Cambiare lingua di sistema su MonfyOs

By Monfy-Mate Team

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Come per ogni distribuzione Linux, e sulle Ubuntu ufficiali, derivate o remix che siano, Anche su MonfyOs-Mate il cambio lingua di sistema è semplice e veloce.

Dal Menù Sistema, Preferenze,Personale, cliccate su Supporto lingue…

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si aprirà la finestra di ricerca lingue di sistema, quindi cliccare su “aggiungi/rimuovi lingua” e cercare il linguaggio del vostro paese.

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una volta scaricato il pacchetto lingue dovete spostarlo sopra la lingua attualmente installata (nel nostro caso sopra l’Italiano) dopodichè cliccate su “applica Globalmente”

vi chiederà la password di sistema che nel caso foste in live sarà sempre ubuntero
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tutto fatto, non dovete far altro che riavviare il pc e sarà tutto tradotto…

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LETV LE1 PRO: un anno dopo merita ancora attenzione?

By Gaetano Abatemarco

LETV LE1 PRO - screenshot (1)

Non è la prima volta che vi parliamo di LETV (brand oramai noto in Italia come LeEco) ma ci è capitato per le mani un “vecchio” modello che volevamo portare alla vostra attenzione: LETV LE1 PRO. Questo smartphone nel 2015 era considerato uno dei migliori top di gamma dell’anno e con il passare dei mesi il software è migliorato in alcuni aspetti. Oggi giorno il prezzo è notevolmente sceso e si assista intorno ai 180€: vale la pena dargli ancora una opportunità?

Confezione

La confezione è completamente nera con la scritta LETV nella parte frontale: ciò che sorprende è il contenuto dotato di una piccola chicca. Oltre al caricatore a muro, un adattatore per le prese Italiane e il cavo di ricarica, LETV ha aggiunto un piccolo adattatore microUSB a USB Type-C. A cosa può servire? Beh, semplice: avete una power bank il cui cavo è microUSB mentre il LETV LE1 PRO ha una porta di ricarica Type-C: usate l’adattatore ed il gioco è fatto!

Design ed ergonomia

LETV LE1 PRO (3)

Esteticamente ci troviamo di fronte ad uno smartphone dalle dimensioni generose e neanche molto sottile: 73.8 x 148.4 x 9.4 mm e ben 177 grammi, il tutto in un corpo completamente ricoperto dall’alluminio. Il display è da 5.5” con risoluzione 2K (2560 x 1440 pixel) e tecnologia IPS: molto buoni i colori e la luminosità, si legge bene anche sotto al sole. Le linee estetiche ricordano molto quelle di alcuni HTC: nella parte alta troviamo il jack 3.5 mm e anche il trasmettitore infrarossi (utile per usare applicazioni telecomando), a sinistra invece c’è il bilanciere del volume ed un tasto per il cambio rapido tra i profili audio.

LETV LE1 PRO (10)
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Lato destro dotato di tasto power e carrellino SIM (Micro SIM + Nano SIM, non supporta l’espansione di memoria tramite microSD); in basso speaker di sistema, porta USB Type-C e microfono. Nella parte frontale in alto, invece, troviamo la fotocamera affiancata al sensore di prossimità e luminosità oltre al LED di notifica.

I tasti sono soft-touch ma soffrono di un grave difetto: sono scarsamente retroilluminati.

Hardware

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LETV LE1 Pro è equipaggiato con CPU Qualcomm Snapdragon 810 octa-core a 2 GHz, affiancata da 4 GB di RAM e 64 GB di memoria interna, non espandibile. LETV LE1 Pro è dotato di fotocamera anteriore da 4.0 MP e posteriore da 13.0 MP; la batteria ha una capacità pari a 3000 mAh.

LETV LE1 Pro

LETVLE1 ProSmartphoneScheda Tecnica

Software

Il software è indubbiamente l’aspetto più delicato di questo prodotto. Al primo avvio troverete tante applicazioni e schermate dedicate a prodotti e TV Cinesi: fortunatamente dalle impostazioni dello smartphone potete disattivare queste schermate. Purtroppo la traduzione in Italiano è solo parziale, dunque alcune parti risulteranno tradotte in Inglese, e c’è già il Play Store installato: il merito va sicuramente ai ragazzi di MyEfox.it che ci hanno fornito il prodotto.

