Il Ministero della Difesa non rischia nulla grazie all’aiuto di LibreItalia

By Marco Giannini Questo pomeriggio, durante una delle mie solite navigate post caffè, mi sono imbattuto in questo [Quanto risparmia e cosa rischia l’Esercito scegliendo LibreOffice] articolo di Wired dove l’autore fa alcune considerazioni sul passaggio a LibreOffice del Ministero della Difesa.

Dopo aver letto l’articolo a me, e penso anche a molti di voi, è salito l’embolo per via di alcune informazioni date che sono alquanto di parte. Ma andiamo con ordine rispondendo a tutti i punti critici citati.

“Open” non è sempre “bene”

L’autore dell’articolo sostiene che ci sono programmi open source migliori di programmi commerciali, ma ce ne sono anche di ben peggiori.
Qui fa la classica scoperta dell’acqua calda. Un qualsiasi utente avanzato, specie se lavora nel settore dell’informatica, è pienamente consapevole di questo. Volete un esempio sensato? Ci sono CAD liberi che non hanno la stessa semplicità d’uso e funzionalità avanzate di un prodotto commerciale, e ci mancherebbe altro visto che molti di questi programmi, che spesso sono di nicchia e vengono usati solo da professionisti del settore, sono sviluppati da anni da team di programmatori esperti che si dedicano solo a quel specifico settore. Le controparti open source sono invece spesso portate avanti da utenti che sviluppano software in modo amatoriale da soli o in compagnia di altri utenti. Fin qui, se facciamo un discorso sui CAD, posso capire la critica.
Nell’articolo originale però il metro di paragone che viene usato è quello dei software di fotoritocco citando il solito esempio GIMP Vs Photoshop asserendo che GIMP non riesce nemmeno lontanamente ad eguagliare Photoshop in interfaccia (l’interfaccia?, seriously??) e funzionalità. Questa affermazione può essere facilmente smentita dal fatto che ci sono professionisti di alto livello che utilizzano GIMP e altri software open source per realizzare opere di elevata qualità come ad esempio gli autori di Weybec Studio, ma il mondo è pieno di professionisti che usano abitualmente GIMP per i loro lavori. Al massimo, se si voleva fare una critica si poteva obiettare che GIMP, per motivi legali, non supporta il Pantone.
Ma tutti questi discorsi riguardano comunque nicchie di utenti professionali, l’utente domestico che vuole ritoccare qualche foto ha davvero la necessità di comprare una licenza commerciale di Photoshop o magari, peggio ancora, craccarla?

“Meglio” non è sempre “meglio”

Qui si cade nel luogo comune. L’esperienza utente che offre un desktop environment moderno è compatibile con l’uso di tutti i giorni, Nel mio piccolo ho messo davanti a utenti comuni (con magari difficoltà anche nell’usare Windows) diversi ambienti desktop senza vedere crisi isteriche nelle cavie.
Oltre a questo ci tengo a sottolineare che il mio nipotino si muove tranquillamente su tutti i desktop environment con cui entra in contatto; sarà un genio lui o è semplicemente il fatto che l’interfaccia grafica e l’usabilità sono solo questione di approccio iniziale?
Se poi vogliamo citare il discorso gestione del sistema, aggiornamenti, stampa, navigazione etc, be a Linux non manca nulla, sono operazioni semplici con qualsiasi distribuzione commerciale e con qualsiasi desktop environment.
Le uniche problematiche a cui un utente non smaliziato può andare incontro è nell’installazione da zero del sistema operativo o nel ripristino dello stesso, ma quello accade anche ad utenti Windows e macOS, i negozi di informatica campano su questo.

Supporto

Qui l’autore ammette che esistono società che offrono supporto professionale su software open source, infatti ci sono big come Red Hat, SUSE e Canonical che fanno i big money fornendo supporto su software open source. Il problema nasce dopo quando l’autore, proseguendo nel discorso dice una infrastruttura critica non può e non deve basarsi solo sul supporto da parte di “volontari”. Ecco, qui mi fa pensare che non si sia informato su come avverrà la migrazione del Ministero della Difesa. Leggiamo assieme dal sito di LibreItalia:

In base all’accordo sottoscritto lo scorso 15 settembre, LibreItalia organizzerà un primo corso gratuito di formazione dei formatori, finalizzato a creare un nucleo di docenti in grado di formare i colleghi e supportare così, senza costi aggiuntivi, l’adozione di LibreOffice come programma di produttività individuale.
I docenti volontari di LibreItalia impegnati in questa prima attività sono Certified Trainer LibreOffice e hanno una lunga esperienza nell’ambito delle migrazioni. Il loro obiettivo è quello di guidare una squadra di 25 formatori professionisti del Ministero della Difesa nell’apprendimento delle funzioni di LibreOffice, da ritrasferire – secondo un modello di formazione a cascata – prima ad altri formatori interni, e poi agli utenti.

e prosegue con

Parallelamente a questa attività in aula, Ministero della Difesa e Associazione LibreItalia stanno lavorando alla realizzazione di un percorso di e-learning su LibreOffice, che verrà rilasciato con licenza Creative Commons per il riutilizzo da parte della comunità. Il percorso di formazione è finalizzato anche al superamento degli esami per la nuova ECDL, Patente Europea del Computer.
La formazione nei progetti di migrazione rappresenta, insieme alla comunicazione del progetto, uno dei punti cardine nel protocollo elaborato da The Document Foundation e adottato dal Ministero della Difesa. La formazione dei formatori interni consente un importante risparmio di risorse, che si va ad aggiungere a quello legato alla riduzione del costo delle licenze software.

In pratica si farà una cosa ancora migliore rispetto al mero supporto esternalizzato che tanto va di moda in questi anni. LibreItalia forma direttamente una squadra di 25 formatori professionisti interni al Ministero della Difesa. Parallelamente offre anche un percorso di e-learning su LibreOffice. Si forma dunque personale certificato internamente al Ministero e si forniscono strumenti e formazione a tutti gli altri utilizzatori finali. Cosa volete di più? Questo non toglie che, in caso di problemi specifici, la Difesa possa avvalersi di ulteriori consulenze.

Problemi hardware

Anche qui si fa un discorso generico sulla situazione supporto hardware. Innanzitutto bisogna specificare che per quanti riguarda schede video, schede di rete, wi-fi e stampanti al 90% il supporto hardware è fornito dalle stesse aziende. I driver Nvidia e AMD vengono realizzati dagli stessi programmatori, pagati dalle rispettive aziende, che si occupano di realizzare i driver per Windows quindi non vedo da cosa possa derivare l’asserzione “i driver dei software commerciali più importanti sono scritti meglio e con maggior professionalità” che l’autore fa. Oltretutto i driver servono a far funzionare le periferiche, mica il software.
Nel caso specifico se devo stampare un documento con LibreOffice su Windows cosa capperò centra il driver della stampante?

Garanzia

Anche in questo caso si parla del nulla. A quali garanzie ci si riferisce? Dove un software commerciale tutela l’utente? Per sua natura il software commerciale tende a tutelare il suo di investimento, non quello dell’utente, che invece si trova costretto a fidelizzarsi con il produttore del software. In questi ultimi anni vanno di moda gli abbonamenti a software commerciali che costringono l’utente a pagare una costo fisso ogni anno per poter avere il software sempre aggiornato.
Con il software open source e libero questo non c’è, le varie versioni sono fornite gratuitamente. Nel caso specifico di LibreOffice esiste poi una versione del programma chiamata LibreOffice Still raccomandata per l’uso professionale e che offre maggiore stabilità e sicurezza essendo sottoposta a più revisioni. Di cosa stiamo dunque parlando?
Oltre a questo c’è sempre da tenere in conto che LibreOffice ha un elenco di partner certificati che possono essere contattati per avere maggiore supporto.

