Conviene acquistare un tablet 2 in 1?

By Gianluca

Sono il prodotto del momento, i più venduti su quasi tutti gli store online e non solo, riuscendo a conquistare sempre più utenti con una versatilità d’uso che ha veramente ben pochi limiti ormai. Di chi stiamo parlando? Dei cosiddetti convertibili 2 in 1, quei tablet che si trasformano in notebook grazie ad una semplice tastiera che si aggancia, riuscendo così a unire la facilità del touch screen con la comodità in scrittura della tastiera. Bisogna fare però qualche considerazione: per quanto simili non tutti i tablet 2 in 1 sono uguali, e proprio per questo cerchiamo oggi qui di elencare i pregi e i difetti delle tre principali categorie di convertibile in funzione del loro sistema operativo (Windows, Android o iOS).

L’esigenza di suddividere per sistema i convertibili 2 in 1 nasce dalla necessità di differenziare quei tablet che si fanno notebook a quei notebook che diventano tablet, non una sottile differenza ma proprio la principale discriminante fra questi prodotti.

Convertibili 2 in 1 con sistema Android e iOS

Analizziamo per prima i prodotti che montano il sistema Google Android e quelli prodotti da Apple, in particolare in quest’ultimo caso discutiamo del nuovo iPad Pro ma non solo, dato che praticamente qualunque tablet con una tastiera bluetooth si trasforma in convertibile facilmente. La comodità di associare una tastiera fisica rende questi prodotti nettamente più versatili e potenti, diventando così anche dispositivi eccellenti per prendere appunti e scrivere testi. Le e-mail e le chat verranno scritte alla velocità massima e senza più errori di battitura, trasformando i tablet in una soluzione ottima per studenti che vogliono prendere appunti a lezione e persone che hanno l’esigenza di scrivere testi più o meno lunghi.

I vantaggi sono la possibilità di sfruttare la tastiera per scrivere rapidamente e l’accesso allo sterminato parco applicazioni sviluppato per il supporto al touch screen. Non ci sono veri e propri svantaggi ma più che altro limiti. Questi tablet, e le applicazioni che girano sopra, sono pensate per essere usati come strumenti di svago o poco più, non si può fare dunque pensare ad un uso seriamente professionale. La tastiera espande l’usabilità di questi tablet alla sola possibilità di scrivere più rapidamente.

Convertibili 2 in 1 con sistema Windows

Diciamolo chiaramente, Microsoft sul mobile ha sbagliato tantissimo e lo stato attuale di Windows Phone è davvero deludente, un duro flop che però ha convinto la società americana a puntare su tante novità e su nuovi approcci, soprattutto nel campo dei tablet dove abbiamo assistito alla nascita dei Surface, ad oggi l’equivalente di un iPhone per la fascia alta dei tablet.

Microsoft Surface Pro 4

MicrosoftSurface Pro 4

Tablet
Microsoft Surface Book

MicrosoftSurface Book

Ultrabook

La fascia bassa e quella media è stata invece colonizzata da vari produttori: ad oggi Asus, Acer e Lenovo sono le tre società più attive e i successi dei loro dispositivi nascono dalla differenza fondamentale accennata precedentemente. Non sono tablet con una tastiera bensì notebook con uno schermo touch.

Si tratta della risposta moderna ai netbook di qualche anno fa anche se i prodotti di fascia alta come gli stessi Surface, e sempre più quelli delle fasce inferiori, stanno acquisendo una potenza di calcolo (grazie ai nuovi Intel Atom) che li rende prestanti e paragonabili a notebook tradizionali della fascia media.3018160-poster-p-1-why-microsoft-wont-give-up-on-the-surface

I vantaggi di questi prodotti sono facilmente intuibili: con Windows in versione completa avrete la possibilità di trasformare il vostro tablet in un piccolo portatile con cui usare più della semplice suite Office, potendo contare su giochi e applicazioni professionali come gli ambienti di sviluppo. E tanto altro ancora! Ci sono però anche svantaggi: seppur le nuove generazioni di processori Intel Atom renderebbero possibile (con qualche limite) l’uso addirittura di software complesso come AutoCAD o ancora come MatLab e non solo, lo schermo solitamente piccolo (dimensione standard 10.1″) riduce la piacevolezza d’uso di questi software, così come è davvero ridotta la possibilità di usare questi dispositivi come tablet in quanto lo store di Windows purtroppo non è ben fornito come quello dei concorrenti Android e iOS.

Quale convertibile acquistare?