Manca l’app drawer, quindi tutte le applicazioni le troverete sulle schermate principali dello smartphone, e non c’è nulla di grave da segnalare a livello di performance.

LETV LE1 PRO - screenshot (1)
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Interessanti alcune gesture: da qualsiasi schermata basta uno swipe verso il basso e si abbasserà la tendina delle notifiche. A differenza di molti altri Android, se abbassate la tendina noterete che mancano i quick toggles: essi sono nella schermata multitasking richiamabile con il pulsante in basso a sinistra, dove troverete anche i tasti per la gestione della musica o il richiamo di alcune funzionalità come screenshot, torcia, controllo remoto, calcolatrice, fotocamera eccetera.

Il tutto è basato su Android 5.0.2 Lollipop con interfaccia EUI.

Multimedia

La fotocamera principale è un sensore da 13.0 MP Sony IMX214 con doppio flash LED e apertura f/2.0; la fotocamera frontale è da 4.0 MP Ultalpixel. L’interfaccia è intuitiva: si può rapidamente cambiare modalità di scatto o accedere alle opzioni. E’ possibile anche registrare video in 4K! La qualità degli scatti è davvero buona soprattutto in condizioni di luminosità accettabili; niente male anche le foto al buio, le quali risultano rumorose ma non tantissimo.

Concludiamo con l’audio: potente anche abbastanza pulito.

Autonomia

La batteria da 3000 mAh non è tantissimo per un display così potente e luminoso: riuscirete ad arrivare all’aperitivo ma attenti perché questo dispositivo non consuma praticamente nulla in stanby ma la batteria tende a scendere vertiginosamente quando il telefono è utilizzato.

Prezzo e conclusioni

Il LETV LE1 PRO aveva un prezzo che si aggirava intorno ai 500€: adesso, dopo un anno, lo si trova a molto meno e di seguito vi abbiamo riportato alcuni store con le migliori offerte (da myEfox.it costa appena 179€).

Sinceramente mi sento di consigliare questo dispositivo solo ad utenti “avanzati” che hanno voglia di cambiare spesso la ROM del telefono, stare dietro agli aggiornamenti e magari masticano un po’ di inglese. Per tutti gli altri… beh, c’è di meglio in giro per quel prezzo!

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Cessa oggi il supporto ad Ubuntu 15.10

By Matteo Gatti

Ubuntu 15.10 Wily Werewolf

In breve: Oggi, 28 Luglio 2016, Canonical ha ufficializzato la cessazione del supporto per Ubuntu 15.10 ( Wily Werewolf).

Non essendo una versione LTS il supporto nel tempo è limitato come ci spiega Adam Conrand: “Ubuntu 15.10 è una non-LTS release e il supporto è limitato a nove mesi che scadono oggi Giovedi’ 28 Luglio

Come probabilmente ricorderete Ubuntu 15.10 fu annunciato il 4 Maggio dell’anno scorso, Mark Shuttleworth scelse come nome in codice “Wily Werewolf” ovvero “licantropo astuto”. La cessazione del supporto implica che Ubuntu 15.10 non riceverà più aggiornamenti di sicurezza e i suoi packages non verranno più aggiornati.

L’upgrade a Xenial Xerus, se prima era solo consigliato, ora diventa quasi ‘obbligato‘: è sempre buona cosa usare un sistema operativo aggiornato. La procedura d’aggiornamento è abbastanza semplice, innanzitutto assicuratevi di avere un backup recente dei vostri dati. Per iniziare aprite “Software & Updates” ->”Updates” e cercate gli aggiornamenti.

Successivamente aprite il terminale e digitate “update-manager”, il quale si aprirà notificandovi la presenza di un update disponibile, dopodichè vi basterà seguire le informazioni a video. Se cio’ non bastasse sul sito dedicato ad Ubuntu è disponibile una guida per l’aggiornamento da 15.10 a 16.04 LTS, la trovate cliccando QUI.

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GoTools: in un’app tutto ciò che serve in Pokémon Go

By Salvo Vosal

Nuovo articolo sulle applicazioni per Pokémon Go che si moltiplicano di pari passo ai giocatori del titolo. Insieme alle applicazioni, ai trucchi e ai servizi radar, si sono moltiplicate in breve le guide su praticamente ogni aspetto del gioco. Palestre, livello dei Pokémon dopo l’evoluzione, uova e tanto altro.

Trovate anche da noi una guida approfondita ed interessante.