Costi

Qui c’è da fare un distinguo ma anche una critica ad alcuni utenti entusiasti che sbandierano sempre il risparmio senza soffermarsi sui numeri. Quello che l’autore dell’articolo dice è vero, solo che anche in questo caso aggiunge alcune paroline che non sono vere per assoluto. L’autore dice testualmente “Viste le considerazioni precedenti, è giusto rivalutare il concetto di “risparmio” ottenibile con software open source. Non che non ci ci sia, intendiamoci: non è sempre vero che c’è.”
Il risparmio invece c’è sempre se la migrazione è fatta con i giusti criteri. C’è il risparmio nel costo delle licenze, c’è il risparmio sul costo dei contratti di assistenza, c’è il risparmio nel rimandare l’acquisto di nuove macchine per far girare il software nuovo (chi usa i CAD sa a cosa mi riferisco visto che ogni versione dei CAD commerciali aumenta l’asticella delle risorse hardware), c’è il risparmio sulle ore di lavoro (perché nelle migrazioni fatte come si deve, ed è questo il caso della migrazione del Ministero della Difesa, si formano gli utenti finali che non sono più lasciati a se stessi). Se volete quale esempio sul risparmio con migrazioni fatte come si deve potete dare una lettura a questi articoli:

e potrei continuare, basta cercare nel blog Pubblica Amministrazione e vedere i vari esempi, fra i quali alcuni già sperimentati in Italia.
I costi si possono abbattere basta volerlo, seguire un progetto da portare avanti in più anni e affidarsi a professionisti in grado di aiutare gli enti affinché la migrazione sia compiuta nel modo corretto.

*PDF*: Ecco il manuale all’uso completo di Xiaomi Mi Wi-Fi Mini Router!

By Salvo Cirmi (Tux1)

Vi ricordate del piccolo ma potente Router di Xiaomi? E come dimenticarlo, ho anche una review in proposito. Dopo aver smanettato un po’ con le ostiche interfacce di configurazione del Router, mi sono reso conto che il Cinese/Giapponese/Mandarino non soddisfaceva per nulla le mie esigenze.

Per questo motivo, ho creato appositamente per voi, cari utenti che ci seguite, una bella guida in .PDF all’uso di Xiaomi Mi Wi-Fi Mini Router, tutta da gustare, con screen con traduzioni italiane impresse delle diverse interfacce, guida all’uso dell’app per Android di gestione del Router e una guida su come usare il client Samba/FTP su Linux, particolarmente su Distro Debian-Based (non è favoritismo, solo “momentismo”, l’unica distro a disposizione al momento della scrittura XD).

Download!

Eccovi il Download del manuale completo all’uso, in PDF, di Xiaomi Mi Wi-Fi Router!

OnHub: il Router di Google con 13 antenne e Gentoo Linux!

By Salvo Cirmi (Tux1)

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Anche Google, inaspettatamente, comincia a produrre prodotti suoi da finire direttamente nelle case delle persone. E, tanto per “cambiare”, ecco che presenta un suo Router, dalla forma interessante e dal nome OnHub. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Il Router in questione supporta i vari prodotti Google come Zigbee, ZWave ecc. E’ nato sicuramente per essere il router del futuro, avendo integrato il sistema operativo Brillo (derivato da Android, basato su Gentoo e dedicato all’internet delle cose) e sarà in grado di dare diverse priorità agli utenti collegati. Avrà anche costanti aggiornamenti software.

Il Router, prodotto da TP-Link, ormai famoso e affidabile produttore cinese di prodotti per il networking, avrà anche la capacità di registrare e inviare, tramite semplice app per smartphone, cronologia di navigazione degli utenti, scambiare file con Bluetooth, memorizzare fino a 4GB di contenuti grazie ad un’apposita memoria interna e la possibilità di regolare la luce.

Inoltre, come se non bastasse, il Router contiene ben 13 antenne (6 da 2.4 GHZ, 6 da 5 GHz e una per gestire le connessioni in entrata al meglio). Il prezzo? Circa 180€. Non pochissimo. Potete trovare info sulla pagina ufficiale.

Usare al meglio il menu Start di Windows 10

By Jessica Lambiase

Quando il tasto ed il menu Start furono rimossi – si pensava definitivamente – in Windows 8, furono tanti ad urlare alla disgrazia, richiedendo a suon di critiche ed imprecazioni il loro ritorno.

Ritorno che, puntualmente, arrivò con il correttivo (e non soltanto in termini di prestazioni!) Windows 8.1, almeno per il tasto – poco più di una scorciatoia per accedere alla Start Screen ma dotata di utile menu contestuale (come vedremo in seguito quest’ultimo resterà anche per Windows 10).

Con Windows 10 le cose sono cambiate, ed il menu Start è tornato per restare con un compromesso che definire ottimo è quasi riduttivo: sebbene la versione tablet sia rimasta piuttosto simile alla Start Screen di Windows 8.1, la versione desktop del menu Start unisce la praticità della sua versione “classica” e la versatilità della nuova interfaccia di Windows 10.

Il menu Start infatti non è soltanto un contenitore di scorciatoie per accedere alle proprie applicazioni ma un vero e proprio punto d’inizio per gestire il proprio sistema!

In questa guida vedremo come usare al meglio il menu Start di Windows 10 a vantaggio di maggior velocità e produttività.

Usare al meglio il menu Start di Windows 10

La ricerca

Non c’è bisogno di utilizzare il tasto o la barra apposite per eseguire una ricerca all’interno del sistema (o con Cortana, se questa è attiva): basta semplicemente aprire il menu Start ed iniziare a digitarne la chiave. Trucchetto particolarmente utile per chi opera da tastiera: è infatti sufficiente premere il tasto Start ed iniziare a scrivere senza passare per il mouse!

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Tile (e Live Tile)

Dal meteo all’email, alla raccolta foto passando per le notizie o per qualsiasi programma installato sul sistema, il menu Start può mostrare dei quadratini o quadratoni – tali Live Tile – che si aggiornano automaticamente per mostrare le informazioni più aggiornate relative all’app a cui si riferiscono.

Aggiungendo al menu Start l’app Notizie, ad esempio, visualizzerete un’anteprima dell’ultima notizia pubblicata, così come aggiungendovi l’app Meteo visualizzerete le condizioni attuali relative alla vostra posizione. Inoltre potrete creare gruppi di Tile a vostro piacere, per tenere il menu ancora più ordinato.

Allo stesso modo potrete aggiungere al menu Start (ed eventualmente raggruppare) anche app che non dispongono di Live Tile da raggiungere semplicemente in un solo click.