La domanda è complicata ma allo stesso tempo semplice. Partendo dal presupposto che ad oggi un convertibile è una scelta da preferire ad un tablet classico o ad un portatile di fascia molto bassa (che non monti almeno un Intel Core i3 delle ultime tre generazioni diciamo) dovrete acquistare il tablet più consono alle vostre esigenze e funzioni d’uso. Un convertibile Android o un ottimo iPad sono soluzioni eccellenti se non avete particolari esigenze e se volete che questi strumenti debbano restare più che altro soluzioni per un uso ludico e poco impegnato (come social network, navigazione Internet, multimedia e simili). Se nutrite qualche aspettativa in più da questi tablet, e magari volete sostituire un vecchio portatile con un prodotto leggero e moderno, allora la soluzione migliore sono i prodotti con sistema Windows, con il Surface che primeggia se cercate un dispositivo di fascia alta con anche la possibilità di usare la penna per scrivere o disegnare a mano libera.

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Il Wi-Fi consuma più batteria del 3G/4G?

By Gianluca

Gli smartphone e tablet di oggi sono sempre più piccoli computer: dotati di processori multi core, più gigabyte di RAM e tanta memoria fisica, permettono di compiere quasi qualunque azione di un PC. Ma al crescere della potenza di calcolo si sono ridotti drasticamente i tempi di autonomia dei telefoni, arrivando nei modelli di oggi (quando va bene) ad arrivare giusto a sera con un uso intenso. Il principale nemico della batteria del cellulare è proprio la connettività dati diventata ormai imprescindibile per la stragrande maggioranza delle persone poiché le reti mobili e quelle wireless casalinghe ci permettono di tenere costantemente aggiornati i nostri profili social, ricevere e inviare infiniti messaggi gratuiti via app di messaggistica ed ormai anche chiamare e video chiamare senza spendere un centesimo. Lo scambio assiduo di informazioni però prosciuga la carica del nostro smartphone portandolo in tempi molto brevi (rispetto la generazione precedente di cellulari) a richiedere una ricarica.

Una delle questioni più discusse è quale sia la rete mobile migliore per permettere di tenere il telefono sincronizzato ma senza vederlo esaurirsi rapidamente: proviamo qui a rispondere a questa domanda ricordando che i consumi variano sensibilmente rispetto l’uso che fate della stessa rete e rispetto la qualità del segnale.

Meglio il WiFi o le reti 3G/4G ?

La rete WiFi è quella che vi permette di collegarvi tramite un router o hotspot che fa da diffusore del segnale, non c’è molto altro da aggiungere visto che probabilmente tutti sapete cos’è nel dettaglio. Maggiore approfondimento meritano le reti mobili: al momento esistono tre generazioni di reti a frequenze differenti che permettono al vostro smartphone di scambiare dati online. Parliamo delle reti GPRS anche dette 2G (seconda generazione, perché seguono al primo standard, il GSM), delle reti UMTS o 3G e delle reti LTE o 4G. Esistono inoltre le reti Edge (2.5 G), HSDPA/HSUPA (3.5 G) e le più recenti LTE +.

Concentrandoci su quelle più diffuse e che permettonouna navigazione effettiva su Internet abbiamo da una parte lo standard WiFi e dall’altra il binomio 3G/4G: quando conviene il primo e quando conviene il secondo?

Le reti WiFi sono fatte in modo da non procurare un consumo eccessivo di batteria nei dispositivi, questo perché l’energia richiesta per il collegamento è molto minore essendo l’antenna del router/hotspot solitamente posto in un raggio massimo di circa 10 metri (magari 20/30 metri se si parla di hotspot in luoghi pubblici), mentre le reti 3G/4G richiedono allo smartphone di agganciare connessioni con ripetitori che sono a svariati chilometri da casa vostra. Questione risolta dunque? Assolutamente no. Il consumo della rete WiFi è infatti molto minore rispetto le reti 3G/4G quando si naviga ma lasciando il telefono in stand by la situazione si capovolge. Le reti degli operatori mobili quando non sono in uso riducono drasticamente il consumo di batteria, mentre il consumo indotto dalle reti WiFi è sempre più o meno costante.

E’ però giusto ricordare che nei dispositivi attuali ci sono molte applicazioni che continuano a interrogare ciclicamente le reti Internet anche a schermo spento (come Whatsapp, Facebook, i client mail), ma in linea di massima con lo smartphone in standby è meno conveniente lasciare il Wi-Fi acceso rispetto alle reti 3G/4G.

