Entroware Apollo: l’ultrabook Ubuntu MATE powered

By Redazione TPN

entroware-s-apollo

L’azienda d’oltremanica toglie i veli su Apollo, il primo notebook equipaggiato di default con Ubuntu MATE. Ecco tutti i dettagli e il prezzo al pubblico. Un numero sempre più alto di aziende propone soluzione desktop o portatili equipaggiati di default con una distro Linux: ovviamente, la più gettonata è Ubuntu ma c’è un’azienda europea che …

Come diffondere musica su rete LAN con Ubuntu

By Giuseppe F. Testa

musica su rete LAN

Abbiamo già visto nel nostro precedente articolo come diffondere i suoni emessi da un PC con sistema operativo Windows, usando un piccolo programma in grado di diffondere musica su rete LAN sfruttando il protocollo DLNA.

Nei commenti mi è stato chiesto se fosse possibile realizzare una tale configurazione anche su GNU/Linux: ebbene PulseAudio, il server audio di moltissime distribuzioni (compreso Ubuntu), permette di inviare i suoni e la musica del PC via rete con DLNA, basta affiancarlo al software giusto!

Diffondere musica su rete LAN con Ubuntu

Prima di tutto installiamo Rygel, il server DLNA da sfruttare con PulseAudio; da terminale digitiamo:

sudo apt-get install rygel pavucontrol paprefs

Altri tool utili possiamo installarli con il seguente comando:

sudo apt-get install gupnp-tools

Rygel dovrebbe partire automaticamente come servizio di sistema; per sicurezza lanciamolo manualmente digitando, sempre da terminale:

rygel

Avviamo i moduli necessari a PulseAudio per dialogare con rygel, digitando da terminale:

pacmd load-module module-http-protocol-tcp

Possiamo impostare l’autoavvio di questo modulo aggiungendo a /etc/pulse/default.pa (da aprire con i permessi di superutente e l’editor di testo preferito) il seguente comando in fondo al file:

load-module module-http-protocol-tcp

Terminata la configurazione di PulseAudio apriamo il tool paprefs (sempre da terminale), portiamoci nel tab Network Server e abilitiamo la spunta “Make local sound devices available as DLNA/UPnP Media Server”.

Creiamo un nuovo file di testo chiamato rygel.conf nella cartella .config (presente in Home) contenente all’interno il seguente testo.

[External]
enabled=true

[org.gnome.UPnP.MediaServer2.PulseAudio]
enabled=false

Salviamo il file e riavviamo il server Rygel con il seguente comando:

kill -HUP $(pidof rygel)

Connettiamoci al client DLNA di nostro interesse (TV, decoder, smartphone, lettore dischi etc.) e verifichiamo la comparsa di un nuovo server denominato Audio on $hostname (dove al posto di hostname troveremo il nome del PC), al cui interno troveremo la cartella Output Devices con un singolo file: Built-in Audio Analogue Stereo, ossia il collegamento tra tutti i suoni emessi dalla distribuzione liberamente ascoltabili sul client DLNA.

Procedura alternativa

Se il precedente metodo non dovesse funzionare, c’è una seconda possibilità: sfruttare gst-launch. Installiamo quest’ultimo come plugin di Rygel con il seguente comando da terminale.

sudo apt-get install rygel-gst-launch

Avviamo nuovamente paprefs e nella stessa schermata spuntiamo anche “Create separate audio device for DLNA/UPnP media streaming”.

PulseAudio DLNA alternativo

Modifichiamo il file .config/rygel.conf precedentemente creato aggiungendo il seguente testo.

[GstLaunch]
enabled=true
launch-items=myaudioflac
myaudioflac-title=FLAC audio on @HOSTNAME@
myaudioflac-mime=audio/flac
myaudioflac-launch=pulsesrc device=upnp.monitor ! flacenc

Se non interessati a codificare l’audio in FLAC, possiamo usare altri formati audio usando le varianti qui sotto mostrate.