Per aggiungere un’app non dovrete far altro che cercarla in Start > Tutte le app, cliccare destro (o fare tap lungo) su di essa e selezionare Aggiungi a Start.

aggiungi-app

Potrete in qualsiasi momento ingrandire, rimpicciolire o eliminare la tile (o anche disattivare l’animazione, se si tratta di live tile) relativa ad un’app semplicemente facendo click destro/tap lungo su di essa all’interno del menu Start.

rimuovi-start

Potrete inoltre spostare una tile da un gruppo all’altro semplicemente trascinandola ed assegnare un nome al gruppo spostando il mouse su un punto vuoto dello Start immediatamente sopra il gruppo di app e cliccando, quando apparirà, sulla dicitura “Assegna un nome al gruppo”.

nome-gruppo

Disinstallare un’app

Niente di più semplice: basta aprire il menu Start, fare click destro/tap lungo sulla tile relativa all’app da disinstallare e selezionare Disinstalla (voce che ovviamente non compare per le app di sistema). Allo stesso modo è possibile disinstallare rapidamente un’applicazione anche dalla sezione “Tutte le app” del menu Start.

disinstalla

Aprire rapidamente il pannello di controllo, il prompt dei comandi e altro

Avete mai provato a fare click destro o tap lungo sul tasto Start? Farlo vi riserverà una piacevole sorpresa: da lì è possibile accedere rapidamente a diverse funzionalità, tra cui la ricerca, il pannello di controllo classico, la gestione di disco e dispositivo, il prompt dei comandi (con e senza privilegi di amministrazione) e, dulcis in fundo, al menu per spegnere, sospendere, riavviare o disconnettere il sistema.

menu Start di Windows 10 - Menu Contestuale

Personalizzare il menu Start

Come avete visto il menu Start può essere sfruttato su diversi frangenti, ed è proprio per questo che Microsoft gli ha dedicato un pannello apposito tra le impostazioni per renderlo ancor più funzionale. Accedervi è semplice: basterà recarsi in Start > Impostazioni > Personalizzazione > Start.

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Come si vede dall’immagine in alto, questo pannello permette di raffinare ulteriormente il comportamento del menu grazie ad una serie di interruttori che vi descriviamo di seguito:

  • mostra più riquadri: permette di “allargare” il menu Start e mostrare un’ulteriore riga di tile;
  • mostra occasionalmente suggerimenti in Start: mostra le app che Microsoft ritiene adatte per l’utente in base alle sue preferenze (si, praticamente pubblicità);
  • mostra le app aggiunte di recente: mostra una sezione contenente le app installate per ultime;
  • usa modalità a schermo intero: permette di attivare o disattivare la modalità tablet del menu Start (ovvero la visualizzazione a tutto shcermo);
  • mostra gli elementi aperti di rcecente in Jump List in Start o nella barra delle applicazioni: se l’app lo permette, mostra in corrispondenza della tile (o dell’icona sulla barra delle applicazioni) una lista dei file aperti di recente tramite essa.
Start - Modalità a schermo interoStart – Modalità a schermo intero

Infine, cliccando sul link Scegli le cartelle da visualizzare in Start sarà possibile mostrare o nascondere dal menu diverse cartelle o funzionalità di sistema, ovvero:

  • Esplora File (Explorer);
  • il pannello Impostazioni;
  • Documenti;
  • Download;
  • Musica;
  • Immagini;
  • Video;
  • Gruppo Home;
  • Rete;
  • Cartella personale.

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TeachApp: lezioni private e doposcuola si cercano con un’app

By Giuseppe F. Testa

TeachApp Lezioni Private - App Android su Google Play

Il periodo estivo non offre riposo a tutti gli studenti: c’è ancora la sessione estiva degli esami universitari e molti studenti vengono rimandati in molte materie a settembre, dovendo provvedere al recupero in tempi brevi. Se siete tra quelli in difficoltà con l’apprendimento di una o più materie, cercate lezioni private o siete dei laureati in grado di offrire lezioni a chiunque fosse interessato vi piacerà sapere che esiste un’app per Android e iOS che funge da “bacheca” per chi cerca lezioni private (doposcuola per gli studenti giovanissimi) o vuole offrire lezioni in base alla proprie conoscenze e abilità. Vi presentiamo TeachApp, l’app bacheca per annunci sulle lezioni e le ripetizioni.

Lezioni private con TeachApp

TeachApp è un’app gratuita per Android e iOS in grado di offrire spazio per chiunque necessiti di lezioni private o è in grado di offrirne ad altri.

L’app permette di trovare alunni ed insegnanti per qualsiasi materia, offre una chat integrata con cui iniziare a discutere con il nostro eventuale tutor o in alternativa permette di chiamare il contatto (via chiamata classica o via Skype). Con la geo-localizzazione è possibile ottenere gli annunci nei pressi della nostra posizione.

Con TeachApp sono disponibili le seguenti lezioni:

  • Lezioni scolastiche
  • Lezioni universitarie
  • Lezioni sportive
  • Lezioni d’arte e Artigianato
  • Lezioni di strumento musicale
  • Lezioni di danza
  • Lezioni di lingue
  • Crescita personale
  • Sostegno e umanitarie

TeachApp è la nuova frontiera per ottenere le ripetizioni e le lezioni di cui abbiamo bisogno! Non ci resta che scaricarla gratis ai seguenti link ed iniziare a cercare la lezione giusta per noi o, se siete in grado di insegnare, iniziare ad offrire le nostre competenze ad alunni e studenti in difficoltà.

Di seguito il link per i dispositivi Android.

DOWNLOAD | TeachApp (Android)

Mentre se abbiamo un dispositivo Apple (iPhone o iPad) il link per il download è il seguente.

DOWNLOAD | TeachApp (Apple)

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Recensione NVIDIA GTX 1070 Founders Edition: la tuttofare non per tutti

By Simone Renzo

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Finalmente è arrivato il momento di provare la nuova famiglia di GPU della casa di Santa Clara, che dopo quasi 2 anni dalla presentazione delle Maxwell 2.0 rinnova la sua lineup di punta con una nuova architettura frutto di anni di sviluppo e milioni di dollari spesi in ricerca e sviluppo per creare un prodotto superiore alle precedenti soluzioni sotto tutti i punti di vista. Quest’oggi abbiamo l’onore di vedere insieme la più “piccola” delle due GPU presentate ovvero la NVIDIA GTX 1070 in versione Founders Edition che nominalmente è la versione Reference della scheda stessa ma che vede un design rinnovato sia esteticamente che costruttivamente rispetto alle reference precedenti.

L’architettura Pascal

Diamo uno sguardo veloce a quella che è la nuova architettura sviluppata da NVIDIA, che cambia drasticamente molti parametri fondamentali della GPU stessa introducendo anche su alcune soluzioni superiori delle memorie ad alta velocità come GDDR5X e HBM2. All’interno del chip le unità computazionali (Streaming Multiprocessor) sono state divise in 2 unità rispetto a Maxwell, riuscendo inoltre a raddoppiare la memoria condivisa tra gli SM, i registri e dotando ogni core di unità FP32/64 (disabilitata nelle GP104) rendendo quindi le GPU Pascal estremamente potenti per calcoli paralleli in floating point per ambienti di calcolo distribuito e simulazione.

Un altro elemento chiave della nuova architettura è sicuramente il processo produttivo, scalato al 16nm FinFET di TSMC che permette di ottenere dei chip molto più densi di transistor ma soprattutto una efficienza energetica mai vista prima con un consumo massimo dichiarato per la GTX 1070 di 150W, che ricordiamo mantiene delle prestazioni in linea se non superiori ad una Titan X che dichiara 250W di TDP. Il nuovo processo produttivo assieme alla nuova struttura degli SM permette di ottenere risultati in overclock veramente incredibili fin dal raffreddamento ad aria standard delle schede Reference, superando i 2 Ghz di Core Clock senza problemi di sorta e mantenendo una temperatura di esercizio entro i limiti della GPU stessa.

