Safe In Cloud, il miglior gestore password sul mercato?

By Simone Sorrentino

Nel 2015, tra una marea di informazioni personali e troppi siti che chiedono un account proprio, le password sono informazioni che si dimenticano fin troppo facilmente. Con l’avvento degli smartphone per fortuna è tutto più a portata di mano ma cercare l’applicazione che soddisfa tutte le nostre esigenze è difficile. Del lato desktop (e relativi client mobile) ne abbiamo già parlato tempo fa ma ciò non ha fermato la mia sete di curiosità.

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Ultimamente, infatti, ho scoperto una app per Android (e iOS) che mi ha davvero stupito: Safe In Cloud.

App costosa, ma estremamente funzionale

Safe In Cloud già spiega tutto: è un password manager con il principale scopo di salvare il proprio database di password sul servizio di cloud storage che più utilizziamo. Questa funzionalità potrebbe spaventare e lo si può capire, ma la sicurezza c’è e lo dimostra l’utilizzo della crittografia a 256bit AES, uno standard conosciuto e funzionale al 100%.

Safe In Cloud inoltre è un’app estremamente semplice da utilizzare e configurabile in pochissimi e semplici passi. Al primissimo avvio ci chiederà dove salvare il database criptato a seconda del servizio di cloud storage che più utilizziamo (OneDrive, Google Drive o Dropbox) o, per i più diffidenti, di tenerlo esclusivamente nella memoria proprio telefono.

Una volta completata l’operazione ed impostata la master password siamo pronti per utilizzare l’app: Safe In Cloud si sposa perfettamente con il Material Design e sarà necessario tappare il “+” in basso a destra per inserire una nuova password. I campi disponibili sono davvero tanti: oltre all’ovvia login e password possiamo indicare anche il sito web, l’email, il telefono e il PIN per completare ulteriormente il tutto.


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Ci sono alcune chicche che davvero innalzano di tanto l’esperienza utente, come il browser integrato con funzione di riempimento automatico, tra l’altro compatibile anche con il browser Chrome (ma soltanto da Lollipop in poi), il password generator, la misura della robustezza della password e tante altre piccole cose

Il costo dell’applicazione è di 5€ e, se vi sembrano troppi, sappiate che non è finita qui poiché potrete usufruire di un’applicazione companion: Safe In Cloud offre anche un client desktop totalmente gratuito anche per chi non ha comprato l’applicazione sul Play Store o sull’App Store di Apple

Vi ha colpito questa app? Allora, cosa aspettate ad acquistarla o quantomeno a provarla su desktop?

DOWNLOAD | Safe in Cloud per Android

DOWNLOAD | Safe in Cloud per iOS

DOWNLOAD | Safe in Cloud per Windows

DOWNLOAD | Safe in Cloud per OS X

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Tipi di connessione Internet: guida completa – Parte 2

By Giuseppe F. Testa

Tipi di connessione internet

Per accedere a Internet da un computer (o da uno smartphone per estensione) possiamo usare una grande varietà di tecnologie, messe a disposizione di noi tutti per poter accedere alla grande rete da quasi ogni punto del globo. Le tecnologie sono molte ed hanno tanti nomi diversi, al punto che può essere difficile che tipo di tecnologia adottiamo o siamo in procinto di adottare con un nuovo dispositivo.

Dopo la prima parte della guida riservata alle connessioni fisse andremo ora a spiegare tutti i modi in cui si può connettere a Internet con un dispositivo mobile (sia esso smartphone, un tablet o un notebook fuori casa) nel 2014/2015, così da essere sempre ben informati su cosa si sta sottoscrivendo o quale smartphone si sta comprando, con la possibilità di scoprire nuove tipologie di collegamento da prendere in considerazione in un futuro prossimo.

Tipi di connessione Internet mobile

2G (in disuso)

Al punto “zero” delle connessioni mobile ci fu il passaggio dal TACS alla più efficiente tecnologia GSM, che portò con sé numerosi vantaggi: comunicazioni in digitale di maggiore qualità, SMS e l’accesso via WAP ad Internet.

Si poteva quindi già accedere ad Internet tramite collegamento telefonico (in maniera simile al 56K), ma ovviante le pagine dovevano essere ridisegnate per essere visualizzate sui piccoli schermi monocromatici dell’epoca. Questo non fu un grande problema, visto che il Web 1.0 era davvero povero di contenuti (rispetto a quello attuale) e quasi tutte le pagine erano link ipertestuali, tranquillamente visualizzabili anche sui primi veri telefoni cellulari di diffusione mondiale (in basso, un Motorola StarTac).

Star Tac

La velocità? Di molto inferiore ad un modem 56K, ma visto che le pagine erano delle versioni “ridotte” di pagine di per sé già ridotte nel contenuto, rimaneva discretamente veloce (almeno quando il segnale radio era buono!).

Ci fu però un grande limite: gli operatori mobile dell’epoca facevano pagare carissimo ogni minimo tentativo di connettersi alla rete; alla fine pochissimi poterono permettersi di spendere quelle fortune per una semplice connessione. La sconvenienza del collegamento relegò l’accesso Internet da mobile solo a pochi fortunati.

Questo tipo di connessione si è evoluta ed ha inglobato nel 2G le tecnologie successive (sui moderni smartphone esiste ancora la modalità “2G” ma non indica realmente questa connessione); di fatto la navigazione 2G “pura” è scomparsa.

2.5G o GPRS (quasi in disuso)

La prima evoluzione del GSM fu il perfezionamento della commutazione di pacchetto, che permise di migliorare la velocità di connessione ad Internet senza perdere i vantaggi del GSM e soprattutto senza dover effettuare una chiamata per stabilire una connessione ad Internet.

Questa nuova tecnologia di connessione fu chiamata GPRS (General Packet Radio Service).

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Iniziavano ad arrivare i primi modelli di cellulare con schermo a colori e le pagine WAP divennero molto più piacevoli da visitare grazie al nuovo tipo di connessione, che permetteva di ricevere comunque chiamate e SMS anche mentre si teneva il GPRS attivo.

