digitate il comando:

sfc /scannow

poi premete invio. La correzione del file non trovato o corrotto verrà fatta in maniera automatica e al termine avrete ripristinato tutti i files con problemi.

E se SFC non funziona?

Se il comando SFC non dovesse funzionare potrebbe essere necessario correggere la utility di scansione con un altro comando: DISM.

Aprite ancora una volta il CMD con privilegi di amministratore e digitate il comando:

dism /online /cleanup-image /restorehealth

Ora, dopo aver riavviato il computer, riprovate il comando SFC che ora dovrebbe funzionare.

Se ancora dovesse presentarsi l’errore allora il problema è da imputare a qualche programma installato sul PC. Per questo dovrete far caso in quali situazioni si presenta l’errore ed, eventualmente, cercare tra i programmi ad esecuzione automatica se questo si presenta all’avvio del sistema.

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Installare il Play Store su Kindle Fire HD 8

By Salvo Vosal

I Kindle Fire sono la linea di tablet Android economici offerta da Amazon, particolarmente interessanti per l’ottimo rapporto qualità / prezzo accoppiato al valore aggiunto che è l’assistenza di Amazon. Il Kindle Fire HD 8 non è certamente un dispositivo che si distingue per la spettacolare scheda tecnica, però è un tablet assolutamente perfetto per un uso che non comprende giochi 3D ma piuttosto la visualizzazione di film o lettura di libri e PDF.

Le caratteristiche del Kindle Fire HD 8, il protagonista di questo articolo, sono:

  • Display: 8″ IPS, 1.280 x 800 (189 ppi)
  • Processore: MT8163 quad-core da 1,3 Ghz
  • RAM: 1,5 GB
  • Archiviazione: 16 o 32 GB espandibili tramite microSD fino a 200 GB
  • Connettività: Wi-Fi 802.11a/b/g/n
  • Fotocamere: posteriore e anteriore da 2 megapixel, video a 720p
  • Batteria: “fino a 12 ore di uso misto”
  • Peso: 341 grammi
  • Dimensioni: 214 x 128 x 9,2 mm
  • Altro: audio Dolby con doppio speaker, microfono
  • Colore: nero

Il sistema dei tablet Kindle è una versione di Android fortemente modificata da Amazon, privata di tutti i servizi Google e chiamata Fire OS. Non essendo presente nessun servizio di casa Google, non è presente nemmeno il Play Store, il market ufficiale di Android, sostituito per l’occasione dall’Amazon App Shop.

L’Amazon App Shop è un ottimo store ma non può competere con il Play Store per numero di app e per la tempestività degli aggiornamenti. In ogni caso rimane un ottimo store secondario visto il gran numero di app che regala con il suo programma Underground.

Play Store su Kindle Fire HD 8: guida all’installazione

Ma torniamo all’argomento della nostra guida: come si installa il Play Store su Kindle Fire HD 8?

Non è per niente difficile e non servono affatto i privilegi di root per installare il Play Store di Google. Quindi la vostra garanzia sarà al sicuro anche dopo che lo avrete installato. Come primo passo, bisogna installare un file manager dall’Amazon App Shop: File manager Pro e File Commander sono entrambi buoni e utili allo scopo, e pure gratis.

Basta un tap su installa per installarne uno, se volete a procedura conclusa potete anche rimuoverlo.

Il secondo passo consiste nell’abilitare l’installazione da origine sconosciuta: semplice basta andare in Impostazioni, poi scegliere il menu Sicurezza e qui con un tap abilitare la voce Applicazioni da fonti sconosciute.

Il terzo passo è il download dei file apk necessari.

Scaricate questi file da apk mirror ( è un fantastico sito molto affidabile su cui reperire apk, ne abbiamo già parlato):

I file vengono aggiornati periodicamente, e apk mirror vi segnalerà che una versione più recente è disponibile. Si consiglia di usare i file linkati perché utilizzandoli non abbiamo avuto particolari intoppi. Inoltre ad installazione conclusa il Play Store sarà capace di aggiornare ogni componente delle app Google.