[GstLaunch]
enabled=true
launch-items=myaudioflac;myaudiompeg
myaudioflac-title=FLAC audio on @HOSTNAME@
myaudioflac-mime=audio/flac
myaudioflac-launch=pulsesrc device=upnp.monitor ! audio/x-raw,channels=2 ! flacenc
myaudiompeg-title=MPEG audio on @HOSTNAME@
myaudiompeg-mime=audio/mpeg
myaudiompeg-launch=pulsesrc device=upnp.monitor ! audio/x-raw,channels=2 ! lamemp3enc target=quality quality=6

Riavviamo infine il server Rygel con il comando:

 kill -HUP $(pidof rygel)

Controlliamo ora il client DLNA: dovrebbe comparire il server del PC pronto a trasmettere i suoni emessi dallo stesso, inclusa musica da Spotify o da altri lettori.

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Rilasciato il kernel Linux 4.1: ecco le novità

By Jessica Lambiase

tuxino

Ricordate quando vi abbiamo raccontato che il kernel Linux 4.1, grazie ai suoi numerosi miglioramenti e all’aria di novità che avrebbe portato con sé, sarebbe finito tra i rilasci a lungo supporto? Ebbene a partire da oggi il nuovo kernel è ufficialmente disponibile al download in versione stabile per tutti i temerari che intendono “fare da sé” senza attendere gli aggiornamenti proposti della propria distribuzione.

Diamo uno sguardo a ciò che c’è di nuovo!

Linux 4.1 – Le novità

Numerose le novità riguardanti questo nuovo kernel, in particolare per la componentistica video e per i più moderni chipset e SoC. Iniziando dalla prima categoria, si assiste in Linux 4.1 ad un notevole miglioramento per alcune recenti schede grafiche: in particolare arriva il supporto per la tecnologia grafica virtuale XenGT vGPU e per la vGEM, il nuovo driver DRM Nouveau aggiunge il supporto per il firmware GeForce GTX 750 ed arriva il supporto MST al DisplayPort Radeon.

Spostandosi sull’argomento chipset, sono state annunciati miglioramenti per le più recenti architetture Intel Cherry Trail e Bay Trail, sia per quanto riguarda i chip, i SoC ed i dispositivi; alcuni di essi (in particolare quelli di fascia alta), avranno un notevole miglioramento per la gestione delle risorse energetiche; sbarca inoltre il supporto per ACPI su ARM a 64 bit. Livello migliore raggiunto anche per il supporto all’architettura Intel Skylake, che succederà a Broadwell.

Parlando poi di dischi, arrivano finalmente la cifratura a livello filesystem per EXT4, il supporto a TraceFS e numerosi miglioramenti per F2FS, XFS e Btrfs; non dimentichiamo, inoltre, tutte le migliorie apportate nella gestione delle strutture software di RAID 5 e 6.

Ma non finisce qui: riassumiamo in pochi punti parte delle ulteriori aggiunte al kernel Linux 4.1, che sono:

  • il supporto all’USB sleep charging per i driver Toshiba;
  • il miglioramento dei report sulla batteria per i driver delle tavole Wacom;
  • il miglioramento della gestione energetica su SoC Samsung Exynos 3250;
  • il miglioramento per i driver dedicati ai manubri da gaming Logitech;
  • il nuovo supporto al Bamboo Pad;
  • il nuovo supporto alle schede di rete Wi-Fi Realtek 8723A, 8723B, 8761A e 8821.

Potrete trovare la lista completa dei miglioramenti, oltre che i dettagli riguardanti ognuno, direttamente nell’annuncio ufficiale di Linux 4.1.

Linux 4.1 – Download e installazione

Per quel che riguarda l’installazione, il kernel può essere compilato dai sorgenti disponibili come sempre sulla pagina ufficiale o installato tramite i pacchetti pre-confezionati disponibili nei repository (principali e di terze parti) delle proprie distribuzioni. In particolare è possibile installare il kernel Linux 4.1 su Ubuntu scaricando i relativi pacchetti dalla pagina mainline di Canonical, ricordando che questo sarà il kernel predefinito in Ubuntu 15.10.