La velocità iniziava a crescere e con GPRS si assestava in media tra i 30 e i 70Kbps, valori molto simili o addirittura superiori alla connessione analogica di casa.

In questo periodo ci fu anche la comparsa di offerte dedicate alla navigazione WAP, così da non prosciugarsi il credito nel tentativo di navigare. Internet era di fatto entrato nei cellulari, e da qui a poco sarebbero diventati un mezzo sempre più importante per accedere alla rete.

Questo tipo di tecnologia è praticamente scomparsa, sostituita dalla sua evoluzione (EDGE) come protocollo minimo di connessione per i moderni smartphone, ma ancora adesso è possibile vedere commutare EDGE in GPRS in montagna o nelle zone dove il segnale è molto scarso.

2.75G o EDGE (in uso)

Internet iniziava a diventare sempre più ricca di contenuti e il Web 2.0 era ormai pronto ad invadere le nostre case, in particolare con l’arrivo delle tecnologie su linea fissa ad alta velocità (ADSL).

Il primo tentativo di portare i cellulari a velocità elevate fu fatto perfezionando ulteriormente la commutazione di pacchetti su rete GSM, portando alla nascita di EDGE (Enhanced Data rates for GSM Evolution).

Nokia EDGE

Con EDGE era possibile raggiungere connessioni stabili intorno ai 200 Kbps, velocità decisamente molto alte per l’epoca, di fatto superata solo dalle ADSL. Erano mantenuti tutti i vantaggi di GPRS e GSM: durante la connessione era possibile ricevere tranquillamente telefonate ed SMS. I prezzi per la connessione ad Internet scesero ulteriormente e fu sempre più conveniente accedere alla grande rete dal proprio cellulare per controllare la posta elettronica o per visitare qualche pagina Web.

Lo schermo a colori dei modelli usciti in quel periodo permise di abbandonare lentamente l’adattamento WAP delle pagine Internet per poter finalmente visualizzare pagine Web “pure”, così come si mostravano sul browser web sul PC (o almeno solo scalate in dimensioni).

Questa tecnologia è ancora in uso e rappresenta il minimo per le connessioni ad Internet per i moderni smartphone: quando impostiamo in modalità “2G” stiamo di fatto sfruttando EDGE per la connessione, che offre un risparmio energetico notevole rispetto alle tecnologie successive mantenendo la velocità per poter usare WhatsApp e simili.

Per la navigazione Web odierna questo tipo di connessione è troppo lenta, c’è da aspettare molto prima di caricare una pagina per questo viene usata solo in determinate situazioni.

3G o UMTS (in uso)

L’alta velocità con i telefoni cellulari arriva solo quando finalmente venne abbandonato GSM (almeno per le connessioni Internet) e si decise di puntare su un nuovo tipo di rete, l’UMTS.

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Spiegare cosa sia UMTS non è facile, vista l’adozione di diversi tipi di protocolli e di frequenze variabili in base al paese e spesso non compatibili tra loro. Possiamo semplificare il discorso dicendo che lo standard UMTS (Universal Mobile Telecommunications System) in Europa è basato sul W-CDMA, che è diventato lo standard wireless prevalente nei paesi dove veniva usato il GSM.

UMTS fornì anche nuova linfa alle comunicazioni in generale, introducendo per esempio la video-chiamata; non appartiene quindi alle reti GSM, ma una vera e propria rete “nuova” che funziona con frequenze e protocolli completamente diversi dai precedenti. Per poter usare UMTS era richiesto quindi che l’operatore scelto piazzasse nuove antenne UTMS affianco a quelle GSM, altrimenti non era possibile sfruttarlo.

Con UMTS si ebbe il primo vero aumento di velocità sensibile, al punto da essere considerato all’epoca “l’ADSL dei cellulari”, viste le velocità in gioco: si partì da 384Kbps, ma era solo l’inizio.

UMTS fu anche la prima rete sfruttata in concreto per cercar di connettere i portatili fuori casa con chiavette dedicate (se si esclude l’uso dei telefoni come modem), così da avere accesso completo alle performance dei PC in mobilità.

Adesso è poco usato sui telefoni, poiché i moderni smartphone cercano di collegarsi in HSDPA piuttosto che in UMTS, ma non è raro trovarsi in “3G” nei momenti in cui la rete è debole.

3.5G o HSPA (in uso)

Quando i cellulari hanno raggiunto le velocità delle linee fisse, in molti casi superandole? Con l’avvento dell’HSPA ovviamente, la famosa “H” che spesso vediamo sui nostri terminali.

Ormai il WAP è definitivamente morto e gli smartphone, nuovi strumenti di moda e tendenza che con le loro app fanno di tutto, sono entrati nelle tasche di chiunque desideri sfruttare al massimo le nuove connessioni.

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Con HSDPA possiamo raggiungere velocità di download fino a 14 Mbps, e con l’HSUPA si possono raggiungere in upload velocità fino a 6 Mbps. Parliamo ovviamente di velocità teoriche, visto che i risultati possono essere molto altalenanti anche in base alla potenza del segnale: in media è molto difficile superare i 6 Mega in download con questo tipo di connessione.

“Uno smartphone non connesso perennemente alla rete non è uno smartphone” diceva qualcuno, e per cavalcare questa esigenza sono nate offerte Internet molto convenienti per poter navigare 24H sul proprio terminale.

L’unico vero limite non ancora superato è la forma dei contratti finora offerti con questi tipi di connessione (semi-flat): superato un certo limite di dati o ore lo smartphone non è più sfruttabile a queste velocità, e l’antenna dell’operatore effettua in automatico un calo della velocità. L’aumento costante della velocità non aiuta, visto che questo limite verrà raggiunto dagli utenti troppo presto.

