Nasce KDE neon User LTS Edition basata su KDE Plasma 5.8 LTS

By Marco Giannini

Il team di KDE neon ha annunciato il rilascio di KDE neon User LTS Edition, una nuova versione di KDE neon User basata su KDE Plasma 5.8 LTS.
Questa nuova versione di KDE neon offrirà a tutti gli utenti KDE Plasma 5.8, il ramo LTS di KDE Plasma destinato ad avere supporto per bugfix per 18 mesi (a differenza dei quattro mesi delle versioni intermedie di KDE Plasma).

Il target è tutti quegli utenti che vogliono la stabilità prima di tutto e puntano ad avere un sistema bug free sul quale lavorare in tranquillità.
La differenza con l’edizione standard di KDE neon è data dal fatto che KDE neon User LTS Edition non passerà a Plasma 5.9 quando sarà disponibile ma resterà sul ramo 5.8.x e seguirà i suoi aggiornamenti di manutenzione mensili.
Oltre a KDE Plasma 5.8 LTS gli utenti troveranno le ultime versioni di KDE Applications, l’ultima release di KDE Frameworks, le Qt 5.7 e gli aggiornamenti HWE * per il kernel Linux e Mesa quando disponibili.
Il nuovo repository specifico per KDE neon User LTS Edition sarà
deb http://archive.neon.kde.org/user/lts xenial main
Attualmente il passaggio dalla User Edition alla User LTS Edition non è supportato ma dovrebbe comunque funzionare.
Potete scaricare KDE neon User LTS Edition all’indirizzo https://neon.kde.org/download

* Con il termine Hardware Enablement Stack (o per gli amici HWE) si fa riferimento al rilascio congiunto del nuovo kernel Linux e del nuovo stack X.org, per ogni specifica Point Release di Ubuntu. Essendo KDE neon basata su Ubuntu 16.04 LTS gli aggiornamenti di Kernel Linux e Mesa seguiranno le point release di Ubuntu come ad esempio Ubuntu 16.04.1 LTS e così via..

Ubuntu Kylin

By Salvo Cirmi (Tux1)


Tipo OS:
Linux

Basata su: Debian, Ubuntu

Origine: Cina

Architettura: i386, x86_64

Desktop Environment: Unity

Categoria: Desktop, Live

La descrizione di Tux1!

Ubuntu Kylin è la versione cinese di Ubuntu. E’ una variante riconosciuta ufficialmente e di conseguenza ufficialmente supportata. Le sostanziali differenze che caratterizzano la distro si rifanno al sistema di scrittura in Cinese semplificato già inserito, con tutta una serie di applicazioni maggiormente usate dagli utenti cinesi.

La variante è nata il 25 Aprile del 2013, con l’edizione 13.04. Le successive versioni hanno integrato le mappe Baidu, il servizio di compere Taobao e vari programmi d’ufficio.

Link e dintorni di…Ubuntu Kylin!

ScreenShot!

Ubuntu Kylin 15.10, Unity.

Come trovare indirizzo IP del router

By Giuseppe F. Testa

Dobbiamo configurare un servizio web o dobbiamo aprire le porte del router per eMule o per i torrent? La nostra connessione diventa improvvisamente lenta o non è possibile navigare correttamente? In questi casi controllare le impostazioni del router ci permetterà di capire dov’è il problema e come agire per aprire le porte dei servizi che lo richiedono. Prima di tutto dovremo conoscere l’indirizzo IP del router, così da accedere al pannello di configurazione.

Vediamo insieme come trovare l’indirizzo IP del router.

cat-logo

Trovare indirizzo IP del router

Riconoscere l’indirizzo IP del nostro router

L’indirizzo IP del router è una sequenza di numeri intervallati da punti che ci permettono di accedere alle impostazioni del router tramite un browser web (Internet Explorer, Edge, Chrome, Firefox etc.).