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Fedora 22 MATE-Compiz: come attivare Compiz all’avvio

By Marco Giannini

Questo pomeriggio, spinto dalla voglia di provare MATE 1.10 in versione quanto più vanilla possibile, ho deciso di provare Fedora 22 nella sua variante con MATE.
La spin di Fedora con MATE viene rilasciata con Compiz preinstallato ma senza MATE Tweak, un comodo tool presente sulle altre distro con MATE (Ubuntu MATE e Linux Mint) che consente di attivare facilmente Compiz.
Su Fedora 22 MATE-Compiz dovremo dunque fare qualche passaggio in più per poter attivare Compiz e impostarlo per l’avvio automatico.
Vediamo come fare. Il primo passaggio è quello di andare nel Centro di controllo e successivamente Gestore configurazione CompizConfig. Qui andate a spuntare la voce Compatibilità MATE.

Adesso andiamo su Applicazioni, Accessori, Compiz MATE GTK, Lo script provvederà a lanciare Compiz e ad impostare come gestore finestre quello GTK.

Ora non ci resta che impostare l’avvio automatico. Possiamo farlo sia in maniera grafica con dconf-editor andando in org >> mate >> desktop >> session >> required-components e mettendo in windowmanager la stringa compiz-mate-gtk

Oppure più semplicemente da terminale dando

gsettings set org.mate.session.required-components windowmanager compiz-mate-emerald

Riavviate ora Fedora, se tutto sarà andato per il verso giusto troverete Compiz perfettamente funzionante.

Via TechnoZeal

Salvare e ripristinare le icone del desktop in Windows

By Jessica Lambiase

Ripristinare le icone del desktop

Quante volte vi è capitato di ritrovarvi con il desktop particolarmente in disordine e di desiderare di ripristinare l’ordine soltanto con un click? Quante volte vi siete detti “Ah, se avessi la possibilità di salvare e ripristinare le icone del desktop in men che non si dica…”?

Bene, DesktopOK è il programma che fa per voi!

Questo piccolo tool risulta particolarmente utile quando, per un motivo o per un altro, si finisce per rendere il proprio desktop una giungla di icone apparentemente senza senso: ad esempio, a me capita spessissimo dopo aver usato l’Aero-Snap tra le app modern ed il desktop di Windows 8.1: nel momento in cui il desktop viene espanso a tutto schermo, le icone spesso non ritornano al loro posto con ovvie e conseguenti imprecazioni!

Con DesktopOK questo non capiterà più: scopriamo insieme come si usa!

Ripristinare le icone del desktop con DesktopOK

Innanzitutto scarichiamo il programma (compatibile con Windows XP, Vista, 7, 8 ed 8.1 sia a 32 che a 64 bit) da questo link:

DOWNLOAD | DesktopOK

Una volta scaricato il programma, che è portable e non richiede installazione, estraiamolo in una cartella “comoda” (ad esempio sul desktop) ed apriamolo. Ci si presenterà un’interfaccia del genere:

deskok-1

Clicchiamo innanzitutto sulla bandierina in basso a sinistra per scegliere la lingua e selezioniamo “Italian”:

deskok-2

Fatto ciò, il programma diventa improvvisamente intuitivo: basterà cliccare su “Salva” per salvare l’attuale disposizione delle icone sul desktop.

deskok-3

Per rinominare il salvataggio non dovremo fare altro che selezionarlo e cliccare sull’icona contrassegnata da “ab|”:

deskok-4

Per controprova facciamo click su Sparpaglia Icone e confermiamo il successivo messaggio d’avviso: vedremo che le nostre icone verranno posizionate in maniera completamente casuale. Fatto ciò, facciamo doppio click sul salvataggio precedente e vedremo che le icone, magicamente, torneranno al loro posto!