Quando conviene il WiFi

WI FI

Ricapitolando, il Wi-Fi (Wirelles Fidelity) è uno standard perfetto se vi trovate in una zona coperta bene dalla rispettiva antenna (il segnale non cade) e dovete navigare per sessioni di almeno qualche minuto su browser o app come Facebook e Twitter. E’ sconsigliabile lasciarlo acceso con lo smartphone in standby e dunque non in uso. Quando non serve spegnetelo sempre, soprattutto se siete fuori casa, evitate che l’antenna impazzisca alla ricerca costante di reti a cui agganciarsi.

Quando conviene il 3G/4G

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Se siete fuori casa, oppure se dovete collegarvi per una ricerca veloce o per l’invio di messaggi e email, preferite le reti 3G perché sono quelle che vi permetteranno di fare tutto questo ad una buona velocità e senza consumare eccessivamente. Le reti 4G LTE sono ottime, la velocità di navigazione è davvero incredibile se confrontata agli standard precedenti ma il consumo è superiore (soprattutto per via della scarsa ricezione generale di questo segnale in confronto al 3G UMTS). Se non ci sono problemi di ricezione a casa vostra lasciatele invece accese con il telefono in standby, il consumo non sarà rilevante.

E le reti 2G GPRS ?

La prima vera generazione di reti dedicate allo scambio di dati che andassero al di là degli SMS e delle chiamate è tutt’altro che esclusa da questo discorso. Molti infatti pensano sia una rete abbandonata o da evitare, ma la verità è che per moltissimi usi è ancora la migliore che possiate impostare come preferita sul vostro smartphone. Questa rete permette senza problemi di usare app come Whatsapp o i client email in push, inoltre il consumo di batteria è davvero irrisorio, inferiore a tutte quelle precedentemente elencate. Senza contare che la ricezione del segnale 2G è solitamente migliore degli altri permettendo al telefono di collegarsi senza troppi stress alla rete dati.2g-logo

Non è un caso che su molti Android alla voce Seleziona Rete la 2G è denominata come “Risparmio Energetico“. E’ anche vero che anche soltanto collegarsi a Facebook o Twitter potrebbe essere difficile, oppure che Instagram non funzioni celermente, ma se non potete fare a meno di queste app potete facilmente fare lo switch ad una rete superiore (3G/4G) quando necessario e tornare alla 2G quando non vi serve più.

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KDE Neon già attivo: scaricate i vostri pacchetti!

By Salvo Cirmi

KDE Neon live iso

Come annunciato nell’articolo visto ieri, il nuovo progetto KDE è arrivato (con largo anticipo). Il sito ufficiale ha finalmente aperto “le porte” all’utenza, spiegando un po’ più dal profondo il vero senso di questo progetto che gran senso, in fin dei conti, non ha, ma lo apprezziamo lo stesso per quello che è.

Come già spiegato, KDE Neon consiste nel fornire pacchetti sempre freschi e aggiornati alle ultime release di KDE, concentrandosi in maniera particolari sui rilasci non-stabili (difatti un progetto per tester). I pacchetti disponibili sono compatibili con Ubuntu 15.10, ma ben presto si intende supportare anche la release 16.04.

Attualmente, è già possibile raggiungere i repository online messi a disposizione del progetto, tuttavia non sono ancora pronte (con la scritta “Coming Soon“) le immagini .live in versione User edition e Developer Edition (ambedue 64 bit) proposte dal progetto.

Se volete provare NEON, potete installarlo direttamente aprendo un terminale e dando i seguenti comandi:

wget http://archive.neon.kde.org.uk/public.key
apt-key public.key
sudo apt-add-repository http://archive.neon.kde.org.uk/unstable

e per finire:

sudo apt install neon-desktop

NVIDIA sviluppa in segreto il supporto Pascal per Linux

By Salvo Cirmi

Appare, tra le modifiche apportate al Kernel Linux, un indizio che sembra portare dritto dritto verso il possibile supporto alle GPU di prossima generazione (PASCAL) per Linux. La possibilità appare ancora più evidente se si analizza per bene il contenuto di questa pagina.

Aaron Plattner, un developer NVIDIA, lascia il seguente messaggio dopo aver introdotto alcune patch all’interno del Kernel:

Vendor ID 0x10de0083 is used by a yet-to-be-named GPU chip. This chip also has the 2-ch audio swapping bug, so patch_nvhdmi is appropriate here.

una GPU a cui si deve ancora dare un nome“. La patch specifiche che la GPU viene identificata con la sigla GPU 83 e sembrerebbe (siete venuti a conoscenza di qualche altra scheda NVIDIA dell’attuale generazione in arrivo?) essere una GPU PASCAL a tutti gli effetti.

D’altronde, il team di sviluppo NVIDIA che si occupa dei rilasci driver per Linux ha sempre rilasciato driver nel medesimo momento dell’uscita per Windows, provvedendo quindi a degli aggiornamenti completi e in tempo. Non ci si aspetta poi diversamente con il futuro supporto PASCAL.