Adesso potete copiare i quattro file delle app di Google su MicroSD. Potete scaricare i file da PC e poi caricarli su una scheda MicroSD che inserirete nel tablet. La procedura è valida anche se scaricate direttamente i quattro file dal kindle stesso.

Se scegliete il download da Kindle si consiglia di installare Opera per non avere noie nel download dei file apk. Noi per mantenere semplice la guida tratteremo solo del metodo via MicroSD.

Vi consigliamo di creare una cartella in cui caricare tutti i file che avete scaricato. Potreste chiamarla, ad esempio, Gapps.

Il quinto passo l’installazione vera e propria delle applicazioni Google.

Aprite il file manager scaricato, ed andate nella MicroSD e scegliere la cartella creata (nell’esempio la cartella Gapps). Poi installate gli apk nel seguente ordine:

  1. Google Play Store (lo riconoscerete facilmente per la parola vending nel nome file)
  2. Google Play services (lo riconoscete per la sigla gms nel nome file)
  3. Google Service Framework (ha la sigla gsf nel nome del file)
  4. Google Account Manager (ha gsf.login nel nome file)

Se a installazione terminata il Play Store va in crash, vi consiglio di reinstallare SOLO Il primo file apk della lista (quello con la parola vending).

A questo punto avrete libero accesso al Play Store e all’innumerevole numero di app che contiene. Per non perdervi nel mare magnum di questa grande offerta di contenuti consultate il nostro post sulle migliori app per Android.

Bene, è davvero tutto!

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Cancellare reti WiFi da Windows 10

By Jessica Lambiase

Cancellare reti WiFi da Windows 10… non è così semplice come in passato!

Windows 10 è un sistema operativo che ha praticamente stravolto l’esperienza utente di Windows 7, unendola a quella di Windows 8.1 e creando qualcosa di flessibile e riadattabile a qualsiasi scenario.

Una delle modifiche più profonde è il pannello Impostazioni, candidato sostituto del “Pannello di controllo” – un po’ più nascosto ma sempre presente, anche in Windows 10: a causa di questa modifica alcune impostazioni sembrano non esistere più sebbene siano sempre lì, in attesa di essere usate.

A questa categoria appartengono le impostazioni relative alle connessioni wireless: in particolare, ormai sembra impossibile cancellare reti WiFi da Windows 10, quelle che non si usano più ad esempio, senza usare programmi esterni. Nulla di più falso! L’opzione è sempre lì, nel pannello Impostazioni, solo un po’ più nascosta.

Vediamo insieme come ritrovarla!

Cancellare reti WiFi da Windows 10

Apriamo il menu Start o la Start Screen e rechiamoci in Impostazioni > Reti e Internet.

cancellare reti wifi

Rechiamoci ora nella scheda Wi-Fi e facciamo click su Gestisci le impostazioni Wi-Fi. Scendiamo ora in basso fino alla voce Gestisci Reti Note: facciamo click sulla rete che intendiamo eliminare e selezioniamo “Annulla Memorizzazione“.

imp-wifi-2

I dati relativi alla rete verranno immediatamente eliminati e saremo riusciti a cancellare reti WiFi da Windows 10.

Questo è un piccolo trucchetto da conoscere per tenere comunque pulito il proprio sistema: troppe reti salvate, a lungo andare, potrebbero dare problemi o costringerci a reimpostare tutto!

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Linux Mint 18.1 “Serena” Cinnamon e MATE rilasciate

By Marco Giannini

Il team di Linux Mint ha annunciato il rilascio di Linux Mint 18.1 “Serena” nelle due edizioni principali con

Ma vediamo quali sono le novità principali di Linux Mint 18.1 “Serena” Cinnamon:

  • Screensaver ridisegnato
  • Look and feel migliorato con una particolare attenzione alla gestione dei menu contestuali che ora risultano più moderni
  • Migliorato il supporto hardware con l’aggiunta del supporto all’accelerometro e l’aggiunta della libreria libinput per la gestione del touchpad
  • Possibilità di impostare il pannello in verticale (look stile unity ndr)
  • Miglioramenti nell’applet sonoro
  • Miglioramenti vari nel file manager Nemo