DesktopOK permette inoltre, grazie al menu Impostazioni, di definire salvataggi automatici per la posizione delle icone a intervalli temporali stabiliti, ripristinarli all’avvio di Windows, salvarli all’uscita, avviarsi con Windows e tanto altro!

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Volendo scendere ancora più nel dettaglio, il menu Strumenti di DesktopOK nasconde altre utilissime funzionalità, tra cui quella che permette di nascondere automaticamente le icone sul desktop: potrete decidere l’intervallo temporale di inattività nonché l’azione da svolgere per ripristinarle.

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In definitiva

DesktopOK è un tool particolarmente utile per chi finisce per chi desidera riordinare il desktop in pochi click. La sua natura portable e completamente libera da annunci pubblicitari, inoltre, lo rende un programma molto poco invasivo e che sta bene sui PC di chiunque.

Assolutamente da avere.

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Sony annuncia la PlayStation 4 con disco da 1 TB

By Jessica Lambiase

Nonostante l’E3 si sia concluso da poco, Sony ha deciso di tenere per sé qualche annuncio e di renderlo pubblico soltanto dopo il gran baccano della conferenza, forse per non farsi rubare la scena da tutti gli altri concorrenti che hanno partecipato al recentissimo showdown. Chiaramente parliamo di PlayStation 4, questa volta non di giochi ma della console!

Innanzitutto Sony ha annunciato un modello “rimodernato” della sua PlayStation 4, che arriverà negli store a breve: si tratta del modello CUH-1200, che rimpiazzerà l’attuale CUH-1100. Il nuovo modello è esteticamente molto simile all’attuale se non per una colorazione più matta e dal “design più casual”; per quanto riguarda le caratteristiche, il modello CUH-1200 sarà più leggero del 10% rispetto al suo predecessore e consumerà l’8% in meno di energia.

Gli annunci non finiscono qui, perché se siete amanti Sony ed avete imprecato quando Microsoft ha annunciato la Xbox One da 1 TB perché la vostra beniamina non ha fatto altrimenti, allora le vostre imprecazioni sono finite: come si capisce chiaramente dal video in alto, Sony ha annunciato la sua “PlayStation 4 Ultimate Player 1TB Edition” che, oltre a sfoggiare le nuove caratteristiche menzionate poc’anzi, avrà a bordo un disco da ben 1 TB di spazio.

Tuttavia Sony non ha voluto rivelare tutte le carte in tavola e non è stata molto chiara su disponibilità e prezzi: si sa soltanto che la console arriverà in “mercati Europei selezionatia partire dal 15 Luglio, e che per il prezzo bisognerà “consultare il proprio rivenditore locale“.

Cederete alla tentazione?

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Amazon, il sistema di recensioni sarà ancor più affidabile

By Jessica Lambiase

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E’ sempre più famoso in tutto il mondo e pian piano guadagna la fiducia di tutti: stiamo parlando ovviamente di Amazon, uno dei più grandi store elettronici di tutto il mondo che mette in vendita praticamente qualsiasi bene – dal cibo ai libri, passando per app, tecnologia, bricolage e tantissimo altro.

Se c’è una cosa che ha contribuito alla letterale esplosione di questo sistema, oltre all’affidabilità ed alla qualità delle spedizioni e delle consegne, è sicuramente il sistema di recensioni: spesso tutto ciò che l’utente deve sapere prima di acquistare qualsiasi cosa è lì, in fondo alla pagina dell’oggetto stesso, scritto da altri utenti ed indirizzato ai potenziali acquirenti.

Non soltanto valori numerici “in stelline” ma anche vere e proprie recensioni scritte, che meglio definiscono la qualità o meno sia dell’oggetto che del venditore. Ed è proprio questo sistema di recensioni ad aver ricevuto un’enorme novità funzionale: se prima in cima venivano mostrate per prime le recensioni con più alto rating, a partire da oggi Amazon ha introdotto un sistema di apprendimento automatico che permetterà al motore di modificare quelle che, secondo il suo algoritmo, sono le recensioni più importanti e più pertinenti per il potenziale acquirente.