Arch Linux annuncia Pacman 5.0: il database si aggiorna da solo se corrotto!

By Salvo Cirmi

Da Arch Linux arriva una bella novità: il gestore pacchetti di sistema, Pacman, si aggiorna alla versione 5.0. Fin quì nulla di strano, se non fosse per il fatto che questa release integra delle novità davvero eccezionali, che meritano di essere presentate quasi come se fosse il rilascio di un’intera distro.

Pacman 5.0 (5.0.0 per essere pignoli) include adesso la possibilità di leggere e sincronizzare .files database, la possibilità di eseguire script pre/post transizione, il database del programma viene aggiornato automaticamente se corrotto, effettuati alcuni fix Coverity, aggiunta una testsuite automatica interna, interrotta l’esecuzione di script automatici ed inutili grazie a stdin e tutta una serie di modifiche che trovate sul sito di Arch.

Alla prossima news!

Scientific Linux 7.2 arriverà la prossima settimana

By Salvo Cirmi

Nuovi dettagli sull’arrivo della prossima versione di una distribuzione Linux che ha raggiunto un certo successo in ambito scientifico: parlo ovviamente di Scientific Linux che, grazie alla sua solida e supportata base su Red Hat (dimentichiamoci, almeno per un secondo, dell’orrenda integrazione di GNOME), porta giorno dopo giorno informazione scientifica Open-Source.

Tralasciando l’ormai classica introduzione alle distro che vi offro quasi in continuazione, quasi fosse un vero e proprio tick da ricovero psichiatrico, vorrei soffermarmi su un’interessante novità trapelata dal sito della distro. Sembra che Scientific Linux 7.2 verrà rilasciata la prossima settimana, ovvero giorno 2 Febbraio 2016.

Sperando che gli sviluppatori non debbano bere troppi caffé o posticipare, a causa di un’imprevista possibile terza guerra mondiale in arrivo, il rilascio, la release arriverà e sarò pronto ad illustrarvene le novità. Potete apprender queste informazioni a questo indirizzo.

In attesa di ulteriori novità, vi saluto.

OpenELEC 6.0.1 rilasciato: una versione d’assestamento

By Salvo Cirmi

OpenELEC (Open Embedded Linux Entertainment Center), la distribuzione Linux basata su Kodi studiata per essere usata negli Home Theater, aggiorna la release alla 6.0.1, un aggiornamento che però non porta nessuna novità di rilievo. Scopriamone i dettagli.

Rilascio di “Manutenzione”

Così definita dal team di sviluppo, questa versione (che appunto viene denominata come 6.0.1, sottolineando l’uno), non fa altro che correggere dei bug della già ottima sesta e prima versione. Tra i cambiamenti comunque troviamo libCEC alla versione 3.0.1, aggiunto finalmente il supporto tramite Bluetooth al Cubox-i4pro (diversi utenti ne hanno lamentato il carente supporto), risolte diverse incompatibilità SSL, aggiornato il firmware per dispositivi Wi-Fi Intel (sembra ci fossero alcuni malfunzionamenti), aggiornato l’Add-Ons Kodi Isengard DVB e per finire è stato aumentata la dimensione della partizione del Boot a 512 MB.

Per altre informazioni sul rilascio, recatevi al changelog ufficiale

Info e Download

Homepage OpenELEC

Scaricate OpenELEC 6.0.1 da qui!

Ridurre le dimensioni di un video su Android

By Giuseppe F. Testa

Ridurre le dimensioni di un video

Abbiamo girato un lungo video usando la fotocamera del nostro smartphone o tablet Android e, solo a giochi fatti, ci siamo resi conto delle dimensioni ragguardevoli del file generato? Il formato MP4 può essere molto pesante, specie se abbinato a risoluzioni molto alte (1080p o 4K). Se necessitiamo di risparmiare un po’ di spazio e/o dobbiamo caricare il video sul Web, possiamo ridurre le dimensioni di un video con estrema facilità dal device stesso, senza passare dal PC ogni volta che dobbiamo comprimere un file video MP4 (o formati simili).

Ridurre le dimensioni di un video

L’app che fa al caso nostro è Video Compress, gratis per qualsiasi dispositivo Android.

In un’interfaccia semplice potremo scegliere il video da comprimere tra quelli memorizzati nel dispositivo (possiamo farci aiutare anche dal numero indicante la dimensione del video presente nell’anteprima).

Una volta aperto il video desiderato basterà premere sul tasto Comprimi Video.