Ecco invece le novità principali di Linux Mint 18.1 “Serena” MATE:

  • MATE 1.16 che porta con se numerosi bux fixes e aggiornamenti delle traduzioni. Oltre a questo troviamo il passaggio alle GTK3.
  • Nel MintMenu
    • Il motore di ricerca che prima usava Google è stato sostituito da DuckDuckGo
    • La ricerca su Wikipedia è ora localizzata nella lingua di sistema
    • I motori di ricerca online possono essere disabilitati nelle preferenze

Comune ad ambo le versioni troviamo l’aggiornamento delle X-Apps:

  • L’editor di testo xed ha una nuova barra di ricerca che ora appare nella parte inferiore dell’editor

xed e la sua nuova barra di ricerca

La ricerca è ora in grado di trovare i risultati mentre si sta digitando e si può passare da un risultato all’altro premendo Invio (similmente a quanto succede su altre applicazioni come Firefox, Eclipse o Sublime).

  • Miglioramenti anche al player video Xplayer al quale è stata aggiunta la possibilità di oscurare gli altri monitor mentre si riproduce un video quando siamo in presenza di una configurazione con più monitor affiancati
xplayer in modalità multi monitor

Oltre a questo troviamo supporto MPRIS migliorato e l’abilitazione di default del plugin per i sottotitoli.

  • Il visualizzatore di immagini Xviewer è stato migliorato riducendo la pixelizzazione e l’aliasing nelle immagini ingrandite. Oltre a questo è stata aggiunta, tramite un nuovo plugin, la possibilità di ruotare le immagini.
  • Xreader, il visualizzatore di PDF e documenti, ha ricevuto molte correzioni di bug e miglioramenti che sono stati backportati da Evince e Atril. Guadagna inoltre il supporto HiDPI.

Migliorato l’Update Manager che ora risulta ancora più chiaro e di facile lettura.

Queste dunque le caratteristiche principali di questo rilascio. Per altre info più dettagliate sugli altri componenti vi rimando alle note di rilascio di ambo le versioni.

Potete scaricare Linux Mint 18.1 “Serena” Cinnamon e MATE all’indirizzo: https://www.linuxmint.com/release.php?id=28
Se avete già installato Linux Mint 18 riceverete l’aggiornamento quanto prima tramite l’Update Manager di sistema.

Vi ricordo altresì le mie guide post installazione per Linux Mint 18.x che trovate agli indirizzi:
Linux Mint 18 “Cinnamon”: Guida post installazione
Linux Mint 18 “MATE”: Guida post installazione

Netflix: scoprire se qualcuno usa il nostro account

By Giuseppe F. Testa

Abbiamo beccato degli amici “furbi” con cui avete condiviso l’accesso a Netflix ma che non hanno più pagato? Abbiamo raggiunto il limite di visualizzazioni anche se abbiamo solo un dispositivo associato? Forse qualcuno sta usando l’account Netflix che paghiamo a nostra insaputa o in maniera non corretta.

Vediamo come controllare gli utenti che hanno accesso con il nostro account Netflix.

Controllo account Netflix

Per prima cosa accediamo alla pagina di Netflix dal seguente link.

LINK | Netflix

Ci verranno chieste email e password; inseriamo le credenziali del nostro account per accedervi. Nella prima schermata ci verranno mostrati i profili attivi sull’account Netflix.

Apriamo il nostro profilo ed apriamo il menu in alto a destra, raffigurato come un pulsante con l’avatar scelto per il nostro profilo.

Apriamo la voce Il tuo account per accedere alle impostazioni dell’account Netflix su cui sospettiamo il furto o l’utilizzo improprio dell’account.

Per verificare se qualcuno usa il nostro account Netflix clicchiamo sulla voce Attività di visione contenuti, presente nella sezione Il mio Profilo.

Si aprirà una lista con tutti i contenuti visualizzati o avviati su Netflix. Qui potremo subito accorgerci se c’è qualche film o serie TV che non abbiamo mai visto, segno evidente che l’account è utilizzato in maniera non corretta o peggio è stato rubato.