Questo ha impedito a queste reti veloci di diventare una vera alternativa all’ADSL, almeno in Italia e nelle zone dove il segnale è così potente da poter essere sfruttato anche in ambito domestico. Forse in futuro qualcosa cambierà, ma bisognerà combattere la concorrenza degli operatori che forniscono ADSL (che guarda caso spesso sono gli stessi che offrono in Italia entrambe le forme di connessione).

3.75G o HSPA+ (in uso)

Sempre sfruttando le reti UMTS/HSPA si è realizzata un’ottimizzazione dei protocolli di trasmissione, portando alla nascita dell’ultima implementazione disponibile, HSPA+. Questa rete è identificata con il simbolo “H+” sui più moderni smartphone.

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Permette di raggiungere (grazie alle tecnologie MIMO integrate) una velocità massima di 43 Mega in download e 6 mega in upload, almeno in linea teorica; come media si aggira intorno ai 10 Mega in download ma solo con ottima copertura del segnale, altrimenti è uguale all’HSDPA standard.

Questa connessione era la candidata ideale per “risolvere” il problema del digital-divide italiano, se solo gli operatori si fossero impegnati ad offrirla con offerte flat e quindi valida alternativa all’ADSL nelle zone disagiate: sarebbe bastato migliorare la copertura con maggiori antenne e coprire così tutta l’Italia con una connessione molto veloce.

La concorrenza con il WiMax e con le nuovi reti LTE ha messo in secondo piano questa ipotesi, anche se resta tutt’ora applicabile se qualche governo italiano prestasse attenzione alla questione del digital-divide.

4G o LTE (in uso)

Sfruttata al massimo UMTS, si è deciso di puntare forte per questo nuovo decennio su una nuova tecnologia: LTE (Long Term Evolution). Questa rete viene identificata sugli smartphone sia con la sigla “4G” sia con la sigla “LTE” (identificano la stessa tecnologia).

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Con LTE intendiamo una rete che sfrutta nuove frequenze e protocolli nella trasmissione dei dati, che richiede quindi una nuova infrastruttura di antenne per essere utilizzata.

Con LTE possiamo raggiungere velocità paragonabili a quelle della fibra ottica: 100 Mega al secondo in download e fino a 50 Mega al secondo in upload. Parliamo sempre di stime, senza considerare che nella situazione attuale LTE non è ancora sfruttato appieno e raramente permette di superare i 25 Mega in download.

L’obiettivo di LTE è poter guardare film in alta definizione in streaming anche in un treno in corsa: i primi esperimenti su questa tecnologia si sono tenuti proprio a bordo di treni attrezzati per sfruttare LTE.

Che sia questa la candidata ideale per abbattere il digital divide? Difficile crederlo, visto che gli operatori che oggi offrono LTE in Italia si limitano a 2 o 3 Giga con le offerte Internet dedicate, offerte separate (e più costose) da quelle per l’HSDPA per poter sfruttare al massimo la moda del momento.

Si può davvero sperare in un futuro per queste tecnologie se gli operatori non si adeguano ai tempi?

4.5G o LTE-A (in arrivo)

Cosa ci riserva il futuro? Al momento la tecnologia che sta prendendo piede (in arrivo a breve anche in Italia) è LTE-Advanced, un’evoluzione di LTE che promette velocità tre volte superiori a parità di frequenza e con le stesse antenne di LTE.

Molti identificano questa connessione come la “vera” 4G, ma visto che questo nome è stato assegnato a LTE, si è preferito scegliere un suo decimale (4.5G) per identificare questa connessione.

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Con LTE-A sfruttiamo il nuovo protocollo SU-MIMO per trasmettere su due frequenze in contemporanea (rispetto alla singola frequenza su LTE) con velocità massime di 300 Mega al secondo in download e 100 mega al secondo in upload, con ping inferiori ai 10ms. Vodafone ha testato LTE-A sul suolo italiano ottenendo una velocità massima di 253 Mbps, attuale record italiano su connessioni Internet mobile.

Un device LTE-A resta pienamente compatibile con le reti LTE, viaggiando alla massima velocità consentita da quest’ultima.

Per poter implementare LTE-A è necessario un aggiornamento delle antenne di ricetrasmissione LTE attualmente disponibili, e necessita che l’operatore abbia 2 frequenze LTE disponibili nella sua licenza d’uso (in Italia sono sfruttate 1600 MHz e 2600 MHz).

Ormai molti terminali iniziano ad adottare antenne per supportare LTE-A: se siete in procinto di acquistare un nuovo smartphone accertatevi di poter usufruire di questa connessione in futuro.

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Google, il diritto all’oblio non verrà esteso a tutto il mondo!

By Jessica Lambiase

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Tutto iniziò qualche anno fa grazie ad un caso in Spagna e, durante la metà dell’anno scorso, per sottostare alle leggi europee Google ha concesso agli utenti di richiedere il diritto all’oblio, ovvero la de-indicizzazione di contenuti dalle pagine europee (ovvero localizzate per i vari Stati) del motore di ricerca il cui contenuto potesse inappropriatamente ledere l’immagine dei soggetti.

Un popolo, quello Europeo, che a cercare di preservare il suo buon nome prova con tutti i suoi mezzi: ad oggi sono pervenute oltre 250.000 richieste di applicazione del diritto all’Oblio, delle quali oltre il 70% sono state ignorate. Secondo Parigi però “limitare” il diritto all’oblio alle sole pagine europee di Google potrebbe continuare a ledere gli utenti, tanto da avanzare una pretesa piuttosto singolare: il diritto all’oblio doveva essere esteso anche alle pagine mondiali del motore di ricerca (prima tra tutte google.com) ed i risultati eliminati anche da lì, pena il pagamento di sanzioni dai 1000€ in su.