L’indirizzo IP si presenta in questa forma:

 192.168.1.1

La forma è identica qualsiasi sia l’indirizzo IP del router. In alcuni router però possono essere presenti veri e propri indirizzi speciali (tipo dilinkrouter.net) utilizzabili per accedere al router, ma utilizzando la forma numerica avremo la certezza di accedere sempre al nostro router.

Scoprire l’indirizzo IP del router via etichetta

Il primo metodo utile per scoprire l’indirizzo IP del nostro router è controllare sotto il router stesso, sull’etichetta presente in tutti i router.

Di solito è presente l’indirizzo IP del nostro router con tanto di username e password da utilizzare per accedere alle impostazioni.

Se abbiamo cambiato la password ma non la ricordiamo più, possiamo ripristinare le impostazioni iniziali del router seguendo la nostra guida dedicata.

Scoprire l’indirizzo IP del router da Windows

Premiamo WIN+R sulla tastiera e nella finestra digitiamo cmd. Si aprirà un prompt dei comandi, dove possiamo digitare il comando:

 ipconfig

Identifichiamo la rete in uso e ricaviamo l’indirizzo IP del PC come da immagine sottostante. L’indirizzo IP del router sarà presente alla voce Gateway predefinito.

Scoprire l’indirizzo IP del router da Linux

Su GNU/Linux basterà aprire un terminale e digitare il seguente comando.

ifconfig

Controlliamo quale rete stiamo utilizzando e segnamoci l’indirizzo IP presente alla voce Gateway.

Scoprire l’indirizzo IP del router da Mac

Per controllare l’indirizzo IP del nostro router da Mac è sufficiente cliccare sull’icona della connessione (angolo in alto a destra) e selezionare la voce Apri preferenze Network. Nella nuova finestra selezioniamo la connessione in uso (es. Wi-Fi) e clicca sul pulsante Avanzate…

Raggiungiamo il tab TCP/IP e controlliamo la voce Router, dove troveremo l’indirizzo del router a cui è connesso il nostro Mac o il nostro Macbook.

ip-su-mac

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Creare un punto di ripristino in Windows 10

By Jessica Lambiase

Creare un punto di ripristino è il modo in cui Microsoft ha pensato di ovviare agli errori più “banali” commessi dagli utenti. Grazie ad una semplice procedura, infatti, è possibile riportare il sistema ad uno stato precedente ripristinando lo stato di file di sistema e programmi installati, senza però toccare i dati personali.

Fino a Windows 8.1 la presenza dei punti di ripristino è stata fondamentale per evitare la formattazione del PC e la reinstallazione del sistema, con tutto ciò che ne comporta. Con Windows 10 le cose sono cambiate leggermente, poiché in pochi click è possibile ripristinare e ripulire completamente il sistema operativo senza toccare i file personali.

Ciò nonostante, usare i punti di ripristino è comunque un metodo rapido ed efficace per riportare il sistema ad uno stato precedente dopo aver commesso un errore di configurazione, installato un driver non funzionante, fatto una modifica dannosa al sistema che lo manda in crash, lo rende inavviabile o altro. Il consiglio è quello di creare un punto di ripristino ogni volta che seguiamo una guida che tocchi componenti di sistema (file, registro, impostazioni eccetera) o che installiamo un nuovo driver (soprattutto se non distribuito dal produttore).

Vediamo insieme come creare un punto di ripristino in Windows 10 e come ripristinare un punto creato in precedenza.

TIP: la procedura funziona anche con le versioni precedenti di Windows.

Creare un punto di ripristino in Windows 10

Apriamo il menu Start (o Cortana) e digitiamo al suo interno “Punto di ripristino” (senza virgolette). Clicchiamo sul primo risultato che ci compare.

Nella finestra che ci compare rechiamoci su Protezione Sistema e clicchiamo su Crea….

Inseriamo un nome che ci aiuti a ricordare perché abbiamo creato quel punto di ripristino (la data e l’ora saranno aggiunte da sole) e clicchiamo su OK.

Aspettiamo che la procedura di creazione venga completata – potrebbero volerci diversi minuti. La creazione del punto di ripristino è completa!