 

Altro elemento già citato risiede nel rinnovamento delle memorie installate, che partono dalle classiche GDDR5 (come sulla GTX 1070) passando alle nuovissime GDDR5X per la sorella maggiore GTX 1080 che di base permettono un data rate di 10 Gbps, fino ad arrivate alle HBM2 per la GPU Tesla di punta che permette una banda massima impressionante di 720 GB/s con il suo bus da 4096 bit.

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Ultimi dettagli sono sicuramente il rinnovamento del sistema SLI che predilige solo configurazioni a doppia scheda grazie ad un nuovo bridge che permette il doppio della banda passante sfruttando entrambi i connettori della scheda (SLI HB) mentre configurazioni 3-way possono essere sbloccate ma non sono consigliate da NVIDIA stessa, infine troviamo il supporto completo alla VR oltre al 4K HDR e 8K 60p mediante DisplayPort 1.4 e HDMI 2.0b.

Design e Dissipazione

In questa review abbiamo a disposizione la Founders Edition per la GTX 1070, ovvero la versione reference della scheda stessa che vede un design comunque rinnovato rispetto alle precedenti ed una linea decisamente più aggressiva e curata. Con una lunghezza complessiva di 27 cm circa ed un design dual-slot blower fan, il nuovo dissipatore della FE ha finalmente un carattere ed un fascino particolare per i fan del brand verde, mantenendo ovviamente i caratteri distintivi come il LED personalizzabile e la preferibilità per configurazioni SLI grazie alla ventola che soffia aria direttamente fuori dal case.

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Il blocco dissipante interno vede un design a camera di vapore che permette di dissipare bene il calore senza ricorrere a ventilazioni particolarmente potenti, la ventola posteriore rimane sempre di tipo radiale che aspira aria dal posteriore della scheda (interno al case) e soffia fuori quella calda direttamente dalla griglia esterna dove troviamo le porte per i monitor. La copertura esterna è finalmente in alluminio satinato piacevolissimo al tatto ed estremamente solido (la scheda è piuttosto pesante a causa di ciò) con una finestra in plexyglass che lascia vedere il corpo dissipante sottostante senza inficiare sul raffreddamento stesso. Tocco di classe sicuramente la dicitura GTX 1070 incisa sulla cima della scheda e cromata.

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Finalmente troviamo un backplate di fabbrica sulle schede reference di NVIDIA, che rende la scheda ancora più bella da vedere grazie anche alla serigrafia del modello direttamente sul posteriore della scheda e che facilita anche il raffreddamento stesso oltre a mantenere una solidità maggiore per l’intero complesso. Sul lato esterno non manca la scritta GeForce GTX con retroilluminazione verde iconica del brand, controllabile mediante il software di GeForce Experience con alcuni effetti carini oppure in base al carico/temperatura della GPU stessa.

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L’alimentazione è gestita da un singolo connettore ad 8 pin nella parte posteriore della scheda mentre sul lato I/O troviamo 3 porte DisplayPort 1.4 con supporto 8K a 60 Hz oppure 4K HDR per televisioni con tale tecnologia oltre al supporto NVIDIA G-Sync, una HDMI 2.0b per 4K HDR (finalmente sfruttata al meglio) ed incredibilmente una porta DVI Dual Link per i monitor più datati.

GPU e Frequenze

Ecco il vero pezzo forte, la GTX 1070 è basata sulla nuova architettura Pascal con chip GP104 depotenziato, con 1920 CUDA Cores che permettono di ottenere prestazioni di alto livello mantenendo bassi i consumi e le temperature.

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Le frequenze di base della Founders Edition sono di 1506 Mhz sul Core (con Boost a 1683 Mhz, ma anche oltre mediante il nuovo sistema di Boost), con le memorie di Samsung da 8GB di tipo GDDR5 e bus a 256 bit clockate a 2 Ghz (8 Ghz effettivi). Vogliamo far notare come NVIDIA non punti ad aumentare l’ampiezza del bus delle memorie, forte del suo sistema di compressione dei dati che permette di sfruttare al meglio un bus minore senza grosse ripercussioni a livello di performance.

Configurazione di Test

Siamo finalmente riusciti ad effettuare un grande upgrade al nostro sistema base di testing, che ricade ora nella fascia alta del mercato e che evita qualsiasi eventuale collo di bottiglia a risoluzioni elevate.

CPU: Intel i7 5820k @ 4Ghz Watercooled

RAM: Crucial Ballistix Elite DDR4 2x8GB 2666 Mhz

Motherboard: Asus X99-A/USB 3.1

Monitor: Philips 242G5DJEB 144 Hz

Alimentazione: Antec HCP 1000W Platinum

Case: Corsair Obsidian 750D

Le temperature sono state misurate utilizzando CPUID HWMonitor assieme al tracking del massimo/minimo, mentre i test di overclock sono stati effettuati mediante l’utilizzo del programma MSI Afterburner Beta. L’OS utilizzato è Windows 10 Pro 64bit mentre i driver risalgono alla versione 368.39 WHQL. Per i test in 2K e 4K è stata utilizzata la tecnologia DSR di NVIDIA con fattori 1.78x e 4.00x e smoothness del 20%, così da simulare al meglio la risoluzione elevata senza usare monitor appositi.

I Benchmark

Unigine Valley – Extreme HD

Un benchmark oramai famoso, sfruttato col preset Extreme HD che permette di testare in Full HD con tutte le feature possibili delle DX11 (Tessellation in primis) e di mettere sotto stress anche la memoria video con filtri piuttosto pesanti. Nulla da dire sulle prestazioni della GTX 1070 che si attestano sopra una Fury X e dovrebbe (ma non abbiamo il dato) essere sopra una 980 Ti, davvero ottimi risultati.

FPS
Punteggio

Unigine Heaven – Extreme HD

Fratello minore ma non per pesantezza di Valley, abbiamo riprodotto lo stesso preset con risoluzione Full HD e AA 8x in modo da mantenere i valori in linea. Heaven inoltre punta molto sulla Tessellation, calcolo molto oneroso in fatto di pura GPU quindi meno dipendente dalla memoria in se. Confermiamo ancora di più le prestazioni viste sopra, la pesantezza di Heaven fa spiccare la potenza pura della scheda nuova assieme alle memorie ampliate.

FPS
Punteggio

3DMark Firestrike

Il test oramai famoso di Futuremark, con 3DMark Firestrike nelle 3 modalità e risoluzioni andiamo a provare carichi veramente intesivi sia sulla GPU a livello di memoria (texture) sia di calcolo floating point con la gestione della fisica avanzata. Interessante vedere come salendo di risoluzione lo scarto di punteggio con la Fury X si riduca, ciò nonostante la 1070 rimane ottima anche in 4K.

Standard
Extreme
Ultra

Batman Arkham City

Un gioco ben ottimizzato su hardware NVIDIA e che sfrutta PhysX, oltre che essere basato sull’Unreal Engine 3. Abbiamo utilizzando il benchmark integrato cambiando di volta in volta solo la risoluzione, ed utilizzando No AA, Tessellation Estrema e HBAO attivo. Anche in questo caso il framerate medio rimane molto elevato, interessante però vedere come quello minimo stia in linea con soluzioni minori.