Una richiesta ulteriormente rafforzata dal CNIL – l’autorità Francese Garante per la protezione dei dati – lo scorso Giugno, che avrebbe ordinato a Google di deindicizzare i contenuti anche dalle pagine non-europee in nome del diritto all’oblio in accordo con la Corte di Giustizia Europea. A Google sono stati dati 15 giorni per soddisfare la richiesta, ma il gigante della ricerca ha deciso di non “piegarsi” alle richieste francesi e di non applicare il diritto all’oblio a livello mondiale “per questione di principio”, come sottolinea un portavoce:

Ci siamo impegnati tanto per implementare il diritto all’oblio in maniera estesa e ragionata in Europa e continueremo a farlo. Ma, per principio, seppur con rispetto non concordiamo con l’idea che un’autorità di protezione dati nazionale possa obbligare un’autorità globale a controllare i contenuti a cui le persone di tutto il mondo possono accedere.

In parole povere, Google non ha intenzione di soddisfare la richiesta del Garante francese sia perché sarebbe ingiusto, sia perché rappresenterebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe indurre nazioni ben più inclini alla “censura” (si vedano ad esempio Turchia e Tailandia) a far valere le proprie imposizioni a livello mondiale.

Tra le altre cose, Peter Fleischer di Google ha definito praticamente inutile un accorgimento del genere:

Crediamo che quest’ordine sia sproporzionato e non necessario, poiché la stragrande maggioranza degli utenti Internet Francesi – circa il 97% – accedono ad una versione Europea del motore di ricerca di Google come google.fr, anziché usare google.com o qualsiasi altra versione di esso.

Insomma la Francia ci prova ma si becca un durissimo “no” da parte di Google, convinta che il diritto all’oblio debba continuare ad essere applicato alle sole pagine europee.

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Recensione Doogee Valencia 2 Y100 Pro: il low cost che piace?

By Gaetano Abatemarco

Doogee Valencia 2 Y100 Pro

Esistono tantissimi produttori Cinesi di smartphone e noi abbiamo avuto la fortuna di provarne tanti, sia più famosi che meno famosi qui in Italia. Oggi ci troviamo per la prima volta a parlare di Doogee, un brand che sta offrendo dispositivo a buon prezzo e riscuotendo anche un discreto successo, il tutto grazie ad una qualità costruttiva standard che è diventata praticamente comune tra tutti i produttori Cinesi nel giro di questi ultimi anni. Lo smartphone di cui vogliamo parlarvi oggi è il Doogee Valencia 2 Y100 Pro che presenta a bordo il sistema operativo Android 5.1 con una veste grafica diversa dal solito, e qualche funzionalità che ricorderà un po’ la MIUI di Xiaomi. Oltre a questa differenza software, Doogee cerca di differenziarsi con alcune caratteristiche hardware uniche che però non vediamo replicate in questo modello: a differenza della variante Y100, manca il pannello touch posteriore.

Confezione

La confezione del Doogee Valencia 2 Y100 Pro è davvero ricca: oltre allo smartphone troviamo il caricatore con cavo USB/microUSB 2.0, auricolari, pellicola in vetro temperato, cover ed un manualetto di istruzioni. Insomma, una scatola con all’interno alcuni comfort che oramai sono quasi una utopia nelle confezioni di smartphone appartenenti a brand più rinomati.

Design ed Ergonomia


Doogee Valencia 2 Y100 Pro
Doogee Valencia 2 Y100 Pro
Doogee Valencia 2 Y100 Pro
Doogee Valencia 2 Y100 Pro

Di solito gli smartphone appartenenti a questa fasci di prezzo sono ricoperti da un body in plastica: Doogee Valencia 2 Y100 Pro presenta invece una scocca posteriore in policarbonato e alluminio che risulta leggera ma allo stesso tempo abbastanza resistente. Personalmente non ho apprezzato il fatto che la scocca sia sporgente ai lati dello smartphone, andando a creare così uno scalino che non adoro particolarmente: Doogee Y100 Pro propone delle dimensioni 142.6 x 72.1 x 9.35 mm con peso pari a 151 grammi. La parte posteriore è facilmente rimovibile (così come la batteria) e permette di accedere agli slot SIM (il dispositivo è DUAL SIM) e a quello per la microSD: c’è uno slot per SIM di dimensioni regolari e uno slot per microSIM. C’è anche un singolo altoparlante nella parte inferiore della scocca posteriore, ma dell’audio parleremo più avanti. Il bilanciere del volume ed il tasto power sono posizionati sul lato destro del telefono, mentre il jack da 3.5 mm e la porta microUSB sono nella parte superiore; in basso è presente invece il microfono. La parte frontale dello smartphone presenta un difetto a mio avviso molto grave: i tasti soft-touch non sono retroilluminati. In alto, sempre nella parte frontale, è visibile la fotocamera anteriore ed il sensore di prossimità. Due gravi lacune sono rappresentate dalla mancanza di un LED di notifica e la mancanza di retroilluminazione dei testi soft-touch, difficili da utilizzare di notte o al buio.

Hardware

Per quanto riguarda il resto delle caratteristiche hardware, nota di merito al display: esso è un 5” con risoluzione 1280 x 720 pixel IPS LCD, dotato di vetro 2.5D curvo. Completano la scheda tecnica 2 GB di memoria RAM e 16 GB di memoria interna espandibile tramite una microSD fino a 32 GB; come già accennato, Doogee Valencia 2 Y100 Pro è anche dual SIM e supporta la connettività 4G e le seguenti bande:

800 MHz (LTE)

900 MHz

1800 MHz (LTE)

1900 MHz

2100 MHz (LTE)

2600 MHz (LTE)

Noi abbiamo testato lo smartphone con una SIM TIM dotata di 4G e non abbiamo riscontrato nessun problema. Il processore, invece, è l’economico Mediatek MT6735 Quad-Core a 1.0 GHz Cortex-A53 (a 64 bit).

Software

Il software è, personalmente parlando, la parte che meno mi ha attirato di questo smartphone insieme alla fotocamera durante le foto di giorno. Ma parlo a livello estetico. Si tratta di una versione di Android 5.1 Lollipop modificata nell’aspetto: avrete delle icone personalizzate e il tema delle impostazioni è scuro, invece del classico bianco. Naturalmente se l’estetica non vi piace vi basterà installare un bel launcher e un nuovo icon pack, in modo da cambiare look al vostro Y100 Pro; tuttavia, estetica di dubbio gusto a parte, questo dispositivo presenta anche alcune interessanti personalizzazioni che potrebbero tornarvi molto utili. La fluidità del sistema mi ha sorpreso positivamente: mai un impuntamento, mai un problema se non quando si gioca prolungatamente con lo smartphone che, sotto stress, inizia a riscaldarsi nella parte posteriore e alta.