Ripristinare Windows 10 ad uno stato precedente

Prima di continuare vediamo cosa succede quando si riporta Windows ad uno stato precedente sfruttando i punti di ripristino:

  • le impostazioni di sistema vengono ripristinate allo stato in cui erano quando è stato creato il punto di ripristino;
  • tutte le app installate dopo la creazione del punto di ripristino a cui riportare Windows verranno disinstallate;
  • tutti gli aggiornamenti di sistema installati dopo la creazione del punto di ripristino a cui riportare Windows verranno disinstallati;
  • tutti i driver installati dopo la creazione del punto di ripristino a cui riportare Windows verranno disinstallati;
  • i file personali presenti nelle cartelle utente (Documenti, Musica, Immagini, Video e via discorrendo), così come tutti i file presenti in altri dischi e partizioni, restaranno inalterati.

Salviamo il nostro lavoro e chiudiamo i programmi, poiché Windows 10 sarà riavviato per completare la procedura. Rechiamoci di nuovo in Start, digitiamo “Punto di ripristino” e clicchiamo sul primo risultato. Dalla finestra che ci compare, però, selezioniamo stavolta Ripristino configurazione di sistema.

Ci verrà mostrata una finestra che ci spiega l’utilità del Ripristino configurazione di Sistema. Clicchiamo su Avanti.

Scegliamo nella finestra successiva lo stato a cui vogliamo ripristinare il sistema e clicchiamo su Avanti. Se il punto che desideriamo non è presente nella lista possiamo mettere il segno di spunta su “Mostra ulteriori punti di ripristino”.

Possiamo inoltre ottenere notizie sui programmi che saranno alterati dal ripristino (ovvero quelli che potrebbero smettere di funzionare) cliccando su Cerca Programmi Interessati dopo aver selezionato il nostro punto di ripristino. Clicchiamo su Avanti, poi su Fine: la procedura di ripristino verrà avviata. Dopo il riavvio del sistema, Windows 10 verrà riportato ad uno stato precedente.

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Amazon: le offerte di oggi da non perdere

By Jessica Lambiase

Chi direbbe che Amazon in principio si chiamava Cadabra, che è partito come un rivenditore online di CD e che ha la veneranda età di oltre vent’anni?

Dal 1994 sono cambiate tante cose nel mondo e, grazie ad un comando saldo e mirato e all’attitudine a capire esattamente ciò che i clienti vogliono, col tempo Amazon è diventato uno dei più grandi negozi online dell’intero globo. Tra le tante caratteristiche e peculiarità, di cui parleremo tra non molto, Amazon vanta la possibilità di acquistare oggetti anche di valore a prezzi fortemente scontati, grazie alle offerte del giorno ed alle offerte lampo che un giorno si e l’altro pure popolano le pagine dell’eshopping.

Indice

Cosa è Amazon e come funziona

Amazon è un negozio online operante in quasi tutto il mondo, Italia compresa; esso permette di acquistare film, libri, DVD, capi d’abbigliamento, software, smartphone, tablet, indossabili, generi alimentari e tanto altro e di riceverlo comodamente a casa in pochi click. Particolarità di Amazon sono la semplicità e la chiarezza nelle procedure d’acquisto, oltre che l’affidabilità dei commercianti; questo grazie agli standard che, nonostante la gigantesca mole di materiale disponibile, Amazon cerca di tenere alti.

Su Amazon esistono principalmente tre tipi di prodotti:

  • quelli venduti e spediti da Amazon, il cui processo d’acquisto, imballaggio e spedizione è completamente gestito da Amazon; i prodotti venduti e spediti da Amazon sono disponibili presso i magazzini Amazon;
  • quelli spediti da Amazon, il cui processo d’acquisto, imballaggio e spedizione è gestito da Amazon, ma i cui prodotti sono disponibili presso rivenditori di terze parti (che si interfacciano direttamente con Amazon);
  • quelli venduti e spediti da altri rivenditori, il cui processo d’acquisto è gestito da Amazon, ma l’imballaggio e la spedizione del prodotto è gestita da rivenditori di terze parti.