1080p
1440p
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The Evil Within

Abbiamo utilizzato la prima scena della Demo del gioco in questione, perfetta per un benchmark veloce e preciso. Per completezza inoltre alleghiamo sempre i grafici di frametime e fps nel tempo così da notare eventuali sbalzi prestazionali. Nonostante gli FPS subiscano variazioni abbastanza brusche spesso e volentieri, la GPU non scende mai sotto una certa soglia mantenendo la intro fluida in ogni sua parte.

FPS - Dati
FPS - Variazione
Frametime

GRID Autosport

Come ogni gioco di auto, anche GRID non grava moltissimo sulla GPU ma diventa più dipendente dalla CPU. Abbiamo comunque testato mantenendo tutte le opzioni grafiche al massimo e l’antialiasing al massimo. Ovviamente la GTX 1070 ci permette di ottenere prestazioni ottimali anche alla massima risoluzione, quindi poche preoccupazioni per questo titolo.

1080p
1440p
2160p

Dirt Rally

Il fratello più nuovo della famiglia GRID e Dirt, con un motore grafico leggermente rivisto e perfezionato che mette più carico sulla GPU e meno sulla CPU. Come prima volta di questo benchmark confrontiamo le varie risoluzioni, dove la GTX 1070 spicca in QHD lasciando il 4K giocabile ma non perfetto per i giocatori più esigenti.

dirt

Middle Earth: Shadow of Mordor

Altro gioco new entry ma non nuovo come titolo, ottimizzato con hardware NVIDIA e dal carico discreto per le risoluzioni elevate. Come ben vediamo dal confronto la GTX 1070 da sempre il meglio di se a QHD ma non disdegna il 4K in questo titolo nonostante le texture ad alta risoluzione e tutti i filtri attivi.

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Total War: Attila

Il titolo dell’anno scorso segue Rome 2 e rinnova leggermente l’aspetto grafico, mantenendo però un benchmark estremamente multithreaded che comunque permette un test accurato delle GPU in ambiti strategici simili. In questa casistica il framerate deve restare entro i 30 FPS per rimanere giocabile, e in QHD la GTX 1070 arriva proprio all’obiettivo prefisso peggiorando in 4K.

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Ashes of The Singularity

Primo test con le nuove librerie grafiche DirectX 12, il titolo è altamente ottimizzato per far vedere le differenze in base al tipo di carico applicato sulla GPU e a quanto sfrutta l’async compute. Anche in questo caso la GTX 1070 da il meglio di se in QHD lasciando però discreto spazio al 4K che rimane giocabile senza limitazioni di sorta considerando che abbiamo testato sfruttando il massimo preset grafico esistente.

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Total War: Warhammer

Con il nuovo titolo della serie Total War e l’ultimo aggiornamento possiamo confrontare una delle applicazione delle DirectX 12 in base alle 11, ovviamente parliamo di un test in Beta per le DX12 che come ben si vede dai grafici non vengono sfruttate a dovere nel benchmark, ma che speriamo in futuro possano dare molti vantaggi. Interessante vedere il grande gap a bassa risoluzione che viene sempre più colmato aumentando fino al 4K che rimane sempre giocabilissimo anche in DX12.

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Consumi, Temperature e Rumore

Come abbiamo visto sopra, la nuova architettura Pascal porta enormi miglioramenti a livello di efficienza energetica rispetto alla precedente generazione, mantenendo prestazioni sempre elevate e superiori come rapporto FPS/Watt. La GTX 1070 da standard NVIDIA viene dichiarata con un TDP di 150W, valori che da test risultano più che veritieri e vengono distribuiti sia sul PCIe sia sul connettore singolo a 8 pin per l’alimentatore. Riguardo alla alimentazione interna il design reference della casa verde prevede 4+1 fasi digitali per distribuire il carico e permettere comunque uno spazio di OC discreto, ovviamente le schede custom potranno avere PCB dedicati con sistemi differenti.

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La dissipazione delle Founders Edition, compresa la GTX 1070 in prova, prevede un sistema a camera di vapore (vapor chamber) e ventola blower-type che aspira dall’interno del case e soffia fuori dal case direttamente usando la griglia esterna. Considerata la mancanza di heatpipe e di ventole ad alte prestazioni, questa soluzione permette alla GTX 1070 di ottenere temperature discrete in game e benchmark, trovando ottima applicazione nelle soluzioni SLI a 2 o più schede.

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Le misurazioni sull’esterno della scheda, effettuate direttamente sul backplate posteriore, non vedono dati estremamente critici dopo 5 minuti di test con Unigine Heaven, arrivando a temperature accettabilissime anche per rimuovere la scheda dopo sessioni di gaming medio. Il backplate posteriore sicuramente si rivela utile alla ottimale diffusione del calore prodotto dalle parti non dissipate della scheda, in primis fasi e memorie.

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A livello di rumore prodotto la singola ventola radiale, oramai ben testata e conosciuta, permette di avere prestazioni discrete senza vibrazioni di sorta fino al 50% di velocità oltre il quale arriva in linea con soluzioni più performanti come il DirectCU II di Asus che però permettono una dissipazione decisamente più efficiente oltre ad essere semi-passivi.

Overclocking

Fin dalla conferenza di presentazione, NVIDIA ha declamato le GPU Pascal come ottime per l’overclock anche spinto (non le reference, sia chiaro) grazie appunto alla loro abilità di rimanere stabili a frequenze elevate e mantenere consumi e temperature rispettabili anche con raffeddamenti ad aria. Nonostante la frequenza di base della GTX 1070 sia già discretamente alta, utilizzando MSI Afterburner come soluzione di fiducia per l’overclock delle GPU siamo riusciti a raggiungere valori discretamente alti senza avere sblocchi particolari via hardware.

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Dopo aver innalzato il vCore al limite dei +100 mV ed il Power Limit fino al 112%, sul Core siamo riusciti ad aggiungere +200 Mhz mentre sulle memorie solo +350 Mhz evitando che vi siano artefatti o crash anche a lungo termine (stabilità rock solid), un risultato discreto su entrambi i valori considerato che soprattutto sulle memorie avremmo voluto vedere un margine migliore essendo chip prodotti da Samsung.

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Conclusioni

La nuova nata di NVIDIA si piazza a livello di lineup in quello “sweet spot” che prima era governato dalla GTX 970, cambiando però totalmente le carte in gioco e portando la GTX 1070 ad un livello prestazionale prima detenuto dalle GTX 980 Ti e Titan X che occupavano la cima della lineup di Maxwell. Non si può negare che la GTX 1070 sia una scheda tuttofare, sia per gaming spinto a risoluzioni QHD ma anche a 4K con qualche compromesso sui dettagli oltre ad essere ottima in ambito VR grazie alle nuove ottimizzazioni assieme a VRWorks, ma è ciò che il pubblico si aspettava? Prestazionalmente parlando sicuramente si, come anche i consumi estremamente ridotti rispetto alla 980 Ti, ciò che ha fatto storcere il naso è il prezzo di vendita di 500€ circa (street price anche minore) che va a sovrapporsi alla GTX 980 Ti facendola comunque preferire rispetto alla precedente grazie appunto alla memoria aumentata e alle prestazioni superiori.