Comprimi video

Si aprirà una nuova schermata dove poter scegliere la risoluzione finale del video; la peculiarità di quest’app sta nel mostrarci, prima di effettuare la compressione, quanto sarà grande il file convertito al termine del processo!

Scelta qualità video

Possiamo quindi (muovendoci tra i vari profili, percentuali e risoluzioni) scegliere le dimensioni giuste per ridurre le dimensioni di un video! Se dobbiamo caricare online (su WhatsApp, Facebook e simili) poter vedere in anticipo le dimensioni del file è di vitale importanza quando abbiamo una tariffa a consumo e/o quando la connessione ad internet non permette di caricare file troppo grossi. Altra caratteristica da non trascurare è la velocità di conversione: difficile trovare un’app più veloce di questa, il processo è molto veloce con qualsiasi tipo di file compatibile.

Il programma è disponibile gratuitamente per smartphone e tablet Android al seguente link.

DOWNLOAD | Video Compress

Alternative

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Lubuntu 16.04 Alpha 2 rilasciato: il rilascio “sconsigliato” da provare

By Salvo Cirmi

Qualche giorno fa abbiamo potuto constatare insieme come alcuni membri di risalto della comunità di Ubuntu (no, non è un errore editoriale) non volessero procedere con il rilascio della seconda Alpha del sistema. La comunità di Lubuntu tuttavia ha trovato errate le considerazioni di Steve (uno degli utenti contrari) ed ha quindi comunque proceduto alla Alpha numero 2.

Il tipico rilascio per developer

Com’è ovvio che sia, Lubuntu 16.04 Alpha 2 non è consigliata per l’uso quotidiano, a causa dell’estrema instabilità di sistema e dei gravi bug/crash presenti. Le novità presentate nell’edizione (com’era poi da aspettarsi) sono poche, principalmente riguardanti bugfix vari, tuttavia c’è anche qualche modifica in risalto, come l’adozione del Kernel 4.4 e l’uso di LXQt che però è tutt’ora in sviluppo (di conseguenza, non aspettatevi chissà cosa).

Per qualche altra piccola informazione riguardo le modifiche, recatevi qui. Per l’annuncio ufficiale del rilascio invece, andate qui.

Info e Download

Homepage Lubuntu

Scaricate Lubuntu 16.04 Alpha 2 da qui!

Nasce KDE neon e porta pacchetti bleeding-edge di KDE per Ubuntu LTS

By Marco Giannini

Jonathan Riddell già fondatore di Kubuntu (ora però ha abbandonato la distro) e sviluppatore di vecchia data di KDE ha annunciato la nascita di KDE neon, un repository software da usare sulle versioni LTS di Ubuntu in grado di fornire agli utenti le versioni sempre aggiornate di KDE (Plasma, Frameworks e Applicazioni) e delle Qt direttamente il giorno della loro uscita.
Di KDE neon verranno rilasciate delle immagini live installabili, la prima (di testing) sarà basata su Ubuntu 15.10 mentre la versione stabile avverrà con il rilascio di Ubuntu 16.04 LTS.
Il tutto verrà gestito tramite un repository dedicato creato appositamente per KDE neon (non viene infatti usato il consueto sistema di repository su Launchpad).
Non si tratterà dunque di una distro rolling bensi di una distro con base stabile sulla quale troveremo le versioni sempre aggiornate di KDE.
Il team di sviluppo ha deciso di usare Ubuntu come base poiché ritengono sia la scelta migliore per offrire stabilità e supporto di terze parti. Inoltre molti dei developers di KDE neon hanno familiarità con Ubuntu avendo lavorato su di esso per oltre un decennio.
A mio avviso si candida dunque per diventare la migliore distro KDE centrica dell’ecosistema GNU/Linux. L’unica nota stonata (lo so, è un mio cruccio) è che KDE neon sarà sviluppato solo per sistemi a 64 bit, una scelta che il team di sviluppo ha scelto di compiere per non disperdere risorse e concentrare tutte le risorse su di una sola architettura.
Le prime immagini verranno rilasciate nelle prossime settimane tuttavia gli utenti smanettoni ansiosi di provare il tutto possono farlo fin da subito, vi basterà installare Kubuntu 15.10 (64 bit) e aggiungere i repository di KDE Neon seguendo le seguenti istruzioni:
  1. Aggiungere i repository di KDE neon dando da terminale:
    wget http://archive.neon.kde.org.uk/public.key
    apt-key public.key
    sudo apt-add-repository http://archive.neon.kde.org.uk/unstable
  2. Installare KDE neon dando
    sudo apt install neon-desktop

Cosa ne pensate di questo nuovo progetto? Lo seguirete?