E’ così che saliranno più in alto le recensioni che detengono, in percentuale variabile, un mix di questi elementi: le più recenti, quelle da utenti certificati e quelle provenienti da utenti le cui altre recensioni sono considerate utili dalla comunità. Insomma non più la staticità del punteggio alto ma un sofisticato algoritmo di scelta e combinazione, destinato a migliorare nel tempo (il sistema sarà in grado di “imparare” progressivamente quali recensioni sono più utili) e che metterà l’utente ancor più a suo agio. In poche parole, non saranno sempre le stesse recensioni a stare “più in alto” ma cambieranno al variare del tempo (e della scoperta della qualità del bene in questione).

Inizialmente la differenza non sarà tangibile in quanto il sistema deve avere il tempo di “imparare” a classificare da sé le varie reviews, ma una cosa è certa: la mossa di Amazon era assolutamente attesa e sarà apprezzata da tanti, me compresa, e soprattutto per arginare il pessimo fenomeno delle recensioni fasulle o pilotate!

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Le migliori alternative a Chromecast

By Giuseppe F. Testa

alternative a Chromecast

Google Chromecast è senza dubbio il dongle più amato e diffuso tra gli utenti che vogliono trasformare la propria TV in un ricevitore di contenuti multimediali da Internet e dalla rete locale.

Per chi ancora non lo conosce basta sapere che è un piccolo dongle (chiavetta) firmato Google che si collega direttamente al televisore tramite una porta HDMI e, accoppiandosi alla rete WiFi presente in casa, offre la possibilità di usufruire in streaming di contenuti controllando tutto dal vostro smartphone e tablet: video di YouTube, video HTML5, pagine dei social network ma anche video, foto e musica custoditi sul device portatile . Questo dispositivo economico ha avuto un successo enorme all’estero anche grazie ai servizi di terze parti come Netflix e Hulu, dove previo abbonamento è possibile inviare qualsiasi film o serie TV in maniera legale alla TV comodamente seduti da divano, usando lo smartphone come telecomando.

APPROFONDIMENTO | Guida Chromecast

Nonostante tutto questo, molti utenti non si sono trovati bene con il dongle anche per la carenza di servizi e contenuti rispetto agli utenti statunitensi. Quali sono le migliori alternative a Chromecast? Ecco un piccolo elenco di quelle più conosciute ed affidabili.

Alternative a Chromecast

WD TV

WD TV è un media player sviluppato da Western Digital; con esso è possibile eseguire lo streaming dei contenuti da YouTube e servizi simili, riprodurre i file memorizzati su PC o altro dispositivo compatibile con DLNA o collegare un disco fisso/chiavetta USB per riprodurre i contenuti custoditi in essi. È possibile collegarlo alla rete sia via Ethernet sia via WiFi. Molto alta la compatibilità con i file multimediali di ogni genere, permette (in accoppiata con il servizio Slingbox) di registrare i propri programmi preferiti su un cloud personale per rivederli in qualsiasi momento in streaming, basta avere dietro il proprio WD TV. È compatibile con Miracast, offrendo la possibilità di clonare lo schermo di uno smartphone compatibile su TV.

Un’applicazione nativa dedicata trasforma il vostro smartphone in un telecomando per questo dispositivo, dotato comunque di un suo telecomando IR.

Cosa ha più di Chromecast?

Semplicità di configurazione (un tocco), telecomando dedicato, porta USB, uscite audio ottiche, numerosi formati audio e video supportati, registrazione TV in streaming, Miracast.