Dunque Amazon, oltre che essere esso stesso un eCommerce, può fare anche da “intermediario” tra il cliente ed il rivenditore con tutte le garanzie ed i vantaggi del caso.

Metodi di pagamento accettati da Amazon

Amazon accetta pagamenti con carte di credito e debito dei maggiori circuiti internazionali, che sono Visa, Visa Electron, Postepay, carte prepagate PayPal (LIS), American Express, Mastercard e Carta Maestro Internazionale. Amazon accetta inoltre codici sconto e buoni acquisto Amazon. Non sono ammessi metodi di pagamento quali bonifico bancario, RID, account PayPal, vaglia internazionali e buoni libro. Su Amazon non sono permessi finanziamenti né pagamenti a rate.

Amazon Prime

Amazon Prime è un particolare abbonamento Amazon che, al costo di 20€ all’anno, permette di ottenere vantaggi quali:

  • spedizione sempre gratuita per i prodotti Prime;
  • spedizione 2 giorni o 1 giorno ove disponibile;
  • l’accesso e l’usufrutto di alcune parti dell’eCommerce (come il supermercato Amazon Pantry, ad esempio);
  • particolari promozioni per i prodotti digitali Amazon…

…e molto altro. Abbiamo parlato dettagliatamente di Amazon Prime in una guida dedicata disponibile al link in basso.

Amazon Warehouse Deals

Amazon Warehouse Deals è una particolare sezione di Amazon dalla quale è possibile acquistare prodotti usati o ricondizionati in ottimo stato, trattati da Amazon (per quanto riguarda garanzie e controlli) alla stregua dei prodotti nuovi. Abbiamo parlato di Warehouse Deals, da cui è possibile risparmiare un bel po’, in una nostra guida dedicata.

Garanzie ed affidabilità

Se c’è una parola che più delle altre contraddistingue Amazon quella è sicuramente Affidabilità. Sia per esperienza personale che leggendo i feedback, possiamo dire a gran voce che la garanzia offerta da Amazon sia una delle migliori esistenti in Italia per quanto riguarda l’acquisto di oggetti su Internet.

Inoltre, anche in caso di problemi con la ricezione del pacco, Amazon è in prima linea per cercare di offrire il miglior servizio possibile per la gestione degli imprevisti.

Le migliori offerte Amazon del giorno

Vi ricordo che potete quotidianamente controllare le offerte e codici sconto da decine di store (Amazon, eBay e altri) sfruttando il nostro motore di ricerca offerte. In ogni momento troverete offerte, promozioni e prezzi aggiornati. Inoltre, c’è anche il nostro canale Telegram dedicato alle offerte: iscrivetevi se vi va, resterete sempre aggiornati in tempo reale su tutte le promozioni e le offerte del momento oltre a ricevere codici sconto esclusivi.

Ecco le offerte di oggi:

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Creare contenuti digitali a scuola: come gestire i diritti d’autore? (video e slides)

By Simone Aliprandi

Lo scorso 27 maggio ero stato relatore in un interessante convegno intitolato DidatticaDuePuntoZero e organizzato da un’omonima rete di scuole pubbliche nell’ambito di un progetto finanziato da Regione Lombardia, con capofila l’Istituto Comprensivo di Via Anna Botto (Tra gli altri relatori: Alberto Panzarasa, Marzio Rivera, Riccardo Colangelo, Alberto Ardizzone (vedi i video degli altri interventi sul sito del progetto).
L’evento è stata l’occasione per me di creare una presentazione a slides e una videolezione su un tema che crea molti interrogativi e curiosità tra gli operatori della scuola e dell’insegnamento in generale: Creare contenuti digitali a scuola: come gestire i diritti d’autore?.

Riporto di seguito il video (con slides incorporate) e la presentazione su SlideShare.