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Per quanto riguarda le aggiunte a livello software, alcune impostazioni mi hanno ricordato un po’ la MIUI di Xiaomi; in generale, ecco le aggiunte del team Doogee all’Y100 Pro:

  • HotKnot: consente lo scambio di dati quando lo schermo tocca un altro dispositivo;
  • MiraVision: fornisce migliori effetti visivi con possibilità di regolare contrasto e colore dello schermo;
  • Profili Audio: possibilità di gestire e personalizzare profili audio come generale, silenzioso, riunione e esterno;
  • Ottimizzazione suono: fornisce vari strumenti per migliorare la qualità audio e delle cuffie, o potenziare il volume dell’altoparlante;
  • Smart Gestures: permette di utilizzare alcune gestures per poter controllare alcune funzioni dello smartphone legate, ad esempio, a MMS, Galleria, Fotocamera, Musica, Launcher, Radio eccetera;
  • Smart Wake-Up: attraverso vari swipe o pressioni, è possibile abilitare alcune impostazioni o applicazioni. Da questa sezione si può attivare, ad esempio, il doppio tap su schermo per risvegliare lo smartphone, disegnare con il dito un “C” su schermo per avviare la Fotocamera, gestire controlli musicali e tanto altro;
  • Autostart management: molto utile. Permette di selezionare quali applicazioni devono autoavviarsi;
  • App permission: come nella MIUI (ed a breve anche in Android M), questa sezione permette di accettare o meno i singoli permessi di ogni applicazione o controllare velocemente quali applicazioni sono abilitate ad effettuare telefonate, inviare sms, inviare e-mail eccetera;
  • Antifurto: permette di bloccare o resettare lo smartphone in remoto in caso di furto;
  • Programmare accensione/spegnimento: altra funzione molto utile è quella di poter impostare degli orari in cui lo smartphone deve automaticamente accendersi o spegnersi.

Come potete osservare la mano dell’azienda Cinese c’è e si sente, e non bisogna dimenticare che il Doogee Valencia 2 Y100 Pro è dotato anche di Radio FM. A livello implementativo e di fluidità non ho nulla da rimproverare a Doogee se non per quanto riguarda l’estetica che, a mio avviso, è di dubbio gusto.

Multimedia

Quando parlo di Multimedia di solito mi riferisco all’intero comparto audio e fotografico del dispositivo: in questo caso l’Y100 Pro riesce a regalare gioie e dolori. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, sicuramente va sottolineata la buona ricezione e qualità delle chiamate oltre che ad un discreto audio, abbastanza pulito anche se non potentissimo. La fotocamera è il tasto dolente: Doogee ha definito l’Y100 Pro uno smartphone ideale per scatti notturni, ed effettivamente le foto scattate di sera non sono penose. Tuttavia non aspettatevi grossa qualità, soprattutto di giorno, perché nonostante la fotocamera principale Sony da 13.0 MP F/2.0 con angolo 28mm e quella frontale da 8.0 MP, le foto scattate risultano abbastanza rumorose. Di seguito la galleria degli scatti, con le foto non compresse e dunque al massimo della qualità di Doogee Valencia 2 Y100 Pro; a voi le conclusioni:

Autonomia

Nota positiva è invece la batteria del dispositivo: nonostante sia di appena 2200 mAh riesce a garantirvi l’arrivo a sera senza problemi se stressato moderatamente; con 3 ore e mezzo di schermo attivo sono riuscito anche ad arrivare a circa 16 ore di durata totale della batteria. In questo caso il grande merito è del processore, che consuma davvero poco, e del display solo HD e non Full HD.

Prezzo

Il prezzo a listino dello smartphone è di 149$ ma ora riuscirete a trovarlo facilmente anche a 119$, ovvero circa 107€. Noi l’abbiamo ottenuto dai ragazzi di Coolicool e di seguito vi lasciamo il link per l’acquisto:

Link all’acquisto | Doogee Valencia 2 Y100 Pro su CooliCool

Conclusioni

Considerato il prezzo, Doogee Valencia 2 Y100 Pro è sicuramente un dispositivo che si colloca nella fascia bassa del mercato ed è ideale per utenti non esigenti: tuttavia la scheda tecnica non è così malvagia ma sottolineo ancora una volta che si tratta di un device particolarmente indicato per utenti con poche aspettative e che magari utilizzano lo smartphone prevalentemente per telefonare, messaggistica istantanea e qualche giochino di tanto in tanto.

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Ubuntu 15.10, arrivano le Alpha 2 dei flavor ufficiali

By Jessica Lambiase

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Esattamente come da copione – anzi, no, come da release schedule di Ubuntu 15.10 Wily Werewolf – è finalmente giunto il giorno della seconda milestone: sono state infatti rese disponibili le ISO del rilascio Alpha 2 dei flavor ufficiali – neanche questa volta sono al completo – che partecipano a questa milestone!

Niente da fare anche questa volta per Xubuntu e Ubuntu GNOME, che a questo punto saltano per certo la milestone Alpha (non era stata resa disponibile neanche la Alpha 1) e ritorneranno con ogni probabilità direttamente per la milestone beta 1; ciò non significa che lo sviluppo si sia interrotto, semplicemente mancano le ISO relative a questo traguardo. E’ comunque possibile, come scopriremo tra breve, ottenere le daily build di ciascuna di essa e seguirne da vicino lo sviluppo.