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La risposta definitiva alla risposta del “devo prenderla?” è varia, se possedete una GTX 980 Ti o una Titan X sicuramente non c’è bisogno di un upgrade ad una scheda che equivale la vostra ma se siete in possesso di una GTX 960/970 e volete fare un salto di qualità piuttosto consistente per poter anche provare i giochi al massimo in QHD allora la GTX 1070 è la scheda NVIDIA che fa per voi, in attesa che AMD rilasci una vera risposta a livello di essa. Il prezzo di vendita come già detto si aggira poco oltre i 500€ per la versione reference e sui 550€ per le prime versioni custom che speriamo di provare in seguito per vedere questa GPU al massimo delle sue possibilità.

NVIDIA GTX 1070 Founders Edition

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Altre offerte

L’articolo Recensione NVIDIA GTX 1070 Founders Edition: la tuttofare non per tutti appare per la prima volta su Chimera Revo – News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia.

Le migliori app Android per professori ed insegnanti

By Giuseppe F. Testa

I professori odierni quanto sono tecnologici nel percorso didattico? Sono disponibili all’ingresso delle tecnologie in aula o per alcuni è solo una fonte di distrazione? Comunque la si pensi la tecnologia è entrata di diritto tra gli strumenti che, se ben usati ed adoperati, possono davvero cambiare in meglio la didattica per professori e insegnanti, permettendo agli studenti di interagire in maniera cosciente con gli strumenti tecnologici messi a disposizione. Abbiamo raccolto in questa singola guida le migliori app Android per professori: la lista qui sotto è il risultato che spero sia di gradimento per i professori dalla mentalità aperta.

Migliori app Android per professori

Evernote


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Una delle app che non devono assolutamente mancare nel kit d’apprendimento “ad alta tecnologia” di un buon insegnante di qualsiasi livello. Appunti, note vocali, avvisi di esami spostati, nuovi compiti a casa assegnati digitalmente, siti web consigliati sull’ultima lezione…le potenzialità di Evernote in ambito scolastico sono praticamente infinite.

L’app viene installata dal professore e dagli alunni interessanti, il docente poi crea un Taccuino condiviso che può essere visualizzato da tutti gli studenti aggiunti (basta un’email). Se gli utenti possiedono Evernote potranno ricevere gli aggiornamenti del professore in tempo reale aggiungendo il suo taccuino (potranno solo vedere ma non modificare), altrimenti riceveranno un’email classica con il contenuto.

DOWNLOAD | Evernote

Google Drive

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Altro strumento indispensabile per fornire agli studenti approfondimenti, diapositive, presentazioni, documenti e dispense (gli studenti universitari ringrazieranno). 15 GB sono più che sufficienti per contenere il materiale scolastico, ma all’occorrenza lo spazio può essere aumentato pagando cifre ragionevoli (meno di 2 € al mese per 100 GB e meno di 10 € al mese per 1 TB).

Il professore si limiterà a creare nel suo spazio cloud una cartella condivisibile via link (chiunque possiede il link potrà accedervi e visualizzare il contenuto) oppure aggiungendo a mano gli indirizzi email degli studenti autorizzati a visualizzare e/o scaricare il contenuto (molto più comodo e pratico a mio avviso).

DOWNLOAD | Google Drive

Hangouts

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Per tenere una video conferenza, per condividere una nuova lezione anche a distanza o perché no, tenere i colloqui insegnanti-genitori non c’è miglior strumento gratuito di Hangouts. In particolare il servizio Hangout gruppi, che permette di condividere una chat tra più utenti.

DOWNLOAD | Hangouts

LINK | Avvio di un hangout di gruppo

Google Calendar

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Come organizzare al meglio il calendario delle lezioni? Molti professori insegnano più di una materia, come indicare i giorni delle interrogazioni? Possiamo usare un calendario condivisibile con tutta la classe! Indichiamo i giorni (anche in selezione multipla automatica) delle nostre lezioni, coloriamoli con tanto di legenda e condividiamola via email con tutti i nostri studenti.

Possiamo inserire dei promemoria interrogazioni, che faranno suonare un’allarme all’ora e al giorno prestabilito a tutti gli studenti registrati. Se gli studenti possiedono uno smartphone Android con Google Calendar associato le notifiche arriveranno direttamente sullo smartphone.

Addio scuse banali: “io non c’ero”, “non sapevo che avreste interrogato oggi..” andranno in soffitta.

DOWNLOAD | Google Calendar

Partecipazione

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Il classico appello di classe del professore in chiave tecnologica! Possiamo creare una lista di studenti in un foglio elettronico di Google, questa applicazione si prenderà cura del resto.

Non c’è bisogno di tenere a mente tutto il conto delle assenze e dei ritardi nel proprio corso: alla fine del semestre, tutte le assenze o i ritardi saranno calcolati nel foglio di calcolo di Google così da premiare o punire gli studenti in base alla loro frequenza.

DOWNLOAD | Partecipazione

Explain Everything

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Un’app per spiegare ogni immagine, video o documento posseduto dagli studenti? Quest’app fa al caso vostro. Carichiamo un video, un’immagine o un documento ed inseriamo le nostre osservazioni da professori in tempo reale su una comoda timeline. Supporta lo screencasting anche via Chromecast. Compatibile solo con i tablet Android.

DOWNLOAD | Explain Everything

Socrative

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A prima vista potrebbe sembrare una sorta di “compito in classe digitale”, in realtà è molto di più: una piattaforma gratuita dove poter seguire ogni proprio studente con tanto di media valutazioni, assegnazioni esercizi a risposta multipla sull’argomento e una innovativa tabella per la valutazione in tempo reale dell’apprendimento dello studente ( ogni studente avrà una sua scheda valutativa e il voto apparirà al professore).

Sembra costruito su misura per il sistema scolastico americano, ma un valido professore saprà sicuramente adattarlo al sistema scolastico italiano.

DOWNLOAD | Socrative (client professore)

DOWNLOAD | Socrative (client studenti)

Canvas by Instructure

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Con Canvas potremo:

• Visualizzare il programma del corso
• Condividere moduli completi del corso
• Inserire quiz ed esami
• Accedere al contenuto mirato come le pagine wiki, i file e le assegnazioni
• Partecipare a discussioni con tutto il corso
• Visualizzare i voti per i vostri corsi e gil incarichi individuali
• Visualizzare le notifiche di Canvas da altri studenti
• Inviare e ricevere messaggi privati con tutti gli studenti del corso

È a tutti gli effetti “un’aula virtuale” che il professore e gli studenti possono usufruirne gratuitamente. Uno strumento all’apparenza complesso, ma davvero rivoluzionario.

DOWNLOAD | Canvas

CamScanner HD

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Necessità di scannerizzare al volo un documento cartaceo per inviarlo in cloud a tutti gli studenti? CamScanner fa al caso nostro. Utilizziamo la fotocamera posteriore del nostro smartphone o tablet per digitalizzare al volo i documenti con un’efficacia degna del miglior OCR.

DOWNLOAD | CamScanner HD

Coach’s Eye

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L’app perfetta per gli insegnanti di educazione fisica o di danza! Con quest’app potremo riprendere le gesta sportive dei nostri giovani atleti e utilizzare funzioni di “rallenty” e evidenziatori per mostrare in diretta i movimenti sbagliati dell’alunno. Davvero utilissimo per insegnare i segreti di uno sport!