LINK ACQUISTO | WD TV (103 €)

Roku Streaming Stick

Roku Streaming Stick

A detta di molti il “vero” rivale di Chromecast, a cui si ispira sia per forme che per funzionalità. Il Roku Streaming Stick è dotato di un’interfaccia remota e di applicazioni dedicate, oltre 1200 canali Roku tra cui scegliere per lo streaming, compatibilità con YouTube e altri servizi simili; grazie al supporto a Miracast è possibile inviare contenuti da PC Windows (con l’app dedicata) e da mobile al TV senza alcun problema.

Cosa ha più di Chromecast?

Telecomando dedicato, supporto codec audio AC-3, 1200 canali Roku, Miracast.

LINK ACQUISTO | Roku Streaming Stick (98 €)

Microsoft Wireless Display Adapter

alternative a Chromecast

La risposta di Microsoft a Google! Microsoft Wireless Display Adapter fa del Miracast il suo punto di forza: è nativamente compatibile con tutti i dispositivi (PC, tablet, convertibili, notebook) che montano almeno Windows 8 (escluso RT), con Windows Phone e con smartphone Android con almeno 4.2.1 (con ovviamente supporto Miracast).

Basta collegarlo e configurarlo alla rete WiFi, non serve nessun’app per usarlo! Il dongle viene subito riconosciuto dai dispositivi compatibili. Non è richiesto l’accesso ad Internet per funzionare. Disponibile un’app nel Windows Store per regolare alcune impostazioni.

Possiamo clonare il desktop di Windows, assegnare la TV collegata come secondo monitor, clonare lo schermo dello smartphone e sfruttare Intel Wireless Display (WiDi) per controllare la TV come secondo monitor sui tablet compatibili. Non riproduce direttamente nessun file multimediale, se non clonando lo schermo di un dispositivo in grado di riprodurre. La trasmissione dello schermo da PC o da smartphone è superiore alla funzionalità Cast di Chromecast: praticamente zero lag e ritardi nella trasmissione.

Cosa ha più di Chromecast?

Miracast, compatibilità nativa con Windows 8 e superiori, compatibilità nativa con smartphone, Intel Wireless Display (WiDi), accesso ad Internet non necessario.

LINK ACQUISTO | Microsoft Wireless Display Adapter (54 €)

Apple TV

Apple TV HD

Apple non necessita di rispondere a nessuno: è un mondo a parte, e come tale offre decisamente un pianeta diverso lato contenuti e funzionalità! Apple TV consente lo streaming dei contenuti comprati da iTunes direttamente sul televisore, anche passando dall’app. Apple TV permette di noleggiare contenuti scegliendo da un enorme catalogo di film e spettacoli su Apple iTunes. Supporto DLNA per i file memorizzati in locale su rete LAN e AirPlay per connettere un altro dispositivo Apple, interfacciando app o l’intero schermo del dispositivo. Ampia gamma di servizi online e giochi dedicati, per il massimo della multimedialità. La trasmissione audio avviene tramite protocollo proprietario lossless, senza alcuna perdita di qualità.

Se vivete dentro l’ecosistema Apple, non può assolutamente mancare.

Cosa ha più di Chromecast?

AirPlay, riproduzione di qualsiasi file multimediale su rete LAN (DLNA), supporto nativo con altri prodotti Apple, iTunes, audio di qualità superiore, servizi in streaming integrati, giochi dedicati, telecomando dedicato, uscite audio ottiche.

LINK ACQUISTO | Apple TV HD (79 €)

PiCAST

RaspBerry Pi

RaspBerry Pi è decisamente una buona alternativa open source a tutti i prodotti menzionati finora, ma indubbiamente richiede un minimo di capacità e di padronanza con i sistemi GNU/Linux. PiCAST altro non è che sistema operativo per RaspBerry Pi con cui potremo creare l’alternativa open source al Chromecast, andando a copiarne le funzionalità più importanti (Cast, mirroring, app Chromecast in grado di riconoscere il dispositivo) aggiungendoci il supporto a DLNA e la decodifica di tutti i file audio video più diffusi. Insomma se volete costruirvi da soli il Chromecast, con PiCAST è possibile!