Possiamo controllare nel dettagli i dispositivi che hanno effettuato l’accesso all’account cliccando sulla voce Visualizza gli accessi recenti all’account, come indicato nell’immagine in basso.

Avremo un riassunto di tutti i dispositivi connessi, con indirizzi IP, ora di prima connessione e tipo di dispositivo.

Bloccare gli accessi non desiderati

Dopo aver constatato l’attività non consentita sul nostro account, è arrivato il momento di “sbattere fuori” i furbi. Torniamo alla pagina delle impostazioni dell’account.

Ora usciamo dall’account da tutti gli altri dispositivi connessi (escluso quello corrente, che rimarrà attivo) premendo sul tasto Esci dall’account su tutti i dispositivi.

I furbi perderanno l’accesso all’account immediatamente, ma possono ancora riloggare con le credenziali ancora in loro possesso.

Per sbattere fuori che usano il nostro account dovremo effettuare un cambio di password; possiamo farlo sempre nelle impostazioni dell’account premendo sul tasto Modifica password.

Inseriamo la nuova password e confermiamo il cambio tramite email (che raccomandiamo di non condividere con nessuno!).

Per sicurezza cambiamo anche il numero di telefono associato all’account, così da poter impedire eventuali tentativi di recupero; clicchiamo sul tasto Modifica numero di telefono.

Digitiamo un nuovo numero sicuro e confermiamo.

ATTENZIONE

Queste modifiche non possono essere effettuate dai malintenzionati, perché è richiesta una conferma della modifica via email. Essere sbattuti fuori dal nostro stesso account è quindi estremamente difficile, ma per sicurezza evitate di condividere l’email con amici o parenti.

In caso di problemi con l’account o se notate attività sospette, possiamo sempre contattare il servizio assistenza Netflix dal seguente link.

LINK | Centro Assistenza

Altri articoli a tema Netflix

Vogliamo scaricare i film e le serie TV di Netflix per poterli vedere offline? Basterà seguire i passaggi della nostra guida per riuscirci.

cat-logocat-logo

Quali serie TV sono disponibili su Netflix? Possiamo controllare tutte le serie disponibili utilizzando il seguente indice.

Possiamo utilizzare Netflix gratis, senza pagare nulla? La truffa è dietro l’angolo, basta poco per finire nelle mani dei malintenzionati. Scopriamo come ottengono Netflix gratis senza pagare.

Come monitorare tutte le nuove uscire su Netflix? Basta utilizzare i servizi disponibili nella nostra guida.

L’articolo Netflix: scoprire se qualcuno usa il nostro account appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.

Linux Mint 18.1 ‘Serena’ è ufficiale: tutte le novità

By Jessica Lambiase

linux mint 18.1 Serena

Grande giorno oggi per chi apprezza e utilizza una delle derivate di Ubuntu più usate di sempre: Linux Mint 18.1 “Serena” è stata ufficialmente rilasciata ed il team capitanato da Clém Lefebvre ha rilasciato le ISO per installare il nuovo sistema operativo. Linux Mint 18.1 è disponibile con desktop Cinnamon e MATE, sia per computer a 32 bit che a 64 bit.

Come già detto in occasione del rilascio di Linux Mint 18 Sarah, tutte le versioni di Linux Mint rilasciate fino al 2018 saranno su base LTS – di Ubuntu 16.04 – e riceveranno aggiornamenti e supporto fino al 2021, condividendo inoltre la codebase; ciò ne semplifica in modo notevole gli aggiornamenti.

Linux Mint 18.1 – Novità

Cinnamon 3.2

Sbarca in Linux Mint 18.1 l’ultima versione stabile del desktop Cinnamon, la 3.2, con tutte le novità e le migliorie apportate.

Arriva innanzitutto un nuovo screensaver, riscritto in Python ed esteticamente più accattivante; esso rispecchia la ripetizione degli sfondi impostata sul desktop, mostra lo stato della batteria (se presente), il numero di notifiche non lette (ma non il contenuto), un interruttore che permette di togliere il suono al computer e, infine, i controlli multimediali nel caso ci sia qualcosa in riproduzione.