DOWNLOAD | Coach’s Eye

Google Play Libri

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Se amate leggere e amate ancor di più far leggere ai vostri studenti, non esiste strumento migliore per condividere i libri migliori. Scegliete i libri migliori da far leggere, magari durante le vacanze estive invece dei soliti compiti e condivideteli con la classe: bastano gli indirizzi email o un contatto hangout registrato sullo smartphone.

DOWNLOAD | Google Play Libri

Deck Slideshow presentations

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Un’app molto utile se avete foto o fogli separati e non avete il tempo di realizzare una presentazione: con questo programma bastano davvero due tap su schermo. Carichiamo i contenuti del dispositivo, scegliamo gli effetti e l’eventuale colonna sonora e avviamo la presentazione, anche in screencasting con Miracast o con Chromecast.

DOWNLOAD | Deck slideshow presentations

App utili

Anche se non specifiche, di seguito vi segnaliamo le nostre guide per le migliori app con cui gestire i PDF e le migliori app per gestire i documenti Office.

Altre app Android per professori

Di seguito altre app per Android da testare se siete dei professori.

L’articolo Le migliori app Android per professori ed insegnanti appare per la prima volta su Chimera Revo – News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia.

Come creare backup di Windows in pochi click

By Jessica Lambiase

Backup di Windows

Avere a disposizione un’immagine del sistema operativo che possa essere ripristinata in qualsiasi momento fa stare più tranquilli un po’ tutti: solitamente un’immagine completa di sistema viene creata dai produttori e preinstallata su una partizione a parte, pronta per essere ripristinata in qualsiasi momento e riportare il proprio PC allo stato iniziale con pochissima fatica e anche senza essere esperti.

Grazie ad un programma freeware di AOMEI, invece, saremo in grado non solo di ripristinare ma anche di creare da zero un’immagine del nostro sistema allo stato attuale, pronta per essere ripristinata in qualsiasi momento qualora qualcosa dovesse andare storto.

AOMEI OneKey Recovery serve proprio a questo e si pone come obiettivo principale quello di semplificare il processo di creazione e di ripristino: il programma è compatibile con Windows Vista, Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10, con e senza UEFI, sia a 32 che a 64 bit.

Tenendo ben presente che AOMEI OneKey Recovery permette di creare il backup della sola partizione di sistema e dei dati contenuti in essa, diamo un’occhiata al suo funzionamento nel tutorial in basso.

DOWNLOAD | Aomei OneKey Recovery

Creare backup di Windows

AOMEI OneKey Recovery permette di ottenere due tipi di immagini di backup: la prima opzione permette di creare automaticamente una vera e propria partizione di backup memorizzando in essa i file necessari per ripristinare il sistema all’occorrenza; la seconda, invece, permette – oltre che a creare la partizione di backup – anche di creare un’immagine di essa da salvare su un disco esterno, su una chiavetta USB e quant’altro.

NB: per procedere con la creazione della partizione di ripristino, il disco di sistema deve avere a disposizione una quantità di spazio pari almeno allo spazio attualmente occupato sullo stesso disco, per essere sicuri che nell’immagine siano contenuti tutti i file. Assicuratevi inoltre che, durante l’intero processo, il sistema non perda alimentazione – pena la potenziale inutilizzabilità del disco.

Backup su partizione creata automaticamente

Aprite il programma dopo averlo scaricato ed installato, dopodiché selezionate la voce “OneKey System Backup” che vi permetterà di creare la partizione di ripristino.

Mettete ora il segno di spunta su Backup System to AOMEI OneKey Recovery Partition, dopodiché cliccate su Next:

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Selezionate la partizione di sistema di cui (e sulla quale) creare creare la partizione di ripristino contenente l’immagine di sistema, dopodiché cliccate su Next:

A questo punto il programma vi mostrerà un’anteprima di come il disco sarà suddiviso dopo aver creato la partizione di ripristino: se siete soddisfatti del risultato, cliccate su “Start Backup” per dare inizio al processo.

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Il programma a questo punto vi mostrerà un avviso di conferma, avvisandovi che per completare il processo il sistema sarà riavviato in un ambiente Windows PE. Se volete creare la partizione non dovrete far altro che cliccare su “Yes”: il computer sarà riavviato ed il processo di creazione è totalmente automatico, non dovrete più intervenire.

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Una volta completato il backup il sistema verrà nuovamente riavviato, e…

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…al menu di Windows sarà aggiunta una voce che vi permetterà di accedere alla console di recovery di AOMEI nel caso abbiate necessità di ripristinare l’immagine appena creata.

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Backup su partizione/disco esterno

Come vi avevamo già detto poc’anzi, AOMEI OneKey Recovery permette anche di creare, oltre alla partizione di recovery, anche un’immagine completa di sistema da salvare su un supporto esterno (chiavetta USB, scheda di memoria, altro disco e via dicendo).

Tutto ciò che dovrete fare sarà aprire il programma, scegliere OneKey System Backup e, dalla finestra che compare, selezionare “Backup System to other location”.

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A questo punto il procedimento è piuttosto simile a quanto visto in precedenza: se avete già creato una partizione di recovery allora il suo contenuto sarà scritto in un’immagine, altrimenti il programma si occuperà di creare prima la partizione e successivamente l’immagine esterna.

Per selezionare la posizione su cui salvare l’immagine creata, fate click su “Browse”.

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Ripristinare il sistema

Ripristino da partizione/immagine su disco di sistema

Aprite il programma e, dalla finestra iniziale, selezionate “OneKey System Recovery”, dalla finestra successiva mettete il segno di spunta su “Restore System by using the image file in AOMEI OneKey Recovery Partition” e cliccate su Next. Se invece avete a disposizione un’immagine su un supporto esterno, mettete il segno di spunta sulla voce più in basso e cliccate su “Browse” per caricare l’immagine.

NOTA BENE: dopo il processo di recovery, i dati non compresi nell’immagine di sistema non verranno salvati e l’intero contenuto del disco di sistema sarà distrutto.

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Vi verrà ora mostrata la partizione su cui sarà ripristinata l’immagine di sistema: se il risultato per voi è soddisfacente, fate click su “Start Restore” per avviare il processo di ripristino.

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Il computer a questo punto sarà riavviato ed il processo di recovery sarà eseguito in maniera completamente automatica in ambiente Windows PE. Al termine del processo il computer sarà riavviato automaticamente.

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Ripristino su altro disco

AOMEI OneKey Recovery permette anche di clonare una partizione di sistema utilizzando l’immagine creata precedentemente, in pratica di trasferire l’intero contenuto del backup su un altro disco (il cui contenuto precedente sarà distrutto). Per proseguire, una volta avuto accesso alle opzioni di recupero basterà mettere il segno di spunta su “Restore other location”, cliccare su Next..

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e scegliere il disco su cui clonare la partizione di sistema creata tramite recovery.

A questo punto sarà il programma ad avvisarvi che sulla partizione scelta come destinazione saranno eliminati tutti i dati precedenti. Per procedere al ripristino, dovrete semplicemente fare click su “Yes”.

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Ripristino senza avviare Windows

E’ possibile accedere ad AOMEI OneKey Recovery anche senza avviare Windows tramite la voce di menu creata in fase di installazione (disattivabile o attivabile dalle impostazioni del programma).