Come di consueto manca alll’appello anche Ubuntu, la quale già da tempo partecipa soltanto alle milestone beta (anche in questo caso è possibile seguire lo sviluppo tramite le daily build). Le distribuzioni di cui andremo a parlare hanno un aspetto in comune: il kernel è stato avanzato alla versione Linux 4.1, che sarà a lungo supporto.

In particolare, diamo uno sguardo a ciò che ciascun flavor ha già implementato in questa Alpha 2, sempre ricordando che così come le daily build rappresentano pre-rilasci potenzialmente instabili e soggetti a bug, e che pertanto devono essere usati esclusivamente su ambienti di test e mai installati in produzione.

Ubuntu MATE 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Anche in questo caso a fare più “rumore” è Ubuntu MATE, il flavor più giovane ma al momento più “rapido”: sono stato aggiunti due sfondi, è stata aggiornata l’animazione d’avvio di MATE Plymouth e ricevono un bell’aggiornamento anche Ubuntu MATE Welcome (1.0.1) e MATE Tweak, aggiornato alla versione 3.5.0. In molti si aspettavano che con la Alpha 2 sarebbe arrivato MATE 1.10: così non è stato poiché, come spiega Martin Wimpress, è che il desktop sarebbe in fase di transizione e che introdurlo come aggiornamento a questo punto avrebbe comportato il doppio del lavoro per gli sviluppatori della distribuzione.

Del cambiamento più grande tuttavia vi abbiamo già parlato: Ubuntu MATE 15.10 Alpha 2 abbandona definitivamente Ubuntu Software Center in attesa di un suo rimpiazzo più leggero, moderno e funzionale. Potrete leggere le motivazioni che hanno portato Wimpress e i suoi a questa scelta nel nostro articolo dedicato:

LEGGI ANCHE | Ubuntu MATE abbandonerà Ubuntu Software Center

Potrete scaricare Ubuntu MATE 15.10 Alpha 2 direttamente dal link in basso:

DOWNLOAD | Ubuntu MATE 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Kubuntu 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Kubuntu 15.10 Alpha 2 usa ora il desktop KDE Plasma 5.3 in combinata con le KDE Applications 15.04.1 ed il KDE Framework 5. Sono stati molti i bug risolti ed i miglioramenti al codice, così come gli aggiornamenti per le applicazioni non caratteristiche del desktop – ad esempio, Firefox è stato aggiornato alla versione 38 e LibreOffice alla versione 4.4.

Potrete scaricare Kubuntu 15.10 Alpha 2 direttamente dal link in basso:

DOWNLOAD | Kubuntu 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Lubuntu 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Oltre agli aggiornamenti per il kernel Linux 4.1 e per le app core, continuano i miglioramenti al desktop LXDE e la preparazione alla transizione verso LXQt: nonostante quest’ultimo continui a crescere, sappiamo già dalla Alpha 1 che non sarà introdotto neanche in Lubuntu 15.10 e che per l’approdo definitivo bisognerà probabilmente attendere la prossima LTS.

Insomma miglioramenti sparsi e bugfix caratterizzano Lubuntu 15.10 Alpha 2, che potrete scaricare direttamente dal link in basso:

DOWNLOAD | Kubuntu 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Altri flavor in Alpha 2

Partecipano a questa milestone anche Ubuntu Kylin (la distribuzione dedicata agli utenti residenti in Cina) e Ubuntu Cloud: per entrambe si tratta di una milestone caratterizzata da bugfix; in particolare, Ubuntu Kylin vede aggiornati l’assistente Youker, l’applet meteo China Weather Indicator, Ubuntu Kylin Default Settings (arrivato alla versione 1.3.9) ed il tema desktop Ubuntu Kylin (arrivato alla versione 1.4.0), che porta con sé alcuni rinnovamenti relativi al logo del greeter ed al testo di Plymouth.

In basso i link per il download:

DOWNLOAD | Ubuntu Cloud 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

DOWNLOAD | Ubuntu Kylin 15.10 Wily Werewolf Alpha 2

Ubuntu 15.10, Ubuntu GNOME e Xubuntu

Come vi abbiamo accennato ad inizio articolo, è possibile ottenere Ubuntu 15.10 Wily Werewolf e tutti gli altri flavor che non hanno partecipato alla milestone Alpha 1 grazie alle immagini daily build, che potrete trovare qui in basso:

DOWNLOAD | Ubuntu 15.10 Wily Werewolf (Daily build)

DOWNLOAD | Xubuntu 15.10 Wily Werewolf (Daily build)

DOWNLOAD | Ubuntu GNOME 15.10 Wily Werewolf (Daily build)

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Windows 10, 14 milioni di installazioni in 24 ore

By Jessica Lambiase

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Il 29 Luglio l’attesa è finita: Windows 10 è stato reso disponibile gratuitamente per tutti gli Insider e per alcuni fortunati che hanno prenotato l’aggiornamento, e soltanto poche ore dopo Microsoft ha dato la possibilità a tutti di acquistarne una copia – qualora non potessero godere dell’update gratuito – tramite il Microsoft Store.

LEGGI ANCHE | Disponibili in Italia le licenze per Windows 10 Home e Pro

Ma vi siete chiesti su quanti dispositivi il sistema operativo sia finito dopo soltanto 24 ore dal primissimo rilascio? Ebbene a soddisfare la nostra curiosità è Yusuf Mehdi di Microsoft con un post sul blog ufficiale dell’azienda: si parla di qualcosa come 14 milioni di dispositivi già equipaggiati con il nuovo sistema operativo, un numero da record che difficilmente è stato eguagliato in passato in tempi così brevi. Mehdi sottolinea inoltre come non tutti coloro che hanno prenotato l’aggiornamento lo abbiano già effettivamente ricevuto, e ciò significa che questa cifra è destinata ad aumentare sensibilmente durante le prossime ore.

Un successo spaventoso a cui ha sicuramente contribuito il fattore gratuità – vi ricordiamo che Windows 10 è gratuito entro il primo anno dal rilascio per tutti i possessori di una licenza genuina di Windows 7 o Windows 8.1 -, ma non solo: decisivo anche il programma Insider, con la sua caratteristica di rendere accessibile a tutti un sistema operativo Windows in fase pre-release, di raccogliere il feedback degli utenti e di tenere questi ultimi continuamente aggiornati sugli sviluppi.