Novità anche per la resa grafica degli elementi: è innanzitutto possibile mostrare i pannelli anche in verticale, al cambiamento di sfondo è stata aggiunta un’animazione di sfumatura, le liste usano gli effetti a scomparsa per i bordi e sono stati rimossi i “box pointers” per i vari menu. Cinnamon 3.2 permette inoltre di impostare un suono di notifica.

Cinnamon 3.2 supporta inoltre la rotazione automatica per i dispositivi dotati di accelerometri compatibili, è possibile controllare più dispositivi audio con l’applet del suono, sono stati migliorati numerosi aspetti del gestore finestre nemo, del Centro di controllo, degli applet ed è stato notevolmente ripulito il codice.

Xed

Novità succulente anche per l’editor di testo predefinito di Linux Mint: cambia la posizione della barra di ricerca, che si sposta in basso ed è molto più completa rispetto al pannello precedente.

Arriva inoltre il supporto ai temi scuri ed una barra rossa che avvisa se xed è eseguito con privilegi di root.

X-apps

Xplayer

Grossa novità di Xplayer è quella di poter oscurare gli altri monitor (in caso di configurazione multi-monitor) quando vengono riprodotti contenuti multimediali a schermo intero; l’oscuramento dura finché il contenuto non viene interrotto o visualizzato in finestra.

Arriva inoltre il supporto con i tag EXIF per l’orientamento e l’attivazione per impostazione predefinita del plugin per la rotazione (dunque i video girati con orientamento errato verranno ruotati in automatico), oltre all’attivazione del plugin per i sottotitoli.

Xviewer

E’ stato migliorato il supporto all’interpolazione – che migliora direttamente la resa delle immagini zoomate riducendo l’effetto pixel e l’aliasing; è stato inoltre inclusa nell’app la possibilità di ruotare le immagini – funzionalità precedentemente disponibile attraverso un plugin.

Xreader

Il lettore di documenti PDF ha ricevuto diverse correzioni “ereditate” da Evince ed Atril, una resa migliore delle ombre e, soprattutto, il supporto ai display HiDPI.

Gestore aggiornamenti

Il Gestore Aggiornamenti di Linux Mint riceve ancora miglioramenti in nome della chiarezza: è stata introdotta una colonna che mostra la provenienza dei pacchetti, gli aggiornamenti del kernel vengono mostrati in modo ancora più chiaro – suddividendoli sia per versione che per stabilità e sicurezza.

Infine la lista degli aggiornamenti disponibili non viene aggiornata nel caso questi falliscano.

Gestore delle lingue

Importante novità per il gestore delle lingue, che diventa ancora più intuitivo e semplice da usare: gli utenti possono semplicemente scegliere una lingua e sarà il gestore stesso ad occuparsi di installare i metodi di input e le varie componenti che le appartengono, contrariamente a quanto succedeva in precedenza.

Inoltre anche il gestore delle lingue ora supporta HiDPI.

Sistema

Mint Display Manager, ovvero il gestore della schermata di login del sistema, ha ricevuto diversi aggiornamenti in codice e resa grafica; in particolare, ora gli script di spegnimento e di post-sessione vengono eseguiti in modo più corretto.

Banshee è stato sostituito con Rhytmbox a causa delle regressioni, la versione precisa del kernel a bordo è la 4.4.0-31 con linux-firmware versione 1.157.5; non mancano inoltre miglioramenti per la gestione dei colori e per gli sfondi.

Per un changelog più dettagliato è possibile consultare questa pagina.

Linux Mint 18.1 – Aggiornamento e Download

Tutti coloro che hanno già installato Linux Mint 18 sul proprio dispositivo potranno procedere all’update direttamente dal gestore aggiornamenti integrato, Mint Update, a partire dai prossimi giorni.