Adesso dopo che sono proliferati servizi di ogni genere, e spesso rispettive app, alcuni sviluppatori hanno pensato di realizzare la perfetta applicazione per un allenatore, unendo in una sola le funzioni di diverse app e le guide che possono essere utili.

Gotools per Pokémon GO

E’ il caso di GoTools un’app ancora un poco acerba che sembra essere stata realizzata in fretta e furia. In una unica schermata principale trovate la lista bruta delle funzioni dell’app a cui si potrà accedere cliccando sul tasto open. L’app è solo in inglese e non presenta nessuna parte in italiano.

GoTools - Pokémon Go

Gotools la trovate gratuitamente con annunci pubblicitari sul Play Store.

Questa applicazione permette di:

  • Controllare se i server sono online;
  • Controllare la quantità di CP che un Pokémon guadagna evolvendosi;
  • Avere timer fluttuanti (stile chat head di facebook messenger) che notifica quando un pokestop è nuovamente disponibile nel gioco;
  • Avere la lista delle uova e dei Pokémon che possono uscire;
  • Avere la lista dei livelli con l’esperienza necessaria per raggiungerli e le ricompense una volta raggiunti;
  • Scoprire quanta esperienza si può guadagnare con l’uovo fortunato
  • Controllare quante evoluzioni si possono fare di un Pokémon con le caramelle in vostro possesso;
  • Controllare la tabella dell’efficacia e delle debolezze dei tipi per combattere al meglio nelle palestre;
  • Controllare il Pokedex con tutte le informazioni sui Pokémon;
  • Controllare la mappa dei pokestop e palestre aggiornata dalla comunità di giocatori;
  • Verifica a quali, dove e quando scapperanno i Pokémon intorno a te con PokeVision e Pokeradar (vi abbiamo già parlato di questi due servizi)
  • Controlla la massima salute raggiungibile e i massimi CP di un Pokémon;

Gli sviluppatori ci tengono a sottolineare che i malfunzionamenti del radar sono dovuti ai server del servizio Pokevision che spesso entrano in crisi. Per il resto sembrano intenzionati a migliorare la propria app, speriamo vivamente riescano a farle fare ulteriori passi avanti.

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Ubuntu 16.10, arriva la Alpha 2 per Lubuntu, MATE e Kylin

By Jessica Lambiase

Esattamente in linea con la release schedule dichiarata, gli sviluppatori delle varie community hanno rilasciato le ISO di alcuni flavor del ramo Yakkety Yak in versione alpha 2!

Anche questa volta a partecipare non è l’intera squadra *buntu: vedono oggi la luce soltanto Ubuntu MATE 16.10 Alpha 2, Lubuntu 16.10 Alpha 2 e Ubuntu Kylin 16.10 Alpha 2.

Anche stavolta le novità non sono tantissime: si tratta più che altro di aggiornamenti minori su pacchetti e core e correzioni. Tutte e tre le distribuzioni sono ancora accomunate dal kernel Linux 4.4; scendendo invece nei dettagli, ecco le novità introdotte fino ad ora dal team di sviluppo:

  • Ubuntu MATE 16.10 Alpha 2: a farla da padrone è l’introduzione di un menu HUD in stile Unity 7 che permette di utilizzare opzioni di menu direttamente digitandole a tastiera; questo è disattivato di default, può essere attivato usando MATE Tweak e richiamato con la combinazione di tasti ALT+Ctrl+T. Vanno menzionati gli aggiornamenti per MATE Tweak, MATE Dock Applet e Ubuntu MATE Welcome ed il ritorno del gestore webcam Cheese.
  • Lubuntu 16.10 Alpha 2: bugfix e piccole modifiche al core del sistema operativo anche per il secondo rilascio Alpha di Lubuntu; nulla di fatto per LXQt, ancora in sviluppo, dunque il desktop predefinito è ancora LXDE;
  • Ubuntu Kylin 16.10 Alpha 2: sono stati risolti alcuni bug relativi alla localizzazione ed alla lingua.

Ricordando che i rilasci Alpha 2 sono pensati per il solo testing ed assolutamente sconsigliati per gli ambienti di produzione, chiunque volesse iniziare a provare le nuove distribuzioni potrà farlo scaricando le ISO ai link presenti in basso:

DOWNLOAD | Ubuntu MATE 16.10 Alpha 2

DOWNLOAD | Lubuntu 16.10 Alpha 2

DOWNLOAD | Ubuntu Kylin 16.10 Alpha 2

Secondo la release schedule, la Beta 1 dei flavor è prevista per il prossimo 25 agosto 2016.