Un mix esplosivo che, come prevedibile, è sfociato in numeri da capogiro: entusiasmo iniziale a parte, bisognerà sempre vedere dopo un periodo di utilizzo relativamente esteso quanto questi 14 e rotti milioni di utenti saranno di fatto contenti della scelta fatta. E voi ve la sentite di dare già un parere? Siete tra quei 14 milioni che hanno aggiornato subito a Windows 10? Lo terrete? Tornerete indietro? Fatecelo sapere!

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Metal Gear Solid V in omaggio con le GPU nVidia

By Simone Sorrentino

Il 15 settembre uscirà anche per PC, il capitolo finale di una delle saghe più belle di sempre: Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

E’ un titolo decisamente aspettato da molti videogiocatori (anche dal sottoscritto) così nVidia, per i nuovi utenti PC o per chi desidera fare un cambio di scheda grafica regalerà il gioco Konami comprando una GPU della serie 900: GTX 960, GTX 970, GTX 980 e 980 Ti; tutto ciò senza dimenticare i portatili con una promozione disponibile esclusivamente con portatili montanti una 970M o una 980M.

Per ulteriori informazioni vi consiglio di consultare alla pagina del gioco sul sito nVidia, dove potete già riscattare il gioco se avete comprato da poco una GPU tra quelle elencate.

LINK | MGS nVidia Promo

In alto il promo di trailer MGS V, che tutt’oggi, è uno dei migliori mai fatti per un videogioco.

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Mozilla bacchetta Microsoft: non minacciate la libertà di scelta!

By Jessica Lambiase

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Windows 10 è l’argomento più ricorrente degli ultimi giorni: senza ombra di dubbio un cambiamento abbastanza netto rispetto al passato, che introduce nuove meccaniche e semplifica notevolmente la vita di chi cerca quel qualcosa in più, rispetto a Windows 8.1, per adattare il sistema ai molteplici scenari.

Un cambio di tal portata ha implicato anche un cambio nella gestione delle impostazioni, in particolare per quel che riguarda le applicazioni predefinite: che sia per una modifica voluta per scopi non pubblici, per feedback o per impedire che applicazioni sgradite possano impostarsi come predefinite “grazie” ad una distrazione dell’utente, in Windows 10 non è più possibile scegliere il browser predefinito cliccando sulla relativa funzionalità all’interno del browser stesso, ma c’è bisogno di recarsi nel pannello Impostazioni e compiere l’operazione usando qualche secondo in più, come spiegato nella nostra guida:

LEGGI ANCHE | Windows 10, come cambiare il browser predefinito

A Mozilla questo cambio di politica . oltre al fatto che in alcuni casi Windows 10 sovrascrive in fase di aggiornamento alcune applicazioni predefinite – ha dato nettamente fastidio e Chris Beard, l’amministratore delegato, ha pubblicato una lettera aperta per Satya Nadella, lettera in cui lo esorta a tornare sui suoi passi e riportare nelle mani dell’utente la scelta del browser e che vi riportiamo tradotta qui in basso:

Satya,

ti scrivo per farti presente un aspetto davvero fastidioso di Windows 10. Sembra che questo aggiornamento voglia imporre agli utenti l’esperienza Internet che Microsoft desidera abbiano, anziché ciò che questi effettivamente vogliono.

Quando ci siamo accorti per la prima volta che l’aggiornamento a Windows 10 sovrascriveva le impostazioni scelte dall’utente per il browser e le altre app, vi abbiamo contatati per discuterne. Sfortunatamente ciò non ha portato progressi significativi ed ecco il perché di questa lettera.

Apprezziamo il fatto che sia ancora tecnicamente possibile preservare le impostazioni precedenti e le applicazioni di default, ma l’intera struttura dell’aggiornamento e le API di gestione delle app predefinite sono state modificate in modo da rendere questa scelta meno ovvia e più difficile. Adesso servono oltre il doppio dei click, alcuni scrolling e l’accesso ad impostazioni tecniche per permettere alla gente di ripristinare le scelte precedenti. Ciò è confusionario, complesso e può facilmente indurre in errore.

Mozilla esiste per dare scelta, controllo ed opportunità a tutti. Abbiamo creato Firefox ed i nostri altri prodotti per questa ragione. Abbiamo reso Mozilla un’organizzazione non-profit per questo. E lavoriamo per far sì che l’esperienza di Internet che offriamo con i nostri prodotti possa rappresentare questi valori il più possibile.

A volte vediamo grandi progressi con i prodotti che rispettano gli individui e le loro scelte. Tuttavia, il lancio di Windows 10 ci lascia contrariati nel vedere il grosso passo indietro, in tal senso, compiuto da Microsoft.

E queste modifiche non ci lasciano basiti perché siamo l’organizzazione che produce Firefox. Ci lasciano basiti perché ci sono milioni di utenti che amano Windows e che si vedono ignorare le loro scelte, ed a causa della complessità aggiunta nel permettergli una scelta diversa rispetto a quella che Microsoft preferisce.

Vi raccomandiamo di riconsiderare di nuovo la vostra tattica e di rispettare il diritto di scelta e controllo dell’esperienza online semplificando e rendendo più intuitiva la possibilità di conservare le scelte già fatte in precedenza. Dovrebbe essere più semplice far valere le proprie scelte, non solo per i prodotti Microsoft, attraverso le API e le interfacce.

Date agli utenti la scelta ed il controllo che meritano in Windows 10.

Saluti

Chris Beard

Il tutto si può riassumere in poche parole: a Mozilla ha dato fastidio che Windows 10 in alcuni scenari potesse sovrascrivere le impostazioni precedenti relative alle app predefinite e che per impostare un’app predefinita non bisogni far soltanto click quando l’app stessa lo richiede, ma bisogna recarsi nel pannello delle Impostazioni ed effettuare la scelta.