Come al solito sono inoltre disponibili le immagini ISO dei due flavor, sia per architetture a 32 bit che per architetture a 64 bit, che potrete trovare nei link in basso:

DOWNLOAD | Linux Mint “Serena” Cinnamon – 32 bit

DOWNLOAD | Linux Mint “Serena” Cinnamon – 64 bit

DOWNLOAD | Linux Mint “Serena” MATE – 32 bit

DOWNLOAD | Linux Mint “Serena” MATE – 64 bit

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Unità di ripristino Windows: cos’è e come crearla

By Jessica Lambiase

Nel recente Windows 10 la risoluzione dei problemi è diventata quasi affar semplice. Perché? Presto detto: quando il sistema operativo non riesce ad avviarsi correttamente viene mostrata la console degli strumenti di ripristino per provare a risolvere il problema.

Le cose non sono sempre state così semplici: nelle passate edizioni di Windows, se il sistema operativo aveva problemi era necessario avviarlo con il CD di installazione oppure con una unità di ripristino per avere a disposizione un’insieme di strumenti di base per rimetterlo in sesto.

Di fatto, l’unità di ripristino è un disco avviabile che può essere creato da un PC Windows funzionante, pensato appositamente per analizzare e risolvere i problemi che provocano il malfunzionamento del sistema operativo. Ovviamente una unità di ripristino creata da Windows 10 può essere usata su PC malfunzionanti con Windows 10, una unità di ripristino creata da Windows 7 può essere usata su PC malfunzionanti con Windows 7 e così via.

Nell’unità di ripristino sono inclusi gli strumenti per il ripristino dei problemi d’avvio, per il ripristino del sistema, per il ripristino del sistema da un’immagine e per avviare un prompt dei comandi. E’ possibile creare un’unità di ripristino su chiavetta USB in tutte le versioni di Windows, oppure su CD o DVD su Windows 7, Windows 8 e Windows 10 – non è mai stato chiaro il motivo per cui la creazione dell’unità di ripristino su CD/DVD sia stata eliminata da Windows 8.1.

Scopriamo insieme come fare!

Creare unità di ripristino Windows

Creare CD/DVD di ripristino (Windows 7, Windows 8, Windows 10)

La dimensione di un’unità di ripristino non supera i 512 MB, dunque possiamo utilizzare sia un CD che un DVD a nostra completa discrzione. Per evitare di passare dal pannello di controllo e di cliccare qui e lì, premiamo la combinazione di tasti WIN+R e digitiamo al suo interno il comando

recdisc.exe

seguito da Invio.

Scegliamo il nostro masterizzatore dal menu a tendina e clicchiamo su “Crea disco”.

Attendiamo ora il completamento della procedura e l’unità di ripristino sarà pronta. In caso ne avessimo bisogno potremo far partire il nostro computer direttamente da essa modificando le opzioni d’avvio nel BIOS o UEFI.

TIP: non eliminate, quando richiesto, la partizione di ripristino: può sempre essere utile.

Creare unità USB di ripristino (Windows 8, Windows 8.1, Windows 10)

Per prima cosa armiamoci di una chiavetta USB vuota da almeno 8 GB (tutti i dati saranno eliminati); inseriamola nel nostro computer, dopodiché – onde evitare di passare per il pannello di controllo a suon di click – premiamo la combinazione di tasti WIN+R e digitiamo al suo interno il comando

recoverydrive.exe

seguito da Invio. Mettiamo il segno di spunta su “Esegui il backup dei file di sistema nell’unità di ripristino” e clicchiamo su Avanti.

Attendiamo qualche minuto per la raccolta dei file necessari, poi selezioniamo la nostra chiavetta ed andiamo ancora Avanti. Attendiamo il completamento della procedura e la nostra unità di ripristino USB sarà pronta. In caso ne avessimo bisogno potremo far partire il nostro computer direttamente da essa cambiando l’ordine d’avvio nel BIOS o UEFI.

TIP: non eliminate, quando richiesto, la partizione di ripristino: può sempre essere utile.

L’articolo Unità di ripristino Windows: cos’è e come crearla appare per la prima volta su ChimeraRevo – Il miglior volto della tecnologia.