Per quanto riguarda Ubuntu 16.10 Yakkety Yak, per cui è previsto il solo rilascio intermedio Beta, sarà possibile seguire lo sviluppo tramite le immagini daily, così come – almeno per il momento – restano disponibili le sole immagini daily anche per Ubuntu GNOME 16.10, Kubuntu 16.10, Ubuntu GNOME 16.10 e Xubuntu 16.10.

Ricordiamo che anche tali immagini vanno usate esclusivamente per scopi di testing, in quanto instabili e soggette a bug.

DOWNLOAD | Ubuntu 16.10 Yakkety Yak – Daily

DOWNLOAD | Kubuntu 16.10 Yakkety Yak – Daily

DOWNLOAD | Ubuntu 16.10 Yakkety Yak – Daily

DOWNLOAD | Xubuntu 16.10 Yakkety Yak – Daily

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Bloccare chiamate anonime su Android: guida completa

By Giuseppe F. Testa

Le chiamate con il numero di telefono camuffato (chiamate anonime) sono la tipologia di chiamata più antipatica che possiamo ricevere come utenti telefonici. Riceviamo una chiamata da un numero di cui non sappiamo nulla, e dobbiamo solo scegliere se rispondere o meno (molti stalker utilizzano la tecnica delle chiamate anonime per molestare la vittima). Se non ne possiamo più di chiamate anonime sul vostro smartphone Android basterà seguire alla lettera questa nostra guida, dove con un’app gratuita potremo bloccare le chiamate senza numero. Per bloccare chiamate anonime su Android non è richiesto root e non dovremo cambiare le nostre abitudini.

Se siete tormentati dalle chiamate dei call-center vi rimando alla nostra guida dedicata.

Bloccare chiamate anonime su Android

Installiamo sul nostro dispositivo Android l’app Dovrei rispondere?, già nota ai fan di Chimera Revo come l’app in grado di salvarci dalle chiamate dei call-center.

Basterà installare l’app e portarsi nel menu Bloccando.

Numeri nascosti

Nel menu basterà attivare il filtro Numeri nascosti nella sezione Bloccare le chiamate IN ARRIVO da. L’app, che rimarrà attiva in memoria e nella barra delle notifiche, bloccherà qualsiasi chiamata con l’anonimo il nostro smartphone riceverà.

Di default l’app ci notificherà comunque la chiamata o le chiamate bloccate tramite filtri (senza squillare, solo con la notifica a schermo). Se vogliamo rimuovere del tutto le notifiche per le chiamate bloccate (incluse quelle anonime) basterà rimuovere la spunta alla voce indicata nell’immagine in basso (menu Bloccando).

Notifica chiamate bloccate

Ci siamo liberati finalmente delle chiamate anonime! Ovviamente possiamo in qualsiasi momento allargare il raggio d’azione dell’app includendo i filtri per bloccare le chiamate da numeri valutati negativamente dalla community del servizio, in particolare numeri di call-center, teleselling e numeri per trading telefonico.

Link download

Possiamo scaricare Dovrei Rispondere? direttamente dal Google Play Store. L’app è gratuita ed è compatibile con tutte le versioni di Android dalla 2.3 in su.

DOWNLOAD | Dovrei Rispondere?

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Rinominare e ridimensionare più immagini con FastStone Photo Resizer

By Jessica Lambiase

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Vi siete mai ritrovati nella scomoda situazione di aver scaricato dalla vostra fotocamera le foto della vacanza e di esservi resi conto che, in termini di dimensioni, sono davvero enormi e tutt’altro che pronte per essere condivise?

Avreste mai voluto prendere un gruppo di immagini sullo stesso tema e dargli nomi differenti da PIC12345 per capire immediatamente a cosa si riferiscono, rinominandole tutte insieme?

Per far ciò, ovvero rinominare e ridimensionare più immagini contemporaneamente (in gergo in modalità Batch) esistono diversi programmi.

La nostra attenzione, almeno per quanto riguarda il sistema operativo Windows, è ricaduta su FastStone Photo Resizer. Questo per tre motivi principali:

  • è completamente gratuito (niente annunci, niente spyware, niente bundle) per utilizzo non commerciale;
  • è ricco di funzionalità;
  • è disponibile anche in versione portable.