Il video con slides incorporate
La presentazione da SlideShare

Play Store non funziona: possibili soluzioni

By Giuseppe F. Testa

Improvvisamente il Play Store non funziona più correttamente, impedendoci di aggiornare le app e di installarne di nuove sullo smartphone o sul tablet con Android? Tra le cause di malfunzionamento dello store di Google c’è l’aggiornamento ad una nuova versione delle sue componenti, specie quando il telefono è nuovo o non viene utilizzato dopo molto tempo. In altri scenari non c’è una vera causa scatenante: improvvisamente il Play Store non collabora più.

In questa guida vedremo alcuni validi consigli da applicare nel caso in cui il Play Store non funziona correttamente sul nostro dispositivo Android. Si va dalle soluzioni più semplici fino a soluzioni che richiedono l’aggiornamento delle componenti dello store.

Per semplificare la lettura della guida possiamo utilizzare il seguente indice.

Play Store non funziona

Effettuare un backup di sicurezza

Prima di proseguire con la guida consigliamo di effettuare un backup completo di Android. In caso di problemi sarà possibile ripristinare tutte le app e le impostazioni senza dover ripetere tutto daccapo. Per realizzare un backp da Android possiamo seguire la nostra guida disponibile al seguente link.

Verificare connessione ad Internet

Il primo passo da compiere per verificare perché il Play Store non funziona è controllare la connessione ad Internet. Un problema della connessione WiFi o della connessione dati possono impedire al Play Store di funzionare correttamente. In questo caso per riprendere ad utilizzare il Play Store normalmente è sufficiente scoprire la causa che impedisce allo smartphone di navigare.

Effettuiamo uno speedtest della connessione con uno dei seguenti siti.

Se la velocità è buona, il problema non è della linea in uso; se invece la velocità è scarsa forse è arrivato il momento di cambiare offerta ADSL, magari per passare alla fibra ottica.

Se il problema riguarda il router e il WiFi, possiamo seguire la nostra guida dedicata per tentare di risolvere il problema.

Se nemmeno questi consigli hanno risolto il problema, forse è arrivato il momento di cambiare router.

Controllare data e ora

La data e l’ora impostate sul vostro smartphone influenzano il funzionamento di alcuine componenti del Google Play Store. Alcuni processi infatti necessitano che data e ora corrispondano alla vostra posizione. Possiamo controllare data e ora ed eventualmente modificarla nelle Impostazioni di Android.

Assicuratevi che il fuso orario sia corretto e, se la connessione ad Internet funziona, impostare l’aggiornamento automatico della data e dell’ora.

Controllare codici errore

Il Google Play Store ci mostra un codice d’errore specifico? Possiamo controllare a cosa si riferisce quel preciso codice leggendo la nostra guida dedicata.

Svuotare cache e dati del Play Store

Se il Play Store non funziona dopo aver provato i consigli precedenti è arrivato il momento di agire sull’app stessa. Apriamo il menu Applicazioni (o App, in base al dispositivo in uso) e cerchiamo Google Play Store.

Apriamo l’app e cancelliamo cache e dati come indicato nella nostra guida dedicata. Seguendo tutti i passaggi effettueremo una pulizia completa della cache e dei dati custoditi dall’app, ripristinandola.

Svuotare cache e dati del Google Play Services

Altra app a cui possiamo cancellare cache e dati per ripristinare il funzionamento del Google Play Store è Google Play Services. Apriamo il menu Applicazioni (o App, in base al dispositivo in uso) e cerchiamo Google Play Services.

Apriamo l’app e cancelliamo cache e dati come indicato nella nostra guida dedicata. Seguendo tutti i passaggi effettueremo una pulizia completa della cache e dei dati custoditi dall’app, ripristinandola.

Ricollegare Account Google

Se tutti i passaggi finora consigliati non hanno risolto il problema e il Play Store non funziona, possiamo scollegare e ricollegare il nostro account Google per tentare di risolvere.