Necessita ovviamente di un Raspberry Pi, in basso il link per l’acquisto e il wiki su PiCAST.

Cosa ha più di Chromecast?

Alta espandibilità hardware, open source, supporto a numerosi formati audio e video, scalabilità (da NAS a media player e viceversa), personalizzazione, supporto ai programmi GNU/Linux.

LINK ACQUISTO | Raspberry Pi (34 €)

DOWNLOAD | PiCAST

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Stonex svela le prime fasi della progettazione di Stonex One

By Jessica Lambiase

E’ per voce di Vanni Casari, Product Manager di Stonex, che vengono descritte le prime fasi di progettazione di Stonex One: dal mockup 0 al proto 1. Si tratta di un percorso che a livello “pratico” è già andato oltre a queste prime fasi mostrate a tutta la rete.

Il supporto della rete nei confronti del progetto di Stonex One è incredibile, ma come succede a qualsiasi nuovo device pronto a essere immesso sul mercato, le critiche e i dubbi degli utenti non sono mancate. Soprattutto dopo il nostro ultimo video in cui abbiamo mostrato il proto 1 di Stonex One.

Ecco perché abbiamo deciso di dare qualche piccola delucidazione e sciogliere così qualsiasi dubbio. Ci tengo però a sottolineare che questo è il NOSTRO modus operandi che non cambieremo, perché per noi l’utente è parte integrante del progetto e deve sapere tutto, anche i nostri segreti.

Il team di Stonex One ha così deciso di spiegare, in maniera molto trasparente e mostrando anche i suoi errori, quali sono state le prime fasi di mockup e di prototipo del nuovo smartphone Android 5,5” QUAD HD. Tali fasi non sono costituite da un solo device, ma possono comprenderne molteplici.

Siamo partiti dal mockup 0, quindi da un modello dove al suo interno non c’era alcun tipo componentistica: nessuna camera, nessuno speaker o processore. L’obiettivo era quello di ‘dare vita’ ai render grafici che avevamo disegnato, a capire l’impatto del colore nella realtà e a decidere quale design dare al nostro smartphone.

Il mockup 0 era di colore blu scuro, con il logo di Stonex che si sviluppava in verticale sulla scocca posteriore. Siamo poi passati al mockup 1, dove il colore è stato tramutato nel nostro blu klein e il logo non è stato modificato. Infine, nella fase di mockup 2, il colore blu klein è stato consolidato, ma abbiamo deciso di togliere completamente il logo.

Per quanto invece riguarda la fase di prototipo, quindi di un device già contenente alcune componentistiche come l’hardware e che, potenzialmente, è già in grado di accendersi, Vanni Casari prosegue spiegando:

Il nostro proto 0 aveva problemi di batteria e per questo motivo non era riuscito ad accendersi. Il proto 1, invece, nonostante si sia acceso, come alcuni ci hanno segnalato a seguito del video di settimana scorsa, ha comunque riscontrato qualche piccolo problema. Questo perché – e ci tengo a sottolinearlo – aveva montato un software non ottimizzato per la componentistica che era a bordo di quel device, ma serviva solo a capire se si sarebbe acceso oppure no. Il proto 1, infatti, appariva addirittura senza il vetro della fotocamera e privo della parte audio.

Francesco Facchinetti, Creative Director di Stonex, ci tiene comunque a puntualizzare che

prima di giungere alla fase di mass production sono stati realizzati molti altri prototipi rispetto a quelli che vi abbiamo mostrato fino ad ora e, naturalmente, voi riceverete solo il device completamente ottimizzato. Quindi non preoccupatevi: non ci siamo fermati al punto in cui avete visto Stonex One nel video di settimana scorsa, ma siamo molto più avanti! Quello che noi stiamo facendo ora e che vogliamo continuare a fare è raccontarvi la nostra storia…con i suoi pregi e i suoi difetti!

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