Vediamo dunque come rinominare e ridimensionare più immagini contemporaneamente con FastStone Photo Resizer!

Rinominare e ridimensionare più immagini con FastStone Photo Resizer

La prima cosa da fare è scaricare il programma dal sito web dedicato. A tal proposito va segnalata anche la presenza della versione portable che non richiede installazione.

DOWNLOAD | FastStone Photo Resizer

Una volta installato il programma (o estratta la cartella, se state usando la versione portable) eseguitelo. Vi ritroverete con una finestra simile a questa:

Le due schede, Batch Convert e Batch Rename, servono rispettivamente a ridimensionare e rinominare in blocco i file.

Partiamo dalla conversione: il pannello a sinistra vi servirà per selezionare la cartella in cui sono memorizzate le foto da modificare. Per far sì che le foto vengano elaborate dovrete spostarle nel pannello a destra.

Potrete spostare una sola o tutte le immagini contenute nella cartella trascinandole (o usando i tasti Add e Add All). Potrete anche ridimensionare immagini in percorsi diversi.

Una volta scelte le immagini bisognerà definire i parametri di ridimensionamento. Potrete agire sul formato e convertire immagini in jpeg, bmp, png e quant’altro selezionandolo dalla tendina “Output format”. Potrete raffinare ulteriormente il tipo di compressione scelta (in base al formato) cliccando su Settings.

Inserite in Output folder la cartella in cui volete siano salvati i file compressi.

Ora, se oltre a cambiare formato volete ritagliare, aggiungere del testo, scalare, cambiare i colori, aggiungere bordi o watermark a tutte le immagini della lista dovrete mettere un segno di spunta su “Use advanced options” e fare click su “Advanced options”.

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Dalla finestra che vi compare recatevi sulla scheda relativa all’opzione che volete abilitare (potrete abilitarne più di una contemporaneamente), attivate l’opzione con un segno di spunta ed impostate le modifiche desiderate.

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Al termine cliccate su “Ok”, date un controllo finale alle opzioni inserite e, per avviare la conversione, cliccate su convert. Finito il processo vi sarà mostrata una finestra riepilogativa con lo stato della conversione e l’eventuale spazio risparmiato.

Per quanto riguarda la ridenominazione dei file le voci sono molto simili: dalla finestra principale spostatevi sulla scheda Batch Rename.

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Potrete aggiungere una o più immagini da rinominare in blocco col medesimo procedimento illustrato in precedenza. Potremo definire le varie impostazioni usando la parte in basso a destra della finestra:

filename

Lasciando il segno di spunta su Filename Template i file saranno rinominati secondo le direttive da noi impartite. Potrete definire lo schema con cui rinominare i file in blocco nel campo “Template”.

Come è semplice intuire è possibile usare anche le wildcard illustrate in basso per aggiungere, ad esempio:

  • una numerazione progressiva (#);
  • il nome del file originale (*);
  • $P: il nome della cartella;
  • $Y, $M, $D, $H, $N, $S: informazioni su data e ora.

Se invece sposterete il segno di spunta su Search e Replace, potrete sostituire parole o caratteri contenuti nei nomi originali dei file con altre parole o caratteri che definirete voi, sino a quattro direttive per ogni processo.

search-replace

Una volta definite le impostazioni del caso non dovrete far altro che cliccare su Rename per rinominare in blocco tutti i file selezionati.

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Rilasciato il Kernel Linux 4.6.5

By Matteo Gatti

linux_distros kernel linux 4.6.5

In breve: Ieri, 27 Luglio 2016, Greg Kroah-Hartman ha annunciato la disponibilità della quinta Maintenance update per il kernel Linux 4.6, invitando gli utenti ad aggiornare il prima possibile.

Il kernel Linux 4.6.5 non è il più recente, come saprete Torvalds ha da poco annunciato la disponibilità del kernel Linux 4.7. Sicuramente è un kernel molto più stabile del 4.7 che è stato rilasciato da pochi giorni. Con questo aggiornamento gli sviluppatori si sono dati da fare ben 220 sono i file che hanno subito modifiche per un totale di 2752 modifiche tra inserimenti (1754) e cancellazioni (998).

Tra le novità troviamo l’aggiornamento dei driver, in particolare quelli per ATA, crypto, EDAC, External Connector Class (extcon), general-purpose input/output (GPIO), GPU (Nouveau, ma anche AMDGPU, AMDKFD, Powerplay, Atmel HLCDC, Intel i915, mgag200, e vmwgfx), HID, iiO, hwmon, InfiniBand, IOMMU, MTD, PCI, SCSI, TTY, USB, e, infine, Xen.