Portiamoci nel menu Impostazioni->Account e selezioniamo l’account Google. Apriamo il menu delle tre palline in alto a destra e selezioniamo Rimuovi Account.

Ora riapriamo il menu Account e aggiungiamo nuovamente l’account Google cliccando in basso su Aggiungi Account.


Reinstallare Play Store

Se anche dopo la cancellazione della cache e dei dati il Play Store non funziona correttamente, forse il problema è generato da un aggiornamento del Google Play Store. Per escludere un problema con gli aggiornamenti, consigliamo di riavviare il dispositivo (anche spegnendolo e riaccendendolo).

Nella maggior parte dei casi questa soluzione risolverà tutti i problemi. In caso contrario dovremo aggiornare disinstallare manualmente il Play Store e aspettare l’aggiornamento.

Per ripristinare il Play Store alla versione disponibile quando il device è uscito dalla fabbrica basterà raggiungere l’app da Impostazioni->App->Google Play Store.

Una volta aperta l’app utilizziamo il tasto Disinstalla per rimuovere gli aggiornamenti. Con Android 6.0 o superiori possiamo ripristinare l’app dal menu Apri per impostazione predefinita->Reimposta.


Se nemmeno questo sistema risolve, possiamo installare manualmente il Google Play Store seguendo la nostra guida dedicata.

Ripristinare il dispositivo

Le abbiamo provate tutte ma il Google Play Store non funziona? Se il Google Play Store non funziona nonostante tutti i consigli forniti l’unica alternativa è ripristinare completamente il dispositivo alle condizioni di fabbrica. Perderemo tutti i dati (inclusi foto, video e messaggi) ma potremo avere il Play Store funzionante.

Per ripristinare il dispositivo alle impostazioni di fabbrica basta utilizzare la voce presente nel menu Impostazioni->Backup e ripristino. La voce da utilizzare è Ripristino dati di fabbrica.

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Bluetooth 5: tutte le novità

By Jessica Lambiase

Il direttore esecutivo del Bluetooth SIG Mark Powell aveva annunciato che la nuova versione dello standard – la numero 5 – sarebbe stata annunciata il 16 giugno, anticipando alcune caratteristiche come il miglioramento della velocità di connessione e del range di copertura.

Ed è proprio lo scorso giugno che il Bluetooth SIG ha presentato il nuovo Bluetooth 5, confermando ed arricchendo le anticipazioni già offerte da Powell: sempre con un consumo energetico estremamente ridotto, Bluetooth 5 raddoppierà la velocità di trasmissione dati e quadruplicherà il range di copertura rispetto al Bluetooth 4.2, con valori rispettivamente di 4 Mbps e 200 metri.

La finestra temporale voleva l’esordio sul mercato del nuovo standard tra “la fine del 2016 e l’inizio del 2017”. E, ancora una volta, il Bluetooth SIG è stato puntuale: è oggi 9 dicembre 2016 che il Bluetooth 5 esordisce ufficialmente sul mercato.

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Il Bluetooth 5 vede maggiorata di cinque volte la capacità di broadcasting: ciò rappresenta un importante obiettivo per lo sfruttamento dei cosiddetti “beacon”, ovvero dei dispositivi in grado di inviare dati autonomamente sulle app ad-hoc create per smartphone e tablet, bypassando dunque i limiti imposti dalle connessioni a Internet o dall’accoppiamento esplicito.

Inoltre, il Bluetooth 5 maggiora di otto volte la capacità di broadcasting senza connessione diretta: l’obiettivo è quello di migliorare il trasferimento dei dati nel modello connectionless, quel modello che non richiede app né accoppiamento manuale dei dispositivi per il suo funzionamento. In altre parole: Internet of Things.

Bluetooth continua a rivoluzionare come la gente sfrutta la IoT. Bluetooth continua ad abbracciare il progresso tecnologico ed aumentare il potenziale illimitato della IoT.