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Una volta scelta, il sistema sarà riavviato ed il programma – che sarà eseguito in Windows PE – vi chiederà immediatamente se c’è bisogno di ripristinare una partizione. Questo scenario è particolarmente utile nel caso in cui, dopo un intervento, un’installazione o quant’altro, il sistema risulti inavviabile e c’è necessità di ripristinare l’immagine senza potervi accedere.

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A questo punto, qualsiasi opzione si scelga, il programma funziona esattamente come se fosse eseguito dall’interno di Windows.

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In definitiva…

AOMEI OneKey Recovery è un programma che dovrebbe essere installato sui computer di tutti gli utenti Windows e che permette, in qualsiasi momento, di creare un’immagine di sistema da ripristinare eventualmente in caso di disastri. Il mio consiglio è quello di creare un’immagine di backup (su un dispositivo esterno) immediatamente dopo l’installazione del sistema operativo e di tenerla da parte per i casi di emergenza, e di creare invece – questa volta soltanto su partizione – backup del sistema ad intervalli regolari.

AOMEI OneKey Recovery rende questo processo particolarmente semplice e limita notevolmente i danni al disco (o ai dischi) causati da errore umano o da distrazioni. Assolutamente da avere.

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Come fare foto ai fuochi d’artificio: guida per smartphone

By Giuseppe F. Testa

Assistere ad uno spettacolo pirotecnico notturno scatena emozioni uniche, emozioni che molti utenti non vedono l’ora di catturare con una foto effettuata dal proprio smartphone. Ma siamo davvero in grado di fare foto ai fuochi d’artificio? Potrebbe sembrare semplice ma le particolari condizioni con cui vengono effettuati gli scatti in questi casi possono portare a risultati molto deludenti. Per gli utenti alle prime armi abbiamo raccolto i migliori consigli e suggerimenti per poter effettuare foto di sicuro impatto ai fuochi d’artificio con il proprio smartphone. Pronti a cogliere la scintilla dell’emozione?

Foto ai fuochi d’artificio

Preparativi

Prima ancora di cominciare a riprendere dovrete studiare bene l’ambiente circostante: alcuni particolari possono rovinare gli scatti. Il primo parametro è il vento: può sembrare inutile ma se siete controvento rispetto al punto d’esecuzione dei fuochi artificiali vi troverete davanti delle foto con il fumo delle esplosioni a fare da soggetto alle nostre foto. Ora a meno che non dobbiate partecipare alla “fiera fotografica delle nebbie” meglio evitare di piazzarsi controvento, cercando se possibile di piazzarsi lateralmente o meglio ancora con il vento alle spalle.

Altro parametro da tenere in considerazione è il punto di scatto: ci sono altre persone nell’inquadratura? Si vedranno bastoni da selfie, teste, bambini in spalla o altri elementi a rovinare la scena? Meglio piazzarsi nel punto più in alto possibile compatibile con il punto d’esecuzione, ne guadagneremo di spettacolarità ed eviteremo “intrusi” nei nostri scatti.

Treppiede fondamentale

Le foto smosse le lasciamo a casa a questo giro: per fare foto ai fuochi d’artificio necessitiamo di un treppiede specifico per smartphone. Con questo elemento nella vostra dotazione sarete in grado di riprendere i fuochi artificiali senza tremolii e senza incertezze.

treppiede smartphone

Ecco alcuni treppiede compatibili con gli smartphone più comuni.

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App fotocamera di qualità

Possiamo anche avere uno smartphone con lenti comuni, ma per questo particolare tipo di riprese necessitiamo di un’app fotografica con i fiocchi per poter regolare alcuni parametri normalmente non configurabili con le app più semplici. Se possedete un Samsung o un iPhone siete in buone mani: questi produttori integrano app fotocamera di livello semi-professionale, quindi basterà affidarsi a loro per ottenere i migliori risultati.

Se non siete soddisfatti dell’app fotocamera del vostro smartphone ecco alcune delle migliori nei vari store. Ecco nel dettaglio l’app per iPhone o iPad.

DOWNLOAD | Manual Camera (iOS, a pagamento)

Manual Camera - Custom Exposure & Controls on the App Store

Se abbiamo uno smartphone Android ecco l’app consigliata.

DOWNLOAD | Camera FV-5 (Android, a pagamento)

Camera FV-5 - App Android su Google Play

Se abbiamo invece uno smartphone Windows Phone/Windows Mobile possiamo scaricare la seguente app.

DOWNLOAD | CameraPro (Windows Phone/Mobile, a pagamento)

CameraPro – App di Windows in Microsoft Store

Suggerimenti per lo scatto

Ora che abbiamo preparato tutto il necessario, ecco alcuni validi consigli per effettuare foto ai fuochi d’artificio di qualità sublime.

  • Niente HDR: falsificherebbe i colori in maniera troppo netta
  • Niente Flash: inutile in uno scenario notturno così vasto
  • Valore ISO: al minimo possibile, di solito 100 o 200
  • Modalità notte: da attivare per ottenere i migliori risultati
  • Modalità fuochi d’artificio: se il vostro smartphone permette abilitate questa opzione
  • Focus: infinito
  • Esposizione: da regolare sul momento in base alla scena. Valori leggermente negativi (-1, -2) potrebbero aiutare, ma conviene testare di volta in volta

I suggerimenti sono validi per gli scenari con fuochi d’artificio, ma possiamo testarli anche in altri scenari notturni. Per ottenere ulteriori consigli fotografici vi rimando alla nostra guida dedicata.

Se invece siamo interessati ad altre app fotografia per Android (anche gratuite) ecco la nostra guida.

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Chrome 51 può trasmettere al Chromecast senza estensione

By Jessica Lambiase

Chrome 51 - Google Cast

Google Chrome è il browser più utilizzato in assoluto, questo grazie all’elevata compatibilità con gli standard web moderni oltre che alla stretta integrazione con l’ecosistema Google, ad oggi sempre più presente nella vita di ognuno.

Il browser riceve periodicamente aggiornamenti volti alla correzione di bug, al miglioramento delle prestazioni ed all’introduzione di piccole ma attese funzionalità.

E’ proprio per una di queste che val la pena menzionare l’aggiornamento più recente del browser, che porta Chrome alla versione 51: oltre al solito correttivo di bug e conseguente miglioramento per la sicurezza, il browser acquisisce finalmente il supporto nativo al protocollo Cast.

Ciò significa, principalmente, che a partire dall’ultima versione del browser non sarà più necessario installare l’apposita estensione per trasmettere contenuti su Chromecast, poiché la funzionalità è presente all’interno del browser stesso.

Per trasmettere contenuti ad un Chromecast è sufficiente accedere al menu principale (l’icona a tre linee in alto a destra) e, da lì, selezionare la voce “Trasmetti…“.

In modo assolutamente analogo, oltre che al Chromecast, è possibile trasmettere una scheda o l’intero browser anche all’interno degli hangout a cui si partecipa.

Se sul vostro dispositivo è presente una precedente versione di Google Chrome, vi basterà accedere a Menu > Guida > Informazioni su Google Chrome per procedere all’aggiornamento manuale qualora non sia già stato installato automaticamente.

Potrete invece scaricare Google Chrome 51 direttamente dal link in basso:

DOWNLOAD | Google Chrome

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