E’ stato inoltre migliorato il supporto per ARM, ARM64 (AArch64), MIPS, PowerPC (PPC), s390, e più in generale per le architetture x86, i devs hanno lavorato anche su Btrfs, CIFS, NFS, e l’OverlayFS. Aggiornati infine il networking stack e il sound stack e sono stati introdotti fix per il protocollo IPv6. Aggiornati anche il packet scheduler, SunRPC protocol, e i driver audio HDA di Intel.

Se state usando un sistema operatio GNU/Linux con a bordo il kernel 4.6.x siete invitati ad aggiornare il vostro sistema alla versione 4.6.5 non appena essa giungerà nei repo ufficiali della vostra distribuzione. Trovate i sorgenti, come sempre, su kernel.org.

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Test ADSL: controllare la velocità di rete

By Giuseppe F. Testa

controllare la velocità di rete

Se la nostra connessione rallenta improvvisamente e il browser impiega molto più tempo a caricare le pagine è opportuno effettuare un test della propria linea ADSL per controllare la velocità di rete offerta dal nostro operatore.

Tra tutti i siti dedicati alla misurazione della velocità di rete vi proponiamo il migliore sito, tra tutti quelli testati, che vi permetterà di sapere con buona precisione le prestazioni della vostra connessione sia essa una linea fissa (ADSL, ISDN, fibra ottica etc) sia essa una conessione mobile (UMTS, HSUPA, HSDPA, HSPA, LTE etc).

Il sito in questione è SpeedTest.net, molto famoso tra gli internauti.

NOTA BENE: il sito richiede Flash Player per funzionare, altrimenti potrete utilizzare la versione beta, leggermente differente in estetica ma perfettamente equivalente in risultati, funzionante in HTML5.

LINK | SpeedTest.net

LINK | SpeedTest.net beta

Il servizio è semplice e intuitivo da utilizzare: tramite una cartina geografica stilizzata permette di selezionare il server su cui effettuare il test.

Per avere un test preciso potete scegliere quello più vicino al luogo in cui vi trovate (per avere un metro di paragone è consigliabile fare sempre almeno un test sui server di Roma, meglio ancora se se selezioniamo “Telecom Italia S.p.a”).

La scelta del server comunque è di per sé superflua se volete effettuare un test al volo: vi basterà premere su Inizia test e il sito sceglierà automaticamente il miglior server nei paraggi ed effettuerà i test.

Dopo qualche minuto il test sarà terminato ed una schermata riassuntiva vi fornirà tutti i dati necessari

Nello specifico abbiamo:

  • Ping: misura il tempo, espresso in millisecondi, impiegato da uno o più pacchetti a raggiungere un altro computer o server in rete (sia essa Internet o LAN) ed a ritornare indietro all’origine; valori bassi indicano buona connessione (intorno ai 60 ms per le linee ADSL standard italiane);
  • Velocità di download: la velocità massima con la quale si possono scaricare pacchetti; di norma dovrebbe avvicinarsi al massimo consentito dal nostro contratto ADSL, ma in media sono buoni valori fino a 2 Mega inferiori rispetto al massimo consentito (Contratto da 10 Mega e 8 Mega effettivi non è male);
  • Velocità di upload: la velocità massima con la quale si possono inviare pacchetti; la definizione stessa di A(Asymmetric)DSL indica che questo valore sarà sempre più basso del valore di Download, ma un valore intorno ai 1 Mega è ottimo;

Una volta finito il test potete condividere il risultato anche ai vostri amici, non dovrete far altro che cliccare su Condividi Questo Risultato; questo vi permetterà di ottenere il link dimostrante le prestazioni della vostra connessione, pronto per essere condiviso su Facebook o su Twitter

Nell’analizzare il risultato ricordate che la velocità di rete può dipendere da molti fattori, prima di tutto dalla bontà dei doppini che servono la vostra linea, la distanza dalla centrale, assenza di guasti o malfunzionamenti, dallo stato della vostra linea telefonica di casa, dalla presenza o meno di filtri ADSL danneggiati, download P2P attivi da altre postazioni, interferenze sulle frequenze wireless del nostro router, la presenza o assenza di virus o di programmi aperti durante il test.