Ciò non significa comunque che Microsoft non lo permetta, anzi: è sufficiente per il primo aspetto selezionare la personalizzazione delle impostazioni in fase di aggiornamento, per la seconda invece è Windows 10 ad aprire il pannello delle impostazioni alla giusta voce nel momento in cui si cerca di impostare un’applicazione predefinita alla vecchia maniera.

Il concetto è comunque chiaro: Mozilla si batte affinché Microsoft continui ad offrire la libertà di scelta… anche se, ad onor del vero, sembra proprio che (nonostante Beard lo smentisca) ciò sia scaturito dal fatto che Microsoft Edge venga impostato in alcuni scenari come browser predefinito, togliendo potenzialmente campo a Firefox.

Qualsiasi possa essere il motivo, Microsoft dovrebbe fare davvero attenzione e continuare a sostenere la sua scelta dopo averla analizzata: con questo non stiamo dicendo che sia giusto o sbagliato, ma “complicare” la scelta all’utente potrebbe effettivamente tirare sull’azienda di Redmond i fari di quell’ente regolatore che si chiama antitrust.

E visti i precedenti, sinceramente dubitiamo che Microsoft voglia finire di nuovo in guai del genere. Voi cosa ne pensate? Mozilla esagera o Microsoft è effettivamente uscita fuori dal recinto?

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Middle-Earth: Shadow of Mordor rilasciato per Mac OS X e Linux

By Alessandro Frigoli

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Finalmente uno dei giochi più attesi del 2015 per i gamer linuxari è finalmente arrivato!

Feral Interactive tramite una news sul proprio sito ufficiale ha annunciato il rilascio di Middle-Earth: Shadow of Mordor GOTY (Game of The Year Edition) per Mac OS X e Linux, rendendolo finalmente disponibile per tutti i gamer delle due piattaforme.

I requisiti minimi e raccomandati del gioco sono:

Mac OS X:

MINIMUM:

    • OS: Mac OS X 10.10.3
    • Processor: 2.4 GHz Intel
    • Memory: 8 GB RAM
    • Graphics: 1GB Nvidia 650M or later, AMD 7xxx series or later and Intel Iris Pro.
    • Network: Broadband Internet connection
    • Hard Drive: 67 GB available space
    • Additional Notes: Requires Keyboard & Multi-button Mouse

RECOMMENDED:

    • OS: Mac OS X 10.10.4
    • Processor: 3.2 GHz Intel
    • Memory: 16 GB RAM
    • Graphics: 4GB Nvidia 780MX, AMD D700 or R9 295X
    • Network: Broadband Internet connection
    • Hard Drive: 67 GB available space
    • Additional Notes: Gamepad

Linux/SteamOS:

MINIMUM:

    • OS: Ubuntu 14.04.2 64-bit / SteamOS
    • Processor: 2.6 GHz
    • Memory: 4 GB RAM
    • Graphics: 1GB NVIDIA 640 or better with driver version 352.21 or later
    • Network: Broadband Internet connection
    • Hard Drive: 47 GB available space
    • Additional Notes: AMD and Intel cards are NOT supported. If you wish to play the game using an AMD graphics card, you should update your graphics driver to version Catalyst 15.7 or higher. You should be able to run the game without experiencing stability issues or graphical glitches, but you may still experience poor performance.

RECOMMENDED:

    • OS: Ubuntu 14.04.2 64-bit / SteamOS
    • Processor: 3.4 GHz Intel
    • Memory: 8 GB RAM
    • Graphics: 4GB NVIDIA 9xx series card or better with driver version 352.21 or later
    • Network: Broadband Internet connection
    • Hard Drive: 47 GB available space

Come è possibile leggere dalle note, il gioco su Linux non è ufficialmente compatibile con le GPU AMD Radeon ed Intel. Per le schede AMD è possibile giocare installando gli ultimi driver Catalyst 15.7, ma come rilevato anche da Phoronix.com le performance sono tutt’altro che soddisfacenti. Sarà interessante vedere come si comporterà il titolo sui driver open al rilascio di Mesa 11, previsto per questo settembre, che aggiungerà il supporto ufficiale OpenGL 4.x richiesto per Shadow of Mordor.

Potete acquistare il gioco usufruendo di uno sconto promozionale del 50% dallo store Steam, servendovi del box sottostante:

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Disponibili in Italia le licenze per Windows 10 Home e Pro

By Jessica Lambiase

windows 10 logo

Fino ad ora abbiamo parlato soltanto di aggiornamento a Windows 10, presupponendo che la maggior parte degli utenti ne avesse diritto e potesse disporre della gratuità: se non siete tra questi o per qualche modo avete bisogno di acquistare una licenza OEM di Windows 10 Home o Windows 10 Pro (Enterprise e Student sono soltanto disponibili per licenze a volume), sappiate che a partire da oggi potrete farlo tramite il Microsoft Store.

Come succede già da Windows 8, acquistare una copia del sistema operativo non implica affatto l’invio di un supporto di installazione fino a casa (in molti parlavano della disponibilità all’acquisto su chiavetta USB, tuttavia ciò non si è ancora verificato) ma l’ottenimento di un numero di serie da utilizzare poi in fase di installazione o aggiornamento. Fisicamente, sarà possibile scaricare il sistema operativo tramite dopo aver acquistato la licenza tramite lo store oppure usando lo strumento di creazione supporto, di cui vi abbiamo parlato nel nostro precedente articolo.

LEGGI ANCHE | Windows 10: come scaricare le ISO del sistema operativo

Dopo i dovuti convenevoli parliamo di prezzi, che risultano leggermente più alti di quanto previsto: ricordando che si tratta di licenze Retail, è possibile ottenere una copia di Windows 10 Home al prezzo di 135€, mentre si può acquistare una copia di Windows 10 Pro a 279€. Potrete acquistare le licenze direttamente dai link in basso:

ACQUISTA | Windows 10 HomeWindows 10 Pro

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