I primi dispositivi con Bluetooth 5 compariranno sul mercato, secondo l’annuncio ufficiale, in una finestra temporale compresa tra i 2 ed i 6 mesi a partire dal 9 dicembre 2016. Con grande felicità di Apple e di alcuni noti produttori che, secondo alcuni rumor, sono pronti ad eliminare – esattamente come ha fatto il big di Cupertino – anche il jack delle cuffie.

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Capire se un programma installato è 32 o 64 bit

By Jessica Lambiase

Se il nostro sistema operativo è a 64 bit (dunque in grado di sfruttare più di 4 GB di RAM, uno spazio di indirizzi più ampio e quant’altro), per ottenere il massimo delle prestazioni i programmi installati dovrebbero appartenere alla medesima architettura. Bisogna però specificare che, sebbene ormai sia l’architettura dominante, non tutti i programmi dispongono di una versione a 64 bit – ed alcuni che ce l’hanno, invece, preferiscono promuovere comunque quella a 32 bit.

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Con la guida in basso impareremo insieme a capire se un programma è 32 o 64 bit: si tratta di un trucchetto abbastanza semplice che può essere applicato da tutti e che non richiede nessun tipo di particolare conoscenza o di intervento sul sistema operativo. Useremo semplicemente… gestione attività!

Chiaramente la guida che segue può essere applicata soltanto sui sistemi operativi Windows a 64 bit: i sistemi a 32 bit, infatti, possono eseguire solo ed esclusivamente programmi 32 bit.

TIP: Per capire se Windows è a 32 o 64 bit basta fare click destro su Questo PC/Computer e selezionare Proprietà. In Windows 10 possiamo inoltre cliccare destro sul menu Start e selezionare Sistema.

Capire se un programma è 32 o 64 bit

Windows 7

In Windows 7 capire se un programma è 32 o 64 bit è incredibilmente semplice: ci basta eseguire il programma e poi aprire Gestione Attività (CTRL+SHIFT+Esc oppure CTRL + ALT + CANC e poi Gestione Attività). Spostiamoci sulla scheda Processi e identifichiamo il processo associato al programma che ci interessa.

Guardiamo ora il nome: se non è specificato nulla il programma è con ogni probabilità a 64 bit. Se invece al suo fianco vediamo la stringa *32 (immagine in alto) allora il programma è sicuramente 32 bit.

Windows 8.1 / Windows 10

In Windows 8.1 e Windows 10 l’informazione non è così immediata ma si può comunque, con qualche click in più, scoprire se un programma è 32 o 64 bit. Esattamente come prima eseguiamo il programma, poi apriamo Gestione Attività (CTRL+SHIFT+Esc oppure CTRL + ALT + CANC e poi Gestione Attività). Facciamo eventualmente click su Più dettagli, poi spostiamoci sulla scheda Dettagli.

Ora facciamo click destro su una delle voci (Nome, PID, Stato, Nome Utente, Memoria, Descrizione eccetera) già presenti e, dal piccolo menu che compare, scegliamo Seleziona Colonne.

Mettiamo il segno di spunta su Piattaforma e diamo OK.

Da questo momento in poi, nella colonna Piattaforma, apparirà l’architettura del programma: se il programma è 32 bit vedremo la dicitura numero 32 bit, altrimenti quella 64 bit.

Possiamo in qualsiasi momento eliminare la colonna aggiunta.

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Come installare Google Play: guida completa (APK)

By Giuseppe F. Testa

Può capitare di avere tra le mani un dispositivo Android senza lo store ufficiale di Google per scaricare le app. Questa situazione è la norma su dispositivi tablet di fascia bassa o su dispositivi d’importazione. I dispositivi importati dalla Cina (e vendibili solo in Cina, nonostante arrivino anche in Italia) non presentano alcun Play Store installato per via di alcune leggi locali che obbligano i produttori cinesi ad avere uno store cinese di app e servizi. Come fare quindi per installare Google Play sui dispositivi sprovvisti dello store più fornito di app?

Di seguito una guida completa con tutti i passaggi da effettuare. La guida presenta un grado di difficoltà medio, alcuni passaggi non sono alla portata di tutti; in questo caso meglio farsi aiutare da un amico esperto.

Per accedere rapidamente a tutte le sezioni della guida possiamo utilizzare questo piccolo indice.

Come installare Google Play

Prerequisiti

Per poter installare Google Play sul dispositivo sono necessari alcuni prerequisiti.

Abilitare permessi di root

Per poter far funzionare correttamente il Play Store le app dello store “aggiunte” devono diventare app di sistema, altrimenti non funzioneranno correttamente. Servono quindi i permessi di amministratore; per sbloccare root su tutti i dispositivi possiamo leggere le nostre guide dedicate.

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Scaricare Link2SD e ES Gestore File

Una volta abilitati i permessi di root, possiamo scaricare un’altra app utile per la guida: Link2SD. Con questa semplice app potremo convertire qualsiasi app installata in app di sistema, utile per rendere il Google Play Services immune ai crash.

Scarichiamo ed installiamo Link2SD dal seguente link.

DOWNLOAD | Link2SD

Per gestire al meglio lo spostamento dei file APK consigliamo di installare ES Gestore File, di cui abbiamo realizzato anche una guida.

DOWNLOAD | ES Gestore file

Download APK

Per installare Google Play dovremo procurarci i seguenti file APK, da spostare nella memoria del dispositivo.

Tutti i link sono forniti da APKMirror e sono aggiornati all’ultima versione. Spostiamo i file sul dispositivo utilizzando Portal, come indicato nella nostra guida dedicata.

O in alternativa ES Gestore file.

Installare Google Play

Iniziamo installando l’APK di Google Play Services.

Una volta installato apriamo l’app Link2SD (a cui dobbiamo dare i permessi di root), cerchiamo Google Play Services ed apriamo il menu presente in alto a destra (tre pallini). Da questo menu selezioniamo Converti ad app di sistema.

Riavviamo il dispositivo per rendere effettive le modifiche.

Ripetiamo tutti i passaggi (inclusa conversione in app di sistema) per le app Google Services Framework e Google Play Store. Riavviamo il dispositivo ad ogni app installata.

Al riavvio del dispositivo, se tutto è filato per il verso giusto, avremo il Play Store configurato e funzionante.

Se così non fosse installiamo e convertiamo in app di sistema i seguenti APK.

Procedura alternativa

In caso la procedura precedente non funzionasse, possiamo installare installare Google Play utilizzando la seguente procedura alternativa.

NOTA: questa procedura è valida anche per gli Xiaomi.

  • Scarichiamo GoogleAppDownloader, che permette di scaricare le Google Apps sugli smartphone e i tablet sprovvisti. Scarichiamola da qui.
  • Scarichiamo LocaleMorePro, che permette di tradurre il Google Play Store in italiano. Scarichiamola da qui.
  • Abilitiamo la funzione di debug USB sul device.(Opzioni sviluppo e funzione debug USB). Per attivare le opzioni di sviluppo troviamo in Informazioni la voce Numero build e tappiamoci sopra per 7 volte di fila.

Per installare Google Play Store installiamo subito GoogleAppDownloader sul device. Ad operazione completata utilizziamo la nuova icona Google Installer comparsa tra le app di Android e clicchiamo su Google Play. Rispondiamo in maniera affermativa a tutti gli avvisi che compiranno su schermo (installeremo così Google Play Services, Google Play Store, Google Account Manager e Google Service Framework).

Ad operazione completata riavviamo il device riapriamo l’app Google Installer, selezioniamo nuovamente Google Play (se selezionabile) e successivamente procediamo con l’installazione di Google Contacts Sync e Google Calendar Sync.

Adesso non ci resta che installare LocaleMorePro e selezionare la bandiera italiana per tradurre il Google Play Store e tutte le future app installate.

Altri store

Se non vogliamo utilizzare Google Play Store possiamo installare sul nostro device uno store alternativo. Di seguito possiamo trovare la nostra guida ai migliori store alternativi.

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