Cercate se possibile di eliminare almeno alcuni di questi intoppi per ottenere test precisi.

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Ecco Red Hat JBoss Data Grid 7, piattaforma per l’analisi in tempo reale dei dati

By Marco Giannini


Ecco Red Hat JBoss Data Grid 7, piattaforma per l’analisi in tempo reale dei dati
Il principale data store in-memory eroga dati più velocemente per una continua ottimizzazione del business

Milano, 28 luglio 2016 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, annuncia la disponibilità di Red Hat JBoss Data Grid 7. La versione più recente della principale tecnologia Red Hat di data management in-memory – che può essere utilizzata come cache distribuita. database NoSQL o broker di eventi – porta una serie di miglioramenti pensati per aiutare le organizzazioni a generare informazioni utili per una continua ottimizzazione del business attraverso un’analisi in tempo reale dei dati, contribuendo a raggiungere livelli più elevati di agilità e competitività.
Nell’attuale mondo digitale, le opportunità di ingaggio con i clienti possono essere fugaci. E le organizzazioni che non riescono a riconoscerle velocemente e a rispondere in modo adeguato rischiano di perdere clienti e fatturato a vantaggio dei loro concorrenti. Questo possibile vantaggio competitivo deriva dalla capacità di raccogliere, analizzare e agire sulla base dei dati nel momento in cui vengono generati, durante l’interazione con il cliente, e la velocità necessaria a cogliere queste opportunità di business può essere ottenuta solamente tramite in-memory computing.
Definito come leader nel report The Forrester Wave: In-Memory Data Grids, Q3 2015, JBoss Data Grid combina elevate prestazioni con ampiezza di scala e flessibilità di livello enterprise, offrendo ai clienti uno strumento potente in grado di erogare i dati nel momento in cui sono necessari per un’analisi in tempo reale.
JBoss Data Grid 7 risponde alla necessità di una più veloce elaborazione dei dati e di applicazioni più responsive, introducendo una nuova integrazione con Apache Spark, un framework open source per lo sviluppo di applicazioni data-intensive. Spark processa i dati in modalità in-memory e, se abbinato a un data store in-memory come JBoss Data Grid, aiuta a eliminare i classici colli di bottiglia. JBoss Data Grid è anche completamente supportato come sorgente di dati Hadoop-compliant. Il supporto a Hadoop InputFormat e OutputFormat consente l’utilizzo di molti tool di analisi che si integrano con il formato I/O di Hadoop.
Ulteriori miglioramenti portati a JBoss Data Grid 7 comprendono attività semplificate di elaborazione distribuita basate su API di Java 8, esecuzione degli script e dei task remoti, maggior supporto linguistico ed altri progressi in tema di facilità di uso e di amministrazione.
Con le sue caratteristiche di velocità, scala e disponibilità elevata, JBoss Data Grid è la piattaforma dati ideale per completare JBoss Enterprise Application Platform, la piattaforma applicativa open source, compatibile con Java EE 7 e leader di mercato, firmata Red Hat, ed aiutare le organizzazioni a ridurre o eliminare colli di bottiglia legati ai dati.
“Per molte organizzazioni oggi, la prima sfida legata ai Big Data che si trovano ad affrontare non è più il volume dello storage, ma piuttosto la velocità con cui sono in grado di elaborare questi dati”, spiega Mike Piech, vice president and general manager Middleware, di Red Hat. “Abbinato a un motore di data processing in-memory come Spark, JBoss Data Grid può essere usato come piattaforma per un’analisi dei dati in tempo reale, consentendo così un coinvolgimento più veloce ed efficace dei clienti.”
“La crescente accettazione di cloud computing e mobile permette a manager, dipendenti, partner e clienti di essere sempre collegati e d i avare la possibilità di accedere alle informazioni e di comunicare. Questo ecosistema aperto e always-on richiede un accesso in tempo reale a dati verificati. Per questo, gli architetti devono affrontare nuovi e complessi requisiti per utenti, applicazioni e processi, relativi alla disponibilità dei dati di business. Ogni collo di bottiglia in questa rete digitale può portare a perdite di fatturato nell’ordine dei milioni, a causa di mancate opportunità di vendita, abbandono da parte dei clienti, inefficacia delle supply chain e scarsa informazione a supporto delle decisioni strategiche”, riporta il report Your Business Is Only As Fast As Your Data, Marzo 2016